Frederick Forsyth.
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LA VOLPE.
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Titolo originale: The fox.
Traduzione di: Annamaria Raffo.
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2019. Mondadori Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Gli inattaccabili sistemi informatici dei Servizi Segreti americani hanno subito un attacco hacker. Il luogo da cui proviene lintrusione viene presto rintracciato:  una comune abitazione nella alleata Inghilterra. Americani e Inglesi si affrettano a catturare il colpevole, scoprendo che si tratta di Luke Jennings, un ragazzo di diciotto anni affetto da sindrome di Asperger e con un talento incredibile per i codici.
Adrian Weston, ex responsabile in pensione dei servizi segreti della corona, viene richiamato in attivit per risolvere la spinosa questione. Il suo primo compito  convincere gli americani a rinunciare allestradizione e in cambio fare in modo che il giovane Luke, soprannominato la volpe, lavori per loro. Perch il piano funzioni dovr occuparsi ovviamente di proteggere il prezioso collaboratore, gi entrato nel mirino delle pericolosissime spie russe.
La narrazione  incalzante, arricchita da continui colpi di scena, secondo la migliore tradizione dei libri di spionaggio e basata sulla regola:
Se vuoi mantenere segreta una cosa che sapete in tre, spara agli altri due.
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L'AUTORE.
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Frederick Forsyth (Ashford nel Kent, 25 agosto 1938)  uno scrittore britannico, noto come autore di spy-story.
Frequent la Tonbridge School. Quindi l'Universit di Granada, in Spagna. All'et di 19 anni, divenne uno dei pi giovani piloti che la Royal Air Force abbia mai avuto. Lasci l'aviazione nel 1958. Divent un giornalista e venne assunto dalla Reuters nel 1961 come corrispondente da Parigi, e successivamente in Germania e Cecoslovacchia. Nel 1965 pass alla BBC come reporter, sia in radio che in televisione.
Il suo metodo di scrivere i romanzi ha due caratteristiche principali: lo stampo chiaramente giornalistico (tanto che i suoi libri spesso sembrano veri e propri report giornalistici), e l'attenzione per la dimensione internazionale.
Tra i suoi romanzi ricordiamo: Il giorno dello sciacallo, I mastini della guerra, Dossier Odessa, Il pugno di Dio e Il quarto protocollo. 
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LA VOLPE.

1.

Nessuno li vide. E nessuno li sent. Come da copione.
I soldati delle Forze Speciali, in uniformi total black, avanzarono furtivi nelle tenebre diretti alla casa che rappresentava il loro obiettivo.
Nella maggior parte dei centri abitati c' sempre un po' di luce, anche nel cuore della notte, ma l si trovavano alla periferia di una citt inglese di provincia e l'intera illuminazione pubblica veniva spenta intorno all'una. Non c'era neppure una lampadina accesa a infrangere l'oscurit. Quella era l'ora pi buia, le due del mattino.
Una volpe solitaria rimase a guardarli mentre passavano ma l'istinto le sugger di non interferire con quei compagni predatori.
Sulla strada incontrarono soltanto due esseri umani, entrambi a piedi, entrambi ubriachi dopo aver fatto baldoria fino a tardi con gli amici. I soldati si appiattirono rapidi tra i cespugli, mimetizzandosi completamente, finch quei tizi non si allontanarono a passo incerto verso le loro abitazioni.
Conoscevano con esattezza la loro posizione perch avevano studiato per ore le vie circostanti al loro obiettivo. Erano state scattate foto da droni e da veicoli che avevano perlustrato la zona, poi ingrandite al massimo erano state appese alla parete della sala riunioni a Stirling Lines, il quartier generale del SAS appena fuori Hereford. Le immagini erano quindi state memorizzate in ogni minimo dettaglio, fino all'ultima pietra di ogni marciapiede. Gli uomini, che indossavano stivali con la suola di gomma, non fecero un solo passo falso.
Erano una decina, compresi due americani, aggiunti su insistenza del team statunitense che si era installato nell'ambasciata di Londra. E c'erano due agenti dell'SRR britannico, lo Special Reconnaissance Regiment, un'unit ancor pi segreta del SAS e dell'SBS, rispettivamente lo Special Air Service e lo Special Boat Service. Le autorit avevano scelto di affidare l'operazione al SAS, noto semplicemente come "il Reggimento".
Uno dei due membri dell'SRR era una donna. Gli americani immaginavano fosse per ristabilire la parit di genere, ma in realt il motivo era l'opposto. Le ricognizioni avevano rivelato che uno degli occupanti della casa era di sesso femminile e anche quei duri delle forze d'lite britanniche si sforzano di osservare un minimo di galanteria. La presenza dei componenti dell'SRR, ai quali nell'ambiente si alludeva talvolta con l'espressione "gli scassinatori di Sua Maest", era motivata dall'idea di sfruttare una delle loro innumerevoli competenze, ossia la capacit di introdursi in un luogo senza essere notati. La missione, infatti, non consisteva solo nel prendere il controllo della casa e dei suoi abitanti, ma anche nel farlo senza essere visti e senza che nessuno riuscisse a fuggire.
I soldati si avvicinarono da ogni direzione alla recinzione, attraversando il giardino e accerchiando la casa da ogni lato contemporaneamente, sempre senza essere visti n sentiti dai vicini o dagli occupanti.
Nessuno ud lo stridore del tagliavetro dalla punta di diamante che descriveva un cerchio perfetto in una finestra della cucina, n il rumore secco del disco di vetro che veniva rimosso dalla ventosa. Poi una mano protetta da un guanto si infil nel foro e apr. La squadra si introdusse all'interno.
Pur avendo memorizzato la planimetria depositata al catasto quando la casa era stata costruita, usavano i visori notturni casomai i proprietari avessero predisposto degli ostacoli o addirittura delle trappole esplosive. Cominciarono dal piano terra, passando di stanza in stanza per accertarsi che non vi fossero sentinelle, persone che dormivano, allarmi silenziosi o fili d'inciampo.
Dieci minuti dopo il capo del team si ritenne soddisfatto, e con un cenno della testa indic a cinque di loro di seguirlo su per la stretta scala di quella che era in tutta evidenza una normalissima casetta unifamiliare di quattro stanze. I due americani, sempre pi sconcertati, rimasero al piano di sotto. Non era cos che loro avrebbero neutralizzato un pericolosissimo covo di terroristi. In un'irruzione di quel genere, dalle loro parti, a quel punto sarebbero gi stati svuotati parecchi caricatori. Ma si sa che gli inglesi sono strani.
Quelli al piano terra sentirono esclamazioni di sorpresa provenire da sopra, che tuttavia cessarono subito. Dopo una decina di minuti di ordini impartiti a mezza voce, il caposquadra trasmise il suo primo rapporto. Non adoper n la rete internet n un cellulare, facilmente intercettabili, bens un'antiquata radio che trasmetteva segnali criptati. "Obiettivo neutralizzato" sussurr. "Quattro occupanti. Attendete l'alba." Quelli che lo ascoltavano sapevano bene cosa fare. Era stato tutto attentamente pianificato in precedenza.
Anche i due americani, entrambi Navy SEAL, fecero rapporto alla loro ambasciata a Londra.
Il motivo di quella irruzione in forze era semplice. Nonostante l'avessero tenuta d'occhio con discrezione per una settimana, alla luce delle azioni partite dal suo interno che avevano arrecato danni alle difese dell'intero mondo occidentale, era comunque possibile che quella villetta di periferia dall'apparenza innocua ospitasse uomini armati. Dietro la facciata inoffensiva potevano nascondersi mercenari o fanatici terroristi. Ecco perch agli uomini del Reggimento era stato ordinato di prepararsi allo scenario peggiore.
Un'ora dopo, per, il caposquadra fece un altro rapporto.
"Non crederete mai cosa abbiamo trovato."
Nelle primissime ore del 3 aprile 2019 il telefono di una modesta camera da letto dello Special Forces Club inizi a squillare. Si trovava all'interno di un'anonima casa di Knightsbridge, un ricco quartiere del West End di Londra. Al terzo trillo la luce sul comodino si accese. L'uomo sdraiato era perfettamente sveglio e lucido, come da abitudine di una vita. Gett le gambe gi dal letto e lanci un'occhiata al display illuminato prima di portare la cornetta all'orecchio. Controll anche l'orologio accanto alla lampada: le quattro del mattino. Ma quella donna dormiva mai?
"S, primo ministro."
Evidentemente la persona all'altro capo dell'apparecchio non era neppure andata a letto.
"Adrian, scusi se la sveglio a quest'ora. Potrebbe venire da me alle nove? Devo incontrare gli americani. Temo siano sul piede di guerra e gradirei la sua opinione e il suo consiglio. Saranno qui alle dieci."
Sempre quella gentilezza vecchio stile. Non stava facendo una richiesta ma impartendo un ordine. In segno di amicizia lei lo chiamava col nome di battesimo, invece lui avrebbe sempre usato il suo titolo.
"Certamente, primo ministro."
Non c'era altro da dire e la comunicazione si interruppe. Sir Adrian Weston si alz e si avvi verso il bagno, piccolo ma funzionale, per farsi doccia e barba. Alle quattro e mezzo scese, passando davanti ai ritratti incorniciati di tutti gli agenti che avevano lavorato nell'Europa occupata dai nazisti e non erano mai pi tornati, salut con un cenno del capo la guardia notturna seduta dietro la scrivania nell'atrio, e usc. Conosceva un albergo in Sloane Street con una caffetteria che restava aperta tutta la notte.
Poco prima delle nove di una splendente mattina d'autunno, l'11 settembre del 2001, un bimotore dell'American Airlines partito da Boston e diretto a Los Angeles, denominato American Airlines 11, vir improvvisamente sopra il cielo di Manhattan e and a schiantarsi contro la torre nord del World Trade Center. Era stato dirottato in volo da cinque arabi al servizio del gruppo terrorista al-Qaeda. L'uomo ai comandi era un egiziano, fiancheggiato da quattro sauditi che, armati di grossi taglierini, avevano neutralizzato il personale di bordo spingendolo all'interno della cabina di pilotaggio.
Alcuni minuti pi tardi, un altro volo di linea, che volava decisamente troppo basso, comparve sopra New York. Era lo United Airlines 175, partito anch'esso da Boston e diretto a Los Angeles, e dirottato alla stessa maniera del primo da altri cinque terroristi di al-Qaeda.
L'America e, nel giro di pochi istanti, il mondo intero assistettero increduli mentre quello che all'inizio era stato ritenuto un tragico incidente si rivelava tutt'altro.
Il secondo Boeing 767 si lanci deliberatamente contro la torre sud del World Trade Center. Entrambi i grattacieli subirono danni irreversibili nella sezione centrale. Alimentati dal carburante dei serbatoi pieni degli aerei, si svilupparono dei furiosi incendi che cominciarono a fondere le travi di acciaio che stabilizzavano gli edifici. Un minuto prima delle dieci la torre sud croll in una montagna di macerie incandescenti, seguita mezz'ora dopo da quella nord.
Alle 9.37 il volo 77 dell'American Airlines, partito dal Dulles International Airport di Washington in direzione di Los Angeles con il pieno di carburante, si lanci in picchiata sul Pentagono dal lato del fiume Potomac che affaccia sulla Virginia. Anche quello era stato dirottato da cinque arabi.
Il quarto aereo di linea, lo United Airlines 93, decollato da Newark alla volta di San Francisco, preso in ostaggio in volo come gli altri, fu riconquistato da passeggeri che si ribellarono, purtroppo troppo tardi per uscirne vivi: con i suoi fanatici dirottatori ancora ai comandi, il Boeing si lanci in picchiata in un campo coltivato della Pennsylvania.
Quel giorno, oggi noto semplicemente come l'11 settembre, prima che il tramonto calasse avevano perso la vita all'incirca tremila persone, di origini americane ma anche di altre nazionalit. Tra di loro c'erano gli equipaggi e i passeggeri dei quattro aerei, quasi tutti i presenti nelle due torri del World Trade Center e i centoventicinque morti del Pentagono. Pi i diciannove terroristi che si erano suicidati. Quegli avvenimenti lasciarono gli Stati Uniti non solo senza parole, ma letteralmente traumatizzati.
Quando il paese viene colpito cos duramente, il governo americano in genere fa due mosse: si vendica e spende denaro.
Negli otto anni di presidenza di George W. Bush e nei primi quattro di quella di Barack Obama, gli Stati Uniti dilapidarono mille miliardi di dollari per costruire il pi grande, il pi farraginoso, il pi ridondante e, con buona probabilit, il pi inefficiente sistema di sicurezza nazionale che il mondo abbia mai visto.
Se le nove agenzie di intelligence interna e le sette agenzie straniere avessero fatto il loro lavoro nel 2001, l'11 settembre non sarebbe mai avvenuto. C'erano stati segnali, indizi, rapporti, soffiate, indicazioni e anomalie: tutti rilevati, segnalati, archiviati e ignorati.
Dopo quella data ci fu un'esplosione di investimenti a dir poco impressionante. Bisognava fare qualcosa, qualcosa che gli americani potessero vedere, e cos fu. Vennero create un'enormit di nuove agenzie con funzioni che replicavano e rispecchiavano l'operato di quelle gi esistenti. Sorsero migliaia di grattacieli, intere citt di grattacieli, per lo pi di propriet di imprese private " impazienti di mettere le mani su quell'enorme quantit di denaro " alle quali fu appaltata anche la gestione.
La spesa pubblica associata a quell'unica, epidemica parola, "sicurezza", esplose come un ordigno nucleare sopra l'atollo di Bikini, il tutto finanziato senza alcuna lamentela dagli ingenui, fiduciosi e sprovveduti contribuenti americani. Quell'incremento di attivit gener un aumento dei rapporti " cartacei e online " talmente importante che solo un dieci per cento di essi  stato effettivamente letto. Mancava il tempo e, nonostante l'enorme numero di dipendenti, anche il personale necessario ad affrontare una tale massa di informazioni.
In quei dodici anni, inoltre, era accaduto anche qualcos'altro: i computer e i loro archivi " le banche dati " erano diventati padroni del mondo.
Quando quell'inglese, che ora stava andando a far colazione in Sloane Street, era ancora un giovane ufficiale dei par, e poi dell'MI6, i documenti erano redatti e archiviati su carta. Occorreva molto tempo e una certa disponibilit di spazio, ma poi copiare, spostare o rubare da quegli archivi segreti " in una parola, l'attivit di spionaggio " era davvero difficile, e la quantit di documenti che si poteva sottrarre da un luogo era comunque modesta.
Durante la Guerra fredda, che si ritiene conclusa nel 1991 per opera del riformatore sovietico Michail Gorbaciov, le grandi spie come Oleg Penkovskij potevano prelevare non pi dei documenti che riuscivano a nascondersi addosso. La Minox con i suoi microfilm permetteva di duplicarne fino a un centinaio su un piccolo supporto, mentre il microdot rendeva i dossier ancora pi piccoli e facilmente trasportabili. Il computer, per, rivoluzion tutto.
Si pensa che il defezionista e traditore Edward Snowden, fuggito a Mosca, abbia portato con s pi di un milione e mezzo di rapporti su una chiavetta abbastanza piccola da poter essere inserita nell'ano prima dei controlli alla frontiera. "Ai nostri tempi", come direbbero i veterani, ci sarebbe voluta una colonna di camion, e una colonna di camion che esce da un cancello difficilmente passa inosservata.
cos, quando il computer ha preso il posto dell'uomo, gli archivi contenenti migliaia di miliardi di informazioni segrete hanno cominciato a essere conservati sui database. A mano a mano che questa misteriosa dimensione chiamata cyberspazio diventava pi astrusa e complessa, sempre meno persone riuscivano a comprenderne il funzionamento. Anche il crimine organizzato  cambiato con la stessa rapidit, passando dal taccheggio all'appropriazione indebita di fondi, fino alle odierne truffe informatiche che consentono il furto di enormi cifre di denaro come mai era accaduto prima nella storia della finanza. Il mondo moderno ha generato il concetto di "ricchezze nascoste", gestite dai computer, ma ha anche dato origine agli hacker, i ladri del cyberspazio.
Alcuni di questi, per, non rubano capitali, ma segreti. Ed ecco spiegato perch quella notte una casa dall'apparenza innocua nella periferia di una tranquilla cittadina inglese era stata invasa da una squadra delle Forze Speciali composta da inglesi e americani che aveva preso in custodia i suoi occupanti. E perci non  sorprendente neppure che uno dei soldati abbia mormorato nel microfono della radio: "Non crederete mai cosa abbiamo trovato".
Tre mesi prima dell'incursione, un team di esperti informatici americani, che lavorava alla National Security Agency di Fort Meade, nel Maryland, aveva scoperto qualcosa cui stentava a credere. L'archivio pi segreto degli Stati Uniti, e forse del mondo intero, era stato chiaramente violato.
Fort Meade, come indicato dalla parola "forte",  tecnicamente una base dell'esercito. In realt  molto pi di questo.  la sede della formidabile National Security Agency, o NSA. Circondata da foreste che la proteggono da occhi indiscreti e con strade d'accesso interdette a chiunque,  grande quanto una citt. Tuttavia alla sua guida invece di un sindaco c' un generale a quattro stelle.
Ospita tutte le agenzie di intelligence che ricadono sotto il termine ELINT, o intelligence elettronica. Al suo interno, file e file di computer spiano il mondo intero di nascosto. ELINT intercetta, ascolta, registra, immagazzina. E se qualcosa di ci che capta  pericoloso, lancia l'allarme.
Poich non tutti parlano inglese,  in grado di tradurre da ogni lingua e dialetto usati sul pianeta Terra. Codifica e decodifica tutto il tempo e conserva i segreti degli Stati Uniti dentro una distesa di supercomputer che ospitano i database pi inaccessibili del paese, protetti da firewall cos  complicati che i loro ideatori e amministratori erano assolutamente convinti che fossero impenetrabili. Almeno finch, un bel giorno, questi custodi dell'anima cibernetica dell'America si ritrovarono increduli di fronte all'evidenza.
Controllarono e ricontrollarono. Non poteva essere. Non era possibile. Ma alla fine, tre di loro furono costretti a chiedere un incontro con il generale e a rovinargli la giornata. Il database principale era stato violato. In teoria i codici di accesso erano cos  complicati che nessuno poteva insinuarsi nel cuore del supercomputer e nemmeno superare il dispositivo di protezione noto come "air gap", il vuoto. Qualcuno per lo aveva fatto.
Ogni giorno si verificano in tutto il mondo migliaia di attacchi informatici. La stragrande maggioranza consiste in tentativi di introdursi nei conti bancari di onesti cittadini che hanno depositato i loro risparmi dove credevano che sarebbero stati al sicuro. Se gli attacchi hanno successo, il truffatore pu fingere di essere il titolare del conto e dare istruzioni alla banca perch trasferisca i fondi altrove, a centinaia di chilometri di distanza, spesso in paesi remoti.
Ogni banca, ogni istituto finanziario ora deve erigere protezioni intorno ai conti dei clienti, solitamente sotto forma di codici identificativi personali che l'hacker non pu conoscere e senza i quali il software della banca non pu autorizzare il trasferimento di neppure un centesimo. Questo  il prezzo che i paesi sviluppati pagano per la loro totale dipendenza dai computer, ed  diventato una caratteristica irreversibile della vita moderna.  un processo estremamente faticoso ma sempre meglio che farsi derubare.
Altri attacchi informatici sono tentativi di sabotaggio che hanno il solo scopo di arrecare danno. A un computer violato si pu ordinare di causare il caos nel sistema per provocare un collasso funzionale. Solitamente questo risultato viene ottenuto inserendo istruzioni chiamate malware o cavalli di Troia. Come nei casi precedenti, intorno al computer devono essere erette elaborate difese sotto forma di firewall per ostacolare gli hacker e mantenere il sistema al riparo da aggressioni.
Alcune strutture sono cos  segrete e cos importanti che dalla loro capacit di resistere ad attacchi cibernetici dipende la sicurezza di intere nazioni. I firewall sono estremamente complessi: i loro codici di accesso utilizzano non solo un'accozzaglia di numeri e lettere ma anche geroglifici e simboli che, se non inseriti nel giusto ordine, impediscono l'ingresso a tutti eccetto gli operatori in possesso delle sequenze esatte.
Nel cuore della National Security Agency di Fort Meade c'era proprio un database di questo tipo, contenente migliaia di miliardi di informazioni segrete vitali per la salvaguardia degli Stati Uniti.
Ovviamente la sua violazione fu tenuta segreta. Non si poteva fare altrimenti.  quel genere di scandalo capace di distruggere una carriera, e questa sarebbe di certo la parte meno grave. Pu far cadere ministri, abbattere dicasteri, scuotere alle fondamenta interi governi. Tuttavia, se era ancora possibile tenerlo nascosto al popolo, e soprattutto ai media e a quei mascalzoni del giornalismo d'inchiesta, era inevitabile doverne informare lo Studio Ovale.
Quando l'uomo dentro quello studio comprese finalmente l'enormit di ci che era stato fatto al suo paese si arrabbi. E si arrabbi moltissimo. Eman subito un ordine presidenziale. Trovatelo e sbattetelo dentro. In un carcere di massima sicurezza, sotto le montagne dell'Arizona. Per sempre.
La caccia all'hacker dur tre mesi. Consapevoli che l'equivalente britannico di Fort Meade, il Government Communications Headquarters, pi noto come GCHQ, era un'istituzione di prim'ordine e che gli inglesi erano, dopotutto, dei loro alleati, gli americani lo coinvolsero fin dall'inizio.
I cugini d'oltremare allora istituirono un'apposita squadra guidata dal dottor Jeremy Hendricks, uno dei loro migliori segugi informatici.
Il dottor Hendricks lavorava all'NCSC, il British National Cyber Security Centre, con sede a Victoria, nel centro di Londra; una sorta di emanazione del GCHQ, che invece era ubicato a Cheltenham. Come dice il nome stesso, l'NCSC  specializzato nella prevenzione degli attacchi informatici e per proteggere il sistema deve studiare il nemico: gli hacker.  per questo che sir Adrian chiese consiglio a Ciaran Martin, il direttore di questa istituzione. Con una certa riluttanza ma dando prova di generosit, Martin permise a sir Adrian di portargli via il dottor Hendricks per quello che, gli fu garantito, era un prestito temporaneo.
Jeremy Hendricks, in un mondo in cui i giovani stavano diventando delle massime autorit, non era proprio un ragazzino: snello, elegante, riservato, aveva passato la quarantina. Neppure i suoi colleghi sapevano granch della sua vita privata, ed era esattamente ci che lui voleva. Era gay ma non vi accennava mai e aveva scelto una tranquilla vita di castit. Poteva cos  dedicarsi alle sue due grandi passioni: i computer, che erano anche il centro della sua professione, e i pesci tropicali, che allevava e nutriva in enormi acquari nel suo appartamento a Victoria, raggiungibile con una breve passeggiata dal suo posto di lavoro.
Si era laureato con il massimo dei voti in informatica all'Universit di York, aveva preso un dottorato e poi un altro al Massachusetts Institute of Technology, e subito dopo era stato assunto al GCHQ in Gran Bretagna. La sua specialit consisteva nello scovare le tracce infinitesimali che spesso gli hacker si lasciano alle spalle e che rivelano, involontariamente ma inevitabilmente, la loro identit.
Il cyberterrorista che aveva violato il computer di Fort Meade, per, gli aveva dato del filo da torcere. Dopo l'irruzione nella casa alla periferia nord di Londra, lui era stato uno dei primi a poter entrare, tenuto conto del ruolo fondamentale che aveva svolto nel risalire alla fonte dell'attacco.
Il guaio era che c'erano pochissimi elementi su cui basare le ricerche. Anche prima avevano subito attacchi da hacker, ma erano stati facili da rintracciare. Poi firewall potenziati e migliorati avevano reso pressoch impossibile qualunque violazione.
Questo nuovo hacker invece non aveva lasciato alcuna traccia. Non aveva rubato, sabotato, n distrutto nulla. Sembrava che fosse entrato, si fosse guardato intorno e poi si fosse allontanato. Non risultava neppure un IP, il protocollo di rete che funge da numero d'identificazione o da indirizzo di provenienza.
Esaminarono tutti i casi precedenti. C'era qualche altro database che era stato penetrato in quel modo? Analizzarono i dati con estremo rigore e cominciarono a escludere, una dopo l'altra, tutte le centrali di hackeraggio conosciute sparse per il mondo. Non erano stati i russi che operavano da un grattacielo alla periferia di San Pietroburgo. Non erano stati gli iraniani, n gli israeliani, e nemmeno i nordcoreani. Sebbene tutti molto attivi, avevano ognuno il proprio segno distintivo, un po' come la mano che contraddistingue ogni singolo telegrafista.
Alla fine pensarono di aver individuato un mezzo IP nel database di un alleato, un po' come quando un detective della polizia scopre un'impronta parziale: non abbastanza per identificare qualcuno ma sufficiente a garantire un riscontro nel caso il suo possessore si ripresentasse. cos  rimasero ad aspettare. E lo stesso soggetto si fece di nuovo vivo, questa volta colpendo l'archivio di una delle maggiori banche mondiali.
Questo attacco costituiva un ulteriore enigma. Il responsabile, una volta entrato, aveva avuto l'opportunit di trasferire centinaia di milioni su un conto sperduto per poi farli scomparire per sempre, ma non aveva fatto niente di tutto questo. Proprio come nel caso di Fort Meade, non aveva toccato, danneggiato o rubato nulla.
Al dottor Hendricks quell'hacker ricordava uno strano bambino che gironzola in un negozio di giocattoli e, soddisfatta la propria curiosit, se ne esce tranquillo. Questa volta, per, il tizio aveva lasciato una minuscola traccia che a lui non era sfuggita. A quel punto la squadra di segugi aveva dato un soprannome alla sua preda. Considerato quanto era elusiva, l'aveva chiamata la Volpe. Ma un riscontro era un riscontro.
Anche le volpi commettono errori. Non molti, giusto uno ogni tanto. Quella che Hendricks aveva individuato era una parte di un IP che completava l'impronta parziale scoperta nel database degli alleati. Insieme le due met formavano un intero. Seguirono quella pista e, con grande imbarazzo dei rappresentanti britannici, scoprirono che portava in Inghilterra.
Per gli americani si trattava della prova che il Regno Unito aveva subto un qualche tipo di intrusione a opera di sabotatori stranieri incredibilmente preparati, forse mercenari che operavano per conto di un governo ostile, verosimilmente armati. Occorreva quindi compiere un'irruzione in forze.
I britannici, invece, visto che l'hacker sembrava risiedere in una casetta di un tranquillo quartiere di periferia di Luton, nella contea di Bedfordshire, subito a nord di Londra, optavano per un'incursione silenziosa, nel cuore della notte, che non causasse allarme n desse troppo nell'occhio. La spuntarono questi ultimi.
Gli americani inviarono una squadra di sei SEAL, li alloggiarono nell'ambasciata statunitense sotto la protezione dell'attach militare (che era egli stesso un Marine) e insistettero perch almeno due di loro entrassero con gli uomini del SAS. cos  l'incursione ebbe luogo senza che i vicini sospettassero nulla.
Non trovarono stranieri, n mercenari o killer. Soltanto una famiglia di quattro persone che dormivano pesantemente. Un commercialista, gi identificato come Harold Jennings, sua moglie Sue, e i suoi due figli, Luke di diciotto anni e Marcus di tredici.
Per questo alle tre del mattino il sergente del SAS aveva pronunciato stupefatto la frase: "Non crederete mai...".


2.
Tutte le tende al piano terra erano tirate. Con l'alba sarebbe arrivata la luce e c'erano vicini sia sul davanti sia sul retro. Una casa con le tende ancora chiuse, per, non avrebbe destato grossi sospetti. Per chi si alza tardi si prova soltanto invidia. La squadra al piano terra si accucci sotto il livello delle finestre, in caso a qualcuno fosse venuta voglia di sbirciare all'interno.
Al piano superiore, ai quattro membri della famiglia fatta prigioniera fu ordinato di vestirsi normalmente e di attendere, dopo aver preparato una valigia a testa. Il sole sorse su una radiosa giornata d'aprile. La strada cominci ad animarsi. Due persone mattiniere si allontanarono a bordo delle loro auto. Un ragazzo dei giornali consegn i quotidiani. Tre periodici atterrarono con un tonfo proprio sullo zerbino di quell'edificio, poi il giovane si volt e prosegu lungo la strada.
Alle otto meno dieci la famiglia fu scortata gi per le scale. Erano pallidi e scossi, in particolare il figlio maggiore, ma non opposero resistenza. I due americani, che indossavano ancora il passamontagna nero, li fissarono con ostilit. Erano i terroristi che avevano causato enormi danni al loro paese. Di certo li attendeva una lunga detenzione senza possibilit di rilascio. La squadra al piano di sopra, che comprendeva anche la donna dell'SRR, scese con loro. Aspettarono tutti in silenzio in soggiorno, dove le tende erano ancora serrate.
Alle otto giunse una monovolume facilmente identificabile come un taxi. Nel frattempo due degli uomini del SAS si erano cambiati e al posto delle tute nere indossavano completi scuri con camicia bianca e cravatta. Entrambi portavano una pistola sotto l'ascella sinistra. Accompagnarono la famiglia al taxi con tanto di bagagli. Nessuno tent di resistere o fuggire. Se qualche vicino li avesse visti avrebbe pensato che la famiglia stava semplicemente partendo per una vacanza. Il veicolo si allontan. All'interno della casa i restanti uomini del team si rilassarono. Sapevano di dover trascorrere, immobili e silenziosi, l'intera giornata per poi sparire nella notte cos come erano arrivati. La casa deserta, con tutti gli impianti spenti, sarebbe rimasta chiusa a lungo.
Il capo della missione ricevette un breve messaggio con cui gli confermavano che la famiglia arrestata era al sicuro, sotto custodia, altrove. Era un sergente maggiore, un sottufficiale esperto, un veterano che aveva partecipato a un gran numero di operazioni in patria e all'estero. Era al comando perch il Reggimento si serve soltanto di sottufficiali per gli interventi all'interno del paese. Nel Regno Unito gli ufficiali, ironicamente soprannominati "Ruperts", pianificano e supervisionano ma non partecipano attivamente alle missioni.
Alle dieci arriv un grosso furgone con il logo di un'impresa di ristrutturazioni. I sei uomini che scaric indossavano tute bianche. Portarono teli protettivi e scale dentro la casa. I vicini li videro ma non prestarono loro grande attenzione. I Jennings evidentemente avevano deciso di far fare qualche lavoro mentre erano in vacanza.
Una volta all'interno, gli uomini abbandonarono l'attrezzatura sul pavimento dell'ingresso e, guidati dal dottor Hendricks, salirono al piano superiore per intraprendere il loro vero compito: passare al setaccio la casa e prelevare qualunque apparecchiatura elettronica. Si concentrarono subito sul sottotetto, dove trovarono un inaspettato tesoro di computer e dispositivi.
Sembrava che quell'ambiente fosse stato trasformato in un nascondiglio. Sotto le travi che sostenevano il tetto qualcuno si era creato un rifugio privato. C'erano una scrivania, dei tavoli e delle sedie scompagnate, probabilmente provenienti da negozi di roba usata, cianfrusaglie e ninnoli che dovevano avere un qualche significato per il loro proprietario, ma nessuna foto. Su tutto per spiccava la scrivania con la sua sedia e il computer. Il dottor Hendricks lo esamin attentamente e rimase meravigliato.
Era abituato alle macchine pi sofisticate disponibili sul mercato, ma quella pareva a dir poco mediocre. Era un comunissimo PC acquistabile in qualunque punto vendita di una delle grandi catene di elettronica, il tipico regalo di un padre che asseconda il desiderio del figlio, ma sulla base delle proprie finanze. Com'era possibile, per, che qualcuno avesse messo in difficolt le migliori menti informatiche del mondo occidentale con quell'attrezzatura? E quale dei due ragazzi era stato?
L'esperto del governo sperava di avere il tempo e l'oppurtunit per scoprire chi avesse violato il database di Fort Meade e per poter parlare con quel genio del computer, un desiderio che sir Adrian avrebbe presto esaudito.
Era bastato un attimo per comprendere che quella macchina non era un supercomputer come quelli in dotazione al GCHQ, la roccaforte a forma di grande ciambella alla periferia di Cheltenham, nella contea di Gloucestershire. Per il PC che avevano scoperto, esaminato e rimosso, sebbene acquistabile in qualunque negozio, era stato abilmente modificato, probabilmente dal proprietario stesso.
In tarda mattinata avevano finito. Il sottotetto era tornato come doveva essere in origine, uno spazio vuoto subito sotto le travi della casa. La squadra informatica se ne and con il suo bottino di guerra. I soldati del team d'assalto rimasero al riparo dietro le tende ancora tirate e attesero finch non risuonarono le due di notte. A quel punto anche loro scivolarono nell'oscurit e sparirono. Nessuno li aveva visti arrivare e nessuno li vide dileguarsi.
Da ragazzo Adrian Weston non aveva mai pensato di fare l'agente segreto, men che meno il capo di un'organizzazione spionistica. Figlio di un veterinario e cresciuto in campagna, aveva sempre desiderato diventare un soldato. Non appena l'et glielo aveva consentito, uscito da un piccolo collegio di provincia, si era arruolato nell'esercito e, una volta stabilito che aveva la stoffa per la carriera da ufficiale, era stato ammesso alla Reale Accademia Militare di Sandhurst.
Non ottenne la Sword of Honour destinata al primo del corso, ma si piazz comunque tra i migliori, e quando gli offrirono di scegliere la sua destinazione opt per il reggimento dei paracadutisti. Immaginava che gli avrebbe fornito maggiori possibilit di combattere. Dopo due anni passati a fronteggiare l'IRA nell'Irlanda del Nord, colse l'occasione di iscriversi all'universit, grazie a una borsa di studio dell'esercito, e si laure in storia con una votazione mediocre. Fu dopo la tesi che venne avvicinato da uno dei professori. Che ne diceva di una cena? Erano presenti solo altri due uomini.
Alla fine dell'antipasto a base di melone cap che venivano da Londra, e che facevano parte del Secret Intelligence Service, ossia l'MI6. Il docente di storia era un talent scout, un reclutatore. Weston soddisfaceva tutti i loro requisiti. Buona famiglia, buone scuole, buoni voti, membro dei par, uno di loro insomma. Una settimana dopo entr a far parte della "Ditta". Ci fu un periodo di formazione e gli venne assegnato il primo incarico. Alle superiori, durante le vacanze scolastiche aveva soggiornato presso una famiglia tedesca nell'ambito di un programma di scambio culturale, e ora parlava fluentemente la lingua. Grazie a un corso intensivo di tre mesi frequentato nell'esercito aveva imparato anche il russo. Perci fu assegnato all'ufficio Est Europa. Erano gli anni di Breznev e Andropov, il culmine della Guerra fredda. Michail Gorbaciov e la dissoluzione dell'Unione Sovietica erano di l da venire.
Tecnicamente sir Adrian non era pi dipendente del governo, e questo offriva certi vantaggi, di cui uno era l'invisibilit. Un altro, derivante dalla sua posizione di consigliere personale del primo ministro sulle questioni di sicurezza nazionale, era la possibilit di accedere ovunque volesse. Le sue telefonate ricevevano sempre risposta, i suoi consigli venivano ascoltati. Alle soglie della pensione era stato vice capo del Secret Intelligence Service a Vauxhall Cross, alle dipendenze di Richard Dearlove.
Quando, nel 2004, sir Richard si ritir, Adrian Weston scelse di non proporsi come suo successore perch non desiderava ricoprire una carica sotto il primo ministro Tony Blair. Era disgustato dalla vicenda del Dodgy Dossier, la documentazione falsa con cui era stato abbindolato il parlamento.
Era un fascicolo il cui contenuto cercava di dimostrare che Saddam Hussein, il brutale dittatore iracheno, era in possesso di armi di distruzione di massa, nonch pronto a usarle, e che quindi bisognava invadere il suo paese. Tony Blair afferm davanti al parlamento che esistevano prove incontestabili dell'esistenza di queste armi e i parlamentari votarono perch la Gran Bretagna partecipasse all'invasione americana del marzo 2003. Fu un disastro che gett nel caos l'intero Medio Oriente e port alla nascita della macchina del terrore nota come ISIS, ancora attiva a livello globale quindici anni dopo.
Per comprovare le sue dichiarazioni, Blair cit come fonte il rispettato Secret Intelligence Service, e queste tesi costituirono il fondamento del Dodgy Dossier. Per erano tutte balle. Il SIS riguardo all'Iraq aveva in mano solo le accuse provenienti da un'unica fonte e nel mondo delle spie non si agisce mai sulla base di un'unica testimonianza, a meno che non sia supportata da prove documentali molto convincenti. Ma non ce n'erano.
Non c'erano neppure armi di distruzione di massa, come venne dimostrato dopo l'invasione e l'occupazione dell'Iraq. La fonte era un iracheno, un impostore, nome in codice Curveball, fuggito in Germania, un altro paese che gli aveva dato credito. Quando la menzogna fu resa pubblica, il governo britannico accus l'MI6 di aver fornito false informazioni, nonostante l'agenzia avesse ripetutamente messo in guardia Downing Street della loro inattendibilit.
Leale fino all'eccesso, sir Richard Dearlove rimase in silenzio, come vuole la tradizione, fino al suo pensionamento e anche oltre. Quando se ne and, anche Adrian Weston scelse di ritirarsi. Non voleva restare neppure come numero due, sapendo che il successore di Dearlove sarebbe stato un amico di Blair.
Mentre sir Richard voltava pagina, diventando direttore del Pembroke College di Cambridge, Weston ricevette il cavalierato per mano di una regina riconoscente e si ritir nel suo cottage fra i campi del Dorset, dedicandosi alla lettura e alla scrittura e concedendosi occasionalmente qualche visita a Londra dove, per una modica cifra, poteva alloggiare in una delle modeste ma confortevoli stanze per gli ospiti dello Special Forces Club.
Essendo esperto di Cremlino e del controllo moscovita sui paesi satelliti, e avendo compiuto parecchie pericolose missioni oltre la Cortina di ferro, nel 2012 scrisse una relazione che giunse all'attenzione del segretario di stato per gli Affari Interni del governo Cameron, da poco insediato. Inaspettatamente Weston ricevette nel suo ritiro rurale una lettera scritta a mano in cui lei lo invitava a un pranzo privato, fuori dal ministero.
La signora Marjory Graham era nuova del mestiere, ma molto astuta. Al Carlton Club " tradizionalmente riservato agli uomini, ma che accoglieva le signore tra i suoi membri associati " gli spieg che la sua nuova giurisdizione comprendeva il Security Service, detto MI5. Lei per desiderava poter contare su una seconda opinione, proveniente da una diversa fonte, ed era rimasta colpita dal suo studio sulla crescente aggressivit della leadership russa. Quindi gli chiese se voleva farle da consulente privato.
Tre anni prima dell'irruzione nella casa di Luton, David Cameron diede le dimissioni e Marjory Graham divent primo ministro. La relazione che aveva attirato la sua attenzione, circolata solo tra gli addetti ai lavori, si intitolava semplicemente Attenti all'Orso. Adrian Weston aveva passato tutta la sua vita lavorativa a studiare il Cremlino e i suoi padroni. In particolare aveva visto con favore l'ascesa di Michail Gorbaciov e le riforme da lui introdotte, compresa l'abolizione del comunismo mondiale e dell'Unione Sovietica, ma aveva assistito con sgomento al saccheggio e all'umiliazione dell'intero paese sotto l'alcolista Boris Eltsin.
Adrian disprezzava i bugiardi, i truffatori, i ladri, i furfanti e i criminali che avevano depredato la loro nazione diventando miliardari, e che ora esibivano quelle ricchezze rubate sotto forma di mega-yacht e case simili a regge, molte delle quali nella stessa Gran Bretagna.
Mentre Eltsin sprofondava sempre di pi nel suo stupore alcolico, Weston not nella sua ombra un ex bullo della polizia segreta, un piccoletto dagli occhi gelidi che nutriva un'insana passione per foto omoerotiche di se stesso impegnato a cavalcare a petto nudo nelle steppe della Siberia con tanto di fucile a tracolla. La relazione di Adrian metteva in guardia proprio contro la sostituzione del comunismo con una nuova, aggressiva politica di estrema destra, mascherata da patriottismo, che pareva aver infestato il Cremlino quando l'ex zekista aveva preso il posto dell'ubriacone, e segnalava gli stretti legami tra questo Vozhd " termine russo che significava "il boss" o, nel linguaggio della malavita, "il Padrino" " e il mondo del crimine organizzato.
Quell'individuo, che intanto aveva raggiunto il totale controllo della Russia, aveva un passato da irriducibile comunista e aveva avuto il privilegio di lavorare nella sezione interni del KGB, il Secondo Direttorato Centrale, venendo assegnato a Dresda, nella Germania Est. Alla caduta del comunismo, per, era tornato nella sua nativa Leningrado, rinominata San Pietroburgo, ed era entrato nell'organico del sindaco. Da l era stato promosso a Mosca e poi alle dipendenze di Boris Eltsin. Costantemente al fianco del gigante ubriaco che aveva assunto la presidenza dopo l'uscita di scena di Gorbaciov, gli divenne sempre pi indispensabile.
Nel frattempo era cambiato, ritrovandosi deluso dal comunismo, ma non dal fanatismo. Perci uno prese il posto dell'altro e lui devi bruscamente verso posizioni di estrema destra camuffate da afflato religioso e devozione alla Chiesa ortodossa e al patriottismo oltranzista.
Aveva compreso che la Russia era controllata da tre poteri. Il primo era il governo, che dava accesso alla polizia segreta, alle Forze Speciali e alle Forze Armate. Il secondo, nato dopo il saccheggio della Russia e delle sue ricchezze sotto Eltsin, era costituito da un'armata di opportunisti che avevano acquisito a prezzi stracciati tutte le risorse minerarie della loro terra natia strappandole a burocrati corrotti. Erano i nuovi plutocrati, gli oligarchi, i multimiliardari divenuti tali in una notte. Nella Russia moderna, senza soldi, incalcolabili quantit di soldi, non si era nessuno. Il terzo potere era il crimine organizzato, retto dai Vory v Zakone, ossia i "ladri nella legge".
Queste tre forze formavano uno stretto sodalizio. Quando Eltsin si dimise e, senza incontrare alcuna opposizione, pass le redini al tipo al suo fianco, ormai noto come il Vozhd, quest'ultimo si ritrov padrone di tutte e tre: le usava, le ricompensava, le comandava a bacchetta. E, con il loro aiuto, divenne uno degli uomini pi ricchi del mondo.
Nella sua relazione sir Adrian faceva notare che tutti coloro che si scontravano con il nuovo Vozhd avevano vita breve se restavano in Russia, e subivano incidenti fatali se si trasferivano all'estero e continuavano a criticarlo. L'allarme lanciato allora da Weston fu profetico e non gradito in tutti gli ambienti, ma parve colpire la signora Graham.
Sorseggiando il caff lui accolse la sua richiesta.
Alle nove meno cinque Adrian arriv di fronte al familiare portone nero del numero 10 di Downing Street, che si apr senza nemmeno dargli il tempo di sfiorare l'elaborato batacchio di ottone. L'ingresso era sorvegliato dall'interno. Lui conosceva il portiere che lo accolse salutandolo per nome e lo accompagn su per la scalinata circolare fiancheggiata dai ritratti dei precedenti inquilini. Arrivato in cima, fu invitato ad accomodarsi in una piccola sala riunioni poco distante dallo studio del primo ministro. Lei lo raggiunse alle nove in punto. Era operativa dalle sei.
Marjory Graham non perse tempo e spieg che l'ambasciatore americano era atteso per le dieci, perci Weston doveva essere messo rapidamente al corrente della situazione. Sir Adrian sapeva gi della violazione avvenuta tre mesi prima nella cybersicurezza degli Stati Uniti, ma non degli ultimissimi fatti accaduti sul territorio nazionale. Lei gli fece un breve ma esauriente resoconto di quanto era successo alla periferia nord di Luton.
"Questa famiglia... Dove si trova adesso?" domand lui.
"A Latimer."
Sir Adrian conosceva il piccolo, pittoresco villaggio al confine tra il Buckinghamshire e l'Hertfordshire. Appena fuori dall'abitato c' una vecchia residenza di grandi dimensioni requisita dal governo durante la Seconda guerra mondiale come alloggio per gli ufficiali tedeschi di alto rango fatti prigionieri. L trascorrevano le giornate in un ambiente signorile e chiacchieravano tra loro per combattere la noia. Ogni loro parola veniva registrata e le informazioni ricavate si erano dimostrate utilissime. Dopo il 1945 quel grande edificio divent un rifugio sicuro per i disertori dell'Est Europa e come tale pass sotto la gestione dell'MI5. Nell'ambiente la parola "Latimer" era sufficiente a identificarlo.
Weston si chiese se il direttore generale dell'MI5 fosse rimasto contento di vedersi rifilare con cos  breve preavviso un'intera famiglia che non aveva alcun nullaosta di sicurezza. Ne dubitava.
"Quanto ci resteranno?" domand.
"Il minor tempo possibile. Il problema  duplice. Cosa cazzo ce ne facciamo di questi? E come ci comportiamo con gli americani? Cominciamo dal primo. I rapporti stilati riguardo alla casa parlano di quattro residenti. Considerata l'organizzazione della sala computer nel sottotetto e l'impressione iniziale data dal ragazzo pi grande,  probabile che sia lui il responsabile. Il giovane , diciamo, mentalmente fragile. Sembra essersi rinchiuso in uno stato quasi catatonico e dovremo sottoporlo a un esame clinico. Inoltre potrebbe sorgere un problema legale: di cosa possiamo accusarlo, sempre che ci riusciamo, per avere una minima speranza di vederlo condannare? Finora non lo sappiamo.
"Gli americani non sembrano in vena di indulgenza. A giudicare dai precedenti esigeranno una rapida estradizione, per processarlo negli Stati Uniti e infliggergli una lunga pena detentiva."
"E lei, primo ministro, cosa vuole?"
"Desidero scongiurare una guerra con Washington, visto soprattutto l'uomo che siede nello Studio Ovale, e voglio evitare uno scandalo qui da noi, con l'opinione pubblica e i media schierati dalla parte di un adolescente vulnerabile. Che idea si  fatto, per il momento?"
"Per il momento, primo ministro, non saprei. Avendo compiuto diciott'anni il ragazzo  tecnicamente un adulto, ma, considerato il suo stato, potrebbe essere necessario consultare il padre, o entrambi i genitori. Mi piacerebbe poter parlare con loro. Con tutti loro. E sentire l'opinione dello psichiatra. Nell'immediato dovremo chiedere agli americani di concederci qualche giorno prima di rendere pubblica la notizia."
Si sent bussare e una testa fece capolino da dietro la porta. Era il segretario personale.
"L'ambasciatore americano  arrivato, primo ministro."
"Nella sala del Gabinetto. Tra cinque minuti."
Gli americani erano tre, tutti seduti, e scattarono in piedi appena entr il primo ministro accompagnato dal suo piccolo entourage di quattro persone. Sir Adrian era l'ultimo e prese posto sul fondo. Si trovava l per ascoltare, e per dare consigli in un secondo momento.
Come molti ambasciatori assegnati a sedi prestigiose, Wesley Carter terzo non era un diplomatico di professione, ma un grosso finanziatore del partito repubblicano, rampollo di una famiglia proprietaria di un impero fondato sul commercio di mangimi, che aveva la sede principale in Kansas. Era un tipo grande e grosso, diretto ma affabile, un uomo dai modi spicci ma intrisi di cortesia vecchio stampo. Sapeva che le vere trattative sarebbero state gestite dai due uomini che erano con lui, i suoi vice, il vice segretario del dipartimento di Stato e l'attach legale, una posizione ricoperta sempre da un uomo dell'FBI. Strette di mano e convenevoli portarono via parecchi minuti. Poi fu servito il caff e finalmente il personale in giacca bianca si ritir.
" gentile da parte sua riceverci con cos  breve preavviso, primo ministro."
"Oh, andiamo, Wesley, sa bene che lei  sempre il benvenuto qui. Dunque, veniamo ai bizzarri fatti di Luton. Erano presenti anche due dei vostri. Le hanno fatto rapporto?"
"S, primo ministro. E "bizzarri" deve essere un esempio dell'understatement britannico." Era stato Graydon Bennett a parlare, l'uomo del dipartimento di Stato. Evidentemente da l in poi sarebbero stati i due professionisti a gestire la conversazione. "Ma i fatti sono fatti. Questo giovane ha volontariamente causato danni incredibili al nostro archivio di Fort Meade, danni che ci costeranno milioni di dollari. Riteniamo che dovrebbe essere immediatamente estradato per essere portato di fronte a un tribunale."
"Pienamente comprensibile" replic la signora Graham. "Tuttavia il vostro sistema legale rispecchia il nostro: lo stato mentale dell'accusato pu incidere enormemente in qualunque processo. Finora non abbiamo avuto la possibilit di chiedere a uno psichiatra o a un neurologo di parlare con questo ragazzo per valutare la sua condizione. Ma i vostri SEAL lo hanno visto all'interno della casa. Non vi hanno riferito che sembra " come posso dire? " fragile?"
Dalle espressioni degli americani era chiaro che i due SEAL facendo rapporto via radio dalla casa di Luton all'ambasciata avevano evidenziato esattamente quello.
"E poi c' il problema della stampa, signori. Non ha ancora capito cosa  successo, cosa abbiamo rinvenuto. E noi vorremmo che le cose restassero cos il pi a lungo possibile. Se i giornali lo scoprissero, credo che ci troveremmo ad affrontare, sia noi che voi, una tempesta mediatica."
"Quindi cosa ci sta chiedendo, primo ministro?" intervenne John Owen, l'attach legale.
"Tre giorni, signori. Il padre per il momento non ha rivendicato un avvocato, ma non possiamo impedirgli di farlo. Ha i suoi diritti. Se assume un legale, la vicenda uscir fuori e a quel punto non sar pi possibile evitare una guerra di trincea. Solo tre giorni di silenzio, ecco cosa vorremmo."
"Non potete tenere la famiglia in isolamento?" domand Carter.
"Non senza il loro consenso. E poi alla lunga renderebbe le cose dieci volte pi difficili."
In passato il primo ministro era stato avvocato societario.
Per via del fuso, a Washington mancavano ancora diverse ore all'alba. I diplomatici convennero che si sarebbero consultati con la base, avrebbero preso una decisione sulla sospensione di tre giorni e avrebbero informato Downing Street prima di sera, orario di Londra.
Quando se ne andarono, la signora Graham fece segno a sir Adrian di restare.
"Qual  la sua opinione?"
"C' un uomo, il professor Simon Baron-Cohen, a Cambridge...  specializzato nel trattamento delle fragilit mentali. Probabilmente  il migliore in Europa, forse nel mondo. Io penso che dovrebbe vedere il ragazzo. E io vorrei parlare con il padre. Ho un'idea. Potrebbe esserci una soluzione migliore per tutti che non sia sbattere il ragazzo in una cella sotterranea in Arizona per il resto della sua vita."
"Una soluzione migliore? Cos'ha in mente?"
"Mi dia un po' di tempo, primo ministro. Potrei andare a Latimer?"
"Ha una macchina?"
"Non qui a Londra. Sono venuto in treno."
Il primo ministro fece una telefonata. Nel giro di dieci minuti davanti al portone arriv una Jaguar del parco macchine ministeriale.
Lontano da Londra, sul mar Bianco ancora ghiacciato, sorge la citt russa di Arcangelo. Nelle sue vicinanze, a Severodvinsk, si trovano i cantieri navali di Sevmash. Sono i pi grandi di tutta la Russia, dotati delle migliori attrezzature. Quel giorno le squadre al lavoro, imbacuccate per difendersi dal freddo, stavano dando gli ultimi ritocchi al pi lungo e pi costoso raddobbo della storia navale russa. Erano impegnati a completare e preparare per la prima uscita quello che sarebbe diventato il pi grande e moderno incrociatore del mondo; anzi, a parte le portaerei americane, sarebbe stata la pi grande nave da guerra del pianeta. Si chiamava Admiral Nakhimov.
La Russia possiede solo una portaerei e pure malridotta, contro le tredici degli Stati Uniti.  la Admiral Kuznetsov, che fa parte della Flotta del Nord, attraccata a Murmansk. Un tempo aveva quattro enormi incrociatori, di cui la Pietro il Grande era l'ammiraglia.
Due di questi quattro non sono pi in servizio, e anche la Pietro il Grande era ormai vecchia e a malapena operativa. In effetti, stazionava al largo in attesa che terminassero i lavori a Sevmash per prendere il posto del Nakhimov, rimasto l in bacino per dieci anni per un raddobbo costato parecchi miliardi di rubli.
Quella mattina, mentre sir Adrian attraversava la campagna dell'Hertfordshire baciata dalla primavera, standosene comodamente seduto a bordo della Jaguar, negli alloggi del capitano della Admiral Nakhimov era in corso una festa. Si brindava alla nave, al suo nuovo comandante, il capitano Pyotr Denisovich, e al suo imminente viaggio trionfale che da Sevmash l'avrebbe vista solcare le acque di mezzo mondo per prendere il posto di nave ammiraglia della Flotta del Pacifico, a Vladivostok.
Il mese successivo i suoi due potenti reattori nucleari sarebbero stati accesi e la nave avrebbe preso il mare.


3.

Quando l'intera famiglia Jennings venne posta in stato di fermo alle tre del mattino, l'atteggiamento dei genitori fu di totale sconcerto ma anche di collaborazione. Non capita a molti di essere svegliati di soprassalto nel cuore della notte e di ritrovarsi circondati da uomini vestiti completamente di nero, armati di mitragliatrici, con i volti deformati da mostruosi visori notturni. Erano spaventati e fecero quello che gli venne ordinato.
Con l'arrivo della luce del giorno e il trasferimento a Latimer, per, presero coscienza della situazione e gli sal la rabbia. I due soldati che viaggiavano con loro non potevano essere d'aiuto, come pure il cortese ma evasivo personale della residenza di Latimer. Perci quando sir Adrian arriv, intorno alle dodici del giorno successivo all'irruzione, fu travolto dallo scoppio di tutta quella loro collera repressa e se ne rimase tranquillo ad aspettare che finisse. Poi chiese: "Voi davvero non sapete, giusto?".
Questa domanda ebbe l'effetto di mettere a tacere Harold Jennings. Sua moglie Sue sedeva accanto a lui, ed entrambi rimasero a fissare l'uomo venuto da Londra.
"Sappiamo cosa?"
"Cosa ha fatto vostro figlio Luke."
"Luke?" ribatt la signora. "Ma  un ragazzo inoffensivo. Ha la sindrome di Asperger. Una forma di autismo. Lo sappiamo da anni."
"Quindi voi non avete idea di cosa faceva mentre se ne stava seduto nel sottotetto, sopra le vostre teste?"
La loro rabbia lasci il posto a un presentimento. Glielo si leggeva in faccia, a quei due.
"Era sempre l a smanettare sul suo computer" rispose il padre. "Non fa altro."
Sir Adrian cap immediatamente che c'era un problema all'interno della coppia. Harold Jennings avrebbe voluto un figlio atletico ed esuberante che uscisse con le ragazze, uno di cui vantarsi al club, che lo raggiungesse per una partitina a golf o che giocasse a calcio o a rugby nella squadra della contea. E invece si ritrovava con un giovane timido e introverso incapace di rapportarsi con il mondo esterno e a proprio agio soltanto nella semioscurit, davanti a uno schermo.
Sir Adrian non aveva ancora incontrato Luke Jennings, ma una breve telefonata fatta dall'auto al dottor Hendricks, che in tuta da imbianchino stava ancora ripulendo insieme alla sua squadra la casa di Luton, lo aveva convinto che il problema era stato effettivamente provocato dal figlio pi grande.
Adesso invece stava cominciando a capire che la bionda quarantenne aveva un atteggiamento estremamente protettivo nei confronti del figlio tanto fragile, e si sarebbe battuta per lui con le unghie e coi denti. Mentre parlavano gli divenne chiaro che quell'adolescente chiuso in se stesso dipendeva totalmente dalla madre ed era in grado di comunicare con il mondo esterno solo attraverso lei. Se fossero stati separati " per esempio da un'estradizione negli Stati Uniti " per lui sarebbe stata la fine.
"Be', temo che sia riuscito nell'impossibile, visti i mezzi che aveva a disposizione. Si  introdotto nel cuore del sistema di sicurezza nazionale americano, causando danni per parecchi milioni di dollari e facendoci prendere un tremendo spavento."
I genitori lo fissarono a bocca aperta. Poi il signor Jennings si prese il volto tra le mani e disse: "Oh mio Dio!".
Aveva cinquantatr anni e faceva il commercialista in uno studio privato che divideva con due soci; guadagnava bene, anche se non cifre da capogiro, e nel fine settimana giocava a golf con gli amici. Era chiaro che si stava domandando cosa avesse mai fatto per meritare un figlio cos  instabile, che aveva suscitato le ire del principale alleato del suo paese e che per questo rischiava l'estradizione e il carcere.
La moglie esplose. "Non pu aver combinato niente del genere! Non  mai stato all'estero. Non si  quasi mai allontanato da Luton, e ci vuol tutta se esce di casa, eccetto per andare a scuola. Ha il terrore di essere portato via dall'unico posto che conosce. La sua abitazione."
"Non era necessario che uscisse" replic Adrian Weston. "Il cyberspazio  una realt globale. Pare che gli americani non siano per nulla contenti, ed  probabile che ci chiedano di estradarlo negli Stati Uniti per sottoporlo a processo. Rischia molti anni di carcere."
"Non potete farlo!" La signora Jennings era sull'orlo di una crisi isterica. "Non sopravvivrebbe. Si toglierebbe la vita."
"Ci opporremo" disse il padre. "Prenderemo il miglior avvocato di Londra. Dar battaglia in ogni tribunale del paese."
"Non ho dubbi che lo far" osserv sir Adrian. "E probabilmente vincer, ma spendendo una cifra enorme. La sua casa, la pensione, i risparmi... Se ne andr tutto in spese legali."
"Non ha importanza" ribatt secca Sue. "Voi non potete portar via mio figlio e ucciderlo! Perch  questo che sarebbe: una condanna a morte. Ci batteremo fino alla Corte Suprema."
"Signora, la prego di comprendere che non sono io il nemico. Potrebbe esserci un modo per evitare tutto questo, ma avr bisogno del vostro aiuto. In mancanza di quello non potr fare niente."
Weston comunic ai Jennings qual era la posizione legale del figlio, della quale lui stesso era stato appena messo al corrente durante il viaggio. Fino a qualche anno prima la pirateria informatica non figurava neppure tra i reati previsti dal codice britannico.
Poi la legge era cambiata. Era avvenuto un atto di hackeraggio che aveva spinto il parlamento ad agire e ora la pirateria informatica era un crimine, punibile per con una pena massima di quattro anni che, nel caso di un imputato vulnerabile con un buon avvocato e un giudice comprensivo, avrebbe potuto tradursi in una condanna senza neppure un giorno di galera. Le sanzioni previste dal codice americano, invece, erano molto pi severe.
Era quindi probabile che l'estradizione non venisse concessa: c'erano gi state altre due situazioni in cui era stata negata, con grande disappunto degli Stati Uniti. Inoltre, sarebbe stato impossibile evitare la divulgazione su larga scala della notizia, che avrebbe coinvolto emotivamente l'intera comunit. Quindi, nonostante Adrian avesse cercato di terrorizzare Harold Jennings, una raccolta fondi organizzata da un quotidiano avrebbe potuto facilmente coprire le spese legali.
Tutto questo, per, avrebbe comportato due anni di scaramucce con il governo statunitense, in un momento in cui il commercio internazionale, la lotta al terrorismo, l'uscita dall'Unione Europea e la crescente aggressivit della Russia richiedevano un fronte anglo-americano unito.
I Jennings ascoltarono in silenzio. Alla fine il padre chiese: "Cosa vuole?".
" pi giusto dire cosa mi serve. Ho bisogno di un po' di tempo. Finora il danno inflitto ai sistemi informatici americani non  ancora arrivato alle orecchie della stampa. Ma gli Stati Uniti hanno giornalisti agguerriti. Non resteranno all'oscuro a lungo. Se la notizia dovesse uscire, sar una bomba! Anche qui da noi. I media si scateneranno e vi daranno la caccia giorno e notte, rendendovi la vita un inferno. Ma potremmo schivare tutto questo. Mi occorre una settimana, forse meno. Potete concedermela?"
"Ma come?" domand Harold. "Le persone si accorgeranno che siamo scomparsi da casa."
"Per quanto ne sanno i vostri vicini, la famiglia Jennings  partita per una breve vacanza. Lei, signore, potrebbe mettersi in contatto con i suoi soci e spiegare che  dovuto allontanarsi all'improvviso per un problema personale?"
L'uomo annu.
"Signora Jennings, le vacanze pasquali iniziano luned. Potrebbe contattare la scuola e spiegare che Luke si  ammalato e che lui e Marcus resteranno a casa qualche giorno prima dei compagni?"
Un altro cenno di assenso.
"E ora potrei conoscere Luke, per favore?"
Sir Adrian fu accompagnato in un'altra stanza dove entrambi i fratelli Jennings erano impegnati a giocare con i loro smartphone, che chiss per quale ragione avevano potuto tenere.
Se Weston si fosse aspettato di trovarsi di fronte una figura eccezionale, in presenza di quel giovane che tutti consideravano un cybercriminale o un mago del computer, sarebbe rimasto deluso. Invece non lo fu e rest colpito dalla straordinaria normalit del ragazzo.
Era alto, magro come un chiodo, allampanato, con una zazzera di riccioli biondi sopra il volto pallidissimo di uno che non vede mai il sole. L'atteggiamento era di estrema timidezza, come di una persona chiusa in se stessa che considera il mondo ostile.
Il consigliere per la sicurezza trovava difficile credere che Luke Jennings avesse davvero fatto ci di cui era accusato.
Eppure, secondo le iniziali valutazioni dei massimi esperti del GCHQ, Luke era un fenomeno in grado di introdursi in luoghi del cyberspazio mai violati prima. A sentire loro era l'adolescente pi dotato o pi pericoloso dell'intero pianeta... O forse tutte e due le cose.
Il ragazzo se ne stava chino sul suo cellulare, totalmente perso in un altro mondo. La madre lo abbracci e gli sussurr qualcosa all'orecchio. Il giovane perse la concentrazione e fiss sir Adrian. Aveva un'espressione terrorizzata e al tempo stesso torva.
Era evidente che aveva difficolt a stabilire un contatto visivo con gli estranei o a parlare con loro, e che persino i pi banali convenevoli andavano al di l delle sue capacit. Durante il lungo tragitto da Downing Street a Latimer, sir Adrian aveva fatto delle ricerche e aveva appreso che uno dei sintomi della sindrome di Asperger  l'ossessione per l'ordine: tutto deve essere esattamente nel luogo dove si trova sempre, niente deve essere spostato e neppure toccato. Nel corso della giornata precedente ogni cosa aveva cambiato posizione e di conseguenza, secondo le percezioni di Luke, era stata danneggiata. Il ragazzo era traumatizzato.
Dopo che Weston cominci a conversare con lui, la madre intervenne spesso per spiegare cosa intendeva il figlio e per incoraggiare Luke a rispondere alle domande. Il ragazzo, per, aveva un unico obiettivo.
Fu solo a quel punto che alz lo sguardo, e sir Adrian not i suoi occhi. Erano di colore diverso: quello sinistro castano chiaro e quello destro azzurro. E il consigliere si ricord di aver sentito dire che anche il defunto David Bowie li aveva cos .
"Rivoglio il mio computer" disse il giovane.
"Luke, se io te lo faccio riavere, tu devi promettermi una cosa. Non lo userai per introdurti in nessun sistema informatico americano. Nessuno. Me lo prometti?"
"Ma i loro sistemi hanno delle falle" replic il ragazzo. "Io ho cercato di farglielo capire."
Ecco la spiegazione: voleva solo rendersi utile. Aveva scoperto qualcosa l fuori nel cyberspazio che, nella sua testa, non andava bene e non era del tutto perfetta. cos  era entrato nel cuore del sistema per metterne in luce i difetti. Nella fattispecie si trattava del database della National Security Agency di Fort Meade. Lui non aveva la pi pallida idea del danno che aveva causato sia ai sistemi informatici sia a certi ego smisurati.
"Devi giurarmelo, Luke."
"Va bene, lo giuro. Quando posso riaverlo?"
"Vedr cosa posso fare."
Sir Adrian prese a prestito un ufficio, chiuse la porta e chiam il dottor Hendricks. Il guru del GCHQ aveva ormai lasciato Luton. Dopo aver ripulito il sottotetto con la sua squadra, era tornato al National Cyber Security Centre di Londra e aveva davanti a s il computer di Luke Jennings. Era restio a obbedire alla sollecitazione di Weston perch doveva esaminare a fondo il PC e il suo contenuto prima di poter stilare il suo rapporto.
Alla fine disse: "D'accordo. Scaricher tutto su un altro supporto e lo spedir...".
"No. Aspetti. Mander una macchina a prenderlo."
La telefonata successiva di sir Adrian fu al primo ministro. La donna era al suo banco in prima fila alla Camera dei Comuni. Il suo segretario privato al parlamento le sussurr qualcosa all'orecchio. Quando pot allontanarsi, il primo ministro si ritir nel suo studio privato e richiam Weston. Lui le fece la sua richiesta. Lei ascolt attentamente, gli pose un paio di domande e alla fine replic: "Non c' molto tempo. Potrebbe non accettare. Ma ci prover. Resti a Latimer. La richiamo".
Era il tardo pomeriggio a Londra, quasi mezzogiorno a Washington. L'uomo che il primo ministro cercava era sul campo di golf, ma rispose comunque alla sua telefonata. Con sua grande sorpresa, accolse la sua istanza. Il primo ministro domand a un aiutante di ricontattare sir Adrian.
"Se si fa portare a Northolt, sir, credo che la RAF trover una soluzione appena possibile. L'ordine  gi stato inviato."
Tecnicamente Northolt, che si trova alla periferia nordoccidentale di Londra all'interno del raccordo anulare della M25,  ancora una base della Royal Air Force, ma da tempo ormai  stata aperta anche al settore privato e ospita i jet di ricconi e gente importante.
Sir Adrian pass sei ore nella sala d'attesa, approfittando della caffetteria per un pranzo che ormai era una cena, e dell'edicola per procurarsi un plico di giornali da leggere. A mezzanotte un giovane della RAF lo convoc a uno dei gate di partenza. Fuori, sul piazzale, il suo aereo stava facendo rifornimento per la traversata transatlantica. Era un bireattore BAe125 executive in grado di arrivare alla Andrews Air Force Base a Washington in otto ore anche con il vento contrario, ma ne avrebbero guadagnate cinque con il fuso.
Abituato da una vita a dormire quando e dove poteva, Adrian Weston accett un sandwich e un bicchiere di vino rosso dallo steward, inclin il sedile all'indietro e si addorment mentre il jet sorvolava la costa irlandese.
Atterrarono alla Andrews Air Force Base poco dopo le quattro del mattino. Sir Andrew ringrazi lo steward che gli aveva servito la colazione e l'equipaggio che lo aveva condotto l. Il caposquadriglia sul sedile di sinistra lo inform che le loro istruzioni erano di aspettare finch lui non avesse terminato quello per cui era andato, e di riportarlo a casa.
Dovette aspettare qualche altra ora nella sala d'attesa degli arrivi prima che giungesse la sua auto. Poich non si trattava di un viaggio ufficiale, l'ambasciata britannica non era stata coinvolta. La Casa Bianca invi un'anonima Crown Victoria con un autista e un giovane membro dello staff dell'Ala Ovest. Non dovette passare il controllo passaporti, anche se lui lo aveva sempre con s.
Il viaggio in macchina richiese un'altra ora, gran parte della quale trascorsa a passo d'uomo nel fiume di pendolari che cercava di attraversare il Potomac in direzione del centro. L'autista sapeva il fatto suo. Gli era stato detto di ridurre al minimo le possibilit che un giornalista notasse il veicolo e il suo passeggero, per cui entrarono nel complesso della Casa Bianca da un ingresso posteriore.
La limousine risal Constitution Avenue, svolt a destra sulla Diciassettesima e poi di nuovo a destra su State Drive, a ridosso del Eisenhower Executive Office Building. L, l'ufficiale mostr il suo documento di riconoscimento all'uomo dentro la guardiola e le quattro colonnine d'acciaio che spuntavano dall'asfalto si abbassarono sotto il livello della strada. A quel punto si ritrovarono nel breve tratto di strada chiamato West Exec che porta dritto all'Ala Ovest, dove vive e lavora il presidente.
L'auto si ferm davanti alla tenda che indica l'ingresso al livello inferiore e sir Adrian scese. L fu preso in carico da un altro accompagnatore che gli fece strada all'interno. Svoltarono a sinistra e salirono le scale che conducevano all'ufficio del consigliere per la Sicurezza Nazionale. Lass nessun giornalista poteva gironzolare liberamente.
Weston venne scortato lungo un altro corridoio fino a una zona ricevimento con due scrivanie, dove la sua valigetta fu passata attraverso uno scanner. Sapeva che diverse telecamere nascoste l'avevano gi controllato da capo a piedi, come negli aeroporti. Oltre quell'area c'era un'ultima porta, quella che conduceva nello Studio Ovale. Uno degli uomini che erano seduti ai due scrittoi buss, rest in ascolto, poi apr e gli fece cenno di entrare. Quindi arretr e richiuse l'ingresso alle sue spalle.
Dentro erano in quattro, tutti accomodati, e una poltroncina extra era sistemata davanti alla scrivania del presidente degli Stati Uniti.
Gli altri erano il capo di Stato maggiore, il segretario alla Difesa, e il procuratore generale. Il presidente sedeva con fare minaccioso dietro il Resolute desk, l'elaborata scrivania di quercia realizzata con il legno della nave da guerra HSM Resolute e donata dalla regina Vittoria a uno dei suoi predecessori pi di cent'anni prima. A portata di mano, alla sua destra, c'era un pulsante rosso: non serviva a scatenare una guerra nucleare ma a ordinare una Coca-Cola Diet dietro l'altra.
Il capo di Stato maggiore si occup delle superflue presentazioni. Tranne quello di sir Adrian, erano tutti volti noti alle telecamere. L'atmosfera era cortese ma non proprio amichevole.
"Signor presidente, le porto i pi cordiali saluti da parte del primo ministro britannico, e i nostri ringraziamenti per aver acconsentito a ricevermi con un cos  breve preavviso."
La grande testa bionda e acconciata annu. Un burbero riscontro. 
"Sir Adrian, la prego di capire che  solo per rispetto della mia amica Marjory Graham che ho acconsentito. A quanto pare uno dei vostri connazionali ci ha causato un danno enorme e noi pensiamo che debba affrontare la giustizia in questo paese."
Weston era convinto che non sarebbe servito a nulla mostrarsi imbarazzato. E cos  si limit a rispondere: " solo un vetro rotto, signor presidente".
"Un vetro rotto?"
"Questo giovane genio dell'informatica, della cui esistenza noi non avevamo la minima idea, si  introdotto in un vostro importante database come un ladro, rompendo un vetro per entrare. Una volta dentro, per, si  guardato attorno senza toccare niente. Pare che non abbia distrutto n sabotato nulla e, soprattutto, che non abbia rubato alcunch. Non  un altro Edward Snowden. Non ha fatto nessuna offerta ai nemici dei nostri paesi."
Sentendo menzionare il nome di Snowden i quattro americani si irrigidirono. Ricordavano fin troppo bene che quel tipo, un americano che lavorava per il governo, aveva sottratto pi di un milione di documenti riservati, li aveva messi su una chiavetta USB, e poi era fuggito a Mosca, dove risiedeva tuttora.
"Ha comunque causato un danno incalcolabile" ribatt piccato il procuratore generale.
" riuscito in un'impresa che era considerata assolutamente impossibile, ma che non lo era. E se lo avesse fatto un nostro acerrimo nemico?  solo un vetro rotto, signore. Abbiamo dei vetrai. Possiamo ripararlo. Ma i vostri segreti sono ancora l. Ripeto: non ha rubato nulla, non ha preso niente. Le fiamme dell'inferno sono solo per i traditori, no?"
"E lei, sir Adrian, ha attraversato l'Atlantico per chiederci di riparare al danno che lui ha causato e di essere clementi?" domand il presidente.
"No, signore. Ho attraversato l'Atlantico per due motivi. Il primo  quello di avanzare una proposta."
"E sarebbe?"
Per tutta risposta sir Adrian estrasse un foglio di carta dalla tasca interna della giacca, percorse il tappeto fino al Resolute desk e lo pos davanti al capo del mondo occidentale. Poi torn a sedersi. Rimasero tutti a osservare la testa bionda che si chinava in avanti per studiare il pezzo di carta. Il presidente se la prese comoda. Poi raddrizz la schiena e si mise a fissare l'emissario britannico. Quindi porse il foglio al procuratore generale, quello che gli stava pi vicino. Tutti e tre gli uomini lo lessero, uno dopo l'altro.
"Funzioner?" chiese il presidente.
"Come per molte altre cose nella vita, signor presidente, non lo sapremo mai finch non ci avremo provato."
"Ha detto di essere venuto qui per due motivi" osserv il segretario alla Difesa. "Qual  il secondo?"
"Cercare di ottenere un accordo. Immagino abbiate letto tutti L'arte di fare affari."
Si riferiva al libro scritto sul mondo degli affari dal presidente stesso, che subito si illumin. Non si stancava mai di sentirsi elogiare per quello che considerava il proprio capolavoro.
"Che genere di accordo?" domand incuriosito.
"Se ci sar concesso di procedere con quello," riprese sir Adrian indicando il foglio di carta "noi metteremo il ragazzo a libro paga: gli facciamo firmare un accordo di segretezza, lo chiudiamo in un posto isolato e sorvegliamo le sue attivit. E se la cosa funziona, se raccogliamo informazioni, le divideremo con voi. Tutte quante."
Il segretario alla Difesa intervenne. "Signor Presidente, non abbiamo uno straccio di prova che possa funzionare."
Segu un lungo silenzio. Poi la grossa testa bionda si alz e si gir verso il procuratore generale.
"John, ho deciso di accettare. Ritira la richiesta di estradizione. Ma non in via definitiva. Facciamo questo tentativo."
Due ore dopo sir Adrian era nuovamente a Andrews. Il viaggio di ritorno fu pi facile, sospinto dai venti a favore. A Northolt lo aspettava la sua auto. Telefon al primo ministro dal sedile posteriore. Era quasi mezzanotte e lei stava per andare a letto, dopo aver puntato la sveglia alle cinque.
Tuttavia era ancora abbastanza sveglia per dargli il permesso di cui lui aveva bisogno. E lontano da l, vicino ad Arcangelo, il ghiaccio sulla superficie del mare stava cominciando a rompersi.


4.

Dopo quella visita a Washington le cose andarono per il meglio. Per quanto concerneva la stampa, la storia si sgonfi, anche perch non era mai esistita, invece a Fort Meade coloro che ne erano a conoscenza si impegnarono a riparare i danni, installando un sistema di difesa migliore, mentre in Gran Bretagna si dedicarono al futuro di quel ragazzo con gravi problemi ormai noto come "la Volpe".
Washington mantenne la parola data: la richiesta di espatrio fu ritirata con discrezione, senza destare il minimo scalpore, visto che non era mai stata annunciata.
Ci fu, per, un piccolo inciampo.
Al dipartimento di Giustizia lavorava un agente russo, un dormiente di basso livello. Era una donna, americana al cento per cento, ma pronta a tradire il proprio paese per denaro, proprio come Aldrich Ames, in galera da tempo.
Vedendo l'annullamento della richiesta per l'estradizione di un giovane inglese accusato di hackeraggio, la donna scrisse un breve rapporto per quelli di Mosca. Non gli assegn alcuna priorit, ma i sistemi sono sistemi e l'avidit  avidit, per cui lo pass al suo referente all'ambasciata russa, che a sua volta lo fece arrivare all'SVR, il Servizio di Intelligence Internazionale, dove fu archiviato.
Sir Adrian ebbe un secondo colloquio con la signora Graham, che fu estremamente sollevata all'idea che non vi sarebbe stata alcuna battaglia giudiziaria nei tribunali americani, e diede il suo consenso all'ultima parte del progetto, ossia il trasferimento di Weston dal Dorset a Londra fino al termine della vicenda. A lui vennero assegnati gratuitamente un appartamentino non lontano da Admiralty Arch e una berlina con autista disponibile ventiquattro ore su ventiquattro.
Erano passati anni da quando Sir Adrian aveva vissuto a Londra, e si era ormai abituato alla pace, alla tranquillit e alla solitudine della vita di campagna. Ed era trascorso molto tempo dall'ultima volta in cui aveva gestito un'operazione, per la precisione un'azione contro la vecchia Unione Sovietica e contro il suo nemico giurato, il KGB, nel territorio che comprendeva oltre all'impero russo anche i suoi stati satelliti dell'Est Europa.
Poi era venuto Gorbaciov e la caduta dell'URSS, ma non della Federazione Russa e di certo non del Cremlino. Fino al momento del suo pensionamento da vice capo del Secret Intelligence Service, aveva continuato a tenere il suo occhio di falco puntato sulle distese a est di Polonia, Ungheria e Slovacchia.
Sapeva che sotto Gorbaciov il KGB era stato smembrato, ma non era cos  sciocco da pensare che avesse cessato di esistere. Il Secondo Direttorato Centrale, la polizia segreta interna, era diventata l'FSB, ma l'avversario di sir Adrian era sempre stato il Primo Direttorato Centrale, che aveva come obiettivo l'intero Occidente. Quest'ultimo si era tramutato nell'SVR, mantenendo la sede a Yasenevo, a sud-ovest di Mosca, e Weston conosceva l'uomo che lo dirigeva adesso.
Nel decennio trascorso nella quiete del Dorset aveva mantenuto i suoi innumerevoli contatti nelle istituzioni britanniche.
Uscito da Downing Street si fece accompagnare dal suo autista allo Special Forces Club e da l telefon a una vicina con la quale intratteneva buoni rapporti; la donna accett di contattare un furgone con autista e recuperare dal suo cottage tutto ci di cui lui avrebbe avuto bisogno nell'appartamentino dietro Admiralty Arch. La signora gli avrebbe spedito due grandi bauli con gli oggetti necessari a trasformare delle stanze funzionali ma fredde in qualcosa di simile a una casa, e si sarebbe presa cura del suo cane mentre lui era via.
In special modo sir Adrian avrebbe avuto bisogno delle sue foto di famiglia. Ogni sera, prima di addormentarsi, fissava il volto della defunta moglie, morta cinque anni prima di leucemia e che lui ancora piangeva. Guardare il viso di quella donna calma e saggia lo faceva ripensare al giorno in cui lei aveva incontrato un giovane ufficiale dei par traumatizzato, di ritorno dall'Irlanda del Nord, e nel giro di un'ora aveva deciso di sposarlo e di rimetterlo in sesto. Impresa che aveva compiuto.
In un rituale quotidiano che nessuno avrebbe mai visto, lui le raccontava della sua giornata, come aveva fatto ogni sera per quarant'anni prima che il cancro se la portasse via. Accanto alla foto di lei avrebbe posto quella del loro figlio, l'unico che il Dio che sua moglie venerava le aveva concesso. Era un comandante di Marina, imbarcato su un incrociatore che operava in Estremo Oriente. Con i suoi cari accanto a s, Weston avrebbe potuto di nuovo mostrare al mondo il suo volto da duro.
Per prima cosa si rec a Latimer per incontrare la famiglia Jennings, sempre pi insofferente per quella detenzione.
Harold e Sue avevano seguito il suo consiglio: avevano chiamato amici e colleghi per informarli che loro figlio Luke era stato poco bene e che avevano deciso di affittare un cottage sulla costa della Cornovaglia dove passare una vacanza tutti assieme. Dopodich non avevano pi risposto alle telefonate, lasciando che venissero trasferite alla segreteria telefonica.
Marcus, il figlio minore, aveva scoperto degli archi e delle frecce in un ripostiglio, con tanto di bersaglio, e si divertiva a esercitarsi sul prato davanti all'ingresso sotto la guida del giardiniere, che era un tiratore esperto. Harold leggeva i giornali che venivano consegnati ogni giorno, faceva le parole crociate e saccheggiava la biblioteca della residenza, disorientato dal fatto che gran parte dei libri fossero in tedesco o in russo, secondo i gusti dei precedenti ospiti di Sua Maest.
Luke era depresso e sentiva la mancanza della propria stanza nel sottotetto a Luton e di quell'ambiente a lui familiare. Il centro della sua esistenza era di nuovo il suo computer, che gli era stato restituito. Aveva recuperato tutti i file archiviati online e li aveva ripristinati come erano prima, come lui li voleva, come dovevano essere. La madre non smetteva di consolarlo, promettendogli che presto avrebbe avuto una stanza tutta sua, se non quella di Luton, di certo una riproduzione identica.
Il dottor Jeremy Hendricks era andato a far visita al ragazzo per farsi illustrare passo dopo passo come avesse aggirato firewall e codici che si pensavano impenetrabili per introdursi nel database dell'NSA. Era ancora l quando arriv sir Adrian e cerc di spiegargli con un linguaggio semplice alcune delle complessit dell'unico mondo in cui il ragazzo sembrava a proprio agio e che era una galassia sconosciuta per la stragrande maggioranza degli esseri umani. Anche il professor Simon Baron-Cohen era giunto da Cambridge per un colloquio di quattro ore con Luke. Ora era tornato all'universit per stilare un esaustivo rapporto sulla sindrome di Asperger in generale e sulla situazione di Luke Jennings in particolare.
L'intera famiglia fu sollevata nell'apprendere che non vi sarebbe stato alcun tentativo di estradizione del giovane e di conseguenza nessun pericolo di una condanna in America. Ma sir Adrian fu categorico nell'evidenziare che i Jennings non avevano ancora ottemperato alla loro parte dell'accordo. Alti dirigenti del GCHQ sarebbero venuti per reclutare Luke, che era legalmente maggiorenne, e inquadrarlo come meglio avrebbero ritenuto nel loro staff.
Quello che tutti loro ignoravano completamente era il fatto che rivestivano un ruolo cruciale nell'esecuzione del suo piano, approvato da due capi di governo, e che lui aveva messo gi su un foglio di carta passato al presidente degli Stati Uniti il giorno prima.
L'aveva battezzata Operazione Troia, in onore di Virgilio che nella sua Eneide aveva descritto l'imbroglio realizzato con il cavallo di legno dagli antichi Greci. Allo stesso modo lui avrebbe architettato il pi grande inganno nella storia della rete globale. Ma tutto dipendeva dalla mente straordinaria di un adolescente schivo e introverso come non se ne erano mai visti.
A Weston bastarono dieci minuti per comprendere che le uniche possibilit di riuscita dell'Operazione Troia passavano per Sue Jennings, e non per quell'inetto del marito, e che quindi lui doveva tirare la donna dalla propria parte. Lei avrebbe dovuto accettare che Luke venisse arruolato nel GCHQ, e soprattutto continuare a svolgere il suo ruolo, perch sembrava che senza le sue costanti rassicurazioni il figlio non fosse in grado di relazionarsi con il mondo degli adulti. Evidentemente, la madre era l'elemento pi forte, quello che si era preso cura della famiglia, tenendola unita; una delle tipiche donne calme ma determinate che sono il sale della terra.
Sir Adrian sapeva, dalle note informative consegnategli da uno degli assistenti del primo ministro a Downing Street, che Sue, figlia di un tipografo, aveva frequentato le superiori a Luton. Ancora adolescente aveva conosciuto e presto sposato Harold, che frequentava la scuola per commercialisti. Fin l, una storia come tante. Aveva ventidue anni quando era nato il loro primo bambino.
In realt non dimostrava quarant'anni. A quanto pareva frequentava la palestra e, in estate, il locale circolo del tennis. Anche in questo niente di insolito. Non c'era nulla nella famiglia Jennings che potesse suscitare la minima curiosit, a parte quel figlio diciottenne, patologicamente timido e introverso, che se ne stava seduto in un angolo mentre i suoi genitori trattavano con quell'uomo venuto da Londra. Eppure, nonostante le sue difficolt, o forse proprio per merito di quelle, era un genio del computer.
Weston cerc di attaccare bottone con il giovane, ma inutilmente. Luke non poteva, o non voleva, stabilire un rapporto personale con lui. A ogni nuovo tentativo era la madre a rispondere per lui, una tigre che protegge il proprio cucciolo. Sir Adrian non aveva alcuna esperienza con la sindrome di Asperger ma, secondo le note che aveva messo rapidamente assieme la mattina del fermo, c'erano vari livelli di gravit. Una telefonata da parte del professor Baron-Cohen gli aveva appena confermato che Luke era un caso grave.
Di tanto in tanto, quando Sue Jennings si accorgeva che il figlio stava iniziando ad agitarsi, perch gli adulti parlavano di qualcosa che lui aveva fatto ma di cui non era consapevole, gli metteva un braccio intorno alle spalle e gli sussurrava qualcosa all'orecchio per rassicurarlo. Solo allora lui si calmava.
Il passo successivo fu trovare un posto dove il giovane e la sua famiglia potessero vivere e lavorare in un ambiente protetto e limitato. Tornato a Whitehall, Weston cominci a cercarne uno tra le centinaia di case di propriet del governo. Pass due giorni a fare sopralluoghi. Dorm e mangi pochissimo. Non era cos  sotto pressione da quella volta in cui, durante la Guerra fredda, grazie alla sua conoscenza del tedesco e del russo, era entrato e uscito dalla Cortina di ferro mentre quello squilibrato di Jurij Andropov spingeva il mondo verso un conflitto nucleare. Dopo tre giorni di indagini pens di aver trovato il luogo adatto.
Se qualcuno avesse chiesto a dei passanti su una qualunque strada inglese se avevano mai sentito parlare di Chandler's Court, le risposte affermative sarebbero state pari a zero. E in effetti era un luogo piuttosto segreto.
Durante la Prima guerra mondiale, il proprietario, un produttore di tessuti, aveva ottenuto un contratto per una fornitura di uniformi in serge color kaki all'esercito britannico. Erano i tempi in cui ancora ci si illudeva che il conflitto sarebbe finito entro il Natale del 1914. A mano a mano che il massacro cresceva, con esso aumentava anche la richiesta di altre uniformi. Quell'uomo quindi si arricch immensamente e, nel 1918, diventato multimilionario, acquist il maniero del diciassettesimo secolo situato in una foresta del Warwickshire.
Nel periodo della Grande depressione, quando le file di disoccupati si snodavano per chilometri e chilometri, cre posti di lavoro dando da costruire a squadre di muratori nullafacenti un muro alto tre metri che circondasse gli ottanta ettari della propriet. Considerato un profittatore, non godeva di grande popolarit e necessitava di un po' di privacy. Con quel muro, e due ingressi sorvegliati da guardie, la ottenne.
Agli inizi degli anni Cinquanta mor senza eredi, lasciando in dono Chandler's Court alla sua nazione. La residenza divenne una casa di riposo per reduci gravemente feriti, e poi fu abbandonata. Sul finire degli anni Ottanta trov un nuovo utilizzo e venne trasformata in un laboratorio di ricerca, segretissimo e interdetto al pubblico perch faceva esperimenti su alcune delle pi temute tossine note all'uomo.
Pi recentemente, in occasione dell'avvelenamento con il Novichok del colonnello Sergei Skripal, un ex spia sovietica, e di sua figlia Yulia, fu il laboratorio di Chandler's Court, e non il pi noto di Porton Down, a trovare l'antidoto che salv loro la vita. Per ovvie ragioni, per, sui media il merito venne attribuito all'altro laboratorio.
La grande tenuta di Chandler's Court era rimasta poi inattiva, ma ben mantenuta, seppure non abitata. I laboratori di ricerca erano disseminati nei boschi, come pure le moderne palazzine in cui viveva il personale pi giovane. Solo gli scienziati anziani abitavano fuori dal complesso. C'erano due ingressi, uno per le consegne commerciali e quello principale per gli addetti ai lavori. Entrambi erano sempre presidiati e sorvegliati.
Nel giro di una settimana diverse squadre di artigiani e decoratori, che lavoravano su turni distribuiti sulle ventiquattro ore, ristrutturarono l'edificio e lo riconvertirono a uso abitativo. La famiglia fu accompagnata a visitare la casa e, circa tre settimane dopo l'incontro alla Casa Bianca, si trasfer l.
Il dottor Hendricks aveva convenuto che l'enorme struttura del GCHQ a Cheltenham non sarebbe stata idonea all'Operazione Troia. Troppo grande, troppo caotica e, per Luke Jennings, troppo affollata e minacciosa. Anche lui e i suoi due assistenti si sarebbero trasferiti a Chandler's Court per monitorare l'andamento del programma e guidare il giovane genio che ne sarebbe stato il fulcro.
C'era un unico neo, e sir Adrian era stato testimone di un teso congedo familiare a Latimer, il giorno prima che i Jennings partissero per Chandler's Court. Da un decennio il loro matrimonio era in crisi. I coniugi avevano cercato di proteggere i figli dalla rottura del loro rapporto, ma era diventato sempre pi difficile, quasi impossibile. In breve, volevano separarsi.
Era stato deciso che, durante la sua residenza a Chandler's Court, Luke avrebbe lavorato a incarichi assegnati dal GCHQ. La madre avrebbe vissuto con lui e lo avrebbe assistito nei rapporti con gli altri. Il fratello minore, Marcus, avrebbe frequentato una delle due o tre ottime scuole del posto facilmente raggiungibili. Harold Jennings, invece, non desiderava spostarsi ad abitare l e, ora che il matrimonio era finito, non voleva neppure tornare a Luton per riprendere a lavorare nel vecchio studio.
Quello a cui aspirava colse di sorpresa sir Adrian: l'uomo era intenzionato a emigrare in America per vivere a New York. Si trattava di un sogno che coltivava da anni, fin da quando vi si era recato per partecipare a una conferenza.
Weston aveva accennato di avere dei contatti negli Stati Uniti e che avrebbe potuto assisterlo nel disbrigo delle formalit per i permessi di residenza e di lavoro.
E cos  avvenne, in tempi molto rapidi. Harold Jennings lasci lo studio di Luton e dette le dimissioni dal golf club. La casa fu affidata a un agente immobiliare. A New York ottenne un posto in una societ finanziaria britannica dalle parti di Wall Street, e un buon stipendio. Dopo un periodo iniziale in albergo si sarebbe trovato un appartamento confortevole e avrebbe iniziato la sua nuova vita.
Poi venne il momento degli addii. A un osservatore esterno sarebbe parso uno strano congedo, perch fu distaccato almeno quanto lo era Harold Jennings. Se quell'uomo avesse provato delle emozioni e fosse stato disposto a mostrarle, avrebbe salvato il suo matrimonio anni prima. Ma sembrava che il suo animo fosse arido e freddo come i numeri e i calcoli a cui aveva dedicato la sua esistenza lavorativa.
Si costrinse ad abbracciare i due figli e, infine, la moglie, ma con una certa goffaggine, quasi fossero dei conoscenti a un cocktail party. I ragazzi erano abituati da tempo alla sua freddezza e reagirono a tono.
Marcus, il pi giovane, disse: "Addio, pap, e buona fortuna in America". Parole che suscitarono nel padre un sorriso sgomento e la rassicurazione: "Me la caver".
La mancanza di calore nell'abbraccio tra i genitori chiar perch il mese precedente i soldati avevano trovato letti separati nella loro stanza al primo piano della casa di Luton.
Un taxi aspettava nello spiazzo davanti alla grande casa. L'uomo si conged dalla famiglia nell'atrio, usc e si allontan alla volta dell'aeroporto.
Pi tardi quella sera, sir Adrian pens che non avrebbe mai pi sentito parlare di Harold Jennings.
Si sbagliava.
La mattina seguente Sue Jennings e i suoi figli si trasferirono in una spaziosa suite al primo piano della residenza di Chandler's Court. Odorava ancora di pittura fresca ma il clima era mite per essere l'inizio di maggio e, con le finestre aperte, quel sentore svan in fretta.
Il dottor Hendricks, che era single e viveva da solo, si install nell'ala sud e supervision l'allestimento della sala computer, il cuore dell'Operazione Troia. Tutta l'attrezzatura proveniva dal GCHQ, ed era la migliore disponibile. Altri due tutor presero alloggio negli appartamenti nella foresta, da cui potevano raggiungere a piedi la residenza principale. Marcus Jennings fu iscritto a un'ottima scuola che distava poco pi di sei chilometri.
Luke Jennings ebbe una stanza tutta per s e cominci tutto felice a trasformarla in una esatta copia di quella che aveva allestito nel sottotetto di Luton. Nella sua testa anche il minimo dettaglio doveva essere perfettamente uguale. Un furgone trasport il contenuto della sua vecchia camera nel Warwickshire, di modo che ogni tavolo, ogni sedia, libro e soprammobile potesse essere sistemato proprio come era prima. Il ragazzo si lament persino dell'orologio, perch ticchettava. Lui ne voleva uno silenzioso e lo ottenne.
Il suo umore si risollev. Lo stress, le bizze e le lacrime delle settimane precedenti cessarono. Una volta ripristinato il suo spazio personale, e con il suo computer davanti, cos  come doveva essere, pot riprendere la vita che preferiva: starsene seduto nella semioscurit a vagare per il cyberspazio e a guardarsi in giro.
Nell'estremo Nord della Russia, mollati gli ultimi ormeggi, la possente Admiral Nakhimov usc lenta e maestosa dal cantiere di Sevmash verso il mare che la attendeva. Mentre la pi formidabile nave da guerra del mondo puntava verso nord lasciandosi alle spalle Severodvinsk, dalla loro posizione privilegiata sulla plancia il comandante Denisovich e i suoi ufficiali riuscivano a scorgere in lontananza le cuspidi del vicino porto di Arcangelo e sorridevano, fieri e compiaciuti.
Sotto i loro piedi si estendeva il fiore all'occhiello degli incrociatori classe Orlan, la pi grande nave da guerra del mondo fatta eccezione per le portaerei, una fortezza galleggiante dotata di enorme potenza missilistica. La Nakhimov era lunga ottocentoventisette piedi e larga quasi cento, con una stazza di 24.300 tonnellate e un equipaggio di oltre settecento marinai.
Questi incrociatori russi sono piattaforme mobili armate all'inverosimile, capaci di tener testa a qualunque imbarcazione nemica. La Nakhimov era la pi moderna della sua classe, e ogni sua funzione era computerizzata e gestita con tecnologia touch-screen.
Sott'acqua gli ecoscandagli avrebbero continuamente identificato le cento braccia di profondit e l'avrebbero mantenuta lungo quel limite in modo che non si avvicinasse di pi alla costa a meno che non fosse necessario. Ogni dettaglio della navigazione sarebbe stato trasmesso al ponte di comando su una delle sofisticatissime apparecchiature che gestivano la rotta. E non era tutto.
Molti anni prima, in Occidente, era stato pubblicato un romanzo intitolato La grande fuga dell'Ottobre Rosso. Era il libro d'esordio di Tom Clancy e aveva riscosso grande successo. Raccontava la storia di un capitano della Marina sovietica che decide di disertare e porta con s il proprio sottomarino nucleare. In Unione Sovietica il romanzo era stato immediatamente proibito; solo pochissimi eletti avevano potuto leggerlo, un gruppetto di alti funzionari del governo per i quali la sua trama era un assillo costante.
Nell'URSS le defezioni, soprattutto quelle di funzionari di grado elevato e di ufficiali dell'esercito o dei servizi, rappresentavano un incubo e l'idea che uno di loro potesse scomparire in Occidente portando con s un gioiello dell'ingegneria russa superava ogni peggiore previsione. Il libro di Clancy fu preso molto sul serio dalla Marina sovietica e persino dal Politburo.
Al momento attuale, un'azione del genere era non solo impensabile ma immediatamente scongiurabile. Ogni funzione a bordo della Nakhimov era computerizzata, e poteva essere gestita anche dalla sala comando nel quartier generale della Flotta del Nord, a Murmansk. cos , con la semplice pressione di un tasto, si potevano disabilitare da terra i computer di bordo e riprendere il totale controllo della nave. Questo risolveva definitivamente il problema delle defezioni.
Persino guasti e interferenze erano impossibili. Il suo sistema di navigazione non era il comune Global Positioning System di progettazione americana, il cosiddetto GPS assai noto a chi lo usa per orientarsi sulle strade, ma il GLONASS-K2 di progettazione sovietica, ereditato dallo stato russo e utilizzato soltanto dall'esercito, che ne era il proprietario esclusivo.
Il GLONASS  in grado di determinare la posizione di una nave russa in qualsiasi punto del pianeta con un margine di errore dai dieci ai venti metri, e si appoggia a una costellazione di ventiquattro satelliti orbitanti ai limiti della troposfera. Qualunque hacker cercasse di sabotarlo dovrebbe manomettere cinque diversi satelliti contemporaneamente, cosa chiaramente infattibile.
La rotta del Nakhimov era preordinata. Uscita dal mar Bianco avrebbe puntato a nord fino al mare di Barents e poi a nordovest. Tenendo Capo Nord sul fianco sinistro avrebbe nuovamente virato, entrando nell'Atlantico del Nord, quindi avrebbe piegato a sud lungo la costa della Norvegia. Al comando ci sarebbe sempre stato un timoniere, anche se non era necessario. I computer avrebbero tenuto la nave sull'itinerario prestabilito e lungo la linea delle cento braccia di profondit.
Per cinque giorni fecero esattamente questo.
I ghiacci e il freddo pungente del mar Bianco e del Capo Nord lasciarono spazio a un timido sole. Quando non erano in servizio, i marinai passeggiavano sui ponti e si godevano l'aria frizzante. A sinistra, le montagne che circondavano i fiordi di Troms??, dove nel 1944 la RAF era finalmente riuscita ad affondare la possente Tirpitz, comparivano e scomparivano tra la nebbia. Le isole Lofoten scivolarono via.
A quel punto la Nakhimov avrebbe potuto puntare verso ovest, inoltrandosi nell'Atlantico del Nord, costeggiare le isole britanniche a est mentre solcava il mare in direzione sud per doppiare il capo di Buona Speranza e infine dirigersi a oriente. Ma il suo percorso era stato deciso settimane prima a Mosca dal Vozhd in persona.
Avrebbe proseguito all'interno del mare del Nord, con la Danimarca sul fianco sinistro e la Scozia su quello destro, fino a fare il suo ingresso nella rotta navale pi affollata del mondo: il canale della Manica. Guardando fuori dai vetri del suo ufficio, che davano sui giardini di Alessandro, il Vozhd aveva espresso in maniera molto chiara le sue volont all'ammiraglio capo della Flotta del Nord.
Mentre decine di imbarcazioni l'avrebbero affiancata cercando di deviarla dalla sua strada, la Admiral Nakhimov avrebbe attraversato il canale fino alla strozzatura dello stretto di Dover. E quei dannati inglesi, seduti davanti alle loro finestre panoramiche di Ramsgate, Margate, Dover e Folkestone, avrebbero ammirato la potenza della nuova Russia che gli sfilava davanti, sovrastando le loro teste e la loro ridicola flotta che scortava il possente incrociatore verso sud.
Erano passati otto giorni dalla partenza da Sevmash. I marinai della Nakhimov fissavano la scia spumeggiante lasciata dalla nave. In lontananza, alla loro sinistra, la Danimarca aveva lasciato il posto alla Germania e la Germania ai Paesi Bassi. A destra, ancora invisibili, le piatte zone paludose del Lincolnshire erano nascoste da banchi di nebbia.
In un piccolo appartamento dietro Admiralty Arch squill il telefono. Sir Adrian rispose. Era il dottor Hendricks, tutto trafelato.
"Quest'anno  la seconda volta che mi capita di non credere ai miei occhi" esord. "C' riuscito! Non  possibile, ma il ragazzo ce l'ha fatta! Siamo entrati. Siamo dentro il GLONASS-K2. Cinque satelliti. E adesso viene la cosa pi assurda: non se ne sono neppure accorti."
"Ottimo lavoro, dottore. Resti dov', per favore. Rimanga accanto alla cornetta in attesa di istruzioni. Giorno e notte."
Conclusa la chiamata, sir Adrian ne fece una a sua volta, al quartier generale della Royal Navy, che si trova sotto la periferia di Northwood nella zona nordoccidentale di Londra. Erano stati preavvisati.
"S, sir Adrian."
"Sto venendo a farvi visita. Domani potrebbe essere una giornata intensa."
Diretta, com'era, a prendere il suo posto di nave ammiraglia della Flotta del Pacifico, la Admiral Nakhimov avrebbe potuto facilmente costeggiare le isole britanniche restando a ovest dell'Irlanda, in acque profonde e sicure lontano dalla terraferma. Ma il Vozhd aveva deliberatamente scelto di insultare gli inglesi facendola passare attraverso la Manica e lo stretto di Dover che, nonostante i suoi trentacinque chilometri di larghezza,  uno dei corridoi navali pi percorsi del mondo.
Con due flussi di traffico, uno diretto a nord e l'altro a sud, quel passaggio  regolato da rigide norme per evitare collisioni. Come previsto, con la sua stazza la Nakhimov poteva attraversarlo soltanto tenendosi al centro. Non era la prima volta che una nave da guerra russa si comportava cos , lanciando una deliberata provocazione al Regno Unito.
L'ammiragliato seguiva costantemente lo spostamento dell'incrociatore, scortato da due fregate e da una serie di droni da osservazione partiti dalla base RAF di Waddington. La nave si trovava al largo della costa di Norfolk ma stava rallentando per lasciar trascorrere la notte prima di entrare nello stretto. Si era lasciata alle spalle le secche di Dogger Bank. In base ai dati degli ecoscandagli aveva ancora pi di un centinaio di piedi di profondit sotto la chiglia. La rotta impostata era tale che non si sarebbe mai trovata in acque inferiori a ottanta piedi.
All'alba era di fronte a Felixstowe, nel Suffolk, e diede potenza per raggiungere la velocit di crociera. La Manica incominciava a restringersi e si intravedeva la costa del Belgio. Le radio erano intasate di conversazioni provenienti dai mercantili imbottigliati nell'ingorgo del canale mentre il mastodonte russo infrangeva ogni regola.
Avvicinandosi alla parte meno ampia la nave pieg verso le coste dell'Essex e del Kent all'altezza delle Goodwin Sands. I marinai esperti evitano quelle secche come la peste. Il fondale  terribilmente basso. Ma i computer non lasciavano dubbi. La Nakhimov le avrebbe superate agevolmente pur tenendosi lontana dalle coste francesi.


5.


Era una splendida giornata di primavera. Il sole sorse in un cielo azzurro e privo di nuvole. Gli abitanti pi mattinieri delle citt e dei paesi della costa del Kent nordorientale erano gi alzati e portavano a spasso i cani sulla spiaggia, armati di binocoli e macchine fotografiche. A nord la grande massa grigia dell'incrociatore scivolava attraverso lo stretto di Dover. Il mondo assisteva allo spettacolo, costantemente connesso.
Nella graziosa cittadina di Deal, separata dalle secche quasi invisibili di Goodwin da una piccola laguna navigabile dove i pescatori locali erano soliti raccogliere muscoli e piccoli granchi, i residenti facevano colazione davanti alle finestre che affacciavano sul mare, ignari dell'enorme mostro che puntava lentamente verso di loro.
Sul ponte il capitano Denisovich e i suoi ufficiali osservavano da dietro la plancia le piccole imbarcazioni che fuggivano, virando bruscamente a destra e a sinistra di fronte a loro. Anche il Vozhd, a Mosca, seguiva su un megaschermo le immagini trasmesse in diretta da un aereo noleggiato dalla RT, il canale satellitare di stato precedentemente chiamato "Russia Today", che sorvolava in cerchio la zona.
Quando la Nakhimov cominci a spostarsi impercettibilmente a dritta, il timoniere corresse immediatamente la rotta, ma la nave prosegu per la sua strada.
Oltre la prua gli ufficiali e l'equipaggio potevano vedere i cottage colorati di Deal. Sotto di loro, nella sala macchine, il regime di rotazione delle turbine alimentate dai propulsori nucleari cominci a crescere. Il direttore di macchina immagin che l'ordine venisse dal ponte di comando.
"Cinque gradi a sinistra!" ordin il capitano Denisovich, ma l'uomo al timone stava gi digitando sul monitor per ristabilire la direzione. La prua invece ruot verso Deal e la velocit aument. La Nakhimov si rifiutava di obbedire. L'ufficiale di rotta allontan con una spallata l'addetto alla manovra e prese il suo posto, inserendo le necessarie correzioni. Non accadde nulla.
Pi a nord, a Murmansk, l'ammiraglio a capo della Flotta del Nord osservava incredulo lo schermo a tutta parete.
"Riprendi il comando!" url. Le dita del tecnico che stava al suo fianco volarono sulla console. Se c'era stato un malfunzionamento a bordo della Nakhimov, Murmansk avrebbe ripreso il controllo per riportarla sul percorso prestabilito. La tecnologia russa non poteva fallire.
A Northwood un giovane ufficiale della Royal Navy stava tenendo lo sguardo fisso sul computer mentre impostava le nuove istruzioni di navigazione per l'incrociatore russo. Gocce di sudore gli rigavano il volto. Alle sue spalle, quattro ammiragli fissavano a bocca aperta la TV. Uno di loro mormor: "Cristo!".
Nello stesso momento, a Mosca, il piccoletto dagli occhi di ghiaccio che controllava il paese pi grande del mondo non si era ancora reso conto che qualcosa era andato storto. Lui non era un marinaio. Le facciate colorate delle casette di Deal non avrebbero dovuto trovarsi di fronte alla prua, ma alla sua destra. Davanti alla nave avrebbero dovuto esserci miglia e miglia di acque libere e scintillanti.
Con la bassa marea, i banchi di sabbia di Goodwin sono appena visibili, lambiti dalle acque della Manica, ma con l'alta marea vengono a trovarsi a pi di dieci piedi di profondit. Alle 9:00 GMT, mentre il mondo intero assisteva, i propulsori nucleari della Admiral Nakhimov spinsero le sue 24.300 tonnellate di stazza e i suoi 827 piedi di lunghezza contro quelle secche, a velocit folle.
A poppa, le due eliche gemelle continuarono a ruotare mentre la prua si sollevava per aria. In sala macchine i comandi erano posizionati su "pari indietro tutta" ma quell'ordine non arriv mai all'albero di trasmissione. Fu a quel punto che l'uomo al Cremlino realizz che era successo qualcosa di molto grave e si mise a urlare di rabbia nel silenzio del suo studio.
Quando finalmente la Nakhimov si ferm, i sistemi di controllo vennero ripristinati. Tutto torn a funzionare alla perfezione. I motori ricevettero l'ordine di indietreggiare e le eliche risposero, rallentando fino a fermarsi, per poi ripartire nel verso opposto. All'interno delle secche di Goodwin non ci sono rocce e la sabbia  soffice, ma piuttosto collosa. La met anteriore dell'incrociatore era incastrata e non voleva saperne di muoversi. Dopo una mezz'ora di vani tentativi, il capitano Denisovich spense i motori.
L'incidente era sotto gli occhi meravigliati di centinaia di milioni di persone sparse su tutto il pianeta. Gli abitanti dell'emisfero occidentale si svegliarono, accesero la televisione e videro l'immagine della Admiral Nakhimov immobile riempire lo schermo. Quelli dell'emisfero orientale lasciarono il posto di lavoro proprio mentre la notizia si diffondeva, e si affollarono intorno alle TV, commentando tutti eccitati l'evento. Nessuno riusciva a comprendere come fosse stato possibile, ma era evidentemente accaduto.
In Russia l'inchiesta scatt pochi minuti dopo. Dallo studio privato del capo partirono raffiche di domande dirette a Murmansk, ma il quartier generale della Flotta del Nord non era in grado di fornire una spiegazione logica.
A Washington, il presidente venne svegliato, osserv le immagini che tutti i canali diffondevano e poi cominci a twittare. Fece anche una telefonata a Marjory Graham a Londra.
Il primo ministro inglese, a sua volta, stava cercando di raggiungere sir Adrian che, a bordo della sua auto con autista, stava tornando da Northwood al suo appartamento in Admiralty Arch. Era rimasto in piedi tutta la notte, impegnato a prendere il comando di un incrociatore russo.
A Chandler's Court, il dottor Jeremy Hendricks fissava i monitor nella sala computer e si lasci sfuggire un'imprecazione a mezza voce.
In un'altra ala della residenza, l'adolescente che aveva fornito i codici necessari a compiere quella violazione dormiva della grossa e non era minimamente interessato alla faccenda.
Gli esperti russi impiegarono meno di ventiquattro ore per fare rapporto al Cremlino. Non si era trattato di un guasto. Per quanto fosse inimmaginabile, il loro sistema era stato perforato e, per sette cruciali minuti, era rimasto sotto il controllo di un'entit ostile e sconosciuta.
Il tono della voce che giungeva dallo studio del Cremlino escludeva ogni clemenza. Gli avevano garantito che la loro tecnologia era inattaccabile, con solo una possibilit su un miliardo di essere penetrata. Ci sarebbero state dimissioni a raffica, e procedimenti penali per colpevole negligenza.
A Murmansk i tecnici cominciarono a pianificare la mastodontica operazione necessaria a liberare la massa inerte di acciaio dai banchi di sabbia. Le TV e le radio, che avevano tutte sede a Mosca ed erano controllate dal governo, a mezzogiorno non avevano ancora trasmesso la notizia e si sforzavano di elaborare una versione dell'evento che non risultasse inaccettabile persino per l'accondiscendente pubblico russo. La novit per si stava diffondendo: neppure in una dittatura la voce di internet pu essere repressa a lungo.
Nel suo ufficio, al settimo piano di un palazzo di Yasenevo, l'uomo che dirigeva il Servizio di Intelligence Internazionale della Federazione Russa osservava dalla vetrata panoramica la foresta di betulle che si estendeva sotto di lui. In lontananza si coglieva uno scintillio nel punto in cui il sole primaverile baciava le cupole a cipolla della cattedrale di San Basilio sulla piazza Rossa. Yevgeni Krilov sapeva che la chiamata era imminente, e infatti giunse alle dodici del giorno successivo all'arenamento. L'uomo del l'SVR immaginava anche chi ci sarebbe stato in linea: quello era il telefono rosso. Quindi attravers rapido la stanza e rispose al secondo squillo, rimanendo in ascolto per tutto il tempo della breve conversazione. Poi ordin che gli portassero la sua auto.
Come l'inglese che si stava sistemando in un piccolo appartamento di Londra, anche Krilov aveva iniziato la sua lunga carriera nell'intelligence sotto il comunismo. Era stato pure lui individuato da un talent scout all'universit e sottoposto a innumerevoli colloqui prima di essere arruolato nel KGB.

Tra le persone ammesse insieme a Krilov c'era l'uomo che lo aveva appena chiamato, l'ex agente della polizia segreta che era diventato il padrone di tutta la Russia. Tuttavia, mentre il Vozhd era stato assegnato al Secondo Direttorato Centrale (sezione interni) e inviato a Dresda, nella Germania Est sotto il controllo russo, Yevgeni aveva dimostrato un certo talento per le lingue e si era assicurato un posto nel Primo Direttorato Centrale, l'ufficio che si occupava di spionaggio estero ed era considerato la crme de la crme.
In seguito aveva prestato servizio in tre ambasciate all'estero, due delle quali in paesi ostili, Roma e Londra. Parlava un italiano decente e un ottimo inglese. Come il comandante in capo, quando era venuto il momento aveva poi abbandonato il comunismo senza alcuna esitazione, avendone riconosciuto da tempo le numerose carenze. Per non aveva mai perso l'amore per la Madre Russia.
Krilov non immaginava come fosse potuto succedere il disastro alle secche di Goodwin, n chi ci fosse dietro, ma per ironia della sorte lui e quell'inglese, nel corso delle loro lunghe carriere, avevano gi incrociato le spade una volta.
La sua limousine ZiL entr come sempre nel complesso del Cremlino dal varco Borovitsky, precluso a tutti tranne che agli alti funzionari. Nessun sottoposto poteva viaggiare a bordo di una ZiL, ma nel loro fanatico senso del dovere gli agenti dell'FSO fermarono comunque la vettura di Krilov e lo scrutarono attentamente attraverso i finestrini. Poi sollevarono la sbarra e fecero cenno all'autista di procedere.
Il Vozhd ha tre uffici. Il pi esterno, abbastanza spazioso,  per ricevere le delegazioni; il secondo, di dimensioni ridotte e funzionale,  riservato alle attivit quotidiane, con le bandiere incrociate dietro la scrivania, quella nazionale e quella nera con l'aquila a due teste. In pochissimi poi vengono ammessi nello studio pi piccolo e pi interno, dove si trovano i ritratti di famiglia.  l che Krilov venne ricevuto.
L'uomo che aveva il controllo assoluto del nuovo regime, una Russia dominata dalla criminalit, era livido per la collera. Non riusciva quasi a parlare.
Krilov lo conosceva bene. Oltre a essere coetanei, avevano percorso strade parallele. Sapeva che il Vozhd non aveva mai completamente superato la disgregazione dell'Unione Sovietica, avvenuta durante la permanenza in carica di Michail Gorbaciov. Krilov aveva visto quell'uomo fremere di rabbia mentre l'impero veniva smantellato e umiliato, e la sua amata Madre Russia travolta dagli scandali. Non era stato lui a tradire il comunismo, semmai il contrario: il comunismo aveva tradito il suo paese. Il Vozhd era tornato in patria subito prima della riunificazione delle due Germanie. Poi aveva scalato i ranghi della struttura amministrativa nella sua natia San Pietroburgo, quindi era passato a Mosca. Nella capitale aveva legato la propria carriera alla stella di Boris Eltsin, restando attaccato al vecchio ubriacone fino a diventare il suo braccio destro.
Tutti sapevano che non provava alcun rispetto per quel senescente alcolista, ma era riuscito a manipolarlo al punto che, quando si era dimesso per ritirarsi a vita privata e morire in pace, il presidente lo aveva nominato suo successore.
Durante gli anni di governo di Eltsin, l'attuale capo aveva assistito con rabbia alla sistematica spoliazione della sua terra natia, derubata di tutte le sue risorse minerarie e naturali e consegnata da funzionari corrotti nelle mani di opportunisti e malavitosi. Allora per non aveva modo di impedirlo. Ottenuta la presidenza, invece, aveva imparato a conoscere e a comprendere i tre pilastri del potere in Russia, che non erano cambiati dai tempi degli zar.
Al diavolo la democrazia. Era una finzione, una farsa, e comunque il popolo non la voleva per davvero. Se riuscivi a creare un'alleanza tra il governo, con la sua polizia segreta, i detentori della ricchezza e la criminalit organizzata potevi governare il paese per sempre. E lui lo fece.
Controllando l'FSB, la nuova polizia segreta, eri in grado di far arrestare, incriminare, processare e condannare chiunque ti ostacolasse. Questo tipo di potere ti garantiva la vittoria di qualunque elezione, truccandola se necessario; e significava che i media avrebbero fatto e pubblicato quel che gli veniva ordinato, mentre la Duma, il parlamento, avrebbe approvato qualsiasi legge in tuo favore. Aggiungici le Forze Armate, la polizia e la magistratura, e il paese era tuo.
In quanto al secondo pilastro, mettere le mani su grandi ricchezze era facile. L'ex agente della polizia segreta poteva anche essersi indignato nel vedere il suo paese spogliato delle proprie risorse, ma non ebbe alcuna esitazione a unirsi all'emergente rete di oligarchi miliardari. Yevgeni Krilov era consapevole di trovarsi al cospetto dell'uomo pi ricco di Russia e forse del pianeta. Nessuno all'interno della nazione concludeva un affare, fosse anche per un solo rublo, senza pagare una percentuale al capo supremo, magari attraverso una complicata rete di prestanome e societ di comodo.
Il terzo pilastro, infine, era quello rappresentato dagli spietati "ladri nella legge", che esistevano fin dai tempi degli zar e avevano gestito su tutto il territorio con grande successo i campi di lavoro, i terribili Gulag. Nell'era del post comunismo, la societ parallela dei Vory v Zakone si era diffusa nella maggior parte delle metropoli del mondo, in particolare a New York e Londra, dove aveva aperto grandi e redditizie succursali. Certi soggetti risultavano molto utili per svolgere il lavoro sporco, una disciplinata somministrazione di violenza dove e quando era necessaria.
La conversazione tra i due fu rapida, le istruzioni concise. Il Vozhd non dovette neppure nominare la Admiral Nakhimov.
"Non  stato un incidente e neppure un malfunzionamento.  stato un sabotaggio, questo  evidente. Chiunque ci sia dietro " e io sospetto dei nostri nemici inglesi " ha inflitto un'immensa umiliazione al nostro paese. L'intero pianeta sta guardando la nostra nave arenata su un banco di sabbia in Gran Bretagna. Esigo una vendetta. La affido a te. Dovrai fare tre cose: scoprire chi  stato; trovarlo; eliminarlo. Puoi andare."
Krilov aveva ricevuto i suoi ordini. Mentre i pi potenti rimorchiatori della flotta russa e della marineria mondiale si accingevano a partire alla volta della Manica, lui se ne torn a Yasenevo per cominciare una caccia all'uomo.
Nell'attivit di spionaggio raramente le cose sono cos  semplici, ma Yevgeni ebbe un colpo di fortuna. Mentre a Yasenevo le nuove disposizioni venivano trasmesse ai piani bassi, un archivista dotato di grande spirito di osservazione si ricord di un dettaglio, una notizia di poco conto proveniente da Washington. Per ragioni sconosciute, qualche settimana prima il governo americano aveva formulato una richiesta per l'estradizione di un hacker alla Gran Bretagna. Qualche giorno dopo, sempre per motivi ignoti, l'aveva ritirata. Poteva non voler dire nulla, immagin Krilov, ma anche nel mondo dell'intelligence " che una volta il veterano della CIA James Angleton aveva definito un "deserto di specchi" " due pi due faceva ancora quattro. Come era possibile che fossero saltati fuori due hacker nel giro di un solo mese? Richiese il fascicolo.
C'era davvero poco da aggiungere alle informazioni frammentarie giunte dall'ufficio del procuratore generale, se non che il criminale in questione si chiamava Luke Jennings e veniva da Luton.
Yevgeni Krilov gestiva due reti di agenti nel Regno Unito. Una era ufficiale e si trovava all'interno dell'ambasciata russa, o meglio, quanto ne restava era l dopo le espulsioni seguite al caso Skripal. Si stava infatti provvedendo alla sua ricostruzione. Alla guida era stato messo Stepan Kukushkin, fresco di nomina e presunto assistente del consigliere commerciale, una finzione che probabilmente non ingannava nessuno.
L'altra rete di spie invece era composta da "illegali" o "dormienti", che passavano per veri cittadini britannici e parlavano perfettamente l'inglese. A capo di questa c'era un uomo che si spacciava per un negoziante del West End di Londra, chiamato Burke. Il suo vero nome, per, era Dmitri Volkov.
Ci sono due categorie di infiltrati dormienti. Alcuni sono nati e cresciuti nei paesi che ora sono pronti a tradire. Possono facilmente passare per indigeni perch  proprio questo che sono. Per quanto riguarda le motivazioni che li guidano, ne hanno diverse.
Ai tempi della Guerra fredda, tra coloro che all'Ovest tradivano la loro patria c'erano soprattutto ferventi comunisti, per i quali il desiderio di veder trionfare ovunque quel modello di societ era pi forte della lealt verso il proprio paese. Sull'altro lato della Cortina di ferro, invece, chi sceglieva di collaborare con gli occidentali era quasi sempre spinto dalla disillusione, per non dire dalla profonda avversione, nei confronti delle dittature comuniste sotto cui era nato. C'erano anche altre ragioni: avidit, risentimento per un torto subito, desiderio di ricevere un appoggio nella fuga verso una vita migliore. Ma i pi erano animati dalla speranza di veder cadere un regime che disprezzavano. Di solito offrivano i loro servigi una tantum in cambio di un aiuto per scappare, ma venivano convinti a restare come agenti sul territorio finch non si erano guadagnati la libert.
L'altra categoria di spie  formata da tutt'altro tipo di patrioti, infiltrati a proprio rischio e pericolo. Conoscendo a fondo la lingua e la cultura del paese di destinatazione, sono in grado di fingersi nativi continuando a operare per la causa della loro vera patria. Vengono definiti "illegali" o "dormienti".
Alcuni si limitano a passare regolarmente le informazioni che reperiscono sul posto di lavoro. Generalmente si tratta di notizie di scarso rilievo, la cui trasmissione comporta pochi rischi. Questi agenti, per, devono essere "assistiti" o "gestiti", cio hanno bisogno di un canale sicuro e collaudato attraverso il quale passare i dati raccolti perch giungano al quartier generale dell'intelligence del loro paese d'origine.
Questa era per esempio la funzione della spia dormiente all'interno del dipartimento di Giustizia statunitense, che aveva notato l'annullamento immotivato della richiesta di estradizione di un giovane britannico di nome Luke Jennings, abitante in una citt chiamata Luton e accusato di aver violato computer americani supersegreti.
Altri agenti simili vengono tenuti in loco senza che si facciano in alcun modo notare, e si fa ricorso a loro solo ogni tanto, per una missione, una particolare incombenza, o un lavoro investigativo. Ed era proprio questo il ruolo che sarebbe stato chiamato a svolgere Dmitri Volkov, in ottemperanza agli ordini di Krilov.
Due giorni dopo, l'agente Volkov, ovvero Mr Burke, not un piccolo annuncio al solito posto sul solito giornale. Conteneva la consueta frase innocua usata per convocarlo a Mosca. Chiuse il negozio e part verso est, passando per tre diversi paesi dell'Unione Europea aderenti agli accordi di Schengen e perci privi di controlli alle frontiere. Dopo venti ore di viaggio arriv come turista all'aeroporto di Sheremetyevo. Sul taxi che lo portava in centro tir fuori il passaporto russo.
L'incontro fu breve e si svolse in citt, per evitare che qualcuno al quartier generale di Yasenevo potesse riconoscerlo. Aveva lavorato l, un tempo, e c'erano ancora dei suoi colleghi. La prudenza non era mai troppa.
Krilov pass al suo agente nel Regno Unito tutte le informazioni che aveva. L'obiettivo era di Luton, cognome Jennings, un probabile genio del computer. Lui doveva scoprire dove si trovava. Nel giro di ventiquattro ore, Mr Burke stava gi tornando nella capitale inglese con le sue istruzioni. Niente veniva messo per iscritto o comunicato via radio e meno che mai via internet.
Mentre rientrava nel Regno Unito, Dmitri Volkov " una vita da spia, un veterano " si mise a riflettere sull'ironia del fatto che, con tutte quelle moderne tecnologie, alla fine per non avere problemi era necessario ricorrere ai vecchi metodi, e cio a un incontro di persona. Si chiese anche chi avrebbe utilizzato tra la ventina di dormienti a sua disposizione. La sua scelta ricadde su quattro, tutti cittadini britannici. Ognuno di loro non avrebbe dovuto sapere degli altri tre. Tutti avrebbero fatto rapporto direttamente a lui con innocue telefonate.
Il primo avrebbe individuato quale famiglia Jennings comprendeva un Luke e scoperto dove vivevano o avevano vissuto nel caso si fossero trasferiti. Stop. Volkov avrebbe passato questi dettagli al secondo uomo, che avrebbe indagato sulla casa. Se era vuota, avrebbe potuto fingersi interessato all'acquisto e fare domande all'agente immobiliare e magari ai vicini. Il terzo dormiente avrebbe investigato sulla vita sociale dell'obiettivo. Il quarto sarebbe rimasto nella sua stanza d'albergo in attesa nell'eventualit che ci fosse bisogno di lui.
Aveva deciso di procedere cos  per ragioni di sicurezza. Un'unica persona che fa domande in giro per la citt avrebbe potuto essere notata, soprattutto se anche il controspionaggio britannico si stava interessando a Luke Jennings.
Due giorni dopo, spostandosi su diverse auto dai piccoli alberghi in cui erano alloggiati, i quattro prescelti arrivarono a Luton. Avevano ricevuto l'ordine di muoversi in fretta.
L'agente A aveva il compito di dare un'occhiata al registro elettorale, che nel Regno Unito  un documento pubblico comprendente anche gli indirizzi, spesso studiato a fondo dai politici delle circoscrizioni. L'uomo fece rapporto nel giro di un giorno. In citt c'erano nove famiglie Jennings, ma solo una comprendeva una persona di nome Luke. Aveva diciott'anni ed era stato inserito sul registro elettorale poco dopo la data del compleanno. Dai documenti risultava abitare ancora con i genitori. C'era infatti un indirizzo per tutti i tre aventi diritto al voto. Due genitori, Harold e Sue, e il giovane Luke.
L'agente B ricevette l'ordine di passare davanti alla casa, senza fermarsi. Nel giardino un cartello annunciava che era in vendita. C'era il nome dell'agente immobiliare. Allora B and da lui e prese un appuntamento per visitarla il giorno dopo.
Durante il sopralluogo vide che l'abitazione era stata svuotata e ripulita da professionisti. Non era rimasta neppure una busta, una vecchia bolletta, n una fattura che potesse indicare dove si era trasferita la famiglia. Finch non apr il ripostiglio sotto le scale. Aveva insistito per guardare dappertutto e nel piccolo antro, contro il muro, trov un vecchio tee dimenticato. Era possibile che quello stanzino avesse un tempo ospitato delle mazze da golf, magari del padre.
Il giorno seguente entr in azione l'agente C. A Luton ci sono tre golf club. Dalla sua stanza d'albergo il russo chiam il primo, poi il secondo. E l fece centro. Le sue argomentazioni erano assolutamente insospettabili.
"Scusi, mi chiedevo se lei potesse aiutarmi. Mi sono appena trasferito e sto cercando di rintracciare un vecchio amico che vive qui. Tempo fa mi ha mandato il suo biglietto da visita ma io, come uno scemo, l'ho perso. All'epoca mi aveva detto di essersi iscritto a un fantastico circolo del golf. Non  che per caso siete voi? Il mio amico si chiama Harold Jennings."
All'altro capo c'era la vicesegretaria.
"In effetti risulta un Harold Jennings nel nostro archivio. Che sia lui?"
"S, dev'essere lui. Non  che avrebbe il suo numero di telefono?"
Si trattava di un fisso, ed era stato disattivato. Doveva essere quello della casa che avevano lasciato. Non che avesse pi importanza. L'agente C si rec al golf club.
Scelse l'ora di pranzo, domandando di parlare con il segretario e si inform sulla possibilit di iscriversi.
"Potrebbe essere fortunato, signore" gli rispose quello, affabile. "Di solito siamo al completo, ma di recente abbiamo perso un paio di soci. Uno  salito in cielo alla grande diciannovesima buca e il secondo credo sia emigrato. Lasci che l'accompagni al bar e la presenti agli altri mentre vado a controllare."
Il bar era pieno di gente allegra. I membri arrivavano dalla diciottesima buca a gruppetti di due e di quattro e, dopo aver lasciato l'attrezzatura nello spogliatoio, ordinavano qualcosa da bere prima di mangiare. Il russo cominci a girare tra di loro. Il discorsetto era sempre lo stesso.
"Mi sono appena trasferito da Londra. Avevo un amico che era iscritto qui da voi. Harold Jennings. C' ancora?"
Toby Wilson era seduto al bancone del bar e il suo grosso naso coperto di venuzze faceva supporre che fosse un frequentatore assiduo.
"C' stato, fino a un mese fa. Ha intenzione di segnarsi? Bravo. S, Harold se n' andato,  emigrato. Le spiace se bevo qualcosa? Un Gin tonic. Grazie."
Il barman lo conosceva bene. Il bicchiere spumeggiante arriv prima ancora che l'altro fosse vuoto. Il segretario torn con i moduli da riempire. L'agente C lo assecond, tanto non lo avrebbero mai trovato: l'indirizzo che diede era completamente inventato. Si trattava solo di una formalit, spieg il segretario. Sarebbe stato sottoposto al consiglio, ma lui non vedeva alcun problema per un amico di Harold Jennings, con un handicap di dieci. Nel frattempo poteva offrigli qualcosa? Quindi l'uomo fu chiamato altrove e il russo torn a parlare con Toby Wilson.
"S, che cosa triste. Il suo matrimonio  andato a rotoli. E guardi, la moglie me la sarei presa volentieri io. Un vero schianto."
"Sue, giusto?"
"Esatto. Ragazza fantastica. Comunque si sono separati e lui  andato a New York. Un bel lavoro, un bell'appartamento, una nuova vita. A sentire quel che mi dice."
"Allora siete rimasti in contatto?"
"Mi ha chiamato l'altro giorno."
Un'ora pi tardi l'agente C aiut quello stesso uomo a salire in macchina e durante tale manovra un cellulare pass dalla tasca di Wilson a quella del russo.
Quando pi tardi fece rapporto a Dmitri Volkov, fu in grado di fornire informazioni molto utili. Se l'hacker era il ragazzo, lui e la madre erano definitivamente spariti da Luton. Se per c'era qualcuno che poteva sapere dove si trovavano, quello era il padre. Ora stava a New York, ma l'agente aveva il suo numero di telefono.
L'SVR aveva una rete di spie nella Grande Mela e, con le moderne tecnologie di tracciamento, un numero di telefono equivale a un indirizzo. Perci contattarono subito la colonia di gangster russi a New York.


6


Quella mattina di met maggio non c'era niente di insolito nel cassonetto dell'immondizia di quella squallida viuzza di New York, a parte la gamba che penzolava fuori dal bordo.
Se il contenitore fosse stato vuoto, il corpo sarebbe finito sul fondo, nascosto alla vista per giorni o magari settimane. Invece no. E se il proprietario di un appartamento sopra la strada avesse guardato gi, avrebbe potuto vedere l'arto del cadavere sporgere fuori, ma non c'erano nessun appartamento.
Il cassonetto si trovava su un terreno abbandonato e usato come discarica, raggiungibile da un misero vicolo di Brownsville, non lontano da Jamaica Bay, a Brooklyn. La stradina era fiancheggiata da vecchi magazzini inutilizzati; tutta la zona era un'area industriale degradata. L'unico motivo per cui l'agente di pattuglia aveva visto la gamba era perch si era addentrato l per urinare.
Si tir su la cerniera e chiam il suo collega. I due giovani rimasero a fissare l'arto, poi azzardarono un'occhiata all'interno. Il resto del corpo giaceva supino: un uomo bianco di mezza et, che fissava il cielo con gli occhi vuoti della morte. Il secondo agente chiam la stazione di polizia locale, dopodich scatt la solita routine.
Dopo essersi accertati che il soggetto era effettivamente morto, i due uomini di pattuglia lo lasciarono stare. Era una questione di competenza dei detective e del medico legale. In attesa del loro arrivo, perlustrarono l'area circostante e, in un vicino magazzino, maleodorante e vuoto, eccetto per la spazzatura sparsa qua e l, uno di loro scopr delle corde fissate a dei tubi di riscaldamento. Pareva " e il dottore lo avrebbe confermato osservando le abrasioni prodotte dalle funi sui polsi del cadavere " che la vittima fosse stata legata alle tubature per essere picchiata.
Arriv una berlina senza contrassegni e si inoltr con cautela nel vicolo disseminato di rifiuti. Ne scesero due detective che si unirono ai poliziotti e diedero un'occhiata al corpo. Poi giunse una squadra dell'Anticrimine a isolare l'area intorno al cassonetto. Il nastro avrebbe impedito l'accesso ai passanti, ma non c'era nessuno. I farabutti che avevano compiuto quel crimine avevano scelto bene il luogo.
Il medico legale, quando si present, impieg pochissimo tempo a dichiarare la morte, presumibilmente per omicidio, e ad autorizzare la rimozione del cadavere. I suoi uomini lo tirarono fuori, lo stesero su una barella, lo caricarono sul furgone e lo portarono via. Fino a quel momento il dottore era stato in grado soltanto di accertare che il corpo era completamente vestito ma privato degli oggetti di valore. Aveva dei segni ai lati del naso, per non aveva occhiali con s. Furono trovati pi tardi nel magazzino, vicino alle corde. Come pure un fazzoletto.
Su un dito c'era il segno di un anello con sigillo, ma dell'anello nessuna traccia. Tutte le tasche erano vuote. Niente portafoglio, niente documenti. Un esame pi accurato sarebbe stato condotto all'obitorio.
Fu l che il medico legale, mentre rimuoveva gli indumenti dal cadavere, not altre due cose strane. Sul polso sinistro c'era un segno circolare, ma niente orologio. E cosa ancor pi strana, le etichette degli indumenti indicavano che non erano americani. Gli abiti sembravano inglesi. Al dottore prese un accidente. Un turista morto, rapito e ucciso nei bassifondi era una pessima notizia. Chiam uno dei detective anziani dai piani alti.
Per il resto, fu facile stabilire la causa del decesso. Arresto cardiaco. La vittima aveva ricevuto un violento pugno alla faccia. Il colpo gli aveva rotto il naso e c'era del sangue rappreso nelle narici e intorno alla bocca. Era stato pestato anche al plesso solare. Una volta aperta la cavit toracica, fu evidente che la vittima aveva il cuore debole, anche se poteva non esserne a conoscenza. Il trauma cui era stata sottoposta " lo spavento, il dolore, le botte " gli aveva provocato un arresto cardiaco.
Il detective al suo arrivo esamin le etichette degli abiti. Jermyn Street. Non si trovava a Londra? Il morto era un uomo di mezza et. Un tantino sovrappeso, ma non obeso. Mani morbide. Ordin che gli ripulissero il viso per fotografarlo. E ovviamente che gli prendessero le impronte digitali, e un campione di DNA. Se era un inglese ed era arrivato da poco, doveva aver passato i controlli all'immigrazione, probabilmente all'aeroporto Kennedy.
Quello che il detective Sean Devlin voleva era un nome. La vittima risiedeva in citt? Stava in un albergo nei quartieri alti? A casa di amici? Oltre ai vestiti londinesi c'erano altre stranezze. Non pareva una rapina finita male. I ladri saltavano addosso alla vittima, la colpivano, la immobilizzavano, la derubavano e scappavano. Quell'uomo invece era stato portato l, in quel quartiere degradato, da un luogo lontano, legato alle tubature e picchiato. Perch? Per vendetta? Per estorcergli informazioni?
Ottenute le foto, Devlin le inser nei database di tre agenzie federali: l'Immigration and Customs Enforcement, noto semplicemente come ICE, che si occupava del controllo della sicurezza alle frontiere e dell'immigrazione; l'onnipresente Department of Homeland Security, il dipartimento della Sicurezza interna; e ovviamente il Bureau, l'FBI. Pass un giorno, ma poi grazie al riconoscimento facciale arriv un riscontro. Il distretto di Brownsville, a cui il detective era assegnato, si riemp all'improvviso di agenti federali. Il defunto risiedeva in America, dove era giunto da poco, e si trovava sotto la protezione dell'FBI. La situazione stava diventando imbarazzante, non tanto per Devlin, quanto per il Bureau, fino ai piani alti dell'ufficio di New York.
Dai loro archivi risultava che Harold Jennings aveva ottenuto il permesso di trasferirsi nella Grande Mela e che il lungo iter burocratico era stato accelerato proprio dai loro uffici come favore al primo ministro britannico, tramite Scotland Yard. Ovviamente quest'ultima doveva essere informata, con tanto di scuse.
Anche sir Adrian Weston venne contattato e si rec a Chandler's Court per comunicare la notizia a Sue Jennings e ai suoi due figli. Il pi piccolo, Marcus, scoppi a piangere; il pi grande prese nota della morte del padre come se fosse una delle tante nozioni che immagazzinava.
La donna chiese che il corpo del marito fosse rimpatriato per poter essere sepolto in Inghilterra. Glielo promisero. Il consolato britannico a New York fu incaricato di coordinarsi con l'FBI in modo che si potesse procedere appena il cadavere fosse stato rilasciato.
Sue accenn anche a un orologio che desiderava indietro. Aveva un valore sentimentale. Spieg che era un Rolex Oyster d'oro. Lo aveva regalato al compagno per la loro decima ricorrenza di matrimonio e c'era incisa una dedica sulla cassa: A HAROLD CON AMORE DA SUE, PER IL NOSTRO DECIMO ANNIVERSARIO.
Da New York risposero che non era stato trovato alcun orologio ma che la caccia ai killer era in corso. Inoltre la polizia avrebbe emesso un avviso di ricerca per un Rolex d'oro recante quell'incisione. Alle agenzie di pegni e alle gioiellerie venivano regolarmente inviati gli elenchi della merce rubata. In questo caso, per, non si ottennero risultati.
Sir Adrian era preoccupato per quanto accaduto. Pareva una coincidenza troppo strana. Se Mosca era riuscita a collegare il disastro della Admiral Nakhimov al Regno Unito, aveva agito incredibilmente in fretta. E questo era preoccupante. Chiam l'FBI e chiese di parlare con il detective assegnato al caso.
Grazie al Bureau fece una lunga chiacchierata con Sean Devlin, il quale gli forn tutto il suo aiuto, ossia non molto. Poi, per una settimana, le indagini languirono.
Il giorno in cui il corpo rinvenuto nel cassonetto a New York venne identificato come quello di Harold Jennings, otto dei pi potenti rimorchiatori oceanici si ritrovarono nello stretto di Dover per agganciare l'incrociatore arenato. Cavi d'acciaio spessi quanto il polso di un uomo serpeggiavano dalle loro poppe fino al leviatano immobile. Quando la marea primaverile raggiunse il culmine, tirarono tutti assieme. Le due grandi eliche della Nakhimov rimescolarono tonnellate di sabbia sotto la poppa. Centimetro dopo centimetro, metro dopo metro, la nave scivol via dalle secche di Goodwin fino a ritrovarsi in acque profonde.
Per dieci giorni quel mastodonte era stato un'attrazione turistica. Lungo la costa del Kent, intraprendenti proprietari di imbarcazioni avevano organizzato escursioni nello specchio di acque tranquille tra le secche e la riva, noto come The Downs. I visitatori scattarono milioni di foto, solitamente selfie di loro stessi in piedi, sorridenti, con l'incrociatore sullo sfondo.
Una volta liberato il mostro, gli otto rimorchiatori sganciarono i cavi e se ne tornarono alle loro basi: i russi partirono alla volta del Baltico, mentre gli olandesi e i francesi che erano stati chiamati in loro aiuto rientrarono nei rispettivi porti. La Nakhimov, per, non prosegu il suo viaggio verso la Russia orientale. Aveva bisogno di un controllo allo scafo. Una volta ripresa la navigazione punt verso nord, di nuovo diretta a Sevmash, in perfette condizioni. Per gli abitanti del Kent lo spettacolo era finito. Il Cremlino non era dello stesso avviso.
Spesso, nelle indagini di polizia, la svolta " quando arriva "  dovuta a un colpo di fortuna.
A New York fu arrestato un rapinatore che portava al polso un Rolex d'oro recante un'incisione sulla cassa. Era di origini russe.
Nella Grande Mela ci sono 600.000 russi, met dei quali vive e lavora nella zona nota come Brighton Beach.  un quartiere che si trova nella parte meridionale di Brooklyn e occupa anche un tratto di costa della penisola di Coney Island. Ospita una malavita particolarmente attiva e violenta costituita da parecchie gang assai note. La polizia cittadina ha un reparto composto da numerosi agenti che parlano russo e si occupano esclusivamente di Brighton Beach e delle sue bande.
L'uomo arrestato si chiamava Viktor Ulyanov ed era chiaro che non aveva nessuna intenzione di parlare. Si trattava di un delinquente di mezza tacca, un poveraccio che vivacchiava ai margini della criminalit organizzata.
Aveva tentato una rapina in solitaria nel Queens, a chilometri di distanza da casa, scegliendo un uomo d'affari dall'aria molto perbene che camminava lungo una bella strada alberata. Quella purtroppo non era la giornata fortunata di Viktor. Il tizio di mezza et da giovane aveva gareggiato per gli Stati Uniti alle Olimpiadi di Atlanta come pugile nella categoria mediomassimi, e il suo destro era ancora una potente combinazione di muscoli e ossa.
Prima che Ulyanov potesse tirar fuori il coltello, la sua mascella aveva fatto conoscenza con il gancio della sua vittima, e lui si era risvegliato a terra, sul marciapiede, circondato da una foresta di pantaloni blu. Alla stazione di polizia lo avevano pure preso in giro, tanto che si era chiuso in un rancoroso mutismo. Prima di condurlo in cella gli avevano confiscato tutti gli effetti personali.
Ai piani alti, una giovane recluta assai sveglia vedendo l'orologio d'oro si ricord di un avviso diramato una settimana prima in cui si parlava di un oggetto simile di propriet di un inglese ucciso. Sottopose la questione all'attenzione del suo sergente e fu adeguatamente elogiato per il suo spirito di osservazione. Poi la cosa pass nelle mani del detective che avvert l'FBI.
Quando rientr a Chandler's Court dopo il funerale del marito celebrato in una chiesa vicina, a Sue Jennings venne mostrata una foto dell'orologio e lei conferm che era quello del defunto. A New York, Ulyanov fu informato che le accuse contro di lui erano passate da aggressione a omicidio di primo grado.
A quel punt gli torn la memoria. Era stato reclutato da una banda incaricata di rapire l'inglese, ma solo all'ultimo minuto, perch un membro della gang aveva litigato con gli altri. Erano cinque in tutto, e si trattava di un lavoro su commissione. Non avevano idea di essere stati assoldati da un agente russo che lavorava per l'SVR di Mosca.
Il lavoro consisteva nel suonare il campanello di un appartamento del Queens e, una volta che l'unico occupante fosse venuto ad aprire, costringerlo a uscire sotto la minaccia di una pistola facendolo salire su un furgone. Era esattamente cos  che era andata, con l'uomo terrorizzato che aveva obbedito agli ordini. Era buio, quasi mezzanotte, e nessuno si era accorto di nulla.
Seguendo le indicazioni ricevute, erano arrivati a un magazzino vuoto in un postaccio non lontano da Jamaica Bay e avevano legato l'uomo in lacrime a delle tubature, accingendosi a portare a termine l'incarico. Le istruzioni erano semplici. Strapazzarlo un po' e fargli una semplice domanda: "Dove si trova tuo figlio?".
Le cose per avevano preso una brutta piega. Al secondo pugno, sferrato dal capo della banda, l'inglese era stato preso dalle convulsioni, aveva strabuzzato gli occhi e si era accasciato. Pensando che avesse perso i sensi, avevano cercato di rianimarlo. Ma il tizio era morto. A parte ripetere mille volte "Vi prego" non aveva detto altro. A quel punto si erano preoccupati pi per la reazione del loro capo che per il cadavere.
Tre di loro erano usciti a cercare un posto dove gettare il corpo. Ulyanov era rimasto dentro con il quarto per slegare la vittima e controllare se aveva addosso qualcosa di valore. L'altro russo si era preso l'anello col sigillo e il portafogli, Ulyanov invece l'orologio, che si era ficcato nella tasca dei pantaloni. Solo dopo lo aveva indossato, al posto del Timex da quattro soldi.
Seduto davanti ai due detective dagli occhi d'acciaio, il ladro sapeva che se avesse fatto il nome dei suoi compari sarebbe stato un uomo morto. Per questo rimase di stucco quando gli offrirono un accordo ben diverso. In realt gli investigatori erano coscienti che un'accusa di omicidio non avrebbe retto, per cui gli dissero che erano interessati a una sola cosa e che se lui avesse risposto, forse, l'avrebbero lasciato andare. Cosa aveva detto l'inglese prima di morire?
Viktor Ulyanov ci pens su. Rispondere non lo avrebbe messo nei guai. Soprattutto con il rischio di una condanna sopra i vent'anni.
"Non ha detto niente."
"Niente? Proprio niente?"
"Neppure una parola. Dopo il secondo pugno  soffocato ed  schiattato."
I detective avevano quello che stavano cercando. Passarono l'informazione alla sede dell'FBI di Washington, che a sua volta la trasmise a Londra.
Il decesso improvviso di Harold Jennings e le rassicurazioni del dipartimento di polizia di New York sul fatto che l'uomo non aveva pronunciato una sola parola a proposito del figlio e, cosa pi importante, che non aveva rivelato dove si trovava, furono per sir Adrian un sollievo. Ma solo in parte.
C'era un'altra domanda che lo assillava: com'era possibile che i russi fossero venuti a conoscenza del nome Jennings, trovando Harold a pi di cinquemila chilometri di distanza? In qualche punto " non aveva idea dove " c'era stata una fuga di notizie.
Era ovvio che Mosca non avrebbe giustificato l'umiliazione subita a livello planetario attribuendola alla sfortuna. A prescindere dalla loro tradizionale paranoia, avrebbero capito che i loro computer erano stati violati. Analizzando il traffico informatico a bordo della Nakhimov e sul database di Murmansk avrebbero scoperto che c'era stato un attacco hacker perfettamente riuscito e cos  ingegnoso da passare inosservato. Perci sarebbe partita una colossale inchiesta. E sir Adrian immaginava a chi sarebbe stata affidata.
Succede, tra i fuoriclasse dell'intelligence. Si studiano come i giocatori di scacchi. Il loro scopo  fregare l'avversario, non ucciderlo. Gli omicidi li lasciano compiere agli uomini in tuta mimetica. Lo scacco matto d pi soddisfazioni. Sir Adrian aveva indossato sia la divisa dei par sia il completo scuro della Ditta.
Pur essendo molto pi vecchio dell'uomo a Yasenevo, quando era vicedirettore dell'MI6 aveva notato l'astro nascente dell'SVR. A quei tempi Yevgeni Krilov si era dimostrato scaltro e tenace alla guida della Sezione Europa Occidentale, e nella sua lunga carriera non era stato da meno. La sua ascesa era proseguita finch non era arrivato all'ufficio al settimo piano.
Si dice che durante la campagna del Nordafrica, nel corso della Seconda guerra mondiale, il generale britannico Bernard Montgomery passasse ore nel suo caravan a fissare la foto del suo nemico, il tedesco Erwin Rommel, cercando di intuire quale sarebbe stata la sua mossa successiva. Sir Adrian aveva tenuto un fascicolo su Krilov. Anche quello conteneva un ritratto. Torn dai suoi colleghi a Vauxhall Cross e, in nome dei vecchi tempi, ebbe accesso a un ufficio chiuso dove poter studiare quella documentazione.
Alla fine degli anni Novanta, il russo aveva passato due anni alle dipendenze del rezident dell'SVR presso l'ambasciata sovietica a Londra. La sua non era una posizione ufficiale, fingeva di essere un innocuo, giovane attach culturale, ma gli inglesi sapevano benissimo chi era in realt.
In quella strana danse macabre che  lo spionaggio  normale che agenti di schieramenti opposti si ritrovino a conversare amabilmente ai vari cocktail party offerti dalle ambasciate, e brindino fingendo di essere gioviali diplomatici, mentre dietro la maschera pensano a come battere in astuzia l'avversario e distruggerlo. Weston era convinto di aver incrociato l'allora giovane spia a uno di questi ricevimenti dato dai russi.
Quello che non sapeva era che c'era stato anche un incontro mancato. Era successo a Budapest, quando lui non si era presentato all'appuntamento con un colonnello russo defezionista perch aveva avuto la sensazione che la sua copertura fosse saltata. In seguito aveva scoperto di averci visto giusto. Il colonnello aveva rivelato ogni cosa sotto tortura prima di essere giustiziato. Poich il traditore era un russo, l'??VO, la polizia segreta ungherese, aveva invitato un uomo dell'ambasciata sovietica perch fosse presente alla cattura dell'agente britannico. Budapest era la terza sede straniera assegnata a Krilov. Se n'era rimasto a bordo dell'auto dell'??VO in attesa della spia britannica, che per non si era presentata.
Mentre lasciava Vauxhall, il presentimento di sir Adrian divenne una certezza. Yevgeni Krilov non era passato dallo status di portaborse a quello di alto funzionario dell'SVR senza un perch. Doveva essere lui l'uomo incaricato di scovare il superhacker.
Mosca era in possesso anche di due nomi: Jennings e Luton. Weston non aveva capito come ci erano arrivati, ma non aveva pi importanza. La famiglia Jennings non abitava pi l. Inoltre lui aveva tutte le ragioni di supporre che i russi non avessero mai sentito parlare di Chandler's Court. Eppure... Gi, eppure. Aveva di nuovo quella sensazione. Per questo voleva una squadra di uomini armati, pochi ma esperti, a protezione del ragazzo. La presenza di qualche soldato nella residenza avrebbe potuto non essere una cattiva idea.
In quello squallido vicolo di Brownsville gli scagnozzi della spia russa avevano fatto fiasco, ma se Mosca aveva stabilito che i responsabili dell'umiliazione della Admiral Nakhimov risiedevano in quella piccola isola a nord dell'Europa che il Vozhd odiava cos  tanto, Krilov non si sarebbe dato per vinto. Ci avrebbe riprovato.
Sir Adrian si sarebbe preoccupato ancora di pi se avesse potuto penetrare come un fantasma nell'ufficio del suo avversario, al di sopra della foresta di betulle di Yasenevo.
Posata sulla scrivania di Krilov c'era una grossa stampa di una foto. Era stata fatta da un satellite russo che orbitava non visto sopra l'Inghilterra centrale, deviato su sua specifica richiesta dalla rotta programmata. Seguendo le coordinate impostate da terra, aveva scattato la foto e quindi ripreso la sua orbita originale. Al successivo passaggio sopra le loro teste aveva trasmesso l'immagine che gli era stata richiesta.
Il capo dell'SVR prese una lente e studi l'immagine al centro della foto. Mostrava una tenuta coperta di boschi e cinta da un muro, nota come Chandler's Court.


7


L'organizzazione per cui lavorava Yevgeni Krilov non si faceva troppi scrupoli: tempo addietro, ma anche pi recentemente sotto la sua guida, l'SVR aveva organizzato diversi omicidi all'estero. Lui, per, preferiva sempre delegare ad altri il lavoro sporco.
Mentre osservava la stampa della foto satellitare si rese conto di aver portato a termine i primi due ordini assegnategli dal Vozhd. L'istinto del presidente si era rivelato corretto. Erano stati gli inglesi, e non gli americani, a infliggere quell'offesa alla Madre Russia, per vendicarsi dell'affare Skripal.
Agli inizi della primavera 2018 un russo che viveva tranquillo nella citt di Salisbury era stato quasi ucciso da agenti dell'SVR. Sergei Skripal aveva fatto la spia per conto dell'Inghilterra, ma era stato scoperto e quindi processato, condannato e imprigionato in Russia. Una volta scarcerato gli era stato concesso di emigrare nel Regno Unito e stabilirsi l.
Conduceva un'esistenza tranquilla, invisibile, quando un uomo dei servizi russi aveva spalmato il mortale agente nervino Novichok sulla maniglia della porta d'ingresso di casa sua. Sia Skripal, sia sua figlia Yulia che era andata a fargli visita, avevano toccato la sostanza tossica ed erano rimasti avvelenati, rischiando la vita. Un antidoto di produzione inglese fino a quel momento sconosciuto li aveva salvati appena in tempo.
Personalmente, Yevgeni era stato contrario all'operazione, ma l'opinione del presidente aveva prevalso. Alla fine fu chiaro che lui ci aveva visto giusto. Nel periodo immediatamente successivo all'attentato trentasei diplomatici russi erano stati espulsi, e i britannici avevano scelto bene. Erano tutte spie che vivevano all'ambasciata e la loro partenza aveva assestato un brutto colpo alla rete di Krilov nel Regno Unito.
Era stato un errore clamoroso, ma lui sapeva bene che farlo notare un'altra volta avrebbe messo a repentaglio ben pi della sua posizione. E adesso quella nuova catastrofe, che minava l'orgoglio della Flotta del Nord. Vendicarsi era un obbligo. Per fortuna era gi a due terzi del lavoro.
Gli inglesi avevano scoperto un'arma segreta ed erano pronti a usarla con una efferatezza che lui intendeva ricambiare. Non era un'apparecchiatura. Era un cervello umano, il cervello di un ragazzo autistico che riusciva a fare cose impossibili. Come gli esperti informatici di Fort Meade, anche i russi avevano dato per scontato che il firewall eretto intorno al database di Murmansk fosse inviolabile, ma erano stati smentiti.
Grazie a un agente di Washington, ora il giovane aveva un nome. Servendosi delle indagini svolte a Luton, lui era riuscito a localizzarne il padre, ma era stato inutile. Una nuova fonte adesso aveva fornito il nome del luogo in cui gli inglesi avevano nascosto la loro arma segreta, lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Peccato che fosse al centro dei pensieri di Krilov, che doveva solo portare a termine la terza richiesta del Vozhd. Eliminarlo. E vendicare l'oltraggio.
In Russia il capo dell'SVR poteva attingere da cinque gruppi di killer professionisti. Restava solo il dubbio di quale scegliere.
Due erano sul libro paga del governo. Di questi uno erano gli Spetsnaz, corpi speciali che corrispondevano al SAS, all'SBS e all'SRR inglesi, o anche ai berretti verdi americani, agli uomini della Delta Force o ai SEAL. Tutti i soldati erano addestrati al massimo, con piccole differenze sulla base del loro particolare talento o dell'area di impiego.
Al loro interno c'era un'unit segreta incaricata di operare all'estero. I suoi uomini frequentavano una scuola segretissima che insegnava loro come muoversi in abiti civili senza dare nell'occhio dentro le varie comunit straniere, come recuperare le armi necessarie da nascondigli segreti in cui l'ambasciata le lascia, dopo averle trasportate in valigie diplomatiche intoccabili, e poi come portare a termine le missioni e tornare alla loro vita regolare, del tutto invisibili. Si esercitavano nelle lingue straniere fino a parlarle correntemente e la pi studiata era ovviamente la pi parlata nel mondo, l'inglese.
Sempre al servizio del governo e sotto il controllo di Krilov c'era il vecchio Dipartimento 13, ora ampliato e rinominato Dipartimento V, o Otdel Mokriet Dela, il "dipartimento degli affari sporchi". Era un'eredit del vecchio KGB che non si era persa neppure quando l'organizzazione era stata sciolta sotto Gorbaciov.
Erano stati due agenti del Dipartimento V " uno responsabile dell'operazione e l'altro che gli guardava le spalle e guidava l'auto a noleggio " a recarsi alla casa di Salisbury per spalmare il Novichok sulla maniglia della porta del traditore. Neanche quel pagliaccio di Yakovenko, l'ambasciatore russo a Londra, sapeva di loro. Per questa ragione era stato in grado di prendere posizione e affermare davanti alla stampa inglese che la Russia non aveva niente a che fare con la vicenda, il tutto senza nemmeno arrossire.
Al di fuori dell'SVR, Krilov poteva invece ricorrere al crimine organizzato, i Vory v Zakone. Questi erano sempre disposti a fare qualche favore al governo, ben sapendo che sarebbero stati ripagati con contratti e concessioni al loro impero economico.
Poi c'erano i Bikers, praticamente sconosciuti in Occidente, i cosiddetti "Lupi della notte", un'organizzazione cos  violenta che al confronto gli Hell's Angels californiani sembravano seminaristi in vacanza. Sostenitori di un barbaro patriottismo, i Lupi della notte erano specializzati in aggressioni e pestaggi ai danni delle tifoserie straniere al seguito delle loro squadre in Europa. Tra di loro c'era un piccolo gruppo di ex veterani Spetsnaz e qualcuno che parlava inglese.
Infine c'erano due gruppi non russi, ma comunque disposti a fare lavori su commissione per Mosca; entrambi potevano attingere a vaste reti criminali famose per la violenza di cui erano capaci, i ceceni e gli albanesi.
Non essendo apparati governativi, avrebbero avuto bisogno di fondi, ma anche questo non rappresentava un problema. Il Cremlino manteneva legami strettissimi con i molti industriali e commercianti miliardari che si erano arricchiti vendendo i beni della madre patria e poi si erano trasferiti all'estero per vivere nel lusso. Alcuni, quelli imprudenti, avevano tagliato i ponti con il gangster pi grosso di tutti. Ma erano costretti a vivere nelle loro grandi tenute circondati da squadre di guardie del corpo, e talvolta neppure questo bastava a salvargli la pelle. Quelli che avevano un po' pi di buon senso erano sempre pronti a mettere a disposizione dei fondi.
Dopo due giorni di attente riflessioni Yevgeni Krilov decise di servirsi dei Bikers, che parlavano inglese ed erano abituati a muoversi in Occidente.
C'era una logica nella sua scelta. La responsabilit per il caso Skripal era ricaduta in pieno sulla Russia, una posizione condivisa dalle intelligence di tutto il pianeta perch il Novichok era una sostanza sviluppata dai laboratori sovietici. Ma un delitto commesso da criminali comuni non poteva essere ricondotto a un particolare governo. I Bikers potevano essere stati assoldati da chiunque. Dopo la morte dell'hacker, le alte sfere inglesi avrebbero capito chi aveva commissionato l'omicidio ma, a differenza di quanto accaduto con Skripal, non sarebbero mai state in grado di provarlo.
Sir Adrian amava definirsi un uomo pragmatico, preparato ad accettare e affrontare la realt, per quanto sgradevole. Ma non disdegnava l'intuito.
Per due volte in vita sua aveva seguito il suo istinto che aveva fiutato l'odore del pericolo e gli aveva permesso di allontanarsi in fretta. La prima volta era stata alla fine degli anni Settanta, quando aveva passato il confine per tornare al sicuro nella Germania Ovest un attimo prima che la Stasi facesse scattare la sua trappola. La seconda all'inizio degli anni Ottanta, quando il KGB aveva fatto irruzione nel caff di Budapest dove lui avrebbe dovuto incontrare un contatto. Era successo pochi minuti dopo che lui si era dileguato. Successivamente aveva appreso che il suo contatto era gi stato arrestato e sarebbe morto in Siberia.
Anni di pericoli avevano insegnato a Weston a non disdegnare l'intuito e a non confonderlo con il nervosismo del codardo, cosa che lui di certo non era.
Dopo il fattaccio di Budapest c'era stata una defezione all'interno dell'??VO, ed era stato lui a interrogare l'uomo che aveva disertato in una casa sicura alla periferia di Londra. Il caso volle che quell'ungherese fosse uno degli agenti di guardia sul luogo stabilito per l'incontro con l'inglese che non si era mai presentato. L'uomo conferm a sir Adrian che, poich il traditore arrestato in quell'occasione era russo, all'operazione aveva partecipato anche un membro del KGB di nome Yevgeni Krilov. Fu quindi normale che da quel momento in poi Weston tenesse d'occhio la costante ascesa di questo Krilov. Dopo essere andato in pensione aveva saputo che era addirittura diventato direttore a Yasenevo.
Essendo del mestiere, era cosciente che le espulsioni in massa di agenti dell'SVR dall'ambasciata di Londra dopo l'affare Skripal dovevano aver profondamente danneggiato l'uomo che anni prima era quasi stato la sua nemesi. Ecco perch tra i ritratti accanto al suo letto c'era pure quello dell'attuale capo dell'SVR, rubato a uno di quei famosi cocktail diplomatici e conservato negli archivi inglesi.
Dopo aver studiato a fondo i rapporti dell'FBI, sir Adrian sent ancora una volta la puzza di qualcosa che non quadrava. Mosca si stava muovendo troppo in fretta. Lui non era sicuro che ci fosse una talpa all'interno del dipartimento di Giustizia a Washington, ma in qualche modo Krilov aveva scoperto il nome giusto. E secondo il Bureau gli uomini ingaggiati dall'SVR avevano fallito nella loro missione solo per un contrattempo, perch Harold Jennings aveva un cuore malandato.
Perci si convinse sempre di pi che Krilov ci avrebbe riprovato. Era successo tutto troppo in fretta. Gli ordini provenivano di certo dall'ufficio privato del Cremlino, e dovevano essere eseguiti a qualunque costo. Aveva stuzzicato l'orso, e l'orso si era arrabbiato. cos  il vecchio funzionario di Vauxhall Cross chiese un incontro privato con il primo ministro e le fece un'altra richiesta.
Quando le espose i suoi sospetti e le disse cosa voleva, lei chiuse gli occhi.
"Pensa davvero che potrebbe essere necessario?"
"Spero tanto di no, ma preferirei essere tranquillo piuttosto che rammaricarmi in seguito, primo ministro."
Accade di rado che sia necessario spingere i politici alla cautela. Sanno bene che nessuno dar mai loro una medaglia.
"Dovr parlarne con il direttore delle Forze Speciali. Ma la avverto, se lui non  d'accordo seguir il suo consiglio" aggiunse lei.
Il direttore delle Forze Speciali  un alto ufficiale dell'esercito, solitamente un generale di brigata. Il suo studio si trova in Albany Street, a Regent's Park.
Weston fu ricevuto quel pomeriggio, senza indugi. D'altro canto lui era spalleggiato da Downing Street. "Sembra terribilmente giovane" pens sir Adrian, ma ormai erano tutti giovani. Quindi espose il suo problema. Il direttore non ebbe difficolt a capire. Prima dell'ultima promozione aveva passato anni nel Reggimento.
Il Reggimento  esperto in protezione ravvicinata, termine tecnico che indica l'attivit delle guardie del corpo. Svolge missioni in tutto il mondo, dando assistenza ad amici del Regno Unito e spesso addestrando uomini che in seguito si occuperanno della sicurezza personale di capi di Stato. Si fa pagare profumatamente per i suoi servizi, e ultimamente ha passato parecchio tempo nel golfo Persico. In effetti potrebbe essere l'unica unit delle Forze Armate che genera un utile per il paese.
"Si aspetta un attacco, sir Adrian?" chiese il militare.
"Non  che me lo aspetti,  solo che preferisco essere previdente."
"Svolgiamo raramente attivit di protezione ravvicinata all'interno del paese."
Sapevano entrambi che, sebbene la Polizia Metropolitana possa contare su unit armate molto competenti, di tanto in tanto gli uomini che circondano la regina vengono dalle Forze Speciali. Ma nessuno dei due ne fece parola.
"Immagino che potremmo considerarla una missione di addestramento" riflett il generale di brigata. "Di quanti uomini avrebbe bisogno?"
"Una decina, direi. Negli alloggi della servit c' spazio in abbondanza per dormire. Il personale di cucina si occuper del mangiare. Sala tv per gli uomini che non sono in servizio."
Il direttore sorrise. "Sembra una vacanza. Vedr cosa posso fare."
Arrivarono a Chandler's Court due giorni dopo. Erano in dodici " tre sergenti e nove soldati semplici " comandati da un capitano di trentanove anni, Harry Williams, che avrebbe avuto a disposizione una camera al primo piano e consumato i pasti con la famiglia e gli uomini del GCHQ.
Sir Adrian si premur di essere l ad accoglierli, e cos  ebbe modo anche di valutarli. Quello che vide gli piacque. D'altro canto, c'era una ragione se gli uomini delle Forze Speciali erano appunto chiamati "speciali".
In linea di massima hanno un QI altissimo e una serie di competenze particolari. Inutile dire che sono in perfetta forma fisica e hanno una padronanza di un'ampia gamma di armi. Tra le quattro persone che compongono un'unit base del Reggimento ci sono almeno uno o due che conoscono qualche lingua straniera, un esperto in primo soccorso, un tecnico e un armiere.
Prima di andare a Chandler's Court, Weston aveva scorso le note che il direttore aveva stilato sul caposquadra. Harry William, proprio come sir Adrian tanti anni prima, era stato giudicato "di buona famiglia, con buone scuole, buoni voti e stoffa per diventare ufficiale" quando, ancora ragazzo, era entrato volontario nell'esercito. Erano vent'anni che vestiva l'uniforme.
Aveva frequentato l'accademia di Sandhurst e aveva ottenuto un posto come ufficiale nelle Coldstream Guards. A venticinque anni, per, desideroso di combattere, si era sottoposto a una selezione per lo Special Air Service, il SAS. Il test, che si svolge in gran parte a Brecon Beacons nel Sud del Galles,  cos  duro che la percentuale dei candidati che lo superano  bassissima. Harry Williams ce la fece.
Nel Reggimento l'organico fisso  costituito da OR, i graduati o sottufficiali, e da soldati semplici. I primi, detti Ruperts, vanno e vengono, sempre su invito. Il capitano Williams era al suo terzo turno. Aveva partecipato a due missioni segrete dietro le linee in Afghanistan e in Siria dove, secondo testimoni oculari, aveva ucciso cinque o sei terroristi, cavandosela soltanto con una lieve ferita d'arma da fuoco alla coscia sinistra.
Sir Adrian ripens alla battuta del generale di brigata: "Sembra una vacanza". Per quell'indomito combattente di certo lo sarebbe stata. Prima di andarsene, l'ideatore dell'Operazione Troia si accert che il comandante della squadra di protezione conoscesse le persone affidate alle sue cure, la famiglia Jennings. Presero il t insieme in salotto.
I ragazzi reagirono in maniera diversa alla presenza del capitano. Luke si mostr, come sempre, timido e introverso, ma Marcus era impaziente di sentire racconti dettagliati di guerra. Williams si limit a sorridere. "Magari pi tardi" rispose a voce bassa.
Weston era un acuto osservatore. Not con piacere il modo gentile con cui il militare si rapportava con il ragazzo pi grande e non gli sfugg la reazione dell'avvenente Sue Jennings. "Quella se lo vuol portare a letto" avrebbe osservato la sua adorata Fiona con il suo sorriso tranquillo. Di certo era quella l'impressione che traspariva dalla neovedova. Consultando gli appunti sir Adrian aveva appreso che il militare era vedovo e sospettava che la cosa sarebbe saltata fuori, pi tardi, dopo che lui se ne fosse andato.
Abituati ai deserti, alle steppe, alle giungle, all'Artico e alle paludi, gli uomini si trovarono benissimo nei vecchi alloggi della servit nel sottotetto. Poich sarebbero sempre stati sotto gli occhi dello staff che abitava in paese e dato che le notizie si spargono in fretta, non indossavano tute mimetiche ma T-shirt e tute da ginnastica.
Due giorni furono dedicati a trasformare il terreno intorno alla casa secondo le istruzioni del capitano Williams. I cespugli vennero sradicati per avere una visuale libera del muro che circondava la propriet. In questo modo, se fosse stato necessario, si poteva avere un raggio di tiro di cinquanta metri. Nella sottile striscia di bosco pi vicina al prato furono appesi agli alberi dei sensori termici per rilevare il calore corporeo. Di giorno erano spenti ma la notte, una volta attivati, avrebbero provocato l'accensione di segnali sul monitor di controllo della sala di comando. La maggiore o minore luminosit avrebbe indicato l'intensit della fonte di calore. Gli uomini osservavano, ascoltavano e aspettavano dandosi il turno. Non avevano idea di quello che succedeva nella sala computer. Era il principio del nulla osta di sicurezza.
I russi si introdussero nel paese il giorno successivo. Erano sei, tutti appartenenti ai Lupi della notte. Grossi e muscolosi, provenivano da unit di combattimento e avevano partecipato a missioni contro gli afgani e i ribelli ceceni. Erano stati pienamente informati del compito che li aspettava e agivano sotto la supervisione remota di Yevgeni Krilov.
Dai loro passaporti, falsificati da professionisti, risultava che provenivano da paesi slavi dell'Est Europa. Parlavano tutti inglese, qualcuno pi stentato, qualcuno pi fluente, come i due ex Spetsnaz. Arrivarono con diversi voli da differenti capitali, tutte appartenenti all'Unione Europea.
Dopo essere atterrati a Heathrow si ritrovarono nel caff della hall prestabilito " sei turisti dall'aspetto innocuo " e aspettarono che qualcuno li venisse a prendere. Furono portati in un grande appartamento della periferia, dopodich il loro accompagnatore se ne and per non farsi mai pi rivedere.
Le armi che avevano chiesto erano dentro delle valigie nella seconda camera da letto ed erano state fornite per un compenso forfettario da una banda di albanesi che operava a Londra. La dispensa e il frigo erano pieni. Il secondo giorno, come concordato, nel posto auto dell'appartamento comparve una monovolume Ford con la chiave nascosta sotto il tappetino del guidatore.
In Inghilterra tutto era stato finanziato da un miliardario russo al servizio del Cremlino. Una volta sistemati, i sei, sotto la guida di Anton, cominciarono a pianificare l'assalto.
Fecero un giro di ricognizione nel villaggio vicino a Chandler's Court, e poi attorno alla tenuta. Si fermarono su un viottolo deserto e due di loro scavalcarono il muro. Perlustrarono il bosco finch riuscirono a vedere la casa che ospitava il loro obiettivo. Il loro capo decise il piano d'attacco, quindi i due se ne tornarono al muro, lo scavalcarono di nuovo e l'auto si allontan nel buio.
All'interno della casa una luce rossa si era accesa su un monitor. A Londra un uomo anziano stava cenando da solo a poca distanza da Admiralty Arch.
Lo smartphone prese a vibrare dentro il taschino della sua giacca. Sir Adrian lanci un'occhiata al display e rispose: "S, capitano?".
"Abbiamo avuto visite. Due. Nel bosco. Hanno solo guardato e poi se ne sono andati."
"Torneranno. Saranno pi di due e temo che saranno armati. Usciranno allo scoperto. Quasi certamente verranno di notte."
"Ordini?"
In condizioni normali soltanto un alto ufficiale avrebbe potuto rispondere a quella domanda. Ma il capitano Williams era stato informato che avrebbe dovuto seguire le istruzioni della voce a quel numero di telefono.
"Ricorda Loughgall?"
Loughgall  un paesino della County Armagh, nell'Irlanda del Nord. L'8 maggio 1987, una task force composta da otto tra i pi feroci assassini dell'IRA attacc le piccole baracche del Royal Ulster Constabulary. Giunsero col buio, con una escavatrice nella cui pala era posato un ordigno. La bomba distrusse il cancello principale, quindi il guidatore salt gi, si un agli altri sette e insieme invasero la base. Avevano l'ordine di far fuori l'intera guarnigione di uomini del RUC. Ma c'era stata una soffiata. Ventiquattro uomini del SAS aspettavano dentro le baracche e nel bosco tutto attorno. Uscirono allo scoperto e aprirono il fuoco. Gli otto uomini dell'IRA morirono tutti. Da allora la parola "Loughgall" significa quello che Lawrence grid ai suoi uomini andando verso Damasco: niente prigionieri.
"S, signore."
"Bene, capitano. Si attenga alle istruzioni."
Sir Adrian chiuse la comunicazione e il sommelier gli vers dell'altro chiaretto.
Weston non aveva perso l'abituale compostezza, ma dentro di s era furioso. Il fatto che Krilov, il suo nemico, sapesse di Chandler's Court poteva significare soltanto una cosa: doveva esserci una seconda talpa.


8


I Lupi della notte tornarono, la sera seguente, armati fino ai denti. Erano convinti che l'obiettivo fosse indifeso. La loro missione era quella di fare irruzione in una vecchia casa, una grande residenza con parecchie stanze, ed eliminare un adolescente che dormiva in una delle camere da letto. Dovevano uccidere chiunque altro si trovasse su quel piano.
Indossavano tute e passamontagna neri. Parcheggiarono lungo un tratto di strada deserto accanto al muro di confine della propriet e, saliti sul tetto del veicolo, saltarono gi dall'altra parte, tra gli alberi. Avanzarono cauti in fila indiana nel bosco finch videro stagliarsi davanti a loro il maniero di Chandler's Court. Non sapevano che dentro la grande casa delle luci rosse stavano lampeggiando come impazzite su uno schermo. E non avevano idea di essere osservati da tredici visori notturni, mentre dei mirini speciali erano montati su fucili puntati contro di loro. E cosa peggiore di tutte, non avevano mai sentito parlare di Loughgall.
Il Reggimento del SAS gode (tra gli altri) di un privilegio condiviso con altri due reparti delle Forze Speciali: pu scegliere le armi che preferisce da un assortimento infinito anzich accontentarsi di quelle date in dotazione dal ministero della Difesa.
Come fucile da combattimento i suoi membri utilizzano la carabina C8 della Diemaco, ora prodotta dalla Colt Canada. La canna  lunga soltanto 508 millimetri ma l'arma, in acciaio forgiato,  molto accurata. Come fucile di precisione prediligono l'Accuracy International AX50 con ottica Schmidt and Bender. Ce n'erano sei per tipo nascosti dietro le tende di Chandler's Court. La luna non era ancora sorta ma non rappresentava un problema. I visori in dotazione avvolgevano gli intrusi in una luminescenza verde quasi liquida. E le armi rivolte contro di loro erano silenziate.
Quando emersero dal folto del bosco sul prato, Anton si mise alla testa dei suoi uomini. Non era nuovo alla violenza, avendo ridotto sulla sedia a rotelle tre tifosi inglesi incontrati per le strade di Marsiglia. Ma rimase sorpreso quando il proiettile a punta cava gli perfor il petto. Mezzo secondo dopo il suo stupore cess, perch era morto.
Vedendolo cadere, i compagni portarono le carabine d'assalto in posizione di tiro, ma era troppo tardi. I proiettili a punta cava non ammettono contraddittorio n chirurgia d'emergenza. Due di loro, rendendosi conto del massacro in corso, girarono sui tacchi per cercare riparo tra gli alberi. Caddero a faccia in gi e rimasero l.
Nel giro di cinque minuti i sei cadaveri erano stati trascinati in una dpendance. Sarebbero stati caricati su un furgone e portati all'obitorio di Stirling Lines in attesa di una decisione. Madre natura e una bella lavata con una manichetta avrebbero eliminato le chiazze rosse sull'erba.
Quando giunse la luce del giorno il furgone parcheggiato fuori dal muro di cinta fu rintracciato, portato a centocinquanta chilometri di distanza e incendiato. La polizia locale scopr che era stato acquistato di seconda mano a Londra, in contanti, da un uomo che non esisteva. La carcassa carbonizzata fin da uno sfasciacarrozze. La carneficina a Chandler's Court semplicemente non era mai avvenuta.
A Yasenevo, Yevgeni Krilov attese invano notizie. Dopo due giorni cap che i suoi sicari non sarebbero tornati a casa. Ma aveva ancora il suo asso nella manica. Ci avrebbe riprovato. Doveva farlo. Il Vozhd non si sarebbe dato per vinto.
Nella capitale inglese sir Adrian fu svegliato da un'altra telefonata prima dell'alba. Il rapporto era talmente enigmatico che eventuali talpe all'ascolto non avrebbero capito nulla. Il giardino era stato ripulito con successo dalle erbacce.
Mentre il sole nascente di giugno arrivava a sfiorare la guglia del Big Ben sopra il palazzo di Westminster, Weston era ancora nel suo appartamento a fissare quel volto nella cornice. Gli occhi sopra gli zigomi slavi, che aveva visto per l'ultima volta a un cocktail vent'anni prima, parevano ricambiare il suo sguardo. La vecchia spia britannica non imprecava quasi mai, ma ora lo fece. E con rabbia. I suoi timori si erano avverati.
Il nome Chandler's Court non aveva mai attraversato l'Atlantico. Avrebbe analizzato le registrazioni, e verificato tutte le occasioni in cui era stato usato, quando e da quali persone. Chi lo aveva sentito? Come ne era venuto a conoscenza Yevgeni Krilov?
Questa secondo informatore nascosto doveva essere a Londra e molto vicino al cuore del governo. Mosca sapeva troppo. L'FBI era stata categorica: il defunto Harold Jennings, padre del genio autistico, non aveva avuto neppure la possibilit di pronunciare il nome della residenza segreta. Per in Russia sapevano. Doveva esserci un traditore. L'istinto del cacciatore torn a impossessarsi di sir Adrian.
Ai tempi della Guerra fredda, anche dopo la violenta repressione della rivolta ungherese del 1956 e di quella ceca del 1968 " quando tanti comunisti occidentali, disgustati dalla brutalit di Mosca, avevano abbandonato il loro folle credo ", c'erano ancora degli irriducibili decisi a restare aggrappati al sogno marxista fino alla fine.
Quella fine, per, era passata da un pezzo. Anche il Cremlino e l'uomo che ora controllava la Russia avevano abbandonato il comunismo per un fanatico nazionalismo. Neppure l'intellettuale pi illuso " e sir Adrian non aveva mai smesso di pensare che persino un osannato intellettuale poteva essere ottuso " avrebbe fatto la spia in nome del comunismo. Il traditore doveva avere una motivazione solida. Quale poteva essere?
Orgoglio ferito, risentimento per un affronto subito, egocentrismo? Weston, che in passato aveva fatto il reclutatore, li aveva sfruttati tutti.
Una vita libera in Occidente era un'ottima ragione per chi viveva prigioniero del mondo comunista, ma dietro a questa fuga di informazioni c'era dell'altro. In quali documenti si faceva riferimento a Chandler's Court? Soltanto in pochi e molto specifici, perci la talpa doveva essere qualcuno piuttosto in alto nel sistema britannico, uno ben retribuito, privilegiato, coccolato. Adrian si concentr su due possibili moventi. Il ricatto, magari per nascondere un comportamento privato che avrebbe potuto distruggere una carriera? Era possibile. Oppure la buona, vecchia cupidigia. La corruzione  antica quanto l'umanit. Quindi si mise in caccia del traditore. Facendo ricorso alla propria influenza, richiese tutte le trascrizioni: ogni incontro relativo al trasferimento dei Jennings era stato verbalizzato.
C'era stata la riunione nella sala incontri dell'Ufficio di Gabinetto, la cosiddetta COBRA, Cabinet Office Briefing Room. La "A" potrebbe stare per "Annexe", annessa, ma probabilmente non  cos .  stata aggiunta per creare una parola che piacesse ai media. Ricordava il meeting al lungo tavolo ovale con le estremit squadrate, in quel salone silenzioso nei sotterranei. Essendo laggi, non si percepisce il rumore del traffico su Whitehall, come invece accade ai piani superiori. L'elenco dei partecipanti era limitato: soltanto cinque, e tutti pezzi da novanta. Nella trascrizione non c'era traccia di Chandler's Court. Lui era l'unico a conoscenza della sua decisione di ospitare l'unit informatica supersegreta in quella tenuta. E non l'aveva citata.
Poi c'era stata una riunione ristretta al numero 10 di Downing Street, nella stessa stanza in cui lui e il primo ministro avevano affrontato l'ambasciatore americano. Vi avevano presenziato la signora Marjory Graham, i segretari di Stato per gli Affari Interni, gli Affari Esteri e la Difesa, il segretario di Gabinetto " il pi alto funzionario del paese " e due stenografi. Anche in quell'occasione non si era fatta menzione di Chandler's Court.
Restava un ultimo incontro: il consiglio per la Sicurezza Nazionale, cui aveva partecipato come ospite. E l la residenza era stata nominata una volta. I partecipanti erano i segretari di stato per gli Affari Interni e per gli Affari Esteri, i capi del GCHQ, dell'MI6 e dell'MI5, e il Comitato Congiunto per l'Intelligence. C'era pure il vice segretario di Gabinetto, visto che il suo superiore quel giorno era all'estero con il primo ministro.
Weston decise di prendere in esame quel rendez-vous. I presenti dovevano tutti tener fede al pi alto nulla osta di sicurezza. Ma quello ce l'aveva anche Kim Philby. Non  mai esistito un uomo in grado di non commettere errori. Nella Ditta girava un modo di dire: "Se vuoi mantenere segreta una cosa che sapete in tre, spara agli altri due". Ripens ai due possibili moventi.
Ricatto? Fiss nella sua mente i sette volti. Possibile che uno di loro ne fosse vittima? Un frequentatore di orge? Un pedofilo? Un malversatore in una precedente carriera? Era anche probabile.
Oppure corruzione? Ai tempi della Guerra fredda innamorarsi dell'ideologia comunista era stata una debolezza tipicamente britannica. Per gli americani, invece, era una questione di soldi. Ricord la famiglia Walker, Aldrich Ames... Tutti avevano tradito per denaro.
Londra  un centro bancario mondiale da diversi secoli e un punto di riferimento per assicurazioni, fondi di gestione e finanza internazionale. Dalla capitale inglese partono tentacoli che arrivano a migliaia di banche in centinaia di paesi e connettono una marea di persone. Adrian Weston aveva alcuni contatti in quel mondo, concentrato nei tre chilometri quadrati del centro e chiamato semplicemente la City. Conosceva alcune spie che dopo una vita nell'arena si erano sistemate nei consigli d'amministrazione di alcuni istituti di credito. Decise di riscuotere qualche favore. Nel giro di qualche giorno ebbe una risposta.
La domanda che aveva posto era facile. Qualcuno aveva saputo di un conto di deposito aperto di recente dai russi, magari in un paradiso fiscale dove avvenivano transazioni dubbie? Uno utilizzato per un grosso deposito, subito svuotato e richiuso?
Il direttore di una banca d'affari chiam per dire che aveva sentito girare delle voci. Liechtenstein. La Vaduz Bank. Durante una cena avvenuta poco tempo prima a Davos, un certo Herr Ludwig Fritsch aveva esagerato col bere e si era lasciato sfuggire qualche parola di troppo.
A Vaduz non c' un aeroporto internazionale. Il Liechtenstein  un principato piccolissimo, circondato interamente dalle Alpi e con la pi alta ricchezza pro capite al mondo. La capitale ospita dodici grandi banche in cui regna la riservatezza. Con una telefonata sir Adrian ottenne un appuntamento con Herr Fritsch. Il titolo di cavaliere lo aiut. Lasci intendere di essere in cerca di una sistemazione per una certa somma, e quello bast.
Prese un volo fino a Zurigo, nella vicina Svizzera, e noleggi un'auto. Viaggiava sempre con un bagaglio a mano, in economy, e sul passaporto aveva omesso il sir. Le vecchie abitudini sono dure a morire. La sua carriera era stata all'insegna dell'invisibilit, e questo gli era sempre stato utile.
Grazie al navigatore satellitare arriv un'ora prima alla banca, per cui si concesse un lungo caff nel bar sull'altro lato della strada. La cittadina era tranquilla. Seduto al tavolino vicino alla finestra vide a malapena una decina di passanti. La gente si sposta in auto da quelle parti. E guida piano.
Dentro la banca fu scortato attraverso l'atrio, poi sal due piani in ascensore e finalmente giunse nell'ufficio di Herr Ludwig Fritsch. La prima cosa da fare era chiarire che non si trovava l per aprire un pasciuto conto corrente.
" una questione delicata" esord.
L'impiegato era untuoso come una palla di burro, e altrettanto comunicativo. Gli fece notare che raramente gli capitava di occuparsi di questioni che non fossero delicate. Sorseggiarono acqua minerale da bicchieri di cristallo.
"In cosa posso esserle d'aiuto, sir Adrian?"
"Nel mio paese  stata trafugata una grossa somma di denaro. Una delle persone derubate  Sua Maest."
Questa frase serv a scuotere il viscido Herr Fritsch. Nell'era dei computer i reati finanziari erano una pandemia, e Londra non poteva aspettarsi di esserne immune. Ma Vaduz non desiderava certo diventare depositaria dei proventi di un furto, almeno non di uno dimostrabile. Inoltre, qualunque cosa riguardasse la corona britannica avrebbe potuto arrivare in alto, molto in alto, fino al capo di stato, il principe Hans-Adam II. La faccenda era seria.
"Scandaloso."
"Ovviamente si  trattato di un crimine finanziario. Una truffa di proporzioni enormi, che coinvolge anche il riciclaggio di denaro."
" un vero flagello, sir Adrian. Succede ovunque. Ripeto, in cosa possiamo aiutarla?" Questa volta era sincero.
"Conosciamo gi il responsabile. Gli uomini di Scotland Yard che si occupano di reati simili non sono degli stupidi."
"Pensate che risieda qui in Liechtenstein? Dio non voglia!"
"No, no.  originario della Russia. Sappiamo che il patrimonio estorto  finito l. Si tratta di un miliardario, un tipo losco, uno dei tanti " dei troppi " a cui  concesso di abitare a Londra."
Herr Fritsch annu convinto. Su quello i due concordavano pienamente.
"Voi britannici siete molto tolleranti."
"Forse pi di quanto dovremmo."
"Gi. Ma cosa c'entra questo tizio con il Liechtenstein e la Vaduz Bank?"
"In ogni cassetta di mele, mio caro, c' il rischio di trovarne una marcia. Pensiamo che il truffatore sia stato aiutato. Da qualcun altro dentro la cassetta. Anzi, lo sappiamo per certo. E quel disonesto insister per avere la sua grossa ricompensa. So di poter contare sulla sua discrezione..."
"La nostra banca  famosa per la propria discrezione."
"...dicendole che sono stati messi sotto controllo dei telefoni ed esistono delle intercettazioni."

Ludwig Fritsch non aveva bisogno di essere convinto ulteriormente. L'abilit degli inglesi in quel genere di cose era stata dimostrata quando sir Francis Walsingham, cacciatore di spie per conto della regina Elisabetta I, aveva tenuto in vita la sua sovrana intercettando le lettere segrete dei cospiratori.
" possibile che..." Herr Fritsch sapeva che era ben pi che possibile. Quel maledetto di un inglese doveva avere delle prove, altrimenti perch sarebbe venuto nel suo ufficio? E il palazzo del principe si trovava a meno di due chilometri da l.
"...che recentemente una persona di origini russe abbia aperto un conto di deposito, dove poco dopo  stata versata una somma ingente. E che un altro individuo sia venuto a svuotarlo, forse portandosi via la somma in contanti. Ovviamente le saremmo immensamente grati se..."
L'impiegato si scus e usc dall'ufficio. Quando torn teneva in mano un fascicolo sottile.
"Mi sono consultato con i colleghi, sir Adrian" cominci.
Il volto di Weston rimase impassibile, ma sapeva perfettamente che l'altro gli stava mentendo. Dunque quel viscido faceva parte del gioco. Si era venduto.
"Un mese fa  venuto da me un signore. Era seduto esattamente dove  lei ora. Era dell'ambasciata russa di Berna, al di l del confine. Ha aperto un conto di deposito, versandovi una piccola somma. Una settimana dopo  arrivato un bonifico elettronico in euro per l'equivalente di cinque milioni di dollari. Il nome dell'ordinante non figurava."
"Una bella somma. E il beneficiario?"
"Passati altri sette giorni si  presentato un altro uomo. Nessun nome. Non serviva. Secondo le condizioni che regolano il conto era sufficiente avere una sequenza di lettere e di numeri, e quest'uomo possedeva la chiave di identificazione necessaria. Ma era di sicuro un suo connazionale."
"E ha ritirato tutto in contanti."
"Esatto. Sono autorizzato a rivelarle solo questo se lei mi dar la sua parola che nulla uscir da qui."
"Senz'altro. Ma mentre il tizio attraversava l'atrio, la telecamera a circuito chiuso che ho visto gi deve aver catturato la sua immagine."
"Lei  molto astuto, sir Adrian."
"Faccio del mio meglio, Herr Fritsch."
"Lei capisce che non posso permettere che questo fascicolo esca da questa stanza. Ma se lei lo vedesse per caso non potrei impedirlo."
L'incartamento era posato in mezzo alla scrivania. Herr Fritsch si alz e gli volse la schiena per guardare fuori dalla finestra. Weston si sporse in avanti e apr il plico. Conteneva un'unica foto dell'uomo che attraversava l'atrio. La studi per un attimo, richiuse la cartellina e la spinse attraverso la scrivania. L'impiegato torn a sedersi.
"Herr Fritsch, io e il mio paese le siamo immensamente grati. Le assicuro che ci che ho visto oggi non uscir da qui. Saranno presi dei provvedimenti, ma questa banca non sar coinvolta."
Si strinsero la mano con falso cameratismo e fu chiamata una persona per riaccompagnare l'inglese all'ingresso. Sir Adrian alz lo sguardo verso la telecamera che aveva catturato l'immagine dell'uomo con la grossa borsa da viaggio contenente i cinque milioni di dollari in banconote di grosso taglio.
L'auto a noleggio era nel parcheggio dell'istituto di credito e lui si accinse ad affrontare il lungo viaggio di ritorno verso l'aeroporto di Zurigo. Dal suo ufficio al secondo piano, Herr Ludwig Fritsch lo osserv andar via, quindi allung la mano verso il telefono.
Lungo la strada, Weston continu a rimuginare su quello che aveva visto. Il fotogramma ritraeva un funzionario di mezza et. Il volto era inconfondibile e lui lo conosceva bene. Era Julian Marshall, l'assistente del segretario di Gabinetto a Londra.
Gi da un po' era dell'idea che il colpevole doveva aver lasciato Londra per venire a Vaduz a ritirare il prezzo del suo tradimento. Ma era come cercare un ago in un pagliaio. In pratica tutti quelli che avevano una posizione di potere possedevano una casa in campagna, in cui si recavano regolarmente il fine settimana. Qualunque alto funzionario avrebbe potuto salire su un jet privato, andare e tornare, senza che nessuno si accorgesse della sua assenza. Dalle sue indagini non era trapelato nulla. Osserv di nuovo la foto con gli occhi della mente. C'era qualcosa che non quadrava, un piccolissimo dettaglio. E in quel momento lo vide.
Il russo che a Yasenevo aveva ritoccato l'immagine aveva fatto un ottimo lavoro. Le scarpe erano probabilmente di Lobb's, in St James, e l'abito dal taglio perfetto veniva sicuramente da Savile Row. Il volto che era stato aggiunto con photoshop sopra il torace era certamente quello del funzionario che aveva presieduto la riunione del Consiglio Nazionale di Sicurezza in cui era stata menzionata Chandler's Court. Chi aveva creato quella composizione era stato molto abile, ma aveva commesso un piccolo errore. Il tizio indossava la cravatta sbagliata.


9


Per la maggior parte degli uomini la cravatta, sempre che la usino,  una striscia di tessuto avvolta sotto il colletto della camicia, annodata sul davanti e lasciata cadere sul petto. L'eventuale disegno o fantasia  una scelta di chi la porta. In Inghilterra, per, pu essere molto di pi.
La disposizione e i colori delle righe o la natura del motivo sulla stoffa riescono a indicare all'istante quale scuola ha frequentato l'individuo che la indossa, l'unit militare in cui ha prestato servizio, o il club cui appartiene.  una sorta di codice di riconoscimento.
Julian Marshall aveva senza dubbio studiato all'Eton College, una delle pi esclusive scuole private inglesi, dette "public schools". Coloro che vi erano iscritti hanno il diritto di indossare la cravatta degli ex studenti. In realt ce ne sono di tre tipi: quella standard, nera con righe diagonali azzurro chiaro, e altre due ancora pi esclusive perch indicano successi sportivi.
Una  quella degli Eton Ramblers, che  a righe magenta e verdi con sottili linee dorate, colori cos  stridenti che devono essere frutto di una scelta deliberata.  riservata a chi ha giocato a cricket per la scuola. Ed  quella che indossava la persona ritratta nella foto.
Poi c' la cravatta degli Eton Vikings, a righe nere e rosse con sottili linee azzurro pallido. Indica gli allievi che hanno fatto parte della squadra di canottaggio del college. Le due attivit sportive si svolgono entrambe nel periodo estivo per cui una esclude l'altra.
Sir Adrian ricordava bene quando, anni prima, dalle rive del Tamigi a Henley, durante un weekend in compagnia di un collega dell'MI6 che possedeva un cottage sul fiume, aveva assistito alla vittoria di Eton nella Princess Elizabeth Cup. A gareggiare nell'otto della scuola c'era un giovanissimo Julian Marshall.
Ancor prima di arrivare all'aeroporto di Zurigo Weston comprese di aver cercato nel posto sbagliato. Aveva immaginato che il traditore fosse un vecchio funzionario. Era ci che Krilov aveva voluto fargli credere ed era per questo che si erano presi il fastidio di pagare Herr Fritsch perch facesse circolare la storia di un falso conto bancario e di una visita da parte di un vero funzionario britannico. Per poco lui non c'era cascato. Aveva dimenticato che esiste un'altra categoria di persone che riveste un ruolo centrale nell'establishment britannico: gli impiegati invisibili.
Osservatore compulsivo dei fatti della vita, aveva notato che le persone importanti spesso non si accorgono dell'esercito di donne e uomini onesti e leali che fanno girare la macchina del commercio, delle professioni e del governo: gli autisti, i segretari, gli stenografi, i copisti, gli archivisti, gli interpreti, e persino i camerieri che servono il caff in giacca bianca.
Andavano e venivano, aspettavano in un angolo ed eseguivano gli ordini, ignorati da tutti. Ma non erano statue di legno. Avevano occhi, orecchie e cervelli per ragionare e ricordare, e di certo potevano sentirsi insultati, ignorati, sminuiti dall'arroganza degli snob.
Non c'era dubbio che il nome di Chandler's Court fosse stato trasmesso ai russi. Ma chi era stato? In quanto alla motivazione lui propendeva ancora per la corruzione, ma per una cifra ben lontana dai cinque milioni di dollari. Come trovare per quell'invisibile ago nel pagliaio di Whitehall? Si ricord di quella volta in cui " lavorava ancora nell'MI6 " aveva smascherato una fuga di informazioni, e dello stratagemma usato per far uscire allo scoperto il colpevole. Lo avrebbe utilizzato di nuovo.
Sul volo che lo riportava a Heathrow ripercorse quell'unica riunione in cui era stata menzionata la residenza segreta. Qualcuno dei partecipanti aveva udito, e forse annotato, il luogo in cui era stato messo al sicuro il giovane soprannominato la Volpe.
Chi era presente? Be', i capi dei quattro servizi di intelligence: MI6, MI5, GCHQ e Joint Intel. Tutti con i massimi nulla osta di sicurezza. Ma chi c'era seduto dietro di loro, a prendere appunti in silenzio?
Inoltre erano intervenuti i due ministri di Gabinetto, il segretario per gli Affari Interni e quello per gli Affari Esteri, ognuno con il suo gruppetto di sottoposti.
Erano passati quattro giorni dall'irruzione dei russi a Chandler's Court. Sir Adrian era sicuro che ormai Krilov fosse giunto alla conclusione che l'attacco armato era stato un totale fallimento. Se non altro, questa volta erano stati loro a sottovalutare lui. Forse potevi spingerli a farlo ancora. La logica diceva di spostare il ragazzo altrove, quindi lui avrebbe fatto il contrario.
Del resto si era consultato con il dottor Hendricks in proposito, dopo l'irruzione, e questi lo aveva implorato di non trasferire la famiglia, se possibile. Nel giro di poche settimane l'accademico era diventato come un padre per il giovane. Ogni volta che Luke Jennings veniva spostato da un luogo all'altro, o il suo mondo era in qualche modo turbato, lui piombava in una crisi profonda. In pi ora gli era stato chiesto di lavorare a una seconda violazione.
Durante una delle sue visite, Weston aveva notato con piacere che l'intesa tra i due stava crescendo. Dopo una vita passata tra i computer, Hendricks era, dal punto di vista tecnico, molto pi avanti rispetto al ragazzo. Ma n lui n nessun altro specialista del GCHQ possedevano il sesto senso di Luke nel penetrare la sorprendente complessit dei firewall che le maggiori potenze mondiali usavano per proteggere i loro segreti pi reconditi. Il dottore avrebbe potuto risentirsi e altri probabilmente lo avrebbero fatto. Ma Jeremy Hendricks aveva una generosit d'animo che lo spingeva a un atteggiamento protettivo nei confronti del giovane genio che gli era stato affidato. E il ragazzo sembrava apprezzarlo. Ogni giorno riceveva incoraggiamenti, cosa che il suo defunto padre non gli aveva mai dato. Sentendosi respinto, lui si era rinchiuso nell'isolamento del suo mondo. Sua madre poteva difenderlo, proteggere la sua fragilit come fa una chioccia con il suo pulcino, ma non poteva spronarlo perch il suo mondo era per lei totalmente incomprensibile, come lo era per sir Adrian e per tutti i precedenti insegnanti di Luke. L'unico che parlasse la sua stessa lingua era il dottor Hendricks. Per questo Weston considerava la sua opinione importante. Se spostare l'operazione altrove avrebbe mandato in crisi il ragazzo, non se ne sarebbe fatto nulla. Luke Jennings sarebbe rimasto dov'era.
cos , tenendo presente il consiglio ricevuto, sir Adrian cominci a lavorare al suo tentativo di spiazzare Krilov. Avrebbe finto di spostare la famiglia, facendo in modo che si venisse a sapere. Voleva selezionare quattro obiettivi. Prima per avrebbe dovuto fare qualche ricerca. Cominci con il servirsi della sua lunga lista di contatti. Cercava quattro residenze di campagna, tutte circondate da ampi possedimenti.
Ai tempi in cui teneva in casa un paio di doppiette e accettava inviti alla caccia al fagiano e alla pernice, aveva stretto amicizia con una decina di proprietari di grandi tenute. Telefon a quattro di loro chiedendo il favore di cui aveva bisogno. Accettarono tutti. Uno osserv persino che sarebbe stato divertente. Era anche quello un modo di vedere le cose. Dubitava che i Lupi della notte, all'obitorio nell'Herefordshire, sarebbero stati dello stesso avviso.
La seconda cosa da fare era tornare a far visita al direttore delle Forze Speciali.
Il generale di brigata fu cortese ma critico.
"Il comandante del Reggimento non  molto contento" osserv. "Pensava che i suoi uomini fossero impegnati in una missione di addestramento per la protezione ravvicinata di una famiglia e di tre scienziati. Invece si sono ritrovati in una rivisitazione di Stalingrado."
"Le forze in campo erano bilanciate" ribatt sir Adrian. "Quanto  accaduto a Chandlers' Court era decisamente sotto il nostro controllo. Ma la prego di porgere le mie scuse al Reggimento. Non avevo idea che i killer avessero localizzato l'obiettivo. Se lo avessi saputo, l'avrei trasferito e la casa sarebbe stata vuota. Quella che ho in mente sar un'operazione del tutto diversa."
Espose il suo piano. Il direttore ci riflett.
"Le raccomando di usare qualcuno dell'SRR. Oltretutto la loro base si trova nell'Herefordshire, a Credenhill. Suggerirei due uomini per ogni abitazione. Potranno darsi il cambio."
Lo Special Reconnaissance Regiment , insieme al SAS e allo Special Boat Service, una delle tre unit combattenti che compongono le Forze Speciali. Tra le principali specialit dei suoi membri c' l'infiltrazione e l'osservazione ravvicinata. Di norma i suoi agenti cercano di evitare lo scontro ma in caso di necessit sanno essere letali quanto quelli delle altre due unit.
Quindi ci fu un'altra conversazione su una linea criptata tra il comandante dell'SRR a Credenhill e il generale di brigata. Ancora una volta bast accennare al desiderio del primo ministro di assistere il suo consigliere per la Sicurezza per sbloccare la situazione.
Le quattro coppie di ospiti inaspettati arrivarono nei rispettivi alloggi nel giro di un giorno e furono ben accolti dai padroni di casa. Le residenze prescelte erano una grande villa, una casa padronale e due fattorie.
Tutte erano ampie e circondate da vasti campi, in cui uno sconosciuto " e ancor pi uno straniero " in missione esplorativa sarebbe stato individuato immediatamente. I soldati si installarono nelle loro stanze, perlustrarono il territorio e scelsero i punti di osservazione. Optarono per posizioni molto elevate che garantivano una buona visuale delle propriet nella loro interezza. Poi, a turno, montarono la guardia.
Sir Adrian nel frattempo aveva scelto quattro tra quelli che avevano partecipato alla cruciale riunione del Consiglio Nazionale per la Sicurezza. Erano Julian Marshall, del tutto innocente, il segretario per gli Affari Interni, il segretario per gli Affari Esteri e il capo del Comitato Congiunto per la Sicurezza. Li conosceva tutti, ma i due politici di meno.
Scrisse a ognuno una lettera riservata e personale " era la dicitura che compariva sulla busta " in modo che la missiva venisse aperta solo dalla persona cui era indirizzata. Dopo essere stata letta, sarebbe stata vista soltanto da un'altra persona, un segretario personale e fidatissimo incaricato di archiviare la corrispondenza confidenziale.
Weston spieg che c'era stato un incidente a Chandler's Court e che riteneva prudente spostare il giovane hacker che stava al centro dell'Operazione Troia in una sede diversa. Quindi rivelava la nuova collocazione, che in ogni lettera era diversa. Per comodit, le identific per se stesso come A, B, C e D.
Era un uomo capace di aspettare. Gran parte dell'attivit di spionaggio consiste proprio in questo, e lui aveva trascorso l'esistenza nell'intelligence. Chi pesca con la lenza sa cosa significa: le ore passate a cercare di non appisolarsi, a fissare il galleggiante, un orecchio pronto a cogliere il tintinnio del campanellino posto sulla cima della canna.  lo stesso quando si organizza una trappola, solo che ci sono di continuo falsi allarmi. E occorre prestare attenzione a tutti, anche se non  quello che ci si aspetta.
Non dovette attendere a lungo. La telefonata giunse, come convenuto, dal comandante del Reggimento a Credenhill.
"I miei ragazzi mi dicono di essere sotto osservazione. Qualcuno perlustra i boschi e osserva la casa con il binocolo. Ovviamente, i miei non sono stati visti. Vuole che l'intruso venga catturato? Non ha che da dirlo."
"Grazie, colonnello. Ho quello che mi serve. Ho idea che l'intruso se ne andr presto."
Il colonnello aveva detto che si trattava della residenza C, ossia Persimmon Grange, nel Wiltshire. Anni prima in un solo giorno di caccia sir Adrian vi aveva abbattuto cinquanta fagiani, e lui era solo uno degli otto partecipanti. Un ex ambasciatore assegnato oltre la Cortina di ferro si era ritirato l insieme alla moglie artritica e alla figlia insignificante.
Era la localit menzionata nella lettera inviata al segretario per gli Affari Interni. Weston doveva andare a parlare con lui.
Riusc a incontrarlo dopo che il ministro termin un pranzo privato da Brooks. Si rifugiarono nella biblioteca, dove i Dilettanti parevano osservarli dai loro ritratti.
"Devo assolutamente sapere, signor segretario, chi potrebbe aver visto la lettera dopo che lei l'ha letta."
L'uomo, che aveva venti anni meno di sir Adrian, era uno degli intraprendenti arrivisti a cui il primo ministro aveva assegnato un'alta carica e si stava dimostrando all'altezza nonostante la giovane et.
Non fu una conversazione lunga. Non c'era bisogno di perdere tempo.

"Dopo che io l'ho esaminata" rispose "sar stata archiviata. Una sola copia, quella che lei ha spedito, nessun duplicato, in uno schedario chiuso a chiave. Dal mio segretario personale, Robert Thompson."
A meno di aver commesso un grave errore, Weston aveva trovato il traditore.
Robert Thompson era un funzionario statale che viveva con il misero stipendio di tale impiego. Non abitava a Chelsea, Knightsbridge o Belgravia, ma a sud del fiume, a Battersea. Dal suo fascicolo risultava che era vedovo, con una figlia di dieci anni che viveva insieme a lui. Sir Adrian buss alla porta dell'appartamento poco dopo le otto di sera. Venne ad aprire l'uomo di cui aveva studiato la biografia.
Era sulla quarantina, e aveva un'aria stanca, preoccupata. Della figlia nessuna traccia. Poteva essersi fermata a dormire da un'amica. Quando vide Weston sulla soglia della propria casa, nei suoi occhi pass un lampo. Non di sorpresa, o di colpa, ma di rassegnazione. Qualunque cosa stesse facendo era finita, e lui lo sapeva.
Si scambiarono qualche cortesia. Thompson lo invit ad accomodarsi in salotto ma entrambi rimasero in piedi. Ancora una volta non ci fu bisogno di perdere tempo.
"Perch lo ha fatto? Non la paghiamo abbastanza?"
In tutta risposta l'altro si lasci cadere su una poltrona e nascose il viso tra le mani.
"Jessica" disse.
Ah, la figlia. Una scuola migliore, magari. Vacanze pi esotiche. I tropici. Il desiderio di stare al passo con compagne pi benestanti. Vide una foto incorniciata posata su un tavolino. Una ragazzina: lentiggini, codini, un sorriso fiducioso. La cocca di pap.
Poi le spalle del funzionario cominciarono a essere scosse dai singhiozzi. Sir Adrian si allontan. Thompson stava piangendo come un bambino e Weston aveva problemi con gli uomini che piangono. Veniva da una generazione e da una tradizione militare che insegnavano a comportarsi diversamente.
Nel trionfo, modestia. Nel dolore, stoicismo. Nella sconfitta, signorilit. Ma mai lacrime. Winston Churchill era stato incline al pianto, ma era diverso sotto molti aspetti.
Gli venne da ripensare alle due volte in cui aveva visto crollare degli adulti. C'era stato quell'agente della Germania Est che era riuscito a superare il Checkpoint Charlie ed era arrivato sano e salvo in Occidente, scoppiando in lacrime per il sollievo di essere vivo e finalmente libero. E poi suo figlio, nel reparto maternit, nel vedere il volto furente e rugoso del suo primo bambino, l'unico nipote di sir Adrian, che ora studiava a Cambridge. Ma un traditore colto in flagrante? Che piangesse pure. Poi, per, tutto cambi.
"L'hanno presa loro" disse, singhiozzando, l'uomo sulla poltrona. "L'hanno rapita mentre rientrava da scuola. Una voce al telefono ha minacciato che l'avrebbero stuprata, e poi strangolata se io..."
Un'ora dopo Weston conosceva tutti i dettagli. La ragazzina stava tornando a casa da sola dopo le prove del coro. Un'auto aveva accostato al marciapiede. Unica testimone, un'amica che aveva visto tutto da una cinquantina di metri di distanza. Jessica era salita in macchina, spinta a forza da un uomo. Poi la vettura era ripartita.
Quindi la telefonata. Dunque conoscevano il suo numero, ma poteva anche essere stata la figlia a darglielo. Lei usava un diminutivo per chiamare il padre. L'uomo in linea conosceva pure quello.
La voce parlava inglese ma con accento straniero. Forse russo. Sullo smartphone di Thompson era rimasto il numero, ma si trattava di sicuro di un cellulare usa e getta, probabilmente finito da ore in fondo al Tamigi.
Sir Adrian lasci il funzionario distrutto con un'ultima istruzione. Quando quel tipo lo ricontattava, doveva dirgli che c'era stata un'altra lettera e che Weston aveva cambiato idea. Il giovane hacker sarebbe stato spostato in una caserma dell'esercito e non in una casa privata.
Uscito dall'abitazione di Battersea decise di rientrare a piedi. Attravers il Tamigi, arriv a Whitehall e da l a Admiralty Arch. Aveva passato la vita cercando di non cedere alla collera. Ottenebrava la capacit di giudizio, andava contro la logica e faceva perdere la lucidit. Quando le cose si mettevano male, invece, un uomo intelligente aveva bisogno di tutte e tre le facolt. Ora, per, sir Adrian era davvero arrabbiato.
Aveva perso agenti e pianto compagni che non sarebbero mai pi tornati a casa. Si era trovato in situazioni dure, crudeli, ma nelle quali vigevano comunque delle regole. I bambini non si toccano. Ora Mosca aveva deciso di infrangere ogni principio, come nel caso dell'attacco contro il colonnello Skripal, che era in pensione da tempo.
Weston aveva un atteggiamento disincantato nei confronti dello spionaggio, professione cui aveva dedicato gran parte della propria vita. Sapeva che aveva un lato oscuro. Ma aveva ripetutamente messo a repentaglio la propria incolumit perch l'esperienza sul campo lo aveva convinto che in un mondo totalmente imperfetto era la cosa giusta da fare per salvaguardare la libert e la sicurezza degli esseri umani. Credeva nel proprio paese e nei suoi valori. Li considerava fondamentalmente giusti ma era cosciente che nella realt odierna la giustizia era tenuta in considerazione solo da una piccola minoranza.
Per anni il suo principale nemico era stato il KGB e, dopo la caduta del comunismo sovietico, i suoi successori. Oltre la Cortina di ferro, omicidio, tortura e crudelt erano diventati la norma. Ma lui aveva strenuamente resistito alla tentazione di compiere certe scelte per ottenere risultati pi in fretta. Lo rammaricava vedere che alcuni alleati non erano stati in grado di farlo.
Sir Adrian aveva sempre preferito ingannare l'avversario, superarlo in astuzia. Anche giocando sporco, s, ma quanto? Servitori del nemico globale erano stati corrotti, convinti a tradire il proprio paese e a divenire spie per l'Occidente. Era ricorso anche al ricatto, se necessario. Ma a danno di ladri, adulteri, pervertiti in posizioni di prestigio. Era ripugnante, per talvolta necessario, perch il nemico " da Stalin all'ISIS " era assai pi crudele e non doveva trionfare. Sapeva che l'uomo a Yasenevo, ora incaricato dal padrone del Cremlino di vendicare l'umiliazione della Nakhimov, nella sua spettacolare ascesa al potere aveva avallato se non addirittura promosso pratiche che lui non avrebbe mai neppure concepito.
Ora era tutto diverso. Era stata rapita una bambina, minacciata di stupro, per costringere un funzionario statale a commettere un tradimento. Krilov si serviva di killer a pagamento, poco pi che animali. Ci sarebbero state ritorsioni e spargimento di sangue. E Weston lo avrebbe approvato.


10


Gli innamorati che nel cuore della notte si scambiavano effusioni nella piazzola di sosta erano cos  avvinghiati l'uno all'altra che non si accorsero della berlina sparata a tutta velocit che pass accanto a loro.
Per si staccarono di colpo, allarmati, quando un centinaio di metri pi avanti l'auto usc di strada andando a schiantarsi contro un albero. Attraverso il parabrezza videro le prime fiamme lambire la carcassa ai piedi del tronco.
Quando il fuoco aument videro la sagoma di una persona stagliarsi nella luce. Poi l'incendio avvilupp ogni cosa, compreso il serbatoio, e l'auto esplose. Il giovane stava gi chiamando il 999 con il cellulare.
A tempo debito arrivarono un'ambulanza e due autopompe, che inondarono di schiuma bianca il rottame finch le fiamme si estinsero, ma i paramedici non poterono fare nulla per l'uomo accasciato al posto di guida. Ci che restava di lui fu rimosso e portato via. Era solo l'ennesimo incidente su una strada di campagna.
Il personale dell'obitorio esplet lo sgradevole compito dell'identificazione. La tasca posteriore dei pantaloni della vittima era stata risparmiata dall'incendio. C'erano delle carte di credito, pi o meno danneggiate. E una patente di guida. Il povero disgraziato fu identificato come Robert Thompson, un funzionario statale che abitava e lavorava a Londra.
Senza la silenziosa influenza che fu messa in campo, l'incidente non sarebbe mai giunto alle orecchie dei media, ma invece fin sui giornali sia la sera successiva che il giorno dopo ancora. In realt ottenne pi spazio alla radio, in tv e sui quotidiani di quanto ne avrebbe normalmente ricevuto. Questa tacita influenza  un aspetto della vita ufficiale britannica di cui, come per gli iceberg, la parte pi grande resta sommersa.
La chiamata segu la comparsa della notizia sui mezzi di informazione. Sir Adrian si era garantito la piena collaborazione dell'MI5 e del GCHQ. Il primo forn i numeri di telefono, cosa che avrebbe costituito una considerevole sorpresa per i loro titolari, che li credevano non rintracciabili.
Thames House, la sede dell'ente per la Sicurezza e il Controspionaggio, si trova a qualche centinaio di metri dal Parlamento, ma la democrazia si ferma sulla sua soglia. L'espulsione in massa delle spie russe, dopo l'utilizzo dell'agente nervino Novichok per le strade di Salisbury, aveva provocato il caos nella macchina fino a quel momento perfettamente oliata che Mosca manteneva a Londra: collegamenti interrotti, operazioni in corso vanificate, relazioni troncate.
Il nuovo venuto, Stepan Kukushkin, era ultimamente diventato rezident all'ambasciata russa e aveva bisogno di tempo per farsi strada. Stessa cosa per il suo vice Oleg Politovski, anche lui fresco di nomina, che era stato un modesto addetto stampa. Entrambi credevano che i loro cellulari fossero sicuri. Ma non era cos : erano sotto controllo.
Tra i servitori del Cremlino in Inghilterra c'era un tale Vladimir Vinogradov, boss e criminale di professione, un oligarca ultramiliardario che si era trasferito a Londra, aveva comprato una squadra di calcio e viveva in un appartamento da dieci milioni di sterline a Belgravia. Fu lui a fare la telefonata che venne intercettata. Ci aveva pensato il GCHQ.
Sir Adrian non rimase sorpreso. Sapeva che dietro il suo aspetto bonario che sfoggiava alle partite di calcio, Vinograd era un gran brutto ceffo.
In Russia, ai tempi di Eltsin, era stato un membro della malavita, un gangster che aveva collezionato condanne per estorsione, taglieggiamento, stupro, omicidio e rapina a mano armata. Aveva scontato qualche anno nella prigione di Lefortovo a Mosca. Quando era cominciato il saccheggio delle risorse naturali russe, lui era tornato in libert riuscendo a mettere insieme parecchi milioni di dollari. Con l'aiuto di burocrati corrotti, acquist per pochi soldi un piccolo giacimento petrolifero in Siberia che lo rese miliardario. Poi leg la propria sorte all'astro nascente, il Vozhd. Misteriosamente, la sua fedina penale fu ripulita. Non esistevano pi precedenti a suo carico. Riconquistata una nuova rispettabilit emigr a Londra, dove cominci a vivere nel lusso.
Pur essendo convinto che la linea fosse sicura, Vinogradov fece comunque attenzione a ci che diceva. All'altro capo del telefono c'era un noto gangster albanese che aveva una banda nel Sud della capitale inglese, dove un tempo dettava legge la gang di Richardson, rivale dei Krays. Bujar Zogu aveva gi lavorato per lui in precedenza. Sempre operazioni cruente su commissione. Non era passata neppure un'ora dalla chiamata che sir Adrian aveva gi la trascrizione della conversazione.
Vinogradov aveva impartito degli ordini molto semplici. "La missione  finita, chiusa, annullata. Passa il messaggio ai tuoi amici. Non usare alcun mezzo di comunicazione. Vai di persona sul posto. Sbarazzati di tutte le prove " e intendo proprio tutte " senza lasciare tracce, poi torna a casa."
Ovviamente era essenziale fare presto. Una volta che Zogu avesse raggiunto la localit dove i suoi tenevano prigioniera la ragazzina, la piccola sarebbe morta.
L'ufficio immatricolazioni di Swansea recuper i dati dell'auto di Zogu in pochi secondi. Una modesta Volvo berlina blu, registrata con un determinato numero di targa. La chiamata successiva di Weston fu al capo della Polizia Metropolitana, Lucinda Berry.
"Lucy, potresti darmi una mano?"
"S, se  cosa legale e fattibile. Di cosa si tratta?"
"C' un gangster albanese che si sta allontanando con la sua macchina da Londra. Destinazione sconosciuta." Quindi le dett i dati dell'auto. "Ho motivo di credere che quando raggiunger il luogo dove si sta recando, una bambina verr assassinata. Possiamo intercettarlo?"
"Buon Dio! Dobbiamo farlo assolutamente."
Londra  circondata dal raccordo anulare M25, lungo 188 chilometri. Quel tratto  costantemente percorso da autopattuglie ma pi che altro  sorvegliato da migliaia di telecamere HADECS-3 per il controllo della velocit, centralizzate e gestite da computer. Una di queste riprese la Volvo nella zona sud, diretta al Dartford Tunnel, che passa sotto il Tamigi.
Ci sono diversi caselli e telecamere l, perci il passaggio di quella vettura attraverso il tunnel fu debitamente notato. Quindici chilometri pi avanti un'autopattuglia entr dallo svincolo 29 per seguirla. Aveva l'ordine di uscire al bivio successivo.
Bujar Zogu la not nello specchietto retrovisore ma la vide anche svoltare allo svincolo 28. A quel punto un elicottero aveva individuato la macchina e mantenne la posizione finch la Volvo lasci la contea di Essex, sempre seguendo il raccordo anulare.
Una macchina della polizia senza contrassegni segu la vettura fino allo svincolo 16, dove l'albanese si immise sull'autostrada M40 che portava a nordest, verso le Midlands e il Galles. A quel punto la palla pass alla Thames Valley Police e a un altro elicottero.
Dopo due ore fu chiaro che l'albanese puntava verso il Galles del Nord, una delle aree meno abitate di tutto il Regno Unito.
La cosa pi semplice sarebbe stata intercettare Zogu e fermarlo. Ma Scotland Yard aveva scaricato il suo fascicolo, dal quale risultava che l'uomo era molto astuto. Dato che aveva sempre rispettato il limite di velocit, avrebbe capito subito che non c'era una vera ragione per fermarlo. E le autorit non avevano ancora compreso dove fosse diretto, in quale luogo isolato lui e i suoi uomini avessero nascosto la ragazzina. Era possibile che la destinazione fosse impostata sul suo navigatore satellitare, ma lui avrebbe potuto cancellarla mentre gli agenti si avvicinavano. Mesi di interrogatori non sarebbero stati sufficienti a cavarglielo di bocca. E Sir Adrian non aveva a disposizione cos  tanto tempo. L'unica buona notizia era che Zogu aveva obbedito agli ordini. Non aveva fatto alcun tentativo di usare il cellulare per avvertire i suoi che li stava raggiungendo. Ma doveva comunque essere bloccato prima che arrivasse. A quel punto, avrebbero avuto solo pochi secondi. Fu allora che Weston chiese aiuto all'SRR di Credenhill.
Nel tardo pomeriggio, le strade scelte dall'albanese si fecero sempre pi strette e isolate. Ora viaggiava sulla A5, in direzione Bangor. Stava svoltando verso Denbigh Moors, seguendo le istruzioni del navigatore, quando l'elicottero dell'SRR gli si avvicin da dietro. Volava alto e mantenendosi nel suo punto cieco. Zogu non lo vide, ma i sei soldati a bordo individuarono lui.
Ai militari era stato detto soltanto che una ragazzina era tenuta prigioniera e che se l'uomo a bordo della Volvo blu sotto di loro avesse raggiunto il nascondiglio, lei sarebbe stata uccisa. Era bastato. Tendono ad arrabbiarsi moltissimo quando qualcuno minaccia i bambini.
Le Denbigh Moors sono lande desolate con poche fattorie sparse qua e l. La Volvo imbocc uno stretto sentiero che portava a una casa colonica tre chilometri pi avanti. Non c'erano altre costruzioni su quel viottolo.
Dal suo punto di osservazione privilegiato a oltre trecento metri d'altezza, il pilota del Dauphin in forza alle Joint Special Forces Aviation Wing vide che quella strada terminava appena dietro la fattoria. Sembrava abbandonata, ma c'era un furgone nello spiazzo davanti. Se fosse stata in attivit avrebbe avuto altri macchinari in vista.
Attraverso il parabrezza Bujar Zogu not un elicottero privo di insegne passargli sopra velocissimo diretto nella sua stessa direzione e poi scomparire dietro una collina che si ergeva di fronte a lui. Non si accorse invece che l'aeromobile era sceso nella valle e due uomini in tuta mimetica erano saltati gi armati di mitragliette.
Poi l'albanese raggiunse la cima, ma il mezzo era gi sparito e non si vedeva pi. I due soldati erano sulla strada. Non si rese conto che i loro MP5 erano silenziati, ma non pot fare a meno di rilevare che gli stavano facendo segno di fermarsi. Spense l'auto e gli uomini si avvicinarono, uno per parte. Sul sedile accanto a lui c'era una giacca piegata e sotto a quella la pistola.
Non avrebbe dovuto allungare la mano per prenderla. Fu uno stupido errore. E fu anche l'ultimo. Perch soddisfaceva la condizione della legittima difesa. I suoi uomini dentro la fattoria non avrebbero mai ricevuto il messaggio dei russi.
Uno dei militari vicino alla vettura crivellata di colpi parl brevemente con i quattro uomini gi nella valle.
Anche loro erano a piedi, e stavano tornando verso la fattoria. Prima di arrivare in vista dell'edificio, per, si nascosero nell'erica alta fino alla vita.
Una delle specialit dell'SRR  la ricognizione ravvicinata dell'obiettivo. Vuol dire avvicinarsi a un edificio di soppiatto in modo che gli occupanti non se ne accorgano. Sfruttando la copertura offerta dai capannoni e dalle altre costruzioni annesse alla fattoria, ora che si stava facendo buio, i sei uomini ricongiunti arrivarono sotto il livello delle finestre senza essere visti.
Uno dei vetri era rotto e chiuso con delle assi. C'erano delle fessure e uno dei soldati sbirci all'interno.
"Tre occupanti" mormor in un microfono da bavero. L'informazione fu ricevuta dagli altri cinque tramite gli auricolari. "Piano terra. Soggiorno con cucina. Stanno mangiando. Tutti armati."
Quelli dell'SRR eccellono anche nei blitz. Non aveva molto senso entrare di nascosto: un conflitto a fuoco era inevitabile. Uno dei militari and all'ingresso e buss con forza, poi si spost di lato.
I tre che stavano pranzando schizzarono in piedi imprecando in albanese. Qualche secondo pi tardi quattro proiettili squarciarono la porta dall'interno. Dopo di che si apr la stagione della caccia. Soldati fino a quel momento invisibili si materializzarono davanti a ogni finestra. I due rapitori ancora in piedi accanto al tavolo non ebbero neppure la possibilit di sparare o di arrendersi. Avevano le armi in pugno, e quello bastava. La porta fu abbattuta e il terzo albanese mor in corridoio.
Furono sufficienti pochi secondi per controllare il piano terra, composto solo da quattro piccoli ambienti. C'erano solo qualche mobile e i tre cadaveri puzzolenti da cui colava della roba rossa. Il caposquadra corse di sopra. Due stanze, nessuna delle quali era un bagno. Spalanc una porta. Odore di corpi non lavati. Tre sacchi a pelo puzzolenti. Il soldato non sapeva quanti uomini potessero esserci di guardia all'ostaggio. Magari ce n'era un quarto che teneva una pistola puntata alla tempia della bambina. Socchiuse piano la porta sull'altro lato del pianerottolo, con la mitraglietta pronta a sparare.


11


Lei era sola, seduta su una sedia nell'angolo. La stanza era piccola e buia. Un'unica, flebile lampadina appesa a un filo pendeva dal soffitto.
C'era un sottile giaciglio fatto di coperte e un secchio puzzolente al posto della latrina. Una ciotola incrostata di cibo e una bottiglia d'acqua presa dal cortile. E in pi una sedia.
Un'unica finestra che guardava verso i campi era stata sbarrata con delle assi inchiodate in modo che dalle fessure entrassero solo sottili lame di luce. Per il soldato la sensazione pi prepotente fu il tanfo. Di certo non era mai stata una stanza elegante, ma era diventata un posto infernale.
Grosse mosche nere ronzavano intorno alla lampadina, altre camminavano lungo il bordo del secchio dopo essersi ingozzate del suo contenuto. La bambina era stata costretta a mangiare dalla ciotola, a dormire per terra su quel fetido pagliericcio e a stare seduta su quell'unica sedia dove si trovava adesso, ancora con l'uniforme della scuola indosso, sporca, i capelli arruffati, ormai abituata all'odore della stanza. Si stringeva nelle braccia, gli occhi grandi per il trauma e la paura. Non disse nulla.
L'uomo dell'SRR pos lentamente la mitraglietta e si tolse il passamontagna. La sua comparsa improvvisa poteva solo averla spaventata. E lei era gi stata terrorizzata abbastanza. Il soldato non tent di avvicinarsi. Scivol lungo la parete e sedette a terra. Poi le disse "Ciao" e sorrise.
Non ci fu risposta. Lei continu a fissarlo.
"Forse tu mi puoi aiutare" prosegu lui. "Sto cercando una ragazzina che si chiama Jessica. Suo pap mi ha chiesto di riportarla a casa."
Le sue labbra si mossero. Uno squittio. "Sono io."
Lui finse di essere piacevolmente sorpreso.
"Davvero? Oh, ma  magnifico. Ti ho trovata. Tuo padre sente la tua mancanza e mi ha chiesto di accompagnarti da lui. Ti andrebbe?"
Lei annu. Lui si guard attorno.
"Questo  un posto orribile. Scommetto che la tua camera a Londra  molto pi bella."
Allora la bambina cominci a piangere. Grossi lacrimoni sgorgarono dai suoi occhi esausti e spaventati e rotolarono gi per le guance luride.
"Voglio andare a casa. Voglio vedere pap."
"Magnifico, Jessica. Sono d'accordo. Ho degli amici gi di sotto e abbiamo un elicottero. Sei mai stata in elicottero?"
Lei scosse la testa. Il militare si alz lentamente e attravers la stanza. Le porse una mano. La bambina la prese e lui la aiut ad alzarsi. La ragazzina si fece la pip addosso e si mise a piangere ancora di pi per la vergogna. Gli effetti di un trauma profondo sono numerosi e tutti sgradevoli. Il soldato si volt e and alla porta.
"Stiamo scendendo!" grid. "Sgombrate il corridoio."
Era meglio che lei non vedesse cosa c'era, n l n in cucina. L'uomo not le luci di navigazione del Dauphin e sent il brontolio dei due motori. Il velivolo si pos nell'erica oltre i capannoni, dove c'era pi spazio.
Gli altri aspettavano al piano di sotto. Avevano trascinato i corpi in cucina e chiuso la porta. Osservarono la bambina scendere incerta le scale, un gradino alla volta, la mano che stringeva quella del loro collega. "Ges!" esclam uno dei membri della squadra. Se mai avevano provato qualche emozione nei confronti degli uomini che avevano ucciso, svan all'istante.
Il capo della missione aiut Jessica Thompson a salire sull'elicottero che li avrebbe riportati a Credenhill.
Quindi cerc di fare una chiamata col cellulare e scopr che Zogu non sarebbe comunque riuscito a contattare i suoi uomini. In quella parte delle Denbigh Moors non c' campo. Dopodich occup il posto accanto alla ragazzina e fece un cenno con la testa al pilota.
Gli altri uomini sarebbero rimasti alla fattoria e qualcuno li avrebbe recuperati pi tardi. Nel frattempo, avevano un po' di cose da sistemare. Per esempio non avevano spento il motore della Volvo, che ancora girava. Uno di loro si allontan per andare a prenderla. C'erano cinque soldati da recuperare e quattro gangster morti chiusi in sacchi per cadaveri. Alla polizia di Conwy County, disponibile ma sicuramente perplessa, avrebbero chiesto di rottamare la Volvo danneggiata.
Arrivati a Credenhill Jessica fu affidata direttamente all'quipe medica. Fu presa in consegna da due donne dell'esercito che rimasero con lei mentre faceva il bagno e si lavava i capelli.
Una di loro usc per aggiornare il comandante: "Non l'hanno toccata. Hanno minacciato di farlo e le lanciavano occhiate lascive ogni volta che le portavano da mangiare. Siete arrivati appena in tempo. Ma  una ragazzina intelligente, con la testa sulle spalle. Avr bisogno di aiuto psicologico, ma si riprender".
Il comandante a sua volta telefon a sir Adrian, che comunic la notizia a Robert Thompson, ancora vivo e vegeto. Weston gli mise a disposizione la sua macchina con autista per il lungo viaggio verso Credenhill dove avrebbe potuto riabbracciare la figlia.
Quando furono di ritorno a Londra sir Adrian and nuovamente a fargli visita nell'appartamento di Battersea.
"Dubito che lei possa continuare a lavorare nell'amministrazione pubblica dopo quanto  successo. Ma immagino che non lo desideri. Forse dovrebbe cambiare ambiente. E noi potremmo continuare a proteggere lei e sua figlia. Conosco un posto molto bello. Clima caldo, mare azzurro. Si chiama Wellington, ed  in Nuova Zelanda. Ci sono buone scuole, la gente  cordiale. Se le piacesse, credo che potrei darle una mano. Conosco il loro Alto Commissario a Londra. Potrei procurarle un buon lavoro presso il governo neozelandese. E una bella casa, non lontana dall'ufficio. Non  una citt grande. L'inizio di una vita diversa, magari. Mi faccia sapere."
Un mese dopo Robert e Jessica Thompson partirono in direzione dello stretto di Cook, una nuova esistenza li attendeva.
Adrian Weston era un uomo compassionevole e gli premeva scoprire la vera identit dell'uomo bruciato vivo nell'auto comandata a distanza che si era schiantata contro un albero.
Nel 1943 gli alleati occidentali stavano preparando l'invasione dell'Europa meridionale. La loro preoccupazione era riuscire a ingannare l'alto comando nazista per convincerlo che lo sbarco sarebbe avvenuto in un luogo diverso da quello stabilito. Gli inglesi presero il corpo di un poveraccio non identificato, lo vestirono con l'uniforme di un maggiore dei Royal Marines e lo gettarono in acqua da una spiaggia nel Sud della Spagna.
Attaccata a un polso di quel tizio tramite una catenella c'era una valigetta contenente dei documenti, apparentemente top secret, dai quali risultava che l'invasione sarebbe partita dalla Grecia. Il corpo fu portato a riva dalle correnti, ritrovato e consegnato alla Guardia Civil. La Spagna di Franco, tecnicamente neutrale, era in realt a favore dell'asse Roma-Berlino. I documenti furono passati all'intelligence tedesca e da l a Berlino.
Le difese in Grecia furono enormemente potenziate. Gli alleati guidati da Patton e Montgomery invasero la Sicilia. Migliaia di vite furono salvate. In seguito fu scritto un libro sulla vicenda, da cui fu tratto anche un film. Entrambi erano intitolati L'uomo che non  mai esistito. Era da l che sir Adrian aveva preso l'idea.
Anche il corpo caricato sull'auto che aveva preso fuoco era quello di un poveraccio, un barbone mai identificato che dormiva per strada. Era destinato a essere sepolto in una fossa comune. L'autopsia rivel che era morto di polmonite, probabilmente contratta nelle notti passate sotto la pioggia. I test dimostrarono che era un alcolizzato, con un fisico gi gravemente compromesso. L'unica cosa che non si era impegnato per comprarsi da bere era un anello con sigillo, ritrovato in seguito sul cadavere.
Un tempo per, ragionava sir Adrian, era stato un uomo, forse una persona che aveva amato ed era stata amata, con un lavoro, una famiglia, una casa. Come aveva fatto a ridursi a un rottame che aveva concluso la sua esistenza su un marciapiede?
Ordin di rimandare la sepoltura. Chiese la restituzione di vecchi favori, elarg calci nel sedere e fece il diavolo a quattro. E alla fine ottenne che gli venisse prelevato un campione di DNA per confrontarlo con quelli presenti nella banca dati nazionale, ma non si trov nulla. Se il morto aveva dei precedenti penali, il suo campione doveva essere negli archivi. E invece no.
Weston stava per lasciare che la burocrazia facesse il suo corso quando un tecnico che lavorava al centro dati lo chiam.
"Potrebbe esserci un riscontro con un fratello" disse.
Il presunto parente era stato coinvolto in una rissa da bar anni prima e accusato di aggressione e lesioni colpose, tanto da essere condannato. E chiaramente aveva un nome. Drake. Philip Drake. La polizia impieg un po' di tempo a rintracciarlo, perch da allora aveva traslocato tre volte. Ma lo trov. Gli mostrarono l'anello con il sigillo e lui conferm che era appartenuto a suo fratello Benjamin, detto Benny.
Non lo vedeva da vent'anni, cio da quando, devastato da disturbi psichici derivanti da stress post-traumatico, il fratello era scivolato attraverso la rete dell'assistenza pubblica e di vari enti di beneficenza, approdando a una vita di alcolismo e vagabondaggio. Per ricordava bene che i problemi di Benny derivavano dall'aver combattuto in Afghanistan per il suo paese.
Era in un reggimento di soldati presi dalle East Midlands, che aveva sede a Lichfield. Weston chiam l'ufficiale di comando e gli spieg la situazione. E questi decise che, per quanto fosse caduto in basso, il caporale Benny Drake avrebbe avuto il suo funerale militare. Pesc nelle riserve dell'unit e trov i fondi.
Una settimana dopo il corteo funebre usc dal cancello principale della caserma di Whittington e si avvi per le strade di Lichfield. La bara era stata caricata su un carro funebre coperto dalla Union Jack, e dietro veniva un'auto con a bordo i genitori. I passanti mentre transitava si toglievano il cappello e si voltavano a guardare. I portatori del feretro e un sergente maggiore chiudevano la processione, che si muoveva a passo di marcia lenta.
Arrivati al cimitero di Whittington entrarono e furono indirizzati al luogo della sepoltura gi preparato. Quindi subentrarono sei uomini che portarono il feretro a spalla per il resto del percorso, sfilando davanti alla chiesa di St Giles e raggiungendo la fossa. Il cappellano del reggimento offici il rito. Al termine la bandiera fu tolta dalla bara, piegata e consegnata ai genitori.
Mentre la cassa veniva calata nel buco, il plotone di fucilieri venne avanti insieme al suonatore di tromba. I necrofori attesero con le pale in mano. I primi spararono le tre salve sopra la tomba e il trombettiere suon il Last Post. Il signore e la signora Drake assistettero impettiti e orgogliosi mentre il loro figlio, il caporale Benny Drake, veniva seppellito. Era morto su un marciapiede, ma era stato tumulato con i suoi compagni d'armi.
Quando anche l'ultima nota della melodia si spense, in fondo al cimitero un uomo solitario abbass il binocolo. Sir Adrian risal a bordo della sua auto e si fece riportare a Londra. Aveva un affare in sospeso.
La mattina seguente, dopo che i suoi conti bancari erano stati congelati, a Vladimir Vinogradov fu ordinato di lasciare il Regno Unito. La spiegazione ufficiale, che in base alla legge non era neppure necessaria, recitava che, a giudizio del governo britannico, la sua presenza "non rispondeva all'interesse generale del paese".
Lui protest, minacciando lunghi ricorsi in tribunale. Poi gli posarono una foto sulla scrivania. Ritraeva il volto, con gli occhi chiusi, di un gangster a cui lui aveva commissionato il rapimento di una bambina. L'uomo si chiuse nel silenzio, poi chiam il suo pilota personale a Northolt e gli disse di preparare l'aereo.
Nella penombra della sala computer a Chandler's Court, Luke Jennings chino sulla console studi il touch-screen, sfior alcune icone, e continu a fissare lo schermo, perso nel suo mondo. Seduto accanto a lui, il dottor Hendricks osservava. Capiva quello che il ragazzo stava facendo, ma non come. Ci sono momenti in cui l'istinto sfida e supera ogni logica. L'uomo del GCHQ gli aveva assegnato un compito che tutti ritenevano irrealizzabile... e invece.
Fuori era buio pesto, notte fonda, ma nessuno dei due uomini seduti davanti alle macchine se ne curava. Non ci sono orari, nel cyberspazio. Da qualche parte, a migliaia di chilometri di distanza, un computer reagiva in silenzio all'attacco, cercando di proteggere i suoi segreti. Ma poco prima dell'alba cedette.
Il dottor Hendricks rimase a bocca aperta, incredulo. In qualche modo, e lui non ne aveva la pi pallida idea, il ragazzo ci era riuscito: aveva aggirato l'air gap e inserito i giusti algoritmi. I firewall si erano aperti e il sistema dall'altra parte si era arreso. Non c'era bisogno di continuare. Avevano i codici di accesso. Diede un colpetto sulla spalla del giovane.
"Ora puoi chiudere. Possiamo riprendere quando vogliamo. Abbiamo i codici. Sei stato bravo."
Quando si era introdotto nel database di Fort Meade, Luke Jennings, senza saperlo, aveva rischiato parecchi anni di galera da scontare negli Stati Uniti. Facendo la stessa cosa con quest'altro database, per, avrebbe ricevuto solo elogi. Comunque fosse, a lui non importava. C'era una sfida e Luke l'aveva vinta. Quella era l'unica cosa che importava. Altri potevano introdursi nel computer straniero e impiantarvi virus, cavalli di Troia, istruzioni che lo avrebbero portato ad autodistruggersi.
Il sistema avversario si trovava sotto il deserto della repubblica teocratica dell'Iran, una nazione che usava e diffondeva il terrorismo e voleva costruire la propria bomba atomica. Un altro paese era destinato all'annientamento se mai quella bomba fosse diventata un'arma reale. Ma se sir Adrian l'avesse avuta vinta e fosse riuscito a convincere il primo ministro, i codici di accesso al computer iraniano sarebbero stati condivisi con lo stato di Israele.
Magari a titolo non del tutto gratuito. Nel discorso avrebbe potuto entrare il nuovo, esteso giacimento di gas naturale da poco scoperto al largo della costa occidentale di Israele.
Sue Jennings fissava l'oscurit mentre il primo accenno di luce sfiorava l'orizzonte. Sapeva esattamente cosa stava provando e si godeva ogni istante. Era passato tanto tempo.
Di fatto il suo matrimonio era finito dieci anni prima, un po' anche per lo sforzo di tirar su due figli e per le esigenze particolari del maggiore. Ma non era stata quella la causa principale. Non aveva mai litigato con Harold. Per lui le aveva detto chiaro e tondo di aver perso ogni interesse per il suo aspetto fisico. A quel punto erano settimane che non facevano l'amore. Lui aveva passato i quaranta, Sue era una trentenne perfettamente in salute.
Nei dieci anni successivi c'erano state, per lei, brevi relazioni, sempre senza coinvolgimento emotivo. Tuttavia i Jennings erano rimasti insieme per il bene dei figli, specialmente Luke. E poi esistevano considerazioni pratiche: la casa, un reddito costante e tutto ci che questo comportava. Adesso il marito per non c'era pi. E lei era vedova.
Quello che provava, mentre stava sopraggiungendo l'alba, era un desiderio puro e semplice per l'uomo che le dormiva accanto. Sapeva che lui non si sarebbe mai azzardato ad attraversare il corridoio per venire nella sua stanza che, oltretutto, si trovava tra quella di Luke e quella di Marcus. E cos , alla fine, era stata lei ad andare da lui.
La porta non era chiusa a chiave. Sue era entrata, aveva lasciato scivolare a terra l'accappatoio e si era infilata sotto il piumino. Non c'era stato bisogno di parole. Avevano semplicemente fatto l'amore, lui con il suo ardore e la sua possanza fisica, lei con tutta la passione che a lungo aveva represso.
Quando quella squadra era stata assegnata alla loro piccola comunit, il capitano Williams si era seduto a tavola con loro fin dal principio. Avevano mantenuto un certo contegno ma l'attrazione reciproca era evidente dai loro sguardi. A poco a poco cominciarono a emergere dei dettagli. Lui aveva trentanove anni ed era single perch, otto anni prima, la moglie era morta in un tragico incidente di canoa davanti alle coste dell'Algarve.
Sue Jennings aveva passato giorni a riflettere. Non poteva pi negare la forte attrazione che provava per quel militare. Quando i loro sguardi si erano incrociati al di sopra delle tazze di t lei aveva capito che il sentimento era reciproco.
Lei per non era un'abile seduttrice. Non era nelle sue abitudini.
Aspett che fosse lui a prendere l'iniziativa ma, educato fino all'eccesso, Williams non le fece nessuna avance. Al diavolo il riserbo e le buone maniere. Lei comprese che si stava innamorando. Perch mai lui non si decideva a compiere il primo passo? Dopo tre settimane, Sue Jennings ruppe gli indugi.
Poco dopo mezzanotte si era alzata dal letto completamente nuda. Al chiarore della luna si era guardata nello specchio del guardaroba. Aveva quarant'anni e il suo fisico era in carne ma niente affatto grasso. Si era tenuta in forma andando in palestra, ma per chi? Non per quell'insulso di Harold, pi interessato al suo handicap sui campi da golf che a fare l'amore.
Lei era ancora abbastanza giovane per avere un altro figlio, ed era ci che voleva, ma solo con un uomo: quello che dormiva nella stanza in fondo al corridoio. A piedi nudi si era infilata l'accappatoio ed era uscita, facendo attenzione a non far rumore e a non svegliare i ragazzi che dormivano nelle camere vicine.
Arrivata di fronte all'altra porta si era fermata, sentendo il respiro profondo e regolare proveniente dall'interno, poi aveva girato la maniglia ed era entrata.
Ora avevano trascorso la loro prima notte insieme. Nella prima luce del giorno che filtrava da dietro le tende, Sue Jennings prese una decisione. Quell'uomo sarebbe stato suo, e non solo per una notte. Intendeva diventare la nuova signora Williams, e sapeva che una donna bella e determinata raggiunge sempre il suo obiettivo. Quando il sole di fine giugno arriv a sfiorare le cime degli alberi nella foresta, lei se ne torn furtiva nella sua camera.


12.


Sono decenni che l'Iran desidera acquisire la bomba atomica. L'idea era nata ai tempi dello sci, poi deposto nel 1979. A quell'epoca lui era gi stato dissuaso dai suoi amici e protettori, gli Stati Uniti. Sugli ayatollah, per, l'America non esercitava quel tipo di influenza.
Da anni, ormai, il problema non era pi la tecnologia. Uno scienziato pachistano che era stato al centro delle ricerche per la costruzione di ordigni nucleari nel suo paese aveva venduto i progetti all'Iran. La vera difficolt era procurarsi una quantit di uranio sufficiente alla fabbricazione delle armi.
L'Iran da tempo acquista minerale di uranio concentrato, conosciuto come yellowcake, da vari fornitori sparsi per il mondo. Ma in questa forma, l'uranio-235  presente solo per il cinque per cento o anche meno, una percentuale decisamente troppo bassa perch possa essere utilizzato nella produzione di bombe atomiche. Perci deve essere arricchito finch la concentrazione non si avvicina al 95 per cento.
La giustificazione data al momento dell'acquisto  sempre stata quella di aver bisogno di centrali nucleari per la produzione di energia elettrica. E per impianti simili una percentuale del cinque per cento  pi che sufficiente. Il resto del mondo per non ci ha mai creduto. Perch mai un paese che galleggia su un oceano di greggio e non  solito curarsi dell'ambiente non dovrebbe sfruttare le proprie risorse naturali per tenere accese le lampadine?
Al centro del programma nucleare iraniano ci sono gli impianti chimici segreti, la cui esistenza  sempre stata tenuta nascosta e negata, e che hanno il compito di raffinare lo yellowcake per ottenere valori di uranio-235 idonei alla produzione di armi.
Nel 2015 i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite " Stati Uniti, Cina, Francia, Russia e Gran Bretagna " insieme alla Germania e al resto dell'Unione Europea conclusero un accordo in base al quale l'Iran avrebbe rinunciato a proseguire nelle sue ricerche sull'energia atomica in cambio dell'attenuazione delle molte sanzioni economiche subite proprio per le sue ambizioni nucleari. In segreto quella nazione non ha mai rispettato il patto.
Gi da un po' gli ayatollah hanno stabilito che lo stato di Israele, che non possiede campi petroliferi ma  tecnicamente molto avanzato,  destinato a essere cancellato dalla faccia della terra. Di conseguenza gli israeliani nutrono un considerevole interesse per le ambizioni nucleari iraniane. E attraverso il Mossad, il braccio armato dell'intelligence, compiono sforzi incessanti per scoprire cosa stia combinando la dittatura di quel paese e a che punto sia la loro ricerca.
L'Iran non  il primo vicino di Israele a dare inizio a un programma nucleare. C'era stata la Siria prima, che nel 2007 aveva imparato la lezione. Lo spionaggio israeliano, tramite attivit in loco e voli di ricognizione, aveva scoperto che si stava costruendo un'enorme struttura squadrata vicino a Deir Ezzor, in un'area remota della Siria orientale. A Tel Aviv lo avevano soprannominato "il Cubo", e aveva suscitato troppa curiosit per essere ignorato. Ulteriori indagini avevano rivelato che l'edificio ospitava un reattore nucleare di fabbricazione nordcoreana destinato a fornire al dittatore siriano il plutonio necessario per una bomba atomica.
Nel 2007, in una sola notte, otto jet israeliani decollarono dalle basi nel Sud del paese. Puntarono a ovest, sul Mediterraneo, quindi a nord e poi a est, e sorvolarono velocissimi le coste della Siria senza essere visti. Sfrecciavano a un'altezza di cento metri circa, praticamente sfiorando i tetti, e a quella velocit era necessaria una precisione assoluta. Portavano un assortimento di bombe tale da garantire la distruzione totale dell'obiettivo.
Alle 00.42 sganciarono il loro carico. Nessuno di loro manc il bersaglio. Alle 00.45 il caposquadra trasmise per radio un'unica parola, "Arizona". Target distrutto. La squadriglia vir verso nord, super il confine turco e lo segu in direzione ovest finch non si ritrov di nuovo sul mare. A quel punto girarono di nuovo verso casa, sempre mantenendosi a bassa quota.
La distruzione del Cubo non riguardava direttamente gli iraniani, ma insegn loro un lezione. Quando cominciarono a lavorare al loro programma nucleare, lo fecero sottoterra, in profondit, in una serie di caverne a prova di bomba. L iniziarono ad arricchire l'uranio per renderlo sufficiente alla preparazione di un ordigno.
Esistevano due impianti. Il pi piccolo, chiamato Natanz, si trovava nelle viscere di una montagna scavata nel Nord del paese. L'altro, assai pi grande, Fordow, si trovava sotto il deserto, talmente in basso da essere immune anche alle pi potenti armi da penetrazione.
Durante il processo di lavorazione vengono utilizzate file e file di centrifughe, macchine estremamente pericolose da gestire. Sono colonne verticali alte da due a tre metri la cui parte centrale ruota a velocit impressionante, fino a cinquantamila giri al minuto. Sono disposte in stadi chiamati cascate. Si stima che l'Iran ne avesse ventimila, collegate in cascate di 128 unit nella sala principale.
Ne servono cos  tante perch l'arricchimento dell'uranio avviene molto lentamente e ogni giorno ne vengono ottenuti solo pochissimi, preziosissimi grammi. Questi macchinari sono cos  pericolosi perch ruotano su cuscinetti che devono essere accuratamente bilanciati. La minima variazione nella velocit o nel bilanciamento pu provocare il loro surriscaldamento o l'uscita di materiale, o entrambe le cose. Se succedesse, nell'ambiente circostante si verificherebbe una carneficina: le centrifughe impazzite andrebbero in pezzi distruggendo anche quelle a fianco e dilaniando i tecnici presenti.
Per prevenire tutto questo, l'intera operazione era controllata da un computer principale, servito da un database protetto da livelli multipli di firewall a cui solo gli operatori iraniani del sito in possesso dei codici potevano accedere. Erano proprio quei cifrari cos  impossibili da ottenere che il ragazzo seduto accanto al dottor Hendricks a Chandler's Court era riuscito a procurarsi.
A Fordow non si accorsero di nulla, per cui non serv fare altro. L'acquisizione dei codici d'accesso era pi che sufficiente. Furono quelli che sir Adrian, con il permesso del primo ministro, consegn a un pezzo grosso del programma nucleare israeliano all'ambasciata di Palace Green, a Londra.
Una settimana dopo, all'inizio di luglio, sotto il deserto iraniano accadde qualcosa di molto strano. Il sistema principale segnal una piccolissima anomalia. La velocit di rotazione dei cuscinetti in una cascata di centrifughe aveva cominciato ad aumentare. Un ingegnere in camice bianco alla console centrale ordin al software di correggerla. L'impianto non rispose. Erano altre mani, dal deserto del Negev, a impartire gli ordini. La velocit continu a crescere.
A Fordow, l'ingegnere, preoccupato, chiam un superiore. Il responsabile, perplesso, digit i codici per risolvere il problema. Anche questi vennero ignorati. La temperatura dei cuscinetti inizi a salire. La preoccupazione si trasform in apprensione e poi in panico. Il computer si rifiutava di obbedire. Velocit di rotazione e temperatura si innalzarono ulteriormente. Era stato superato il limite di sicurezza. Il responsabile premette un pulsante rosso. Nella grande sala che ospitava le centrifughe risuon un allarme. Uomini in camice bianco si diressero in tutta fretta verso le enormi porte d'acciaio. Il segnale acustico rimbombava ovunque e la fretta si trasform in una fuga precipitosa, una folle corsa per salvarsi. La prima centrifuga strarip. La struttura di metallo divent rossa per l'attrito incontrollabile. I lavoratori in fuga fecero a gomitate per arrivare per primi alle porte spalancate.
Il rapporto iniziale che giunse alla suprema autorit della repubblica, l'ayatollah Khamenei, riferiva che l'ultimo tecnico era riuscito a mettersi in salvo appena in tempo. Le porte si erano chiuse con un sibilo, sigillando ermeticamente quell'inferno dentro quella sala grande quanto un hangar. Gli addetti erano salvi, ma le centrifughe si erano autodistrutte, stadio dopo stadio, uscendo dai cuscinetti e travolgendo quelle vicine.
L'ayatollah, venerato e chino sotto il peso degli anni, si costrinse a leggere anche l'ultima riga del rapporto mentre una fila di scienziati terrei in volto aspettava in piedi davanti a lui, nella sua modesta residenza a Teheran.
Venti anni secondo le stime. Venti anni di spese, di incessante, duro lavoro spazzati via nel giro di un'ora. Ci sarebbe stata un'inchiesta, ovviamente. L'avrebbe disposta lui. Le migliori menti dell'Iran avrebbero sondato, scavato, indagato. E poi gli avrebbero fatto rapporto, riferendogli cosa era successo, come, perch e " cosa pi importante " per mano di chi. Conged gli specialisti e si ritir nella sua moschea privata a pregare.
Dietro quella tragedia dovevano esserci gli israeliani: che Allah li condannasse tutti all'inferno. Come avevano fatto per a procurarsi i codici? Erano anni che ci provavano senza risultati. Il virus Stuxnet, sviluppato in collaborazione da Israele e Stati Uniti anni prima, aveva causato qualche danno ma non aveva superato le barriere di difesa. Ora, invece, qualcuno ci era riuscito. Potevano essere stati gli israeliani da soli? Gli iraniani non potevano sapere che era stata una persona molto lontana, il pi grande hacker che il mondo avesse mai visto. Anzi, in questo caso, non visto.
La Guida Suprema non aveva la minima idea di come funzionasse un computer e dipendeva quindi completamente dai suoi esperti. Quello che gli dissero dopo la dettagliata indagine fu che le mani che avevano inserito l'ordine di aumentare la velocit delle centrifughe a livelli pazzeschi, causandone l'autodistruzione, erano probabilmente israeliane.
Ma il vero dilemma stava nei codici d'accesso. Erano fondamentali. Senza quelli nessuno avrebbe potuto impartire quelle istruzioni suicide. Avendoli a disposizione, invece, tutto era possibile.
Il disastro non rimase segreto a lungo. Gli uomini che hanno subto un'esperienza traumatica, anche se scienziati, hanno bisogno di parlarne. Conversano con i colleghi, quelli che erano presenti e quelli che non c'erano. E ne discutono con i familiari. La voce si sparse e giunse alle orecchie di quella particolare comunit internazionale composta da scienziati che dedicano la vita a studiare per conto dei loro governi i progressi fatti dagli altri. Quanto era accaduto a Fordow era troppo simile al disastro di Murmansk.
Alla fine l'enigma non fu risolto a Teheran ma a Mosca. Mosca sapeva chi era stato e dove si trovava.
Due giorni dopo, l'ambasciatore russo in Iran chiese un incontro privato con la Suprema Guida. Portava un messaggio personale da parte del Vozhd. Riguardava una grande casa isolata nella campagna inglese e un hacker adolescente che riusciva nell'impossibile.
L'uomo che sedeva alla Casa Bianca ricevette un rapporto dettagliato, come promesso da sir Adrian. Un reseconto simile, contenente pi o meno le stesse informazioni, gli era gi arrivato dalla CIA. Uno confermava quanto detto dall'altro. Il presidente cap di essere stato ingannato. In ogni caso aveva da tempo condannato pubblicamente il trattato che aveva spinto gli Stati Uniti ad attenuare le multe imposte all'Iran in cambio della cessazione del loro programma nucleare. Stracci l'accordo ed eman nuovamente le rovinose sanzioni economiche.

Pi o meno nello stesso momento, Weston ricevette una lettera nel suo appartamento a Admiralty Arch. La cosa lo lasci molto perplesso: quell'indirizzo era noto a pochissime persone e la busta era stata consegnata a mano. Il contenuto era breve e cortese. L'autore della missiva lasciava intendere che un incontro avrebbe potuto essere utile a entrambi e lo invitava a fargli visita. Il foglio recava l'intestazione dell'ambasciata di Israele ed era firmato da Avigdor Hirsch, un nome che lui non conosceva.
Il Medio Oriente non era mai stato il suo campo e in ogni caso sir Adrian era in pensione da pi di dieci anni. Anche altri si erano ritirati, e c'erano state promozioni, trasferimenti, partenze: alcune volontarie, altre incoraggiate. Ma lui aveva mantenuto dei contatti, e uno di questi era l'uomo che aveva "gestito" il Medio Oriente e che, essendo pi giovane di lui, ricopriva ancora il suo incarico a Vauxhall Cross. Si chiamava Christopher.
"Avi Hirsch? Certo che lo conosco!" disse la voce sulla linea sicura. " qui da tre anni,  il capo della locale stazione del Mossad. Un tipo sveglio."
"Altro?"
"Be', ha cominciato come avvocato dopo il servizio militare nelle Forze Speciali. Abilitato in tre giurisdizioni: la sua, la nostra e quella americana. Si  laureato al Trinity College, a Cambridge. Non il classico tipo da kibbutz. Un bravo ragazzo, secondo noi. Cosa vuole?"
"Non lo so ancora."
"Hai saputo dell'incidente a Fordow?"
"Certo. E anche della reazione americana."
"Il mio dipartimento ci lavora giorno e notte. Buona fortuna con Avi."
L'ambasciata israeliana a Londra osserva misure di sicurezze estreme. E ne ha ben donde: ci sono stati diversi tentativi di attacchi e dimostrazioni violente. L'auto di Weston si ferm davanti al cancello di ferro battuto e i suoi documenti furono esaminati a fondo. Dalla guardiola telefonarono per avere conferma, quindi gli fecero cenno di passare. Un altro agente indic un posteggio e, quando l'autista termin il parcheggio, sir Adrian fu accompagnato dentro l'edificio.
Non sub dei controlli veri e propri, come all'aeroporto, ma era consapevole che scanner nascosti avevano gi frugato ogni centimetro della sua persona. Non aveva nulla con s, neppure la valigetta. La sala scelta per l'incontro si trovava nel seminterrato, di certo isolata e bonificata per renderla totalmente sicura.
Avi Hirsch era esattamente come Weston si aspettava: sui quarantacinque anni, atletico, abbronzato, cortese, e parlava fluentemente la lingua di Shakespeare. Gli offr un caff, che sir Adrian rifiut. Poi rimasero soli. Weston sapeva che quella conversazione non sarebbe mai avvenuta senza un precedente briefing da parte dell'alto comando del Mossad, a Tel Aviv.
"Sono stato incaricato di dirle che il mio governo e il mio paese sono estremamente grati" esord l'uomo. Non c'era bisogno di esplicitare che si riferiva alla cessione dei codici d'accesso al computer principale di Fordow.
Era un enorme complimento. Nel mondo dello spionaggio, soprattutto quello informatico, lo stato di Israele sta una spanna sopra a tutti gli altri. Il Mossad ha agenti in tutto il pianeta, e nel Medio Oriente  ineguagliabile. Nascosto sotto il deserto del Negev, fuori Beer Sheva, c' un centro di ricerca noto come Shmone Matayim o Unit 8200. L sono raggruppati i migliori cervelli del paese, impegnati a craccare codici, a crearne di nuovi, a penetrare database ostili e a monitorare la marea di scambi che intercorrono rapidissimi tra le agenzie dei loro nemici e anche tra quelle dei loro amici. L'Unit 8200 non dorme mai.
La carriera di sir Adrian si era consumata molto prima di tutto questo. Era un veterano in un mondo di giovani. Ma certe cose non cambiano mai. Ci sono amici, nemici, traditori, ci sono sciocchi che parlano troppo. I passaggi al volo di dispacci nelle stradine della citt di Bratislava occupata dai sovietici potevano sembrare una cosa del passato, ma l'informazione giusta al momento giusto nel posto giusto poteva ancora cambiare il corso della storia. E una coltellata alle costole o una bomba nascosta sotto una macchina potevano mettere fine a una vita. Weston sapeva perfettamente che il garbato capo della stazione seduto di fronte a lui rappresentava un'agenzia che non aveva abbandonato quelle vecchie procedure, e vi ricorreva sempre quando era necessario.
A sostenere il Mossad nel reperimento di notizie utili c' una serie di unit delle Forze Speciali che corrispondono al SAS, all'SBS e all'SRR inglesi, o ai Delta Boys, ai Navy SEAL americani, e alla Special Activities Division della CIA. Sono i commando della Sayeret Maktal, i Kidon ("baionetta" o "punta di lancia") che compiono uccisioni all'estero, e gli ancor pi misteriosi Duvdevan, la cui conoscenza delle lingue e delle comunit del Medio Oriente consente loro di infiltrarsi in paesi nemici passando per nativi. Possono restare dormienti per anni prima di entrare in azione.
Nell'ambiente dello spionaggio era cosa risaputa, per cui sir Adrian sapeva bene che l'Iran doveva essere piena di agenti israeliani dormienti, alcuni senza dubbio in posizioni di prestigio. Rimase in silenzio e aspett che Avi Hirsch desse inizio alle danze.
"Mi permetta di essere assolutamente franco" dichiar l'israeliano, intendendo l'opposto. " evidente che le straordinarie informazioni che ci avete passato " i codici di accesso a Fordow " devono venire da un genio della cibernetica. Abbiamo degli ottimi hacker all'Unit 8200, ma il vostro uomo  un passo avanti a loro. Ha superato l'air gap, cosa ritenuta impossibile. Questo lo rende assai prezioso, ma anche molto esposto."
"Esposto?"
"Alla vendetta. Col senno di poi, le circostanze del disastro della Admiral Nakhimov diventano un po' pi chiare.  come se qualcuno avesse preso il comando della nave."
La risposta di Weston fu un esauriente "Ah".
"Posso rivelarle che una settimana dopo l'incidente a Fordow, l'ambasciatore russo ha avuto un incontro privato con l'ayatollah Khamenei. Qualche idea?"
"Ah" fece di nuovo sir Adrian.
"Vede, caro, ci  venuto il dubbio che Mosca possa aver informato l'Iran dell'identit di questa persona straordinaria che, a quanto pare, voi tenete nascosta. E magari pu aver comunicato anche dove si trova, sempre che lo sappia, ovviamente. Se gli iraniani venissero in possesso di queste informazioni potrebbero pensare di eliminarla.  solo un consiglio amichevole. Da parte di un'agenzia riconoscente. Potrebbe essere saggio spostarlo al pi presto. Anche l'Iran ha delle squadre di sicari."
"Molto gentile da parte vostra" replic Weston. "Le sono profondamente grato. Certamente  opportuno che le alte sfere lo prendano in considerazione."
Ma lui sapeva una cosa di cui Avi Hirsch non era a conoscenza. Spostare Luke Jennings in un ambiente nuovo e diverso dal suo era pi facile a dirsi che a farsi. Lo stato mentale del giovane, la sua ossessione per ci che lo circondava, per la posizione di ogni oggetto e soprammobile, ma pi che altro per la sequenza degli algoritmi nel suo computer, era tale che un improvviso trasferimento avrebbe potuto provocargli una crisi.
Tuttavia era un avvertimento opportuno. L'Iran aveva a disposizione attentatori suicidi, fanatici e killer professionisti. All'interno del corpo dei Guardiani della rivoluzione, i pasdaran, c'era un nucleo chiamato le Brigate al-Quds, responsabile di uccisioni generalizzate o mirate in tutto il Medio Oriente. Chandler's Court era davvero fuori dalla loro portata? Il primo ministro avrebbe permesso un altro scontro a fuoco sui tranquilli prati del Warwickshire?
Ne dubitava. Vendicare il palese attacco con il Novichok per le strade di Salisbury facendo arenare l'Admiral Nakhimov era stato un atto di giustizia riparatrice e, agli occhi del mondo, non dimostrabile. Aiutare Israele nello smascherare il programma nucleare iraniano di fronte al presidente degli Stati Uniti poteva essere giusto, ma di sicuro non lo era provocare dei fanatici mediorientali a compiere atti di vendetta nella campagna inglese.
"Mi dica, Avi, se ci fosse un altro ente iraniano supersegreto di cui i suoi capi desiderassero acquisire il database, quale sarebbe? Il VAJA o il FEDAT?"
L'agente del Mossad si sforz di restare impassibile. Era sorpreso che l'anziano esperto del Cremlino in pensione fosse al corrente della loro esistenza. Ma sir Adrian si era documentato. Sapeva che il VAJA  il ministero delle Informazioni iraniano che pu contare su propri sicari sia in patria sia all'estero, e che il FEDAT  il segretissimo centro di ricerca e sviluppo di armi nucleari che opera sotto il ministero della Difesa. Ha sede nel centro di Teheran in un moderno complesso proprio di fronte all'universit Malek Ashtar.
Mentre la sua auto usciva dai cancelli in ferro battuto dell'ambasciata israeliana, Weston si ritrov a meditare sulle possibilit di successo del suo ultimo stratagemma, che comportava un altro favore agli israeliani. Aiutarli a distruggere le centrifughe a Fordow aveva contribuito anche alla sicurezza mondiale. Quella che ora aveva in mente, invece, era una questione pi personale.
Gli occorreva un favore, e nel suo ambiente, che era poi l'ambiente di Avi Hirsch, i favori si ripagano con altri favori.
Sir Adrian si disse che, qualunque delle due opzioni Tel Aviv avesse scelto, probabilmente l'Unit 8200 aveva gi pensato all'altra. Tre giorni dopo ebbe la risposta. FEDAT.


13


Quando una nazione decide di diventare una potenza nucleare, viene prodotta una gran quantit di documenti. L'Iran oper questa scelta molti anni fa, subito dopo l'ascesa al potere degli ayatollah e la creazione della loro spietata teocrazia. Quando l'ayatollah Rafsanjani disse che Israele sarebbe stata cancellata dalla faccia della terra, tale affermazione fu presa come una dichiarazione di guerra... Una guerra nascosta, ma pur sempre una guerra, da combattersi in segreto e senza alcun rispetto per la convenzione di Ginevra n per altre regole universalmente riconosciute.
Opponendosi all'esistenza del piccolo paese sull'altro lato della penisola araba, l'Iran sfidava l'avversario pi temibile che potesse trovare nel raggio di tremila chilometri. Israele era nato da operazioni clandestine portate avanti dapprima contro gli inglesi affaticati dalla conflitto mondiale, nel 1945, e poi dal 1948 contro una schiera di vicini palestinesi e arabi, arrabbiati e assetati di vendetta.
Gli arabi, in particolare, avevano dalla loro grandi masse, spazi enormi e fondi illimitati. Gli israeliani invece non possedevano niente di tutto ci, ma disponevano di armi migliori e di un ottimo addestramento, avendo alle spalle anni di esperienza nell'architettare, organizzare e portare a termine missioni segrete. A questo si devono aggiungere un fanatico patriottismo, la certezza che fallire avrebbe significato la morte, una rete mondiale di altri ebrei pronti ad aiutarli senza riserve, e la loro camaleontica abilit nel passare per qualunque cosa tranne che per giudei. Infine erano forniti di altissima tecnologia.
Messo di fronte al rischio di essere annientato, Israele non si fece scrupoli ad accettare l'aiuto dei bianchi del Sudafrica, un'altra tormentata minoranza, per acquisire le quantit di uranio arricchito necessarie a diventare una potenza nucleare e costru il proprio impianto per la fabbricazione di ordigni a Dimona, nel deserto del Negev.
In cambio avrebbe aiutato quella nazione a costruire le sue sei bombe atomiche, poi smantellate prima che l'African National Congress salisse al potere.
Quella guerra non dichiarata infuri per sei decenni e dura tuttora. Ogni tanto la gente ne vede qualche piccola traccia, un cadavere qui, un complesso distrutto l.
Il vecchio Mossad LeAliyah Bet, istituito per trasportare illegalmente gli ebrei europei sopravvissuti all'Olocausto nella Terra Promessa, fu trasformato nel Mossad diventando forse il servizio segreto pi temibile del pianeta.
La CIA ha la SAD, Special Activities Division, la divisione attivit speciali, che si occupa delle azioni paramilitari a cui il governo americano non desidera essere palesemente associato. L'MI6 (o SIS) britannico preferisce mantenere le mani il pi pulite possibile, e si affida ai reggimenti delle Forze Speciali. Anche Israele ha le sue, ma il Mossad non esita a portare a termine eliminazioni in patria o all'estero quando risulta necessario.  cos  che si giustifica la serie di omicidi mirati avvenuta in tutto il mondo: o quei nemici costituivano una possibile minaccia, o si trattava di pura vendetta, come nel caso degli assassini che avevano trucidato gli atleti israeliani ai Giochi Olimpici di Monaco del 1972.
Sotto lo sci il paese non temeva l'Iran, ma dopo l'arrivo degli ayatollah tutto cambi, specialmente quando l'avversario diede avvio al proprio programma per la produzione di bombe nucleari. Gli iraniani potevano contare su pasdaran, Brigate al-Quds, il VAJA e la SAVAMA, la polizia segreta, con la sua rete di prigioni nascoste e di centri di tortura.
Tuttavia l'ente incaricato di sviluppare quell'inarrivabile ordigno era e resta il FEDAT, custode della vasta rete di attivit legate all'impresa, degli acquisti effettuati, degli scienziati corrotti, dei siti di stoccaggio di materiale fissile e dei dettagliati rapporti sui progressi compiuti. Per anni l'Iran ha portato avanti un colossale inganno riguardo a tutti questi dati. Mentre il resto del mondo passava dagli archivi fisici a quelli informatici, quella nazione mantenne molti dei suoi documenti sensibili su carta e, seguendo la teoria che suggerisce di nascondere le cose in piena vista, li immagazzin in un enorme deposito, una struttura dall'aspetto malandato a sud di Teheran, in un posto chiamato Shorabad.
E l furono rubati. Mezza tonnellata di atti. Era stato il Mossad a mettere a segno il colpo, anche se resta un mistero per tutti come ci sia riuscito, tranne che per i suoi capi, ovviamente. Pare che gli agenti siano entrati nell'edificio e poi, incredibilmente, abbiano trasferito il carico o su una piattaforma di atterraggio per elicotteri, o direttamente su una nave che aspettava al largo, nel golfo. Da l, quindi, l'hanno portato in Israele, costeggiando la penisola araba e risalendo il mar Rosso.
Quel bottino, per, non  la fine della storia. Il resto delle informazioni era ancora conservato nel computer centrale del FEDAT, e quello non era stato violato. Non ancora. Ci avrebbe dovuto pensare sir Adrian, in base all'accordo stipulato con Avi Hirsch, il quale aveva ottenuto il via libera con una visita lampo a Tel Aviv, volando in incognito su El Al.
Il jet privato israeliano, un Gulfstream VI, atterr alla base RAF di Brize Norton nell'Oxfordshire. Era di propriet di un multimiliardario israeliano e sfoggiava il logo della sua azienda informatica. Quell'uomo era uno dei Sayanim, i "disponibili", una rete mondiale di persone non riconducibile al Mossad ma pronta a fornire un aiuto logistico quando necessario. Di norma l'aereo non stazionava all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, ma nel centro dell'aeronautica militare di Sde Dov, su a nord. Il gruppetto di inglesi attendeva lontano da occhi indiscreti. Terminate le operazioni di rifornimento furono accompagnati alla scaletta del Gulfstream da un sottufficiale dell'assistenza a terra. Il comitato d'accoglienza che li avrebbe seguiti in Israele non scese dal jet.
La comitiva britannica comprendeva una bella donna bionda, molto protettiva nei confronti di un adolescente nervoso e timido, chiaramente riluttante a salire a bordo, e un altro ragazzo, pi piccolo. Nel gruppo c'erano anche tre esperti informatici che vivevano con quella famiglia.
L'equipaggio, composto da due uomini e una hostess, indossava l'uniforme della societ. In pi si contavano quattro persone del Mossad, che fornirono soltanto i loro nomi di battesimo " Yeuval, Moshe, Mordechai detto Motti, e Avram " chiaramente falsi. Era proibito scattare fotografie, sebbene nessuno ne avesse voglia.
La brutta notizia era che uno di questi ultimi era un traditore. Nato e cresciuto in Iran, era stato avvicinato dal VAJA che gli aveva offerto una grossissima somma se avesse accettato di fare la spia. Desideroso di diventare ricco e di emigrare negli Stati Uniti, il tizio aveva capitolato.
La buona notizia era che il direttore del Mossad, Meyer Ben-Avi (nome in codice Gemelli), lo sapeva e si serviva di lui per far arrivare a Teheran un torrente di false informazioni. Ma c' un limite a tutto e, un giorno non lontano, ci sarebbe stato un arresto prima dell'alba, un processo segreto e una condanna a una lunga detenzione in una cella sotterranea, o pi probabilmente, un incidente d'auto mortale. Dopodich un conto bancario segreto, che tanto segreto non era, sarebbe stato confiscato e il suo contenuto donato al fondo vedove e orfani.
Fu un volo tranquillo. Atterrarono al vecchio aeroporto di Ovda, dove tre limousine li aspettavano per portarli nella villa appena ristrutturata fuori Eilat, lontana dagli sguardi indiscreti dei turisti ma abbastanza vicina al mare da consentire di bagnarsi ogni giorno nelle sue acque azzurre e tiepide. Il bar fondato da Rafi Nelson era poco pi gi, lungo la riva.
Quando i nuovi arrivati presero possesso della villa sul golfo di Eilat, i quattro agenti del Mossad che li avevano scortati furono fatti rientrare a Tel Aviv. Uno di loro, Motti, aveva un grosso problema. Doveva riferire ai suoi mandanti tutto quello che aveva scoperto.
Il grosso incidente avvenuto all'impianto di arricchimento dell'uranio di Fordow era ormai cosa risaputa. Ma Motti era al corrente anche del fatto che, per quanto potesse sembrare incredibile, il genio del computer che aveva violato i codici di accesso era stato seduto a pochi metri da lui durante le sei ore di volo da Brize Norton a Eilat.
I britannici non parlavano una parola di ebraico e avevano conversato soltanto in inglese, lingua che Motti conosceva benissimo. L'adolescente nervoso se n'era stato seduto in fondo al Gulfstream con le tendine dei finestrini chiuse, rifiutandosi di guardare fuori, verso le distese d'acqua e di terra che passavano sotto l'ala. Si era immerso nelle sue riviste tecniche che, per la spia, dotata di una mediocre conoscenza dei normali sistemi informatici, sarebbero state incomprensibili. Accett soltanto una limonata dalla hostess, sorridendo timidamente quando lei gli rivolse la parola. Ma era chiarissimo che quella era la mente che aveva craccato il sistema. Ora, dal suo appartamentino alla periferia di Tel Aviv, Motti doveva far arrivare quell'informazione a Teheran.
Era nato e cresciuto a Isfahan, rampollo di una famiglia appartenente alla minuscola comunit ebraica di trentamila persone che ancora viveva in Iran. A vent'anni era scappato e aveva attraversato il confine durante i tumulti scoppiati alla caduta dello sci, approfittando della Legge del ritorno per emigrare in Israele.
Avrebbe potuto passare per iraniano, visto che parlava benissimo il persiano. Si offr volontario per entrare nei Duvdevan, ma si ritenne fosse troppo pericoloso rispedirlo indietro in missione segreta sotto il nuovo regime degli ayatollah. Qualcuno avrebbe potuto riconoscerlo e smascherarlo, anche accidentalmente. Invece fu reclutato nel Mossad.
Qualcuno a Isfahan doveva aver spifferato tutto perch Motti fu avvicinato a Gerusalemme vecchia e gli fu offerto un accordo per una grossa somma, che gli sarebbe stata corrisposta identica per eventuali altre soffiate, se lui avesse accettato di cambiare bandiera e lavorare per il VAJA. Sognando quel ricco pensionamento in America, accett.
Non pass molto prima che il suo doppio gioco venisse smascherato.  raro che un israeliano cambi bandiera e si metta a lavorare per l'Iran o qualche altra dittatura mediorientale. Viceversa, i diversi milioni di abitanti di quel paese sono sottomessi ai temuti pasdaran e sono molte le persone che, desiderando ardentemente una riforma radicale, sono disposte a fare la spia contro il regime.
Meyer Ben-Avi gestiva una rete di agenti in Iran, compresi due che lavoravano nel VAJA, da cui venne subito a sapere del reclutamento di Motti. Sarebbe stato semplice arrestarlo e vincere la sua resistenza in un determinato complesso sotterraneo sotto la sabbia del Negev, ma Ben-Avi scelse un'altra strada. Per quanto fosse costoso in termini di risorse umane, fece sorvegliare il traditore, annot ogni sillaba da lui pronunciata o messa per iscritto, e prese nota delle persone con cui parlava.
Nello spionaggio, la deliberata disinformazione  un'arma potente e avere un canale diretto con le alte sfere nemiche  il massimo. Era quello il ruolo che Motti stava svolgendo a sua insaputa.
L'avvento della trasmissione digitale dei messaggi aveva semplificato la vita in ogni attivit legale, ma aveva reso le intercettazioni un gioco da ragazzi. Di fronte a una sorveglianza informatica totale, la tendenza tra gli agenti segreti era stata quella di tornare ai vecchi metodi.
Tra questi ci sono la "strisciata" e la "casella postale".
Il primo  semplice ma necessita di un tempismo perfetto. La spia porta centinaia di documenti miniaturizzati su microfilm in un contenitore non pi grande di una scatola di fiammiferi, che deve passare senza essere visto nelle mani del suo contatto. Ma la spia  gi sospettata ed  seguita per strada da membri della polizia segreta. Allora, senza alcun preavviso, si infila in un bar o in un ristorante. All'interno, il contatto si sta allontanando dal bancone e sta andando verso l'uscita. Per una frazione di secondo i due si sfiorano e avviene la consegna. Gli agenti entrano nel locale. Il contatto si fa gentilmente da parte per lasciarli passare, quindi si allontana con il suo bottino. Ora la spia  assolutamente pulita.
La "casella postale" o "buca"  semplicemente un foro. Pu essere dietro il mattone smosso di un muro, o nel tronco di un albero in un parco. Solo la spia e il suo contatto ne sono a conoscenza. La prima si reca alla buca, si accerta che nessuno la stia sorvegliando e deposita il plico, che scompare. Pi tardi, in un luogo convenuto, compare un segno fatto con un gesso. Allertato da questo simbolo presente nel posto che controlla con regolarit, il contatto capisce e va a ritirare il pacchetto.
Motti aveva una casella dietro un caff arabo a Gerusalemme Est.
Scrisse il rapporto in perfetto persiano su un unico foglio di carta comunissima, del tipo che si pu acquistare in una qualunque cartoleria. Lo pass con una spugna imbevuta di candeggina e lo inser, dopo averlo ripiegato pi volte, in una scatola di fiammiferi, che ripul per eliminare ogni impronta e che poi ficc in un sacchetto di cotone, cos  da non essere pi sfiorata dalle sue dita.
Quindi Motti prese un autobus della Egged per Gerusalemme, scese nella parte occidentale, si un alle schiere di turisti che varcavano la porta di Mandelbaum e si perse nel labirinto di vicoli e bazar della citt vecchia.
Un'ora dopo la scatola di fiammiferi era nella buca dietro un mattone smosso, mentre su un pilastro di un ponte che si trovava a meno di cento metri dalla Via Dolorosa era comparso un segno tracciato col gesso. Nessuno not la cosa.
Motti fu prudente fino all'eccesso, e non corse rischi. Ma dall'alto della finestra di un sottotetto che dava sulle latrine del caff, un giovane agente del Mossad in prova aveva il noioso compito di tenere sotto osservazione la casella. Vide la spia fare la consegna e fece rapporto. Ore dopo un uomo dalla carnagione scura pass davanti alle latrine, svolt nel vicolo deserto e ritir il plico. La matricola riport immediatamente anche quello.
Al calar della notte il contatto era tornato in Giordania attraverso il ponte di Allenby; la scatoletta era in viaggio verso Teheran, dove sarebbe stata consegnata a Hossein Taeb, capo dell'intelligence pasdaran. Fuori Tel Aviv, Ben-Avi sorseggiava un Chivas Regal, indulgendo nella sua passione per lo Scotch molto invecchiato, e osservava l'ultima luce del sole morente sulle acque scure del Mediterraneo.
Aveva fatto quello che poteva. Ora non gli restava che aspettare. Nell'attivit di spionaggio si passa davvero un sacco di tempo ad aspettare.


14


Nonostante fosse a capo dell'intelligence pasdaran, Hossein Taeb non era n un soldato n un agente segreto, e non lo era mai stato. Era un religioso, imbevuto di teologia sciita e totalmente devoto alla Guida Suprema, l'ayatollah Khamenei, e alla rivoluzione che governava l'Iran dalla caduta dello sci. Il rapporto di una delle sue due uniche fonti all'interno dell'intelligence israeliana aveva suscitato in lui una rabbia incontenibile che ancora lo consumava.
Sapeva esattamente cosa era successo al grande impianto di Fordow e chi erano i responsabili. Aveva partecipato alla riunione ristretta in cui i maggiori fisici nucleari del paese avevano spiegato quanti anni, e quante risorse, sarebbero stati necessari per riacquisire le attrezzature e l'uranio andati persi.
E sapeva che anni prima, Israele, fortemente colpito dalle professionalit nate nella Silicon Valley e dalle ricchezze che generavano, aveva deciso di costruire qualcosa di simile sul proprio territorio. Il dipartimento di Hossein Taeb aveva assistito alla creazione del grande centro informatico che aveva trasformato Beer Shiva, la polverosa citt nel mezzo del deserto, in un'oasi di palazzi sfavillanti. E lui era stato tenuto al corrente dai suoi esperti sul costante reclutamento da parte del nemico delle migliori giovani menti del paese, destinate a vivere e a lavorare, sopra o sotto terra, all'Unit 8200, l'agenzia ultra segreta di spionaggio elettronico paragonabile a Cheltenham o a Fort Meade. Perci era consapevole che l'Iran non aveva niente di simile.
Tuttavia non riteneva che i responsabili della distruzione di Fordow fossero i giovani e brillanti cervelloni di Beer Sheva. Certo, erano stati loro a violare il computer centrale e a riprogrammarlo con quelle istruzioni letali, ma era stato qualcun altro a fornire i codici di accesso che da tempo cercavano di scoprire. Ora Mosca aveva gentilmente rivelato alla Guida Suprema l'identit della persona che era riuscita nell'impossibile: un ragazzo inglese che doveva essere senza alcun dubbio l'hacker pi pericoloso sulla terra. Al momento si trovava in Israele per godersi la ricompensa, una vacanza premio sul golfo di Eilat. L'uomo di culto convoc il suo capo delle operazioni.
Il colonnello Mohammed Khalq non era un religioso, era un soldato, un killer nato. Da giovane era entrato nel basij, la milizia di riserva composta da volontari che, durante la guerra contro Saddam Hussein, si lanciavano in cariche suicide sui campi minati iracheni lungo il confine, pronti a morire per Allah e per l'Iran.
La sua dedizione e il suo coraggio non erano passati inosservati. Dal basij era stato trasferito alle forze regolari pasdaran, dove aveva fatto carriera, operazione dopo operazione, prestando servizio nel Libano meridionale con Hezbollah e pi recentemente in Siria con le forze di Assad. Lesse il rapporto inviato dal traditore del Mossad, alz lo sguardo e incontr quello di Hossein Taeb.
"Deve morire" disse l'uomo di culto.
"Senza dubbio" replic il sodato.
"Vorrei che prendessi personalmente il comando dell'operazione. Mi occuper io di tutte le autorizzazioni necessarie, non perdere tempo. Gli inglesi non resteranno l a lungo."
Il colonnello Khalq comprese subito che l'operazione avrebbe dovuto avvenire dal mare e che lui poteva scegliere tra molte opzioni. Il corpo dei pasdaran non  soltanto un esercito dentro un esercito, una lite all'interno della polizia segreta, un repressore del dissenso, mercante di terrore e garante dell'obbedienza dei cittadini. L'unit delle Guardie della rivoluzione dispone di una propria aeronautica e di una propria marina militare, nonch di un proprio impero industriale e commerciale dotato di una flotta a s stante. Khalq lasci il suo superiore e and a conferire con il generale che era al comando di tutte le navi dei pasdaran, civili e non.
La scelta cadde sulla SS Mercator, che in precedenza portava un nome iraniano, ma ora batteva bandiera maltese sotto questo appellativo. La minuscola repubblica all'interno dell'Unione Europea non disdegna le tasse che intasca per iscrivere sul proprio registro navi di cui non dovr mai ispezionare l'interno.
A influenzare la decisione contribu il fatto che la Mercator era un mercantile da sole duemila tonnellate, in cattivo stato e coperto di ruggine, che difficilmente avrebbe attirato l'attenzione andando da un porto all'altro col suo piccolo carico. Inoltre si trovava alla fonda a Bandar Abbas, nell'estremo Sud dell'Iran.
La prima cosa da fare fu sostituire il comandante e l'intero equipaggio con un gruppo di marinai esperti di combattimento distaccati dalle torpediniere che regolarmente infastidiscono le imbarcazioni occidentali nel golfo Persico. A questo pens Ali Fadavi, capo della Marina pasdaran. Quindi la nave fu caricata di assi, pali e travi che, dai documenti di bordo, risultavano ordinati da una societ di costruzioni di Aqaba, sull'altro lato del golfo rispetto a Eilat.
Per coprire gli otto chilometri tra queste citt, il colonnello requis due tra i pi veloci motoscafi al mondo, dei Bradstone Challenger presi tra i dieci che l'Iran aveva recentemente acquistato senza una giustificazione plausibile. Solitamente sono giocattoli per ricchi che sfrecciano sull'acqua a oltre cinquanta nodi. Khalq ne aveva fatti trasportare due a sud, dove erano stati caricati a bordo del Mercator insieme al loro equipaggio. Si trovavano sul ponte, nascosti sotto dei teloni.
Ora mancavano solo gli uomini. Selezion dodici commando di Marina, tutti esperti in sbarchi e nell'utilizzo di armi leggere a distanza ravvicinata. Il gruppo fu trasportato a sud in elicottero, per incontrare il mercantile, gi in navigazione, una trentina di chilometri al largo nello stretto di Ormuz. I membri della squadra d'assalto, guidati dal colonnello, si calarono dall'elicottero sul ponte di prua e furono accompagnati nei loro angusti alloggi tra il carico di legname. Ci sarebbero voluti cinque giorni di attraversata col motore spinto al massimo per raggiungere il golfo di Aqaba.
Secondo il rapporto di Motti, la protezione della villa era stata affidata alla polizia di Eilat, che aveva impiegato pattuglie di due agenti che si davano il cambio per non infastidire troppo la vacanza degli ospiti. Questo  ci che la spia aveva appreso mentre il team del Mossad era in volo verso nord. Ma non era affatto cos . Meyer Ben-Avi aveva assegnato alla villa venti uomini dell'unit delle Forze Speciali chiamata Sayeret Matkal.
Si tratta di soggetti che di solito operano all'estero e sono specializzati nell'infiltrarsi con la massima segretezza ovunque, specie in Medio Oriente, e nel restarvi finch non  il momento di entrare in azione. Sono maestri nel rendersi invisibili, ma quando decidono di farsi vedere possono risultare letali.
La Mercator aveva passato il porto di Aden ed era entrata nello stretto di Bab-al-Mandab quando fu finalmente identificata. L'aereo israeliano che le volava sopra procedette per eliminazione. Era della stazza giusta, la bandiera maltese non ingannava nessuno, e la scia indicava che stava procedendo alla massima velocit. Un rapido controllo all'ufficio della capitaneria di porto di Aqaba conferm che quella era effettivamente la sua destinazione. Sul ponte c'era del materiale coperto con dei teloni e il costruttore giordano che, stando ai documenti, aveva ordinato quel carico era finito in amministrazione controllata alcuni mesi prima. Evidentemente l'unit di intelligence di Hossein Taeb era molto motivata ma non sufficientemente attenta ai dettagli. Dopo Gedda, il mercantile fu sorvegliato fino al suo arrivo.
Raggiunta la destinazione, la Mercator non attracc all'interno della zona portuale ma gett l'ancora in rada. I due motoscafi furono calati in mare con le gru di bordo e assicurati alla fiancata. Con i serbatoi pieni, potevano coprire in pochi minuti gli otto chilometri fino al golfo di Eilat e poi correre verso sud fino al punto stabilito per l'incontro con una nave della Marina pasdaran pi grande e meglio armata che risaliva verso nord.
Prima di lasciare l'Iran, Khalq aveva dato ordine all'agente che aveva ritirato il rapporto dalla buca di Motti, e che ora si trovava in Giordania fingendosi un turista, di attraversare il confine ed entrare in Israele. L, sempre come un innocuo viaggiatore, si sarebbe diretto a Eilat per identificare la villa descritta dalla spia, a sud del resort e vicino al bar sulla spiaggia un tempo gestito da Rafi Nelson.
Guardando da riva con il binocolo, l'agente vide arrivare la Mercator e, a bordo di una barca a noleggio, usc per conferire con il suo comandante.
Una volta salito descrisse minuziosamente la residenza. Aveva visto due uomini della polizia locale a guardia del cancello. Quello che non aveva notato erano i membri del Sayeret Matkal nascosti all'interno della dimora e nel terreno circostante.
Per aveva avuto modo di osservare i sei inglesi: tre uomini pi la madre e i due figli, uno dei quali, schivo e pauroso, doveva essere incoraggiato a entrare in acqua. Non si era arrischiato a scattare foto ma aveva fatto degli schizzi accurati che consegn a Khalq. Il colonnello decise l'attacco per la notte seguente.
Erano le due del mattino, l'ora degli assassini, quando i due motoscafi mollarono gli ormeggi e si addentrarono nel golfo. Non c'era bisogno di andare veloci per adesso. Sarebbe stato necessario dopo, per una rapida fuga verso il mar Rosso. Dal momento in cui era scesa l'oscurit, verso le nove di sera, a ovest si erano accese le luci della citt, una vera calamita per turisti, e la musica proveniente da centinaia di bar, ristoranti, discoteche e feste private giungeva fin sul mare. Alle loro spalle il porto industriale di Aqaba era immerso nel silenzio. I potenti motori dei due Challenger emettevano poco pi di un brontolio mentre si dirigevano a ovest a neppure dieci nodi di velocit.
Presto divennero visibili le residenze disseminate sulla costa a sud, ognuna circondata dal proprio terreno. Qualche ora prima, durante il giorno, accovacciato nel gommone a chiglia rigida che fungeva da scialuppa di salvataggio della Mercator, il colonnello si era mescolato ai vacanzieri e aveva fatto un giro sul litorale per vedere dove si trovava la villa che costituiva il loro obiettivo.
C'era un bar isolato sulla spiaggia, che lui prese come punto di riferimento. Avrebbero toccato terra a breve distanza da quello, e coperto di corsa i cento metri che li separavano dalla casa.
Ogni Challenger aveva un equipaggio composto da due uomini e trasportava sei commando armati. Ce ne sarebbero stati anche di pi, ma Khalq non voleva correre il rischio di collisioni al momento di saltare in acqua per poi schizzare su per la spiaggia. La potenza di fuoco di dodici tiratori esperti sarebbe stata pi che sufficiente per eliminare l'obiettivo.
Non sapeva che altri occhi, aiutati da potenti visori notturni, avevano notato i motoscafi emergere dall'oscurit del mare e dirigersi verso la riva. Segu una serie di ordini impartiti a voce bassa, non in persiano ma in ebraico.
Gli uomini del colonnello raggiunsero la terraferma in perfetta sincronia e cominciarono a muoversi quasi fianco a fianco. I cecchini avrebbero potuto abbatterli con facilit, ma gli agenti della Matkal avevano ricevuto ordini precisi. Nella villa non c'era nessuno, solo dei manichini rannicchiati nei loro letti, apparentemente addormentati. I pasdaran raggiunsero l'edificio, che aveva porte e finestre spalancate, si precipitarono dentro e corsero al piano superiore. L ebbe inizio la sparatoria che squarci il silenzio della notte e svegli di soprassalto tutti quelli che dormivano nelle case vicine.
I turisti delle residenze disseminate lungo il litorale fuggirono cercando riparo. Gli ultimi due nottambuli attardatisi a bere al locale sulla spiaggia, che non si erano accorti dello sbarco, imprecarono per lo spavento e si gettarono a terra insieme al barista.
All'interno della villa nessuno oppose resistenza e i pasdaran fecero irruzione nelle diverse camere da letto, crivellando di colpi le figure raggomitolate sotto le lenzuola. Il pi giovane del commando irruppe dentro una stanza proprio mentre il colonnello Khalq ne usciva. Nella luce verde dei visori notturni vide chiaramente un ragazzo biondo, con un pigiama di cotone intriso di sangue dal collo alla cintola, disteso in posizione scomposta tra le lenzuola macchiate. Gir sui tacchi e segu il comandante. Missione compiuta.
I dodici sicari uscirono in fretta ripercorrendo la stessa strada fatta all'andata, ossia passando dalle porte finestre spalancate. I fucili silenziati dei cecchini non fecero alcun rumore. I turisti spaventati non udirono nulla. Un attimo prima di morire, Khalq si chiese perch mai i due agenti della polizia di Eilat non si trovassero dove lui li aveva avvistati durante la ricognizione in barca quel pomeriggio. La sua domanda era destinata a non avere risposta.
Gli agenti della Matkal usavano proiettili a punta cava come quelli delle Forze Speciali di Chandler's Court. Ogni colpo penetrava il corpo e poi si espandeva lasciando un foro d'uscita grande come un piattino. Morirono tutti tranne due. Gli ordini erano chiari. Almeno un paio dovevano salvarsi, arrivare alle barche e fuggire. Gli altri dieci non riuscirono a fare neppure cinquanta metri.
La recluta che era entrata nella camera da letto del ragazzo fu tra i sopravvissuti. Osserv i propri compagni cadere a terra intorno a lui ma per qualche secondo pens fossero inciampati e si domand come mai. Poi si ritrov nell'acqua fino alle ginocchia e allung le braccia per aggrapparsi a delle mani protese verso di lui. I due Challenger si allontanarono a tutta velocit verso l'oscurit, con i motori rombanti, senza essere inseguiti dai proiettili.
Da un bunker sopraelavato alle spalle della villa, Avi Hirsch vide i baffi di schiuma delle due scie scomparire nella notte. Gli era stato concesso di lasciare il suo numero due al comando della stazione di Londra per poter seguire di persona l'operazione di Eilat. Dopotutto, aveva fatto notare a Meyer Ben-Avi, l'idea era nata da una conversazione in una stanza sicura di Palace Walk tra lui e un vecchio, scaltro cavaliere che aveva trascorso l'esistenza nell'MI6, e con il quale il Mossad aveva gi organizzato operazioni congiunte.
I due motoscafi impiegarono sessanti minuti per riunirsi con la nave dei pasdaran, sfrecciando nel golfo di Aqaba. Poi, ormai a corto di carburante, furono issati a bordo per il viaggio di ritorno fuori dal mar Rosso, lungo la costa dell'Oman e attraverso lo stretto di Ormuz. Ma le onde radio erano pi veloci.
Nel giro di un'ora, il rapporto fatto via radio dai commando e intercettato dai giovani tecnici dell'Unit 8200 che si trovavano nelle strutture sotterranee di Beer Sheva, giunse a Hussein Taeb. Questi, a sua volta, rifer alla Guida Suprema, nel sobrio appartamento di Teheran. C'erano state pesanti perdite tra i commando quando quegli infedeli dei giudei si erano svegliati e avevano risposto al fuoco. Per avevano reagito troppo tardi. Il ragazzo inglese era morto. C'era stata un'identificazione sicura da parte di uno dei sopravvissuti.
Israele contribu a tenere in piedi la finzione. Se ci fossero state manifestazioni di esultanza, prima o poi lo si sarebbe venuto a sapere. Per i media locali fu un vero scoop: uno scontro a fuoco tra due gang rivali su una spiaggia fuori citt, nel cuore della notte. I turisti vennero rassicurati: i criminali erano stati tutti catturati dalla polizia, che aveva ricevuto una soffiata e li aspettava. Come succede per la maggior parte delle notizie, fece il suo corso e poi svan. I viaggitori, poi, hanno la splendida abitudine di tornare a casa quando la vacanza  finita. E nessuno aveva visto un cadavere: erano stati fatti sparire tutti prima dell'alba.
Le congratulazioni pi sentite andarono ai sei attori della scuola di cinema israeliana, in particolare al giovane con i riccioli biondi che aveva impersonato Luke Jennings. E ricevettero complimenti anche i tecnici della Spiro Films, creatori dei sei manichini che, colpiti dai proiettili, avevano versato grandi quantit di sangue dall'aspetto molto realistico.
Gli attori furono elogiati anche per aver continuato a parlare nel loro perfetto inglese sul volo da Brize Norton all'aeroporto di Ovda, e poi durante il soggiorno alla villa. Avevano tratto in inganno persino Motti.
Grandi festeggiamenti, invece, furono tenuti a Teheran dove erano convinti che il giovane responsabile della distruzione delle centrifughe di Fordow stesse finalmente marcendo nell'inferno degli infedeli.
A Mosca l'ambasciatore iraniano chiese un incontro personale con il Vozhd, dichiarando di essere in possesso di informazioni cos importanti da dover essere comunicate al padrone del Cremlino in persona. All'inizio dell'incontro il russo si mostr scettico. Ma quando il diplomatico iraniano gli rivel che durante una presunta vacanza in Israele il cybergenio Luke Jennings era stato assassinato da un gruppo di commando iraniano, il presidente assunse un'aria compiaciuta.
Quindi l'ambasciatore si conged, dopo aver educatamente rifiutato un brindisi a base di vodka, e il Vozhd fece una telefonata al capo dello spionaggio a Yasenevo. Yevgeni Krilov accett con piacere i ringraziamenti. Conclusa la chiamata, quest'ultimo domand che gli portassero un determinato fascicolo dall'archivio.  un dato di fatto che l'attivit di spionaggio si regge sul conoscere gli amici ma ancor pi i nemici. I registri di Yasenevo contenevano abbondanti informazioni su dipendenti di CIA, FBI e altre agenzie americane, oltre che su quelli delle agenzie inglesi, l'MI5 e l'MI6. Risalivano indietro di molti anni.
Sir Adrian Weston aveva attirato l'attenzione quando era stato promosso a capo della divisione Est Europa ai tempi della Guerra fredda. Il conflitto poteva essere cessato, almeno ufficialmente, ma non l'interesse per Weston. Anche la sua ascesa a vice capo dell'MI6 era stata debitamente notata. Il fascicolo che Yevgeni Krilov aveva chiesto era il suo. Quando glielo portarono lo studi per un'ora.
Dalla documentazione risultava che il signor Weston aveva ottenuto parecchi successi, piuttosto spettacolari ma tenuti segreti, sia contro l'Unione Sovietica sia contro la Federazione Russa. Era noto che era stato lui a reclutare due grossi traditori all'interno del paese, e forse non erano gli unici. Era opinione diffusa che fosse un maestro dell'inganno, abilissimo nello sviare l'attenzione del nemico e nell'ideare stratagemmi. Secondo quanto scritto nel rapporto era persino possibile che, dopo essere andato in pensione, fosse stato richiamato in gran segreto come consigliere del nuovo primo ministro britannico.
Che fosse tornato in attivit? Gli incidenti recentemente accaduti alla Russia e ai suoi alleati portavano il marchio di fabbrica dell'uomo il cui fascicolo, alto pi di due centimetri, era posato sulla scrivania davanti a Yevgeni. C'era anche una foto, una delle tante istantanee scattate anni prima con una macchina nascosta durante un ricevimento diplomatico. I sospetti di Krilov diventarono quasi certezza. Era di sicuro stato Adrian Weston a far visita a Fritsch alla Vaduz Bank: l'uomo ripreso mentre attraversava l'atrio era chiaramente lo stesso dell'immagine nel fascicolo. Ma non aveva abboccato all'amo ed era avvenuta un serie di disastri. Mentre il dirigente di Yasenevo fissava la foto cominci a nutrire qualche dubbio sul massacro di Eilat.
Sue Jennings aveva apprezzato la permanenza dei sei visitatori da Israele. Non ne conosceva la ragione, ma si fidava di sir Adrian e quando lui le disse che aveva in mente un piano per proteggere lei e i suoi figli gli credette.
Non le sfugg il fatto che la donna bionda le somigliava e che i due ragazzi con i riccioli erano simili ai suoi figli. E non era cos  sciocca da non capire che doveva esserci un motivo, magari una possibile sostituzione di persona, solo che non era in grado di immaginare per cosa. Per non era necessario che lo sapesse.  cos  che funziona, nel mondo delle cortine fumogene e degli specchi.
Aveva comunque apprezzato la loro presenza. Almeno era stato un cambiamento rispetto alla noiosa routine. Erano rimasti solo un paio di giorni, e per tutto il tempo avevano continuato a osservare attentamente lei e i suoi figli, poi se n'erano andati.
A parte questo, tra le braccia del capitano Harry Williams stava scoprendo un amore che non aveva mai provato e neppure sognato nella sua vita precedente. Marcus, il suo secondo figlio, era molto soddisfatto della nuova scuola. Era stato nominato capitano della squadra di cricket, i Colts XI, e questo gli aveva permesso di conquistare la sua prima fidanzatina.
Quello che Sue non sapeva era cosa stesse esattamente succedendo nella sala computer, dove Luke, il figlio maggiore, felice solo quando era davanti a uno schermo, passava ore e ore alla tastiera, perso in un mondo in cui nessuno, neppure il dottor Hendricks, poteva seguirlo.
Fu proprio Hendricks che, in una caldissima giornata all'inizio di agosto, si ritir nel suo studio privato per chiamare sir Adrian.
"Ce l'ha fatta" esord senza alcun preambolo quando Weston rispose. "Ce l'ha fatta, cazzo! Ha superato ogni protezione... Firewall, air gap, tutto quanto. Sono anni che c' gente che ci prova, e ora noi ci siamo riusciti. A Teheran non se ne sono neppure accorti!"
L'altro avrebbe potuto comunicarlo ad Avi Hirsch, tornato alla sede di Londra, ma era un uomo modesto e offr la notizia in dono alla signora Marjory Graham. Il primo ministro chiam l'ambasciatore israeliano su una linea supersicura e lo inform, certa che il capo del suo governo sarebbe stato contento. Poi ordin che i codici di accesso al database centrale del FEDAT venissero passati a Gerusalemme e a Washington.
L'infinit di informazioni che questi codici permisero di sottrarre dal dipartimento per la ricerca nucleare di Teheran dimostr che entrambi i capi di stato avevano visto giusto. L'Iran aveva sistematicamente mentito all'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica e dunque al mondo intero. L'attivit di sperimentazione non era mai cessata, e neppure aveva rallentato.
Alla luce dei dati trafugati dal FEDAT, il risultato della razzia effettuata ai danni dell'archivio di Shorabad era niente in confronto a quanto era stato tenuto nascosto. Si scaten un putiferio.
Gli Stati Uniti si erano gi ritirati dal trattato internazionale che aveva abrogato le sanzioni economiche contro l'Iran, suscitando le proteste della maggior parte degli altri contraenti. Ma loro non avevano ancora visto il contenuto degli archivi del FEDAT.
A Gerusalemme, la buca nella parete dietro il caff venne murata e a Tel Aviv fu eseguito un arresto in gran segreto.


15.


Fu un incontro molto privato ed ebbe luogo a pranzo, sulla terrazza soleggiata di Chequers, la residenza di campagna ufficiale del primo ministro inglese. Come sempre il personale veniva dal settore ristorazione della RAF. Colin, il marito del capo di governo, fece capolino dalle portefinestre, sorrise e si ritir a guardare la partita di cricket tra Inghilterra e Australia.
Marjory Graham non era una gran bevitrice ma le piaceva sorseggiare un bicchiere di prosecco prima del pasto domenicale. Sir Adrian le fece compagnia. Quando la cameriera si allontan, il primo ministro si volt verso il proprio ospite.
"Questa faccenda della Corea del Nord. Cosa ne pensa, Weston?"
"Ha gi ricevuto un rapporto dall'Ufficio Esteri?"
"I suoi ex superiori. Certo. Ma gradirei sentire la sua opinione."
"Qual  il punto di vista ufficiale?"
"Il solito, ovviamente. Dovremmo seguire l'America. Accodarci con il dipartimento di Stato e la Casa Bianca. E il suo?"
Sir Adrian bevve un sorso di prosecco e fiss i prati ondulati.
"Mi  capitato di partecipare a diverse macchinazioni ordite ai danni del nemico. Ne ho persino organizzata qualcuna. Possono spingere l'avversario verso mesi, a volte anni, di decisioni sbagliate. Tempo, denaro, impegno, fatica e lacrime. E tutto per niente. O anche per molto meno di niente. A volte a causa di semplici errori. Ma la cosa peggiore  quando ci si illude da soli. Temo sia questo l'oceano in cui gli americani hanno deciso di nuotare."
"La completa denuclearizzazione della Corea del Nord. Quindi, dopotutto, non  fattibile?" chiese lei.
" un imbroglio, primo ministro. Una truffa. Ma proposta con grande abilit, come sempre. E temo che la Casa Bianca ci sia cascata. Di nuovo."
"Com' possibile? Hanno delle ottime menti."
"Ne hanno licenziate troppe. E l'attuale presidente desidera ardentemente ricevere il Nobel per la pace. Quindi il desiderio di credere in una simile possibilit  pi forte di ogni altra cosa. Ed  proprio questa la garanzia di una truffa ben riuscita."
"Dunque lei crede che Pyongyang menta?"
"Ne sono certo."
"Come riescono a farla franca ogni volta?"
"La Corea del Nord  un enigma, primo ministro. In apparenza non ha nulla. O molto, molto poco. Il paese  piccolo, brullo, privo di materie prime, orribilmente governato, in bancarotta e a un passo dal morire di fame. I due principali raccolti " riso e frumento " sono stati dei fallimenti. Eppure continua a comportarsi come se fosse a capo del mondo."
"E come fa a riuscirci, Adrian?"
"Perch glielo permettiamo. Le persone razionali hanno sempre paura di un pazzo."
"E perch possiedono bombe atomiche."
"S, di entrambi i tipi. Nucleari e termonucleari. Uranio e polonio. Hanno ampie scorte di entrambi e, anche se pu sembrare che il regime di Kim sia pronto a consegnarne una parte all'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica perch venga distrutta, sono convinto che abbia altre riserve nascoste in luoghi segreti. Dipende se si decider o meno di credere alle loro menzogne."
"Ma se la Corea del Nord distruggesse pubblicamente il proprio sito per i test nucleari... Com' che si chiama?"
"Punggye-ri, primo ministro."
"Eliminato quello, come potrebbero proseguire?"
"Innnanzitutto perch Punggye-ri, che  o era una montagna,  gi stata distrutta. Da loro, per errore. Per trent'anni almeno, sotto tre successivi regimi, tutti dominati dalla dinastia Kim " nonno, figlio, e ora nipote " i nordcoreani hanno lavorato giorno e notte per accumulare un arsenale di ordigni nucleari. Anni fa hanno scelto quella montagna e hanno cominciato a scavarne il fianco. L'hanno perforata fino a raggiungerne il centro, usando macchinari ma anche schiavi, morti a migliaia di malnutrizione e superlavoro. Da l fu estratto talmente tanto materiale da creare altri due monti, ma venne portato via con dei camion perch non si vedesse dall'alto.
"Raggiunto il nucleo, continuarono a bucare. Altri cunicoli, gallerie, camere di prova, in tutto quasi trecento chilometri: l'equivalente di un tunnel autostradale da Londra alla punta dell'Olanda. Poi Madre natura si  presa la rivincita. La montagna non ha retto pi. Ha cominciato a collassare.
"Ma loro non si sono fermati. Hanno testato la loro bomba H pi potente a grande profondit, provocando un terremoto la cui magnitudo ha superato il sesto grado della scala Richter. Questo ha causato l'implosione finale di Punggye-ri.
"Con il monte ha iniziato a disintegrarsi anche l'economia della Corea del Nord per via delle sanzioni economiche che gli sono state imposte quando ha espulso degli ispettori dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. Ed  stato allora, l'anno scorso, che se ne sono usciti con questa bella trovata: distruggeremo pubblicamente Punggye-ri se ci mandate il frumento e il petrolio di cui abbiamo bisogno. E l'Occidente ci  cascato."
A quel punto il primo ministro esclam: "E lei come fa a sapere tutto questo?".
" di pubblico dominio, se si sa dove guardare. Gli uomini e le donne del Royal United Services Institute passano la vita a studiare ogni dettaglio dei rischi strategici mondiali. Vale la pena consultarli."
"Allora perch a ovest sono rimasti tutti ingannati dall'imbroglio?"
"A dire il vero, primo ministro, sono stati gli Stati Uniti, o per meglio dire il dipartimento di Stato e la Casa Bianca, a fare la figura dei fessi."
"Ripeto, perch?"
"Perch lo vogliono, primo ministro."
Sir Adrian aveva dedicato tutta la sua carriera come funzionario pubblico a una delle discipline pi rigorose che esistano: l'intelligence. Era convinto che la maggior parte dei politici e troppi degli impiegati avessero un ego smisurato. Una simile vanit permette di abbandonarsi alle illusioni senza troppi danni, eccetto l'inutile spreco di enormi quantit di denaro dei contribuenti. Lo sperpero di fondi governativi  un dato di fatto. Ma se si assecondano le proprie credenze quando si  in missione segreta in un paese straniero retto da una dittatura, si rischia di lasciarci la pelle. Il motivo per cui aveva accettato di lavorare per Marjory Graham era perch sapeva che lei costituiva una rara eccezione sotto l'aspetto dell'autostima.
"Oh, cielo, Adrian, ha davvero un'opinione cos  bassa di noi?"
"Nel 1938 io non ero neppure nato. Sono un figlio del '48."
"E io del 1958. Dove vuole arrivare?"
"Nel 1938 noi avevamo l'MI6, mentre gli americani non avevano ancora la CIA ed erano immersi nell'isolazionismo. Ma i nostri agenti erano attivi nella Germania nazista e sapevano dei campi di concentramento: Dachau, Sachsenhausen, Buchenwald. Scoprimmo cos'erano, dov'erano, cosa succedeva al loro interno. Riferimmo ogni cosa, al ritorno, ma nessuno voleva sapere.
"Comunicammo che Hitler stava mettendo in cantiere navi da guerra di cui una Germania che si professava a favore della pace non avrebbe mai avuto bisogno. Ancora una volta, nessuno a Londra ascolt. I caccia Messerschmitt uscivano dalle fabbriche al ritmo di due al giorno e noi lo dichiarammo. Ma Downing Street non volle ascoltare.
"Un primo ministro credulone diede ascolto soltanto all'Ufficio Esteri, fanatico sostenitore della politica di appeasement, e si fece convincere che Hitler era un uomo d'onore che una volta data la sua parola l'avrebbe mantenuta. Giorno dopo giorno, per, il Fuhrer infrangeva tutti i termini del trattato di Versailles, ogni promessa fatta. Ed era tutto dimostrabile."
"Adrian, questo accadeva all'epoca, ora  un'altra storia. Qual  il punto?"
"Il punto  che sta succedendo di nuovo. La massima potenza dell'Occidente ha deciso di illudersi che un mostro asiatico di provata crudelt diventer un partner amante della pace in cambio di una ciotola di riso.  l'ennesimo trionfo dell'illusione."
La signora Graham pos il calice di vino e lasci vagare lo sguardo sui verdi campi inglesi, cos  lontani dalle montagne sventrate della Corea del Nord.
"E questa montagna..."
"Punggye-ri."
"Okay, comunque si chiami. Davvero non ha nessun valore?"
"Assolutamente nessuno. Non  pi un sito nucleare. Quello che faranno saltare davanti al mondo plaudente  poco pi di un cumulo di detriti. Ma hanno altri laboratori, anche se in questo momento non hanno bisogno di fare dei test. Possiedono un arsenale sufficiente a sfidare l'intero pianeta.
"Perci distruggere Punggye-ri non  un problema per loro. Ma ne hanno due diversi.  inutile avere bombe atomiche se non puoi farle arrivare su un obiettivo lontano migliaia di chilometri. Il loro missile intercontinentale pi grosso non  ancora abbastanza potente per trasportare la loro testata termonucleare pi piccola. Stanno cercando di miniaturizzare l'arma e aumentare la potenza del razzo. E alla fine ci riusciranno.
"Lo Hwasong-15 sar potenziato per trasportare l'ordigno, cos  che possa raggiungere non solo l'isola americana di Guam, ma qualunque punto degli Stati Uniti continentali. Quando otterranno questo risultato, non avranno pi bisogno di chiedere favori. Saranno loro a dare ordini. O peggio."
"Ma allora, se la distruzione della montagna non  altro che una messinscena, cos' che vogliono realmente?"
"Una sorta di prestito ponte, primo ministro. Parecchi milioni di tonnellate di granaglie, miliardi di galloni di olio combustibile. Solo che un prestito di solito viene restituito, mentre questo non lo sar mai. Si tratterebbe di... un dono, in cambio di un comportamento corretto. Almeno finch dura, cio finch gli far comodo. Per anni la Cina ha protetto la Corea del Nord, ma il presidente Xi sta perdendo la pazienza. Da qui il disperato corteggiamento nei confronti della Casa Bianca."
"E se il dittatore nordcoreano non otterr questo prestito ponte?"
"Andr a sbattere contro il problema numero due. A differenza di quanto pensa il nostro Ufficio Esteri, sono dell'opinione che il piccolo, grassottello Kim sia molto pi debole di quanto sembri. Noi vediamo sempre e unicamente squadroni di soldati che marciano tronfi a passo dell'oca, super addestrati e super fedeli a Pyongyang. Ma soltanto i pochi milioni di privilegiati fedeli al regime possono vivere nella capitale, sistemati in belle case, con buoni lavori, ben nutriti. Solo questi, scelti con cura, compaiono davanti alle telecamere occidentali. A loro si aggiungono i duecentomila fedelissimi dell'esercito, le guardie pretoriane pronte a morire per il dittatore e per il regime.
"Fuori da Pyongyang per ci sono venti milioni di persone che vivono in campagna e un altro milione di soldati che rischiano di morire di fame. Non tanto i militari, che sono ben nutriti, ma la gente comune: madri, padri, fratelli, sorelle, tutti piegati dalla malnutrizione, che lottano per la vita e generano bambini piccoli e malati. Primo ministro, lei se lo ricorda Nicolae Ceaucescu?"
" venuto qui, una volta, giusto?"
"Gi. Siamo stati cos  sciocchi da nominarlo cavaliere onorario dell'ordine dell'Impero perch si era presumibilmente opposto a Mosca. Pare che l'Ufficio Esteri abbia un debole per i tiranni. In seguito, quando era gi morto, lo privammo del titolo. Un po' tardi."
"E cosa c'entra lui, con tutto questo?"
"Prima di morire, Kim Jong-il, il padre di Kim Jong-un confess a Condoleezza Rice che il suo timore segreto era quello che chiamava il "momento Ceaucescu"."
"E cio?"
"Come i Kim, il rumeno era uno spietato tiranno comunista. Governava il suo paese con il pugno di ferro. E come loro era crudele, assetato di denaro e corrotto. Istruiva il suo popolo a suon di propaganda per farsi venerare.
"Un giorno, mentre pronunciava un discorso a Timisoara, una piccola citt di provincia, ud un suono che non aveva mai sentito in tutta la sua vita.  tutto registrato. Non riusciva a credere a ci che le sue orecchie gli dicevano. Cerc di proseguire, poi perse il filo. Alla fine abbandon il podio e sal sul tetto dove fu prelevato da un elicottero. La gente lo stava fischiando."
"E lui non lo apprezz."
"Non solo, primo ministro. Come sa, nel giro di tre giorni, gli uomini del suo esercito lo arrestarono, lo processarono, condannarono e giustiziarono insieme alla sua orribile moglie. Era questo il momento che Kim Jong-il temeva: quando il popolo si rivolta e l'esercito agisce per difendere se stesso."
" questo che ritiene possa accadere al Ciccione?"
"Chi pu sapere fino a che punto possono sopportare la fame i nordcoreani? A meno che, ovviamente, l'Occidente non ceda e lo tiri fuori dai guai. In tal caso avr tutto il tempo necessario per aumentare la gittata del missile Hwasong-15 e ridurre le dimensioni della testata termonucleare. A quel punto potr ricattare il mondo intero. Non dovr pi chiedere concessioni in cambio del sacrificio di inutili montagne."
"Quindi, secondo lei, le spedizioni di grano sono il suo vero tallone d'Achille?"
"In parte. La chiave non sono le bombe A o le bombe H, ma i razzi. Deve perfezionare il sistema di lancio. Suppongo ci vorranno due anni, forse tre, e parecchi altri test di prova. Al momento gli Hwasong aspettano nelle loro basi sotterranee."
"Adrian, non posso iniziare una guerra di parole con la Casa Bianca, indipendentemente dal fatto che il suo inquilino si sia illuso. Perci cos'altro possiamo fare?"
"Io credo che i missili siano tutti controllati da computer superprotetti che contengono la prova delle ambizioni nucleari della Corea del Nord. Esattamente come gli archivi del FEDAT a Teheran, che finalmente hanno convinto la Casa Bianca dell'inganno iraniano. Se potessimo dimostrare che il Ciccione sta mentendo..."
"Possiamo?"
"Abbiamo un'arma non convenzionale. Un ragazzo timido e straordinariamente dotato. Io vorrei puntare lui contro Pyongyang."
"D'accordo. Permesso accordato. Ma la cosa deve restare segreta. E mi tenga informata. Veda di non scatenare un conflitto. C' un uomo al di l dell'oceano che vuole il Nobel per la pace."
Nella sua cerchia ristretta, Marjory Graham era nota per il suo sarcasmo.


16.


Il mar Giallo non  giallo.  grigio, freddo e ostile. I quattro uomini accovacciati sul fondo della barca da pesca malandata stavano tremando. Ma a farli rabbrividire non erano n il freddo dell'alba rigida, n il mare agitato, e neppure il cielo plumbeo che oscurava l'aurora sopra la Corea. Era la paura.
Fuggire da quel paese, ancora visibile attraverso la nebbia mattutina, era terribilmente rischioso. Se fossero stati scoperti da una delle numerose lance che pattugliavano quel braccio di mare, si sarebbero beccati una condanna a vita ai lavori forzati o una pi misericordiosa fucilazione.
Tre erano pescatori, abituati alle acque della baia di Corea, la parte settentrionale di quel mare, e avevano ricevuto un'enorme somma di denaro dal quarto uomo per portarlo fino alla costa della Corea del Sud, tornando a casa prima che facesse giorno. Avevano fallito. A met del viaggio il vecchio motore scassato aveva reso l'anima. cos  avevano remato come pazzi per ore, ma le onde e il vento dal meridione li avevano tenuti l, bloccati, al largo della temuta penisola nordcoreana.
Udirono il rumore prima ancora di capire cosa fosse la chiazza grigia all'orizzonte o distinguere una bandiera che ne rivelasse l'identit. Il rombo continuava ad avvicinarsi. Speravano che le onde tumultuose potessero nascondere il loro piccolo scafo, che avevano coperto con le reti nel futile tentativo di mimetizzarlo. Ma il pattugliatore era dotato di radar e doveva aver individuato qualcosa. Continuava a puntarli. Cinque minuti dopo incombeva sopra di loro. Da un megafono una voce ordin ai fuggitivi di fermarsi.
Al traverso si intravedeva un'altra ombra emergere dalla luce sempre pi forte. Sperarono e pregarono che fosse l'isola di Kaul-li con il suo minuscolo porto di Mudu: un puntino nel mare, ma nel mare della Corea del Sud. La voce url di nuovo e uno dei pescatori guard in su con gli occhi pieni di speranza.
La lingua era coreano, ovviamente, ma l'accento non era quello della costa su cui stava sorgendo il sole. Era di una zona pi meridionale. L'uomo sbirci da sotto le reti e vide la bandiera che sventolava a poppa: il cerchio rosso e blu, emblema della Repubblica di Corea. Non avrebbero mai pi rivisto le loro mogli, ma se non altro non sarebbero stati fucilati. Ce l'avevano fatta, nonostante tutto. Avrebbero ricevuto asilo politico. Non sarebbero finiti nelle mani della polizia segreta del Nord.
L'unit navale, un pattugliatore della classe Chamsuri, li prese a bordo e due marinai offrirono loro delle coperte. Un terzo assicur con una cima la loro barchetta piena d'acqua. Il timoniere diede potenza ai motori e diresse la prua verso Kaul-li. Il giovane capitano contatt la base via radio. C'era stato un incidente: ci sarebbe stata un'inchiesta. Riuscire a fuggire via terra era cosa impossibile, via mare un evento eccezionale. L'uomo doveva coprirsi le spalle e non perse tempo a fare rapporto. Chiese i nomi dei quattro.
Il pi vecchio, quello che aveva pagato gli altri perch lo portassero a sud nonostante i rischi, se ne stava seduto sotto il telo e continuava a tremare. Freddo? Paura? Probabilmente il sollievo di aver evitato un interrogatorio e un plotone d'esecuzione. L'equipaggio aveva appurato che tre dei rifugiati erano poveri pescatori. Un marinaio si avvicin al tipo pi anziano.
"Qual  il suo nome?" domand, pronto ad annotarlo sul portablocco che teneva in mano.
Il nordcoeano alz lo sguardo. "Il mio nome  Li Song-Rhee" rispose. Il telo scivol gi. Le spalline della sua uniforme, la divisa che gli aveva permesso di superare i posti di controllo sulla strada che da Pyongyang conduce alla costa, luccicarono appena sotto la debole luce del sole. Non era un caporale in cerca di una vita migliore, era un generale a quattro stelle dell'esercito della Repubblica Popolare Democratica di Corea, un membro dell'lite sotto la dittatura di Kim.
Ascoltato il rapporto del marinaio, il capitano and a verificare le spalline, quindi torn alla radio. Non avrebbero bypassato l'isola di Kaul-li. Era dotata di un eliporto. Dal quartier generale a Incheon avrebbero mandato un elicottero. La storia della penisola delle due Coree stava per cambiare.
Nove ore dopo, a nove ore di fuso orario verso ovest, stava sorgendo l'alba quando squill il telefono nel modesto appartamento in Admiralty Arch. Sir Adrian si affrett a rispondere.
"S, primo ministro."
"C' stato uno sviluppo. Ricorda di cosa abbiamo parlato due settimane fa? Be', pare che un generale a quattro stelle della Corea del Nord abbia disertato e sia passato a sud. Qualcosa a che vedere con il programma missilistico di Kim."
Dagli anni trascorsi nel SIS, Weston ricordava che esisteva una precisa procedura per le questioni considerate cos  importanti da dover essere comunicate a Downing Street prima del solito briefing mattutino: si trattava delle cosiddette veline che i primi ministri leggevano a colazione. Se la notizia era urgente, il capo del governo poteva essere svegliato a qualsiasi ora. A dire il vero, con l'attuale non faceva grossa differenza; i suoi collaboratori spesso si chiedevano se dormisse mai.
"Domander ai nostri laggi di seguire attentamente la vicenda" continu lei.
"Molto saggio, primo ministro."
La chiamata si concluse. Con un sospiro sir Adrian pos il ricevitore. Sapeva che Marjory Graham si riferiva al comandante della stazione del SIS presso l'ambasciata di Seul. Si alz, indoss la vestaglia e and a prepararsi del pane tostato col burro. E del caff. Il suo caff preferito, arabica, forte e nero.
Non c'era motivo di rivelare al primo ministro quanto tempo aveva passato con i massimi esperti di Corea del Nord del RUSI, il Royal United Services Institute, addetto agli studi strategici e alla difesa: ore e ore di riunioni prima di puntare sul generale Li Song-Rhee. Anche cos  era stato comunque un azzardo confidare sul fatto che la mente del programma missilistico nordcoreano ricevesse il finto sms e ci credesse. Ma come si dice, chi non risica...
Era stato Luke Jennings a scoprire i codici di accesso della rete mobile nordcoreana, un'altra delle sue stupefacenti conquiste. Erano molto complicati e ben protetti perch gli esperti informatici del paese non erano per niente dei principianti, ma piuttosto dei geni, che continuavano ad attaccare l'Occidente con virus, cavalli di Troia e ogni possibile tipo di software disponibile. Non avevano per le qualit di quel diciottenne affetto dalla sindrome di Asperger.
All'interno di quella paranoica dittatura ci sono soltanto 1,8 milioni di linee fisse, destinate ai pi alti livelli del governo e dell'amministrazione. I telefoni possono essere fonte di complotti e cospirazioni. Non sono per le masse. E anche i pi fidati devono compilare una gran quantit di moduli per ottenerne uno, che sar comunque sempre sotto sorveglianza. Sui cellulari le restrizioni sono ancora pi stringenti.
Koryolink  il fornitore di telefonia mobile nazionalizzato, partner della compagnia egiziana Orascom. Circa quattrocentomila persone sono autorizzate a possedere un cellulare e quasi tutti questi privilegiati vivono nella capitale. Per le vere lite esiste un servizio ancora pi esclusivo. Era quello che Luke Jennings, dopo settimane di lavoro, era riuscito a violare. Poi erano subentrati gli esperti del RUSI, dell'Ufficio Esteri e del SIS che parlavano coreano e che avevano passato al setaccio il database per scoprire il numero di telefono del generale Li Song-Rhee.
Era stato un defezionista nordcoreano, chiuso in un rifugio sicuro e guardato a vista, a comporre il messaggio. Nel 2013 Kim aveva ordinato, sulla base di finte accuse di tradimento, l'arresto e l'esecuzione dello zio e mentore del militare, Jang Song Thaek, forse l'individuo pi potente dello stato dopo Kim stesso. L'alto funzionario era stato dilaniato da raffiche di mitragliatrici. L'sms inviato a Li Song-Rhee, anonimo ma chiaramente spedito da un amico all'interno dell'lite, lo avvertiva che lo stesso destino era stato deciso anche per lui.
No, per il momento non c'era davvero bisogno di informare di questo il primo ministro, riflett Weston mentre sorseggiava il suo caff. Questioni di sicurezza e via dicendo. Il generale se lo sarebbero preso gli americani, ovviamente. Sarebbe stato un pazzo a restare nella Corea del Sud. Una casa sicura nei pressi della CIA a McLean sarebbe stata pi protetta e altrettanto comoda per le ore e ore di interrogatori che avrebbe subito.
Cosa avrebbe rivelato? E gli statunitensi avrebbero permesso a un inglese di presenziare? Era passato tanto tempo, e molti dei suoi migliori amici erano in pensione come lui. Ufficialmente, per lo meno. Ma alcune delle sue vecchie alleanze strette dietro la Cortina di ferro, "ai vecchi tempi", come si  soliti dire, erano ancora salde. Pericoli condivisi, brindisi per un'azione riuscita. Come si ricordavano spesso tra loro i veterani al bar dello Special Forces Club: "Ci siamo divertiti!". Avrebbe scambiato qualche parola con alcuni di loro.
Le previsioni di sir Adrian si dimostrarono accurate. Dalla base navale della Corea del Sud a Incheon, il disertore fu rapidamente trasferito in aereo a Seul, la capitale. Nessun comandante locale voleva avere tra le mani quella potenziale bomba a orologeria pi a lungo del necessario.
Lo stesso valeva per il governo sudcoreano. Quello avrebbe dovuto essere un momento di distensione tra i due paesi confinanti, pubblicizzato e applaudito in tutto il mondo, e invece a sud si ritrovavano tra le mani una mina diplomatica che avrebbe potuto far saltare in aria l'intero processo di distensione, riportando alla guerra.
Pyongyang ci avrebbe fatto una figuraccia terribile. Il governo nordcoreano apprese della fuga nella tarda mattinata e chiese immediatamente la riconsegna del generale. Anzich risentirsi, a sud furono molto sollevati quando la CIA intervenne in forze dall'ambasciata americana di Seul. Ancora con indosso la sua uniforme incrostata di sale, Li conferm che desiderava effettivamente essere estradato negli Stati Uniti.
Il trasferimento, a bordo di un aereo della US Air Force, avvenne quella sera stessa. Nel giro di un'ora, mentre il generale era ancora in volo, profondamente addormentato, il governo sudcoreano aveva gi sparso la voce che l'operazione era stata organizzata dalla CIA. L'agenzia neg ma senza troppa convinzione. Se fosse stato vero, sarebbe stato un colpo da maestro.
Anche la seconda previsione del veterano inglese si dimostr accurata. Poco dopo l'atterraggio, il generale era gi stato sistemato in un alloggio molto confortevole all'interno del gigantesco complesso di Langley, in Virginia, guardato a vista dagli uomini del SAD, la Special Activity Division, la sezione dell'intelligence americana che si occupa di operazioni sotto copertura.
Dalla CIA, dal Pentagono, dal dipartimento di Stato e dall'ambiente universitario furono chiamati in tutta fretta esperti di Corea del Nord " del suo governo, del suo programma missilistico, della sua cultura e della lingua " per formare sia la squadra incaricata dell'interrogatorio vero e proprio sia il gruppo di osservatori. Li Song-Rhee non ebbe bisogno di sentirsi consigliare, neppure con un accenno garbato, che la piena collaborazione sarebbe stato il prezzo da pagare per la salvezza e la protezione. Non era uno stupido.
La Casa Bianca ordin di fare in fretta. Qualunque cosa avesse da dire l'uomo che stava al centro del programma degli armamenti nordcoreano, il presidente la voleva subito.
Il mondo diplomatico e quello dei media erano in fermento. Ben presto per gli Stati Uniti divenne impossibile pianificare altri summit tra i vertici di stato. I discorsi melliflui che avevano accompagnato l'incontro tra il presidente e il dittatore coreano su una piccola isola al largo di Singapore cominciarono a svanire. La curiosit per ci che aveva da dire il disertore era pi importante di un altro incontro spettacolare.
Il governo della Corea del Nord si trincer dietro un silenzio minaccioso. Dopo aver denunciato l'Occidente e i suoi trucchetti e inutilmente tentato di far passare il ribelle per un finto generale, chiuse le comunicazioni. Come fecero notare gli analisti dei mezzi d'informazione, la prima preoccupazione di Pyongyang era fare in modo che il suo popolo non venisse a conoscenza di quella defezione. Per un po' funzion ma poi, lentamente, la voce si sparse.
L'interrogatorio vero e proprio, garbatamente definito "rapporto informativo", cominci due giorni dopo alla base della CIA, in una stanza rigorosamente sigillata e controllata dalle forze di sicurezza del SAD.
Il generale indossava un completo scuro confezionato su misura con camicia e cravatta " una sua precisa scelta " e le persone che gli rivolsero le domande avevano optato per lo stesso abbigliamento. Erano quattro, pi due interpreti, uno studioso americano bilingue e un fuggitivo coreano che da trent'anni era cittadino americano. Venti osservatori assistevano tramite un impianto televisivo a circuito chiuso.
L'intento era quello di mettere a proprio agio il militare in un ambiente confortevole e rilassato: cinque professionisti che chiacchieravano amabilmente. Il principale intervistatore era un professore di studi coreani che parlava speditamente la lingua dopo aver passato una vita immerso in quella cultura. Era stato istruito a fondo su ci che l'esercito aveva bisogno di scoprire con urgenza.
Il caso volle che Li Song-Rhee fosse uno dei pochissimi nordcoreani che conoscevano bene l'inglese. I due interpreti si limitarono a verificare l'accuratezza della comunicazione e a venire in aiuto, ogni tanto, per i termini tecnici. Tutti, compresi gli osservatori, avevano un nulla osta di sicurezza di grado molto elevato. Tra questi c'era un anziano signore inglese che rimase sempre in silenzio, seduto verso il fondo, la sua posizione preferita.
Se tra i politici e i dipendenti del governo, che potevano essere licenziati in tronco per aver dissentito con il presidente, regnava il desiderio di farsi illudere, alla CIA c'era ancora uno zoccolo duro di irriducibili realisti. Era tra questi che gli omologhi inglesi dell'MI6 avevano ottimi contatti. E furono loro a convincere i colleghi americani a includere Weston nella ristretta lista degli ospiti.
A rendere possibile tutto questo era stato il direttore dell'intelligence, informato in via del tutto confidenziale che se non fosse stato per un adolescente che stava trafficando con il suo computer nel cuore del Warwickshire, Li Song-Rhee sarebbe stato ancora a Pyongyang. Nessun altro a Washington aveva idea che il messaggio di testo che aveva spinto il nordcoreano a disertare fosse un inganno. Neppure il generale stesso.
Questo tipo di interrogatori non si limitano a un'unica seduta, per quanto lunga. Durano giorni. E fu durante il secondo che il disertore pot entrare nel merito della sua vera area di competenza, il programma missilistico di Kim del quale lui aveva avuto il comando assoluto. Fu allora che, forse inconsapevolmente, rivel una notizia clamorosa.
Il primo giorno aveva confermato quello che sir Adrian gi aveva intuito: la distruzione del sito per esperimenti nucleari di Punggye-ri era stato uno stratagemma. Di certo aveva tratto in inganno i media di tutto il mondo che avevano annunciato con gioia ai loro lettori, ascoltatori e spettatori la grande concessione fatta dalla Corea del Nord.
"In realt, la base per i test era gi in rovina" aveva affermato il generale. Vittime dei troppi scavi, dei test di ordigni e di un terremoto, gallerie, caverne e cunicoli erano crollati. Dietro gli imbocchi sigillati da cariche esplosive c'erano solo cumuli di macerie.
Il militare disse anche che il tanto decantato missile intercontinentale Hwasong-15 non aveva la potenza sufficiente a trasportare le testate che avrebbero reso la Corea del Nord una vera potenza nucleare.
Il secondo giorno per rivel due cose di cui l'Occidente proprio non era a conoscenza. La prima era che il dittatore Kim Jong-un era molto pi debole di quanto tutti immaginassero. Assicur infatti che si trattava solo di un fantoccio messo l da un gruppo dirigente di duemila persone tra generali e anziani burocrati. Erano loro i veri padroni del paese, e vivevano nel lusso mentre il popolo moriva di fame. Questo permetteva a Kim di impegnarsi in quello che sapeva fare meglio: mettersi in posa per i media, salutare il popolo adorante e mangiare.
La sua seconda ammissione fu che l'inadeguatezza del Hwasong-15 non avrebbe decretato la fine del programma nucleare coreano. Nascosta in profondit sotto una montagna, e sconosciuta al mondo esterno, c'era un'altra caverna dove si stava lavorando al suo successore, il Hwasong-20, il razzo che avrebbe sicuramente trasportato la loro pi pesante testata verso qualunque destinazione. Mancavano soltanto i motori multistadio, e non ci sarebbe voluto molto per completarli.
Alla fine della prima seduta di domande, Washington aveva cancellato un imminente incontro previsto tra Kim e il presidente americano, accusando i coreani di malafede.
La sera del secondo giorno Weston se ne torn nel Regno Unito. Doveva fare rapporto a una signora ma, prima, ancora, qualche piccola ricerca.


17.


Tutte le grandi citt hanno biblioteche in cui gli studiosi possono consultare documenti e testi antichi, ma Londra  il sogno di ogni ricercatore. In ogni angolo di questa caotica metropoli ci sono archivi che raccolgono qualunque cosa l'uomo abbia pensato, scritto o fatto dai tempi dei cavernicoli.
Alcuni di questi posti sono nuovi e luminosi, in acciaio, cemento e vetro, altri sono antichi sotterranei dove i teschi di persone morte secoli fa nelle varie pestilenze osservano i vivi come per dire: "Noi eravamo qui. Abbiamo vissuto, amato, combattuto, sofferto e infine siamo morti. Ora siamo la tua storia. Scoprici e ricordati di noi".
Weston scelse il Royal United Services Institute, a Whitehall, a poca distanza dal Tamigi. L'uomo a cui dopo assidue ricerche aveva deciso di rivolgersi gli parve incredibilmente giovane. Ma d'altro canto, adesso, il mondo era proprio dei giovani, e l'avanzare del tempo impietoso. Il professor Martin Dixon aveva quarant'anni e studiava i missili fin da quando se ne era innamorato, da ragazzo. Questo lo aveva portato a focalizzarsi sulle due Coree.
"Per il Nord, l'idea di dotarsi di armi nucleari risale a pi di cinquant'anni fa, ovvero al primo regnante, Kim Il-sung" spieg Dixon. "Quando il Giappone sconfitto si ritir dalla penisola coreana, fu Stalin in persona a sceglierlo perch creasse uno stato comunista e invadesse il Sud. Tre anni dopo la situazione di stallo port a una divisione permanente della penisola.
"Prima di morire, nel 1994, il vecchio dittatore era riuscito a creare la prima dinastia comunista al mondo e a consegnare il paese al figlio, Kim Jong-il. Aveva anche costretto il popolo, bombardato dalla propaganda, a venerare lui e la sua famiglia. Sottoposti al lavaggio del cervello e ammaestrati come tanti burattini adoranti, i cittadini non dovevano mai mettere in dubbio la sua natura quasi divina. Per plagiarli in questo modo aveva isolato la Corea del Nord da qualunque influenza esterna, facendone lo stato eremita che conosciamo oggi.
"Nel frattempo aveva capito che un paese piccolo e quasi del tutto privo di risorse, con ventitr milioni di persone affamate, non avrebbe mai potuto diventare una potenza rispettata a livello mondiale se non avesse posseduto armi nucleari e missili per lanciarle ovunque nel mondo. Questa divenne la sua ossessione e lo  tuttora anche per il nipote. Tutto quello che il paese , o avrebbe potuto essere,  stato sacrificato per l'incontenibile desiderio di sfidare il mondo."
"E i razzi?"
"Prima la bomba, sir Adrian" rispose il giovane studioso. "I coreani, sia quelli del Nord che quelli del Sud, sono estremamente intelligenti. Superando un problema dopo l'altro, il Nord ha ottenuto una quantit sufficiente di uranio-235 e di plutonio per fabbricare i propri ordigni nucleari e termonucleari fino ad avere gli arsenali odierni. Ogni centesimo di valuta estera  stato speso per quello.
"Ben presto per divenne evidente che possedere una bomba atomica non serve a nulla se puoi solo fartela esplodere sotto il sedere. Per costituire una vera minaccia, ed essere rispettato, devi riuscire a spedirla a migliaia di chilometri. Per prima cosa importarono la tecnologia per fabbricare missili e ne costruirono uno chiamato Musudan, che poteva trasportare ordigni di dimensioni modeste e solo per distanze ridotte.
"Noi occidentali abbiamo assistito allo sviluppo del loro programma nucleare, test dopo test, sempre con esplosioni sotterranee che hanno ridotto il loro territorio a una gruviera. Nel frattempo anche le ricerche sui lanci sono andate avanti. Dai Musudan si  passati a un nuovo tipo, capace di sopportare un carico pi pesante e con un maggior raggio di azione. Come avr capito, sto parlando del Hwasong."
"Quali progressi hanno fatto, esattamente?"
"Kim Jong-il ha proseguito la politica del padre e gli scienziati hanno portato avanti con determinazione i lavori fino alla sua morte, avvenuta nel 2011. Poi c' stata una breve lotta per il potere, stravinta dal figlio preferito del defunto dittatore. Grasso, brutto, fissato con un taglio di capelli ridicolo... Ma non ha importanza.  crudele e narcisista fino all'estremo.
"Da quando  salito al potere, per, sia il programma nucleare che quello missilistico hanno compiuto un enorme balzo in avanti. Esperimento dopo esperimento, lancio dopo lancio. Tutti incredibilmente costosi, e molti con esiti fallimentari. E il comportamento del nuovo dittatore  diventato sempre pi eccentrico. Tuttavia sembra che questo non importi a nessuno. Sono solo state imposte delle sanzioni, alcune poi allentate. Il fatto  che ora il mondo ha paura di lui.
"Gli Stati Uniti potrebbero eliminare il suo regime con un attacco ben pianificato, e lo stesso vale per il suo grande vicino e protettore, la Cina. Ma entrambi temono che lui possa far esplodere un numero sufficiente di ordigni termonucleari da distruggere l'intera penisola e gran parte del territorio cinese. Da qui la continua indulgenza nei suoi confronti, la sua elevazione a statista di livello mondiale.
"Il mio campo specifico di studi  quello dei razzi. La versione pi recente, con capacit di carico superiore e raggio d'azione pi ampio,  il Hwasong-15.  enorme, ma comunque non sufficiente a trasportare in ogni parte del mondo " e in particolare Washington " la testata nucleare che Kim Jong-un vuole installarci sopra. Lei sa della defezione del generale Li Song-Rhee?"
"Ne sono in minima parte responsabile" ammise sir Adrian.
"Mi risulta che il militare abbia ammesso che la Corea del Nord sta per fare un ultimo tentativo. O la va o la spacca. Si tratta del Hwasong-20. Ci stanno lavorando."
" esattamente quello che ha detto. Ero presente."
"Beato lei. Spero tanto di poter parlare con lui, pi avanti. Ma lo so, vengono prima gli americani. Comunque il nuovo razzo dovr essere molto diverso dal suo predecessore."
"In che senso?"
"I missili cos  grandi di solito sono alloggiati in basi sotterranee. I portelloni di copertura li nascondono da occhi indiscreti fino a quando non emergono in verticale per il lancio. A quel punto vengono spediti nello spazio sospinti da una gigantesca palla di fuoco. Una volta uscito dall'atmosfera, il razzo si inclina per seguire la traiettoria che lo condurr sul suo obiettivo, dove la testata si separa dal vettore, scende ed esplode.
"Il Hwasong-15, invece,  trasportato a bordo di un lanciatore semovente a diciotto ruote. Insieme arrivano a pesare cento tonnellate, e nella Corea del Nord solo poche strade espressamente predisposte sono in grado di sostenere un carico del genere. Per non  un problema.  sufficiente che un razzo venga nascosto in una caverna a pochi chilometri di distanza da un'autostrada e il gioco  fatto. Immagino che il Hwasong-20 dovr essere costruito in un complesso sotterraneo di cui noi non sappiamo ancora nulla."
" quello che risulta anche a me" disse sir Adrian. "Ed  qui che entra in gioco il generale Li. Lui sa dov'."
"Questa  una rogna per Kim, ma non  l'unica. La difficolt pi grande  rappresentata dal propulsore del missile. La Corea del Nord non  mai stata in grado di costruirne di abbastanza potenti."
"E allora dove li prende? Dalla Cina?"
"No, dalla Russia. Il potenziale bellico della Corea del Nord  cresciuto parecchio da quando  salito al potere Kim Jong-un. E questo perch lui ha utilizzato motori diversi. Nella vecchia Unione Sovietica c'erano due fabbriche che li costruivano. Una si trovava in Ucraina, l'altra subito fuori Mosca. Con la disgregazione del gigante russo,  venuto a mancare l'impianto in Ucraina, mentre l'altro ha continuato a costruire il propulsore RD-250, quello gi usato per i Hwasong-12, 14 e 15.  cos  che si spiega l'improvvisa escalation di minacce da parte del Ciccione.
"E poi il disastro. Il governo di Mosca ha dato il via a un programma di riarmo da miliardi di rubli avviando la costruzione di un nuovo motore a razzo. Il produttore del predecedente ha perso il contratto di fornitura e la fabbrica, che si chiama Energomash, si  ritrovata con degli RD-250 in magazzino, senza ordini. Qui entra in scena Kim Jong-un. Mi risulta che la ditta stia apportando delle migliorie ad alcuni dei suoi lanciamissili per spedirli a Pyongyang, dove verranno usati per gli Hwasong-20. Se i russi si ritirassero dall'accordo, Kim sarebbe finito. Avrebbe le bombe ma non i mezzi per spararle."
"Nelle condizioni attuali il governo di Mosca non impedir la consegna" osserv Weston. "Al momento il Cremlino ha un atteggiamento aggressivo nei confronti dell'Occidente come ai tempi della Guerra fredda. Quindi non possiamo aspettarci nessun aiuto da quel versante. Quando la Energomash avr finito le modifiche e sar pronta per la consegna, come la effettuer?"
Dixon ci riflett su. "Sar un bel mal di pancia" rispose. "Un motore a propellente liquido per un missile a stadio singolo... ed enormi quantit di combustibile ipergolico, che  estremamente tossico e instabile. Dubito che possa essere trasferito in aereo. Pi facile che lo mettano su un treno sigillato che attraverser tutta la Siberia, a nord del confine con la Mongolia e la Cina, e poi il piccolo tratto di territorio che divide la Russia dalla Corea del Nord."
"Ha detto che  instabile. Potrebbe succedere un incidente?"
"Solo se qualcuno lo volesse."
Sir Adrian lo ringrazi e se ne and.
Quando il primo ministro e il consigliere si incontrarono di nuovo, splendeva ancora un bel sole estivo ed era piacevole pranzare sulla terrazza di Chequers. Rimasti soli lei gli chiese: "Allora, il suo disertore coreano. Com'era?".
"Molto abile e molto arrabbiato. Ovviamente, doveva salvare la faccia, quindi non lo ha dato a vedere."
" un bene?"
"Direi proprio di s, primo ministro. Quando un uomo  convinto di essere stato trattato in modo ingiusto, non nasconde nulla. Li Song-Rhee ci dir tutto quello che sa, e sono tante cose."
"Per esempio conosce il motivo per cui era stato deciso il suo arresto?"
"No.  sempre stato pi che fedele al regime di Kim."
"E immagina chi lo ha avvertito in tempo perch potesse fuggire?"
Weston rimase in silenzio, pensando a una risposta.
"Il generale non ne ha idea, vero?"
"Fortunatamente no. E neppure il governo nordcoreano. Chi sia stato a denunciarlo e chi ad avvisarlo resta un mistero per entrambi."
"Non  stato lei, vero, Adrian?"
"Si fa del proprio meglio, primo ministro."
Marjory Graham bevve un lungo sorso di vino per trattenere il riso.
"C' per caso di mezzo una volpe?"
"Temo che lei possa avere ragione."
"E Li Song-Rhee cos'ha da dire?"

"La notizia pi interessante  che Kim non ha mai avuto alcuna intenzione di denuclearizzare la Corea del Nord in cambio delle concessioni da parte dell'Occidente. Chiaramente gli americani non sono affatto contenti di essere stati presi in giro."
"Da qui l'annullamento degli accordi e di futuri summit?"
"Esattamente."
"Sta per arrivare l'inverno. Senza l'importazione di grandi quantit di cibo, che non si possono permettere, il popolo nordcoreano soffrir di nuovo la fame."
"Al dittatore questo non interessa, primo ministro."
"Allora cosa far?"
"Pare " per lo meno questo  quanto afferma il disertore, e io ho intenzione di verificarlo " che stiano costruendo un nuovo missile estremamente potente in una base sotterranea segreta che i sorvoli dei jet statunitensi non hanno ancora individuato."
"Il nostro giovane hacker a Chandler's Court potrebbe trovarla?"
"Possiamo sempre provarci."
"S, Adrian, ci provi. Caff?"
Weston trov il dottor Hendricks nel suo studio nell'ala computer della vecchia, grande dimora, con le sue file di PC di ultima generazione che ronzavano piano. Era accanto alla sala operativa. Pos un foglio sotto al naso dello scienziato.
"C' una fabbrica in Russia che si chiama Energomash" esord. "Ci sono notizie pubbliche su di essa?"
Jeremy Hendricks avvicin a s il portatile, si colleg e cominci a digitare la domanda.
"Eccome, se ci sono" rispose. " pure quotata in borsa: fabbricano attrezzature e componenti per l'industria spaziale."
" un modo come un altro per definirle."
"Consiglio di amministrazione, emissione delle azioni, riferimenti a contratti governativi e per la difesa. Un sacco di voci sono secretate.  probabile che le ricerche vengano bloccate per ragioni di sicurezza. Noi faremmo lo stesso. Pare che costruiscano sezioni di missili."
"Lasciamo perdere la struttura societaria. C' modo di scoprire qualcosa su quello che fanno?"
"Non da qui. Dobbiamo andare nella sala accanto e consultare le informazioni riservate che abbiamo su questa gente. Sono dati non disponibili a tutti."
Si trasferirono nello stanzone adiacente e il dottor Hendricks si mise al lavoro.
"I loro sistemi di sicurezza sono scrupolosi a ogni livello, e s, sono gestiti da sofware con firewall estremamente complessi che li proteggono da eventuali intrusioni."
"Ma se qualcuno riuscisse a superare le barriere, attraversare l'air gap " anche se  ritenuto irrealizzabile " si potrebbe poi inserire un piccolo virus e uscire da l senza essere individuati?"

"C' un solo hacker al mondo in grado di riuscirci, ed entrambi sappiamo chi ."
Luke Jennings stava arrivando con sua madre dal settore destinato agli alloggi. Come sempre timidissimo in presenza di altri, si rifiut di stringere la mano o di alzare lo sguardo, nonostante le esortazioni del genitore. Sir Adrian non insistette.
Una volta entrato in sala, dopo aver verificato che tutto era esattamente al suo posto, il ragazzo si rilass visibilmente. Il semplice ronzio dei PC pareva agire su di lui come un sedativo. Il dottor Hendricks gli mostr un foglio coperto da righe di cifre e simboli. Erano i firewall di un supercomputer in Russia.
Ancora una volta Weston not che i due sembravano piuttosto intimi. Credeva di comprenderne il motivo: per la prima volta in vita sua Luke Jennings aveva un collega. Per tutta la sua giovane vita, trascorsa a smanettare sul PC nel sottotetto di casa, era stato solo. E a Chandler's Court all'inizio era circondato da estranei. Poi, per, un altro essere umano era riuscito a entrare nel suo universo e lui lo aveva accettato. Tuttavia, nonostante tutta la sua conoscenza di quel mondo, tutti i suoi anni al GCHQ, e tutte le settimane passate a osservare il ragazzo, Jeremy Hendricks non riusciva ancora a capire, e men che meno a emulare, ci che faceva per riuscire nelle sue imprese.
"Queste persone sono molto pericolose per il nostro paese, Luke" disse Hendricks. "Pensi che potremmo scoprire cosa stanno combinando?"
Al giovane si illuminarono gli occhi. Guard il foglio. Un'altra sfida. Quando ud l'avvertimento "Temo sia impossibile" si anim ancora di pi, perch lui viveva per quello.
Sir Adrian pass la notte in una pensione l vicino: travi e mattoni anneriti dal tempo, pasticcio di selvaggina locale. Dopo il caff seguito da un Calvados, trov una vecchia copia del "Daily Telegraph" e si ciment con le parole crociate. Arrivato a due terzi dello schema si arrese riconoscendo che il suo cervello non poteva fare di pi. Sapeva che, nella semioscurit della sala computer, la Volpe avrebbe lavorato tutta la notte.
Torn alla grande casa alle otto del mattino. Il ragazzo che stava mettendo in crisi le superpotenze mondiali dormiva profondamente nella sua camera. Nel bosco intorno alla residenza i soldati incaricati della protezione ravvicinata si stavano dando il cambio. Il dottor Hendricks era ancora alzato, e lo aspettava.
"Ho osservato ogni sua mossa" disse a sir Adrian "e giuro che non capisco come abbia fatto." Gli porse un foglio di carta. "Questi sono i codici di accesso del database della Energomash. Il computer controlla le sequenze di fabbricazione e montaggio del motore RD-250 ultimo modello. Il punto debole sta nella procedura di assemblaggio. Con tutto quel combustibile ipergolico basta una piccolissima scintilla... In ogni caso, Luke ha recuperato la chiave e pare che laggi nessuno si sia accorto di nulla."
Durante il viaggio di ritorno verso Londra, Weston ringrazi mentalmente Ciaran Martin del National Cyber Security Centre per avergli permesso di lavorare con Hendricks: si era rivelata la persona giusta per fare da tramite tra il vulnerabile diciottenne che sapeva tutto del mondo cibernetico e pochissimo di quello reale, e la vecchia spia che era maestra d'inganni nell'ambiente dello spionaggio ma non capiva nulla del cyberspazio.
C'era una cosa, per, che preoccupava Sir Adrian pi di ogni altra: l'unit clandestina a Chandler's Court prima o poi andava sciolta. cos  come Alessandro Magno pianse perch non c'erano pi mondi da conquistare, presto sarebbe giunto il giorno in cui non ci sarebbero stati pi codici da craccare, per lo meno per conto del governo.
Per dei malviventi Luke Jennings avrebbe potuto essere assai prezioso perch era capace di introdursi nei computer di qualunque banca. No, lui non poteva permettere che accadesse. D'altra parte il ragazzo, troppo fragile, non era in grado di andare a lavorare in un palazzo con un centinaio di altre persone. Forse Jeremy Hendricks desiderava continuare a fargli da mentore, da padre adottivo in senso professionale, ma l'Operazione Troia doveva essere chiusa. Quale futuro attendeva Luke? Weston era ancora assillato da quella preoccupazione quando arriv a Admiralty Arch.


18.


Poich la Corea del Nord si proclama uno stato comunista, si  portati a pensare che i suoi abitanti non possano professare alcuna religione e debbano essere consacrati all'ateismo. Non  cos . La Repubblica Democratica Popolare  profondamente religiosa e per i suoi cittadini la professione di fede  obbligatoria.
Questa rottura con le convenzioni comporta che ogni nordcoreano sia costretto per legge a venerare tre di mortali, uno vivo e due defunti. Si tratta dei tre Kim: nonno, padre e figlio. I ritratti dei due morti, Kim Il-sung e Kim Jong-il devono essere presenti in ogni dimora. Vengono esposti alle pareti come il crocifisso in casa di un devoto cattolico. Nelle abitazioni vengono effettuati regolari controlli per verificare che siano debitamente appesi e venerati.
Anche le spilline del dio vivente, Kim Jong-un, da appuntare sul bavero, sono diffuse ovunque. Riferirsi a lui senza chiamarlo "il maresciallo"  un reato punibile per legge. Dal capo del regime deriva ogni beneficio personale.
Come per tutte le religioni, sono state inventate delle leggende per sostenere la fede nazionale. Nel caso della Corea del Nord, una di queste  la santificazione di una montagna di nome Paektu dove si dice sia nato il Kim di mezzo, il figlio del fondatore.  ritenuta suolo sacro.
Si tratta di un vulcano inattivo situato nell'estremo Nordovest del paese, al di sopra del mar Giallo e della baia di Corea, verso la frontiera con la Cina. Era l che il regime aveva scelto di costruire la segretissima base missilistica sotterranea che doveva ospitare la costruzione del Hwasong-20.
Subito sotto il bordo della caldera c' una umile capanna di legno, il presunto luogo di nascita del secondo Kim. L'idea portante di questa narrazione  quella di dimostrare che il dittatore, nato sul territorio coreano, era di origini umili ma sante ed era arrivato nella sua posizione per meriti propri. Di conseguenza era meritevole di essere venerato come un dio vivente. Ovviamente, sono tutte sciocchezze.
In realt, il Kim numero due era nato in Siberia, al sicuro, sotto la protezione di Stalin, dove suo padre comandava un'unit militare di esiliati cinesi e coreani. La sua fanciullezza e l'adolescenza le aveva trascorse nel benessere.
Essendo un monte sacro, il Paektu  interdetto al popolo nordcoreano ed  completamente occupato dall'esercito: questo ha permesso di portare avanti gli scavi in gran segreto, con l'uso di schiavi presi dai numerosi campi di concentramento. Nessuno sa quanti di questi siano morti per il troppo lavoro, la malnutrizione, le malattie e l'esposizione alle rigide temperature invernali che affliggono quella zona cinque mesi all'anno.
Il generale Li aveva rivelato tutto ci agli americani, ma non era stato preso alcun provvedimento adeguato. I tentativi di un dialogo costruttivo con Kim proseguivano e contestualmente procedeva anche la fabbricazione del Hwasong-20, in attesa di quei cruciali motori dalla Russia.
Il freddo si manifest presto a Mosca, portato dai venti pungenti provenienti dalle steppe che da sempre sono il segno rivelatore dell'arrivo del gelo. La maggior parte dell'Europa, invece, si godeva ancora il sole di fine estate.
Su un remoto binario di raccordo, dietro la stazione ferroviaria di Yaroslavski, si stava allestendo un convoglio molto segreto. La famosa Transiberiana ha parecchie varianti di percorso, ma solo una copre il tragitto ininterrotto da Mosca a Pyongyang senza mai entrare nel territorio della Mongolia o in quello della Cina. Il treno che ci viaggia sopra  gestito dagli stessi coreani. Ed era proprio il convoglio in allestimento.
La scena sembrava presa da un libro di Tolstoj. L'enorme motrice era avvolta da pennacchi di fumo. Sul percorso ferroviario pi lungo del mondo " pi di diecimila chilometri attraverso sette fusi orari diversi " ci sono infatti ampi tratti in cui non vengono usati locomotori diesel o elettrici, bens vecchie locomotive a carbone.
Per la precisione, in quel momento, per affrontare alcuni dei pendii pi difficili, e nel caso remoto di un guasto, ce n'erano due, decorate con le bandiere della Russia e della Corea del Nord. Il personale viaggiante era di origine coreana. Dietro le locomotive e i rispettivi tender erano agganciati tre vagoni merci sigillati che contenevano in parti ancora da assemblare i nuovi motori RD-250 della Energomash. Le guardie addette alla sicurezza, di entrambe le nazionalit, circondavano la zona per impedire che qualche persona non autorizzata vi si avvicinasse.
Finalmente, espletate le ultime pratiche burocratiche e rabbonito anche l'ultimo funzionario, il convoglio ricevette il permesso di partire. Le ruote d'acciaio cominciarono a girare con stridore, il mostro usc dallo scalo eruttando vapore, pass accanto ai treni passeggeri con il loro carico umano, e punt verso est.
Chi ha viaggiato sulla Transiberiana pu testimoniare che non  esattamente il mezzo pi comodo del mondo. Solo i fanatici delle ferrovie lo utilizzano.
Per tratti apparentemente interminabili percorre le onnipresenti foreste di pini, larici e abeti. Questo  il panorama, ora dopo ora, giorno dopo giorno, per chi sceglie di guardare fuori dal finestrino. La cosa peggiore  la noia.
Gli unici esseri umani a bordo erano le guardie addette alla sicurezza: docili, impassibili, obbedienti, senza nulla da leggere ma all'apparenza immuni al tedio. Nella loro carrozza c'erano delle cuccette su cui molti sonnecchiavano durante il trasferimento. Il cibo era semplice, privo di gusto, ma se non altro abbondante, il che era gi una fortuna. E poi c'era il t... Una infinita sequela di tazze calde servite dal samovar sempre pieno. Non si sapr mai se erano a conoscenza del potenziale esplosivo che stavano sorvegliando o di quanto fosse instabile il combustibile ipergolico nei grandi contenitori. Probabilmente non ne erano informati. Avevano ricevuto degli ordini e quello era il loro lavoro.
La notte divenne giorno, il giorno notte. Uscirono dai confini dalla Russia europea, attraversarono gli Urali ed entrarono in Asia. Passarono per citt fiocamente illuminate e avvolte dall'inquinamento, giungendo a Ekaterinburg. L, nel 1918, in uno scantinato erano stati trucidati l'ultimo zar e la sua famiglia, e nel 1960 il pilota americano Gary Powers era stato abbattuto con il suo aereo spia. Le guardie tutto questo non l'avevano studiato, e comunque non gliene sarebbe importato nulla.
I giorni e le notti continuarono ad alternarsi, mentre il gelo siberiano stringeva nella sua morsa le foreste impenetrabili.
Videro citt di cui le guardie coreane non riuscivano neppure a leggere o a pronunciare il nome: Novosibirsk, Krasnoyarsk, Irkutsk. Fuori dai finestrini apparve un lago enorme. Era il Bajkal, il pi profondo al mondo. Ma loro ignoravano anche questo.
A sud si estendeva la Mongolia, ma il treno non attravers il confine. Quel carico non poteva rischiare il sequestro, e neppure una verifica. Pass a nord della Cina, anche se i binari continuavano a essere su suolo russo. E dopo Khabarovsk punt a sud verso la frontiera con la Corea del Nord. Vladivostok scivol via e, finalmente, il convoglio si ferm.
Ma era solo Tumangang, la stazione sul limite russo-coreano. Il personale era esausto, nonostante le squadre si fossero date il cambio per sette giorni e sei notti. Salirono a bordo forze fresche. Se il convoglio fosse stato un treno passeggeri che trasportava i rari turisti occidentali che affrontano quel viaggio, avrebbe coperto le ultime centinaia di chilometri fino alla capitale.
Ma quello era un carico speciale per una destinazione speciale. Il monte Paektu si trovava a molti chilometri di distanza dalla linea principale Mosca-Pyongyang. Il treno sarebbe stato deviato per proseguire su un percorso secondario. La stazione brulicava di agenti della polizia segreta.
Sotto il comando del nuovo personale, il convoglio attravers l'estuario del fiume Tumen quindi punt a ovest verso l'entroterra in cui si trovava la montagna sacra e la base segreta che ospitava il Hwasong-20 lontano da occhi indiscreti.
Il Maresciallo ricevette la notizia nel suo palazzo a Pyongyang e sorrise, raggiante di gioia. La finzione messa in piedi aveva funzionato. Desideroso di arrivare a una distensione, il presidente Moon stava inviando aiuti sotto forma di riso e frumento. La Corea del Sud aveva avuto un buon raccolto con abbondanti eccedenze da donare. E nel giro di una settimana lui, il caro leader, sarebbe diventato il capo di una potenza nucleare a livello globale.
Sir Adrian aveva l'abitudine di abbonarsi a parecchie riviste a diffusione limitata che si occupavano di politica estera e intelligence. Fu su una di queste che lesse di un uomo, un certo Song Ji-wei di cui non aveva mai sentito parlare. Il tizio, in visita in Inghilterra, avrebbe tenuto una conferenza sulla Corea. Si prevedeva la partecipazione di un pubblico ridotto. Ma la vecchia spia in pensione decise di incontrarlo.
Il signor Song aveva avuto una vita straordinaria. Era nato nel Nord cinquant'anni prima, e quando ne aveva dieci i suoi genitori erano scappati in Cina e da l in Occidente. Durante la fuga, per, erano stati separati dal figlio che, catturato dalla polizia, dopo qualche settimana era stato gettato in mezzo a una via.
I governi dei vari Kim hanno esercitato il loro controllo anche mediante la spietata punizione delle famiglie di chi prova a espatriare. Genitori, fratelli, figli, tutti vengono arrestati e mandati nei campi di concentramento se qualcuno cerca o ancor peggio riesce a fuggire all'estero. Persino desiderarlo  considerato un crimine.
Rilasciato dalle autorit, il ragazzino divenne uno di quelli che vengono definiti "rondini svolazzanti": monelli di strada che vivono come barboni, dormono nei vicoli, frugano tra i rifiuti per cercare qualcosa da mangiare e non vanno a scuola. Questo succedeva lontano dalla capitale, lontano dagli occhi dei turisti. A diciotto anni, anche Song cerc di scappare: arriv al confine con la Cina e lo attravers nell'oscurit totale di una notte senza luna, ma due giorni dopo fu scoperto a rubare del cibo. A quei tempi le autorit di quel paese restituivano i fuggiaschi ai nordcoreani. Song fu condannato ai lavori forzati a vita. Nel campo dove fin venne torturato, picchiato e costretto a faticare fino allo sfinimento. Soffr per undici anni prima di evadere.
Questa volta era con tre compagni. Puntarono alla frontiera settentrionale con la Cina anzich a quella meridionale con la Corea del Sud, cio la Zona Demilitarizzata che, lungi dall'esserlo,  tuttora il confine pi armato del mondo. In realt le linee di divisione sono due, separate da una striscia larga quattro chilometri disseminata di mine antiuomo e controllata da torri di avvistamento e nidi di mitragliatrici. Pochissimi riescono a raggiungere la Repubblica di Corea.
I quattro perci entrarono in Cina. Uno di loro, che aveva lavorato l, parlava un mandarino passabile. Gli altri tre tenevano la bocca chiusa mentre quello procurava passaggi su camion e treni merci. Si spinsero sempre pi all'interno del territorio straniero, allontanandosi dal confine con le sue pattuglie, poi si diressero verso Shanghai.
 passato molto tempo da quando quella citt era un villaggio di pescatori. Oggi  vastissima. I suoi chilometri di moli, banchine e pontili ospitano navi mercantili di ogni genere. La maggior parte sono grandi portacontainer ma ci sono anche mercantili di piccolo cabotaggio, e i quattro ne trovarono uno diretto in Corea del Sud.
Si nascosero sotto il telone che copriva una scialuppa e furono scoperti durante la navigazione da un uomo dell'equipaggio. Per fortuna lo convinsero a rimettere a posto la copertura e a non dire nulla. Mezzi morti di fame sbarcarono a Busan e chiesero asilo politico.
Song Ji-wei aveva una bella testa. Ripresosi, si trov un lavoro che gli permise di mantenersi. Dieci anni dopo, con i risparmi di una vita e il sostegno finanziario di enti locali, cominci a contrattaccare fondando il No Chain Movement. Quando lui e Weston si incontrarono dopo la conferenza, gli spieg cosa stava facendo.
Alla base della sconcertante docilit dei nordcoreani c'era la totale ignoranza di quanto accadeva nel mondo esterno. L'isolamento del paese da qualunque cosa era, a suo dire, totale. Non avevano radio da cui ascoltare trasmissioni straniere, n TV, n iPad. Dal mattino alla sera e dalla sera al mattino erano bombardati dalla propaganda filogovernativa. Privati di un metro di paragone, erano convinti che le loro esistenze fossero normali, e non potevano invece rendersi conto di quanto fossero grottesche e distorte.
Su ventitr milioni di abitanti, uno soltanto era composto da privilegiati di stato che vivevano ragionevolmente bene. Costoro non pativano le periodiche carestie che producevano cumuli di cadaveri nelle strade perch i sopravvissuti erano troppo deboli per seppellire i morti.
Era il prezzo che il popolo pagava per la sua assoluta, totale, lealt alla dinastia dei Kim. Il venti per cento circa dei cittadini, bambini compresi, era costituito da informatori, spalleggiati da circa un milione di uomini della polizia segreta, sempre pronti a cogliere il minimo sospetto di eversione o disobbedienza.
Sarebbero potuti cambiare " sarebbero cambiati " se qualcuno avesse potuto spiegare loro quant'era bella la vita in libert. Il suo dovere era cercare di informarli.
Aveva piazzato parecchi volontari vicino al confine con piccoli palloni gonfiati d'elio a cui erano stati legati messaggi e foto che descrivevano la vita nel Sud. Dopo essere arrivati al Nord portati dal vento, gli aerostati salivano fino a scoppiare e lasciavano cadere i dispacci a terra. Era un crimine leggerli, ma sapeva che in molti lo facevano.
Sir Adrian si ricord della storia che aveva sentito a proposito del defunto Kim Jong-il e del suo segreto timore di un "momento Ceausescu", quando il popolo smette di acclamarti e, uno dopo l'altro, i cittadini cominciano a fischiarti.
"Di cosa avrebbe bisogno per ingrandire la sua operazione?" gli chiese.
Song si strinse nelle spalle con un sorriso. "Di fondi" rispose. "Il movimento non riceve alcun aiuto materiale n dal governo della Corea del Sud n da altri paesi. Dobbiamo comprare i palloni e l'elio. Con dei finanziamenti potremmo persino pensare di passare ai droni. Sarebbero recuperati e riutilizzati pi volte.
"Inoltre con quelli trasporterei piccoli mangianastri o lettori VHS. I discorsi e le immagini in movimento sono molto pi convincenti. I nordcoreani vedrebbero com' la vita nel Sud. La libert, i diritti umani, il vantaggio di dire quello che pensi e quello che vuoi. Tutto questo  ancora molto lontano."
"E lei crede che i suoi ex connazionali si ribelleranno? Che insorgeranno?"
"Non subito" replic l'altro. "E non saranno le masse a farlo. Come in Romania, anni fa, saranno i generali che adesso vedete adulare ignobilmente il Ciccione. Sono loro che controllano la macchina della repressione, che riducono il popolo in schiavit. A loro piace vivere nella ricchezza, negli agi, nel privilegio. E per ora, venerare i Kim lo rende possibile.
"Infine non dimentichi il fattore et. Nella societ coreana gli anziani sono tenuti in grande considerazione. Tutti i membri del comitato centrale sono abbastanza vecchi da essere padri di Kim. A loro non piace essere trattati con disprezzo. La defezione del generale Li li ha parecchio scossi, e Kim deve continuare a tenerseli buoni. Il fatto che l'Occidente sia cos  ingenuo da credere che un giorno il dittatore abbandoner tutte le sue armi nucleari, gli consente di mantenere il loro appoggio. Ma loro resteranno al suo fianco solo finch non si sentiranno minacciati. Allora agiranno, proprio come hanno fatto quelli rumeni."
"Lei  molto convincente, Mr Song" disse Weston. "Personalmente non posso aiutarla, ma conosco qualcuno che pu farlo."
Di sicuro non era ai contribuenti inglesi, gi oberati di tasse, che pensava di chiedere l'ennesimo contributo per una causa straniera, ma sir Adrian non mentiva quando diceva che aveva in mente un benefattore.
Nessuno sapr mai cosa non funzion nel cuore del monte Paektu quel giorno di settembre.
Il missile Hwasong-20 troneggiava sulla piattaforma della base sotterranea. Era davvero enorme. Il nuovo RD-250 arrivato dalla Russia era stato installato con estrema cura, componente dopo componente. E con ancora maggiore attenzione era stato caricato il propellente ipergolico, altamente instabile, che lo avrebbe proiettato dall'altra parte del pianeta. Non erano ancora state montate le bombe termonucleari e i grandi portelloni in acciaio ad alta resistenza restavano chiusi.
Ma tutti i sistemi complessi devono essere provati. E fu proprio durante un test che qualcosa and storto. In teoria non ce n'era motivo. Commutare circuiti per assicurarsi che i contatti non ti tradiscano nel momento del bisogno non dovrebbe essere un'operazione pericolosa.
L'esplosione dilani la montagna sacra. In confronto, la distruzione intenzionale di Punggye-ri, a cui i media e gli osservatori americani avevano assistito con tanto entusiasmo, sembrava uno spettacolo pirotecnico.
Non c'erano stranieri a Paektu. Per c'erano i generali nordcoreani, accucciati nei loro bunker, venuti per assistere a un trionfo. Invece furono costretti a risalire in fretta sulle loro limousine, togliendosi la polvere di calcinacci dalle uniformi.
Lontano da l, in ogni direzione, sensori sismici rilevarono una scossa nella Corea del Nord. L'epicentro fu localizzato in corrispondenza dell'unico vulcano esistente in quella parte del pianeta. Si giunse alla conclusione che avesse ripreso a brontolare. Ma non era inattivo?
Gli scienziati che in giro per il mondo monitoravano le attivit sismiche non poterono fare altro che chiedersi perch mai un vulcano apparentemente inattivo si fosse risvegliato all'improvviso. Nel palazzo del Maresciallo a Pyongyang, invece, tutti sapevano ma cercavano di prendere tempo.
I generali presenti alla catastrofe di Paetku se n'erano tornati nella capitale a bordo delle loro auto, sfrecciando attraverso villaggi in cui contadini malnutriti e magri come chiodi li acclamavano perch non osavano fare diversamente. Arrivati a palazzo, nessuno aveva il coraggio di essere il primo a dare la notizia. Solo dopo insistenti domande da parte del dittatore, uno di loro ammise che c'era stato un problema. Quando emerse anche l'ultimo dettaglio, lo sfortunato aveva perso il posto e la libert. Fu spedito in un campo di lavoro.
In quella societ urlare per la rabbia equivale a perdere la faccia, ma il Maresciallo url, eccome. Per un'ora. I cortigiani si dileguarono, terrorizzati. Quando gli torn la calma volle conoscere ogni particolare e alla fine ordin una colossale indagine per capire cos'era successo.
Analisi compiute in seguito sulle macerie avrebbero accertato che il difetto doveva essere all'interno dell'RD-250, il motore arrivato dalla Russia, probabilmente un errore di fabbricazione che aveva provocato una piccola scintilla. Qualunque cosa fosse stato, il propellente si era incendiato. Ma questo lo si scopr parecchie settimane dopo.
Nell'immediatezza dell'incidente, Kim seppe soltanto che il suo azzardo non era riuscito. Il Hwasong-20, armato con la testata pi potente di tutto il suo arsenale, lo avrebbe reso il capo di una vera potenza nucleare, permettendogli di sedere ai pi importanti tavoli negoziali. I suoi scienziati gli dissero che ci sarebbero voluti anni e cifre astronomiche per ricostruire il missile e un'altra base sotterranea sotto una diversa montagna. Fu allora che convoc l'ambasciatore russo. Quando usc dal palazzo, il poverino era bianco come un morto.


19


Sir Adrian impieg tre giorni a trovare la persona che potesse sostenere con una donazione il movimento coreano di resistenza di Song. Cominci con il consultare con discrezione due suoi vecchi contatti alla National Crime Agency " un tempo chiamata Serious Organized Crime Agency ", che ha giurisdizione su tutto il territorio nazionale ma collabora strettamente con la polizia metropolitana della capitale, pur non facendone parte. Al suo interno ha anche delle sezioni che si occupano di narcotici e di malavita russa. Dopo aver parlato con entrambi i capi di questi reparti, Weston decise di puntare su Ilya Stepanovich. Era un ex esponente di altissimo livello del crimine organizzato russo e, come Vladimir Vinogradov, durante il collasso economico del suo paese aveva acquisito a suon di violenza e corruzione il controllo di un'intera industria. Nel caso specifico era diventato il re del commercio del platino, accumulando miliardi.
Quella improvvisa ricchezza gli aveva permesso di sostenere finanziariamente, e non solo, il Vozhd nella sua ascesa politica; dopo aver raggiunto il potere con elezioni truccate, quest'ultimo aveva reso la sua presidenza permanente, e il legame tra i due non si era mai spezzato. I tentacoli di Stepanovich arrivavano ancora al Cremlino e al mondo del crimine. La sua fedina penale era tornata a essere immacolata e lui si era trasferito a Londra a godersi la sua vita da nababbo, senza per ottenere la residenza.
Abitava in una casa signorile da venti milioni di sterline nel quartiere pi ricco della citt, a Belgravia, aveva un suo jet privato parcheggiato a Northolt, e le sue entrate non derivavano dalla sua squadra di calcio ma dalla sua scuderia di cavalli da corsa allevati a Newmarket.
Aveva parecchi numeri di telefono accessibili, per amici e contatti d'affari, pi un altro, molto segreto e protetto da firewall installati dai migliori cervelloni sul mercato. Riteneva che fosse impossibile intercettarlo, ma Luke Jennings l'aveva craccato nel giro di pochi giorni. Il dottor Hendricks, incredulo come sempre quando assisteva a quelle imprese, aveva predisposto un sistema di ascolto non rintracciabile che alla fine registr una telefonata a un numero di Panama. Era quello di una banca.
A Chandler's Court, il mentore del giovane genio gli affid un nuovo compito: violare l'archivio di quell'istituto di credito per recuperare i codici di accesso dei clienti stranieri. Il ragazzo ci riusc dopo un altro paio di giorni e il sistema di controllo chiese all'interlocutore, chiaramente identificato come Stepanovich perch l'ingresso era avvenuto con le sue credenziali, quanto voleva trasferire e su quale conto corrente.
Non ci fu nessun colloquio telefonico, erano i PC a parlarsi, ma Sir Adrian si attribu lo stesso il compito di rispondere, seduto nella sala computer di Chandler's Court, con il dottor Hendricks che gli chiedeva istruzioni davanti alla tastiera.
Weston consult il foglio che teneva in mano. C'erano annotati i dati di un nuovo conto aperto presso una rispettabilissima banca d'affari nelle British Channel Islands. Lettera per lettera, cifra per cifra, dett le coordinate. Hendricks le digit e le informazioni arrivarono a Panama in un nanosecondo.
"Mi chiede quanto del contenuto desidera trasferire" domand l'esperto informatico, alzando lo sguardo verso di lui.
Sir Adrian non ci aveva pensato. Si strinse nelle spalle. "Tutto" rispose.
In un attimo lo spostamento fu eseguito.
"Porca miseria" esclam Hendricks fissando lo schermo. "Sono trecento milioni di sterline."
Il finto Stepanovich chiuse il collegamento. Sir Adrian aveva gi fatto in modo che successive indagini non portassero a Chandler's Court. Poi il dottore scoppi in una risata e all'altro capo della sala Luke Jennings sorrise. Il ragazzo aveva fatto qualcosa che aveva reso felice il suo amico, perci era felice anche lui. Weston se ne torn a Londra.
Ovviamente, quella cifra era decisamente eccessiva per le necessit di Song a Seul. Sir Adrian gli invi un bel gruzzolo per inondare la Corea del Nord di propaganda sovversiva e si prese il lusso di fare generose donazioni anonime a vari enti di carit per i bambini abusati o affamati in varie parti del globo e ai militari invalidi.
Dopo l'orario di lavoro, i domestici dell'elegante residenza di Belgravia, seduti a chiacchierare davanti a una birra al pub dietro l'angolo, il Crown and Anchor, discorrevano tra loro dell'urlo che avevano sentito provenire quella sera, dopo cena, dal salotto del loro padrone. Pareva il lamento di un animale ferito.
Quello che non poterono commentare, perch non ne erano a conoscenza, era il fatto che quel patrimonio sparito non era di propriet di Stepanovich. Lui lo custodiva soltanto, per conto dei Vory v Zakone. Erano i proventi del traffico di cocaina della criminalit russa. E quella  gente che non vuole sentire scuse quando gli spariscono i soldi. Il magnate si salv rimborsandoli della perdita, ma dovette rinunciare ai cavalli da corsa.
Il giorno dopo la bevuta al pub di Belgravia, a Chequers ci fu una riunione a porte chiuse. Tra i politici erano presenti, oltre al primo ministro " che presiedeva l'incontro ma parl pochissimo, preferendo come sempre ascoltare gli esperti ", il segretario per gli Affari Esteri, il segretario per la Difesa, e i titolari di altri tre ministeri minori. Ma anche loro si trovavano l per sentire il parere di alcuni alti funzionari.
C'erano infatti il capo dello staff della Difesa, il capo del SIS, il direttore del National Cyber Security Centre e il suo collega del GCHQ, pi un rappresentante del SIS e uno dell'Ufficio Esteri che si occupavano da una vita di Russia ed Est Europa. Erano arrivate delle notizie da varie fonti, e nessuna pareva buona.
Una squadra di scienziati olandesi, dopo anni di studi, aveva appurato senza ombra di dubbio che il volo 17 della Malaysian Airlines abbattuto sopra l'Ucraina nel luglio del 2014, con duecentottantatr passeggeri e quindici membri di equipaggio, tutti morti, era stato colpito deliberatamente da una squadra dell'esercito russo che stava utilizzando il sistema missilistico Buk nel territorio occupato a est di quella nazione.
L'intercettazione di alcune conversazioni radio aveva confermato che i responsabili non erano i ribelli ucraini e sapevano perfettamente che il loro obiettivo era un aereo civile. La maggior parte dei passeggeri era olandese.
"Devono essere puniti" disse il capo dello staff della Difesa. "O per lo meno dobbiamo compiere una manovra dissuasiva. Le provocazioni continuano ad aumentare e hanno raggiunto livelli inaccettabili."
I presenti risposero con cenni di assenso e brontolii di approvazione. Subito dopo prese la parola l'uomo dell'Ufficio Esteri, seguito dall'esponente dell'NCSC.
C'era stato un devastante cyberattacco ai danni dell'Ucraina, contro le sue banche, i sistemi informatici del governo e la rete elettrica. Lo avevano chiamato NotPetya. Era stato fatto passare per un ransomware, un'azione criminale mirata all'ottenimento di un riscatto in cambio della sua cessazione, ma nessuna agenzia occidentale nutriva dubbi: dietro c'era di sicuro il governo russo.
Cosa ancor pi importante, osserv il capo dell'NCSC, era che i cyberattacchi russi nei confronti della Gran Bretagna stavano diventando, settimana dopo settimana, sempre pi frequenti e pericolosi. Ognuno di essi causava ingenti danni. Fu il segretario per gli Affari Esteri a riassumere la situazione su invito del primo ministro.
"Il periodo in cui viviamo  il pi pericoloso della nostra storia" esord. "Si fa un gran parlare del terrorismo globale, scatenato da un assurdo culto della morte pseudoreligioso derivante da un Islam perverso. Ma questa non  la minaccia principale, nonostante gli attentatori suicidi. L'ISIS non  una nazione.
"Oggi ci sono almeno dieci paesi che possiedono ordigni atomici e hanno a disposizione i missili per lanciarli. Quattro sono totalmente instabili. Altri tre sono regimi non solo spietati e dittatoriali ma aggressivi nei confronti delle altre nazioni. La Corea del Nord e l'Iran sono due di questi, ma in testa c', per sua precisa scelta, la Russia.  dai tempi di Stalin che la situazione non  cos  grave."
"Qual  la posizione della Difesa?" chiese la signora Graham.
"Non posso che convenire con il segretario per gli Affari Esteri" rispose l'interpellato. "Ogni settimana rileviamo tentativi delle navi da guerra e dei sottomarini russi di penetrare le nostre acque costiere, e dei loro bombardieri nucleari di invadere il nostro spazio aereo. I nostri caccia intercettori e le nostre difese sottomarine sono perennemente in stato di allerta. Il Regno Unito non  il loro unico obiettivo in Europa occidentale, ma di certo  il principale. Come ha giustamente osservato il mio collega,  ricominciata la Guerra fredda e non per nostra scelta, ma per volont di Mosca. L'Occidente  sotto attacco, un attacco fatto di provocazioni a tutti i livelli."
"E all'interno della Russia?" domand il primo ministro.
"Le cose vanno altrettanto male, se non peggio" rispose lo specialista dell'Ufficio Esteri. "Il controllo esercitato dal Cremlino sul paese  diventato ancora pi stringente. I media russi sono sempre pi asserviti al potere. I giornalisti non schierati vengono regolarmente assassinati da killer della malavita. Ma i pi hanno imparato la lezione: non bisogna criticare il governo. Si rischia la vita, non la carriera. E, come sappiamo, ci sono stati omicidi mirati fuori dal paese per eliminare personaggi che si erano opposti al regime. Pare che non abbiamo altra scelta che continuare ad accettare queste aggressioni... a meno di non scatenare un conflitto, cosa impensabile."
La scoraggiante riunione si concluse trenta minuti pi tardi. I ministri e gli alti funzionari uscirono, uno dopo l'altro. Quelli in fondo attesero il loro turno. Sulla porta, la signora Graham intercett lo sguardo di sir Adrian e gli fece segno di entrare in biblioteca, dove lo raggiunse qualche minuto pi tardi.
"Non posso trattenermi a lungo" disse. "Ha sentito le valutazioni. Cosa ne pensa?"
"Che sono corrette. Le previsioni non sono rosee."
"E l'ultimo che ha preso la parola? Concorda con lui che non si possa fare niente?"
"Niente di palese, primo ministro. Ma se la Russia dovesse subire un incidente catastrofico e il Cremlino fosse avvisato con discrezione che se cessano le provocazioni cesseranno anche gli incidenti, be', io credo che potrebbe darci ascolto. Ma la cosa deve restare segreta. Tutti i governi hanno bisogno di salvare la faccia."
"Per favore, mi faccia avere un rapporto con le sue considerazioni. Confidenziale. Entro una settimana. Mi perdoni, ora devo proprio andare" concluse. E spar.
Weston usc alla chetichella dalla biblioteca e se ne torn a casa. Gli era venuta un'idea.
Era sempre stato un uomo che preferiva fare approfondite ricerche prima di aprire bocca o mettere qualcosa nero su bianco. Nel suo lavoro, se i capi sbagliavano i sottoposti potevano morire. Aveva passato al setaccio le sue fonti di informazione sui gasdotti, su come si costruivano e come si gestivano. Si concentr sull'IISS, l'International Institute for Strategic Studies, e ancora una volta sul RUSI. Decise di parlare con il dottor Bob Langley, membro del primo.
"La Russia sta facendo sforzi immani e spendendo un fiume di denaro per il TurkStream. Si sta giocando il tutto per tutto, ma pare che questo non interessi a nessuno" lo inform l'esperto. "Il che  strano, visto che l'impatto sull'Occidente durer per decenni."
"E il TurkStream sarebbe..."
"Il pi grande gasdotto di tutto il pianeta. Ci stanno lavorando e sar completato nel 2020. A quel punto il nostro mondo cambier, e non in meglio."
"Me ne parli."
"Il gas naturale  sempre pi utilizzato per fornire energia alle nostre industrie e lo sar ancora di pi. Una parte viene dal Medio Oriente, trasportato su metaniere sotto forma di liquido, ma adesso molto arriva dalla Russia attraverso una serie di gasdotti. La Germania praticamente dipende ormai da loro, il che spiega perch Berlino sia cos  servile nei confronti di Mosca. I gasdotti passano per Ucraina, Polonia, Moldavia, Romania e Bulgaria. Tutte queste nazioni impongono delle tasse di transito che sono molto importanti per le loro economie. Il TurkStream le rimpiazzer tutte. Quando il gas russo fluir libero, l'Europa diventer totalmente dipendente da Mosca, e quindi sua schiava."
"E se noi non lo comprassimo?"
"Le industrie europee non riuscirebbero pi a essere competitive sui mercati mondiali. Secondo lei cosa vincer? Il principio o il profitto? Il TurkStream  composto in pratica da due gasdotti che partono dal centro della Russia e si gettano sottoterra a Krasnodar, vicino alla costa del mar Nero. Il Blue Stream vi passa sotto e riemerge in Turchia, dove poi punta verso Ankara. Questa, insieme all'offerta di prezzi d'acquisto ridotti,  la contropartita proposta ai turchi, e spiega come mai i due paesi ora vadano d'amore e d'accordo.
"Il secondo gasdotto, molto pi lungo, il South Stream, corre anch'esso sotto il mar Nero ma risale in superficie pi a ovest, vicino al confine turco con la Grecia.  qui che verr costruita l'isola artificiale a cui attraccheranno le metaniere per caricare il gas diretto in Europa. A quel punto saremo completamente nelle loro mani."
"Quindi l'uomo che siede al Cremlino sa cosa sta facendo?"
"Lo sa eccome" rispose l'altro. "Prima le minacce militari, ora i continui attacchi informatici, in futuro il dominio energetico. Un suo predecessore usava l'Armata Rossa. Ora al posto della stella rossa c' il gas."
Bob Langley era un esperto di studi strategici ma era anche un tecnico. Spieg a sir Adrian, il quale non se ne intendeva molto, che sebbene gli escavatori sottomarini fossero ancora a met del percorso, il gas fluiva gi nella parte completata, e per fare questo doveva restare in pressione.
Per essere trasportato, pi o meno ogni ottanta chilometri di tragitto, aveva bisogno di stazioni di compressione. Esistevano tre tipi di macchinari in grado di farlo, ma il risultato era lo stesso.
"Come sono gestiti?"
"Da computer, ovviamente. I principali si trovano in un complesso fuori Krasnodar. In profondit, sotto il mar Nero, le stazioni ricevono il gas, lo ripressurizzano e lo mandano allo stop successivo, finch non riemerge sulla costa turca. Per alimentare gli impianti, estraggono una frazione della portata di gas e la usano per coprire il loro fabbisogno energetico. Ingegnoso, non le pare? Un sistema che si autosostiene, mentre intanto in Siberia il gas continua a uscire."
A sir Adrian torn in mente il vecchio detto "Chi paga l'orchestra sceglie la musica". In quel caso si sarebbe potuto dire "chi fornisce l'energia all'industria". Dal suo bunker al Cremlino, il Vozhd controllava un'economia fallimentare in termini di beni di consumo ma con un'unica arma puntava a piegare, un giorno, l'intero continente europeo al suo volere.
Ora Weston aveva informazioni sufficienti per scrivere il suo memo al primo ministro. Pass altri due giorni a fare ricerche tecniche e poi, dopo aver ricevuto la risposta della signora Graham, and a Chandler's Court a parlare con il dottor Hendricks.
Gentile primo ministro,
ecco le mie considerazioni, come da sua richiesta.
Il futuro dell'Europa occidentale e del nostro paese non dipende dalla sicurezza. Quella viene dopo, perch prima dobbiamo potercela permettere. La nostra prima preoccupazione  quindi la prosperit. Davanti alla previsione di una povert duratura, il popolo si ribeller.
Negli anni Trenta fu l'imminente fallimento della Germania a spingere Hitler a invadere le nazioni vicine. Aveva bisogno delle loro risorse per evitare la bancarotta causata dalle sue spese folli. I tedeschi avrebbero smesso di adorarlo se lui li avesse riportati nelle condizioni di povert degli anni Venti. Non  cambiato molto da allora.
Oggi la chiave della ricchezza  una fornitura costante di energia, a buon mercato e in grande quantit. Abbiamo cercato di imbrigliare quella del vento, del mare e del sole: imprese geniali che generano consenso, ma che coprono solo una piccolissima parte del nostro fabbisogno.
L'era del carbone  finita. Il pellet inquina. Lo stesso il greggio. Il futuro  rappresentato dal gas naturale. Sotto la crosta del pianeta ce n' a sufficienza per garantirci calore, luce e forza motrice per un secolo. cos  si genereranno ricchezza, benessere e cibo. Il popolo sar contento e non si ribeller.
Noi sappiamo dove si trovano vasti depositi mai sfruttati, e continuiamo a scoprirne di nuovi. Ma la natura, essendo una signora perversa, non li ha posizionati dove risiedono le grandi concentrazioni di persone che ne hanno la necessit.
Recentemente  stato scoperto un enorme giacimento al largo delle coste di Israele. In realt si estende sotto le acque territoriali di altri tre stati, ma la porzione principale appartiene agli israeliani. C' un problema per. Sulle brevi distanze il gas naturale pu essere trasferito a bassa pressione dalla fonte al consumatore. Il nuovo deposito si trova a un'ottantina di chilometri dalla costa. Abbastanza vicino, se si ha a disposizione qualche stazione di pompaggio. Per tragitti pi lunghi il gas invece deve essere portato a pressioni pi elevate e poi liquefatto, per poter viaggiare su speciali navi cisterna. All'arrivo viene rigassificato fino a ottenere un volume diverse centinaia di volte superiore a quello trasportato dalla nave. Quindi mediante condotte pu essere distribuito in tutto il paese e usato come fonte di energia pulita ed economica.
Sarebbe una buona idea se il Regno Unito concludesse un accordo esclusivo e a lungo termine con Israele. Loro hanno il gas ma non possiedono impianti di liquefazione, mentre noi abbiamo i fondi e la tecnologia per costruirne uno sopra una piattaforma offshore. Sarebbe una collaborazione vantaggiosa per entrambi, e ci libererebbe da decenni di dipendenza da stati potenzialmente ostili. Qui per non stiamo parlando di Israele. Esistono giacimenti ancora pi grandi all'interno della Russia, ma sono distanti migliaia di chilometri dai potenziali acquirenti occidentali.
Per commercializzare quell'oceano di gas, i russi " affidandosi alla Gazprom, la loro azienda monopolista nel mercato dei combustibili " devono costruire uno o due giganteschi oleodotti attraverso l'Est Europa fino a comodi porti marittimi dove possano attraccare le metaniere per trasportarlo nell'altra parte del continente.
Hanno pensato di realizzare condotti pi piccoli che tagliassero la Bielorussia, la Polonia e anche l'Ucraina, con attracchi per gassiere sulle coste di Romania e Bulgaria. Ma hanno praticamente invaso l'Ucraina e mantengono relazioni tese con le altre nazioni, che sono tutte nell'Unione Europea e temono la nuova aggressivit del Cremlino. La scelta definitiva  perci caduta sulla Turchia. Da qui l'intenso corteggiamento del paese " membro della NATO " e del suo autoritario presidente.
Mosca desidera fermamente inondare l'Europa occidentale col suo gas naturale cos  da diventare il nostro effettivo padrone sfruttando la nostra dipendenza energetica. E intende farlo tramite gasdotti che sboccano in territorio turco. Ce ne sono due in costruzione: il South Stream e il Blue Stream.
Il loro problema principale  di natura tecnica. Per arrivare dall'altra parte entrambi i condotti devono passare sotto il mar Nero per centinaia di chilometri, e le perforazioni continuano incessantemente.
Gli escavatori sono macchinari terribilmente complessi e, come tutti gli altri al giorno d'oggi sono controllati da computer. Come sappiamo bene, questi possono risolvere tanti problemi ma anche crearne.
Il suo umile servitore, Adrian Weston

Arrivato a Chandler's Court, diede istruzioni al dottor Hendricks.
"Sar superprotetto" obiett il guru del GCHQ. "E se anche riuscissimo a violarlo, che malware potremmo introdurre? Quali comandi dovremmo impartirgli?"
"Mi hanno detto come fare" replic Weston. "Una sola istruzione di errore che pu dare origine a una sfortunata sequenza di eventi."
Un'ora dopo i due stavano parlando con il ragazzo seduto davanti a un monitor nella sala computer.
"Luke, ci sarebbe un computer vicino a una citt chiamata Krasnodar..."
Una settimana pi tardi, sotto le acque azzurre e profonde del mar Nero, accadde qualcosa a un compressore alternativo del Blue Stream chiamato K15. La "K" stava per la parola russa Kompressor. I valori all'interno cominciarono a variare. La pressione cominci ad aumentare.
A cinquecento chilometri di distanza, nel centro operativo ospitato in un moderno complesso fuori Krasnodar, agili dita impostarono rapide la correzione. Invano. I livelli dentro il macchinario sepolto sotto il mar Nero continuarono a salire. Dalla sala di controllo furono impartite nuove istruzioni, sempre pi frenetiche. Il K15 si rifiutava di obbedire. L'indicatore di pressione si stava avvicinando al limite di sicurezza. Le tolleranze previste dal progetto stavano per essere superate. Le saldature iniziarono a deformarsi e poi cedettero. Il compressore era costruito come un gigantesco motore di automobile con pistoni collegati a un albero a gomiti. Si tratta di una struttura che ha bisogno di lubrificazione e quello in particolare necessitava di un olio molto denso. L'olio si surriscald e smise di svolgere la sua funzione.
Nel centro operativo la preoccupazione mista a sconcerto si trasform in panico. Quando il K15 esplose, nessuno ud nulla. Ma nel punto in cui si trovava, sul fondale del mar Nero a oltre 2200 metri, la pressione  tale che nessuna apparecchiatura pu resisterle.
L'acqua di mare entr con violenza dalle spaccature, salina e corrosiva, spinta dalla folle energia della pressione sottomarina, e si fece strada lungo la tubazione, chilometro dopo chilometro, finch non si chiusero i portelli di sicurezza.
Travolse e distrusse gli escavatori, che si fermarono e smisero di girare l dove erano arrivati.
Quando scese la notte, il TurkStream dovette essere fermato.
"Questo non sarebbe dovuto succedere. Non pu essere avvenuto" disse il responsabile della sala di Krasnodar. "Ho progettato io questo sistema. Era a prova di errore. Impenetrabile."
Le successive indagini sul disastro sottomarino, per, rivelarono che il computer principale di Krasnodar era stato effettivamente violato da un minuscolo virus.


20.


Nello studio privato al Cremlino arrivarono due rapporti, uno in mattinata, l'altro nel pomeriggio. Provocarono al padrone di tutta la Russia il pi violento scoppio d'ira a cui il suo staff avesse mai assistito.
Quando si arrabbiava, lui non urlava, non inveiva, non batteva i pugni sul tavolo. Diventava pallido come un morto, stringeva le mani fino a far divenire le nocche bianche, e restava immobile, con lo sguardo fisso. Quelli abbastanza stupidi da rivolgergli la parola, non avendo saputo cogliere i segnali rivelatori, ricevevano per tutta risposta un sibilo, e a quel punto capivano che era meglio uscire dalla stanza.
Il primo resoconto era di un'azienda che fabbricava armi, l'Energomash, la quale produceva anche combustibile per missili e propulsori, in particolare l'RD-250 usato per lanciare i razzi intercontinentali russi finch il ministero della Difesa non era passato a un altro tipo, prodotto da un altro fabbricante. Era proprio il dicastero ad aver girato, per precauzione, il rapporto di quell'impianto all'attenzione del Cremlino.
Nel documento riferiva di aver venduto l'RD-250 alla Corea del Nord e di aver ricevuto un reclamo. Pareva che un componente difettoso del motore, parte di una grossa spedizione consegnata con un treno speciale al monte Paektu, avesse provocato una catastrofica esplosione durante un test del missile Hwasong-20. La deflagrazione aveva distrutto il missile e con esso la base sotterranea in cui si stava procedendo all'assemblaggio.
L'Energomash aveva condotto un'indagine approfondita e aveva concluso che c'era un'unica spiegazione plausibile. Il database del computer dedicato al controllo di qualit era stato in qualche modo violato, ed erano state apportate modifiche impercettibili alla sequenza di fabbricazione.
I firewall a protezione del sistema erano cos  complessi da escludere la possibilit di atti di hackeraggio. Ma era successo qualcosa che sfidava ogni logica. Qualcuno era riuscito in un'impresa incredibile.
Il risultato era che la Corea del Nord aveva visto fallire il suo programma missilistico segreto, e di conseguenza si era rifiutata di affidare altre commesse alla Russia. Nessuno sarebbe stato in grado di tenere nascosta quella umiliazione alla ristretta comunit scientifica che in giro per il mondo si occupava di razzi.
Ma il rapporto della Energomash era niente in confronto alle notizie che giunsero nel pomeriggio da Krasnodar, il centro operativo del progetto TurkStream. Per il Vozhd, l'incidente sotto il mar Nero era una vera sciagura.
Non aveva una mente tecnologica, ma la relazione era cos  chiara che la capiva anche un profano. Nelle profondit dell'oceano, pi o meno a met percorso tra la costa russa e quella turca, un compressore era impazzito. A nulla erano valsi gli sforzi per correggere l'anomalia. Ancora una volta, computer che avevano sempre lavorato alla perfezione, all'improvviso si erano rifiutati di rispondere ai comandi.
I responsabili tecnici avevano stabilito che doveva esserci stata un'interferenza dall'esterno. Ma sembrava una cosa infattibile. I codici di accesso erano cos  complessi, frutto di miliardi di calcoli e permutazioni, che nessuna mente umana sarebbe stata capace di superare il firewall per arrivare agli algoritmi di controllo. Eppure qualcuno l'aveva bypassato. E l'esito era un danno cos  grande che ci sarebbero voluti anni per ripararlo.
Nel cielo di Mosca era in atto un temporale, ma i nuvoloni che avvolgevano le cupole dorate della cattedrale di San Basilio, seppure plumbei, non erano minacciosi quanto l'atmosfera all'interno dello studio del presidente russo. In un solo giorno aveva ricevuto un resoconto con i dettagli di un disastroso colloquio avvenuto con il dittatore della Corea del Nord, e ora questa notizia devastante.
Per l'uomo che sedeva al Cremlino, restituire all'amata Russia il legittimo ruolo di superpotenza europea non era un semplice capriccio. Era la sua missione. Quella supremazia non si otteneva pi con le divisioni corazzate di Stalin ma con il monopolio delle forniture di gas all'Europa occidentale per un prezzo che nessun altro fornitore poteva eguagliare. E tutto questo dipendeva dal TurkStream.
Da anni il Vozhd aveva personalmente autorizzato una guerra cibernetica contro l'Occidente. Alla periferia di San Pietroburgo, sua citt natale, gli hacker avevano addirittura a disposizione un grattacielo intero. Da l, a ritmo sempre pi serrato, continuavano a infiltrare virus e cavalli di Troia nei computer occidentali, in particolare in quelli inglesi e americani. La loro era una guerra senza artiglieria, senza bombe, ma pi che altro mai dichiarata. Tuttavia era comunque una guerra.
Erano stati inflitti danni per miliardi di sterline e di dollari. Sanit, traffico aereo, servizi pubblici: tutti avevano subito crash di sistema. E il presidente aveva esultato per ogni colpo inflitto, anche se il novanta per cento di quelle aggressioni era stato respinto dalle difese informatiche nemiche. Ora il rapporto arrivato da Krasnodar, con il dettaglio degli anni e dei costi enormi necessari alla ricostruzione del gasdotto, dimostrava, se ce ne fosse stato ancora bisogno, che qualcuno era passato al contrattacco. E lui sapeva chi era.
Forse gli iraniani gli avevano mentito oppure erano stati imbrogliati anche loro. In ogni caso avevano fallito. Quell'inglese, quel genio dell'informatica era ancora vivo. Il ragazzo che nel cyperspazio poteva riuscire in qualunque impresa non era morto in quella villa a Eilat. Il Vozhd convoc il suo uomo di punta, il capo dell'SVR.
In un'ora Yevgeni Krilov era gi da lui. Gli ficc sotto il naso i due rapporti e, mentre il dirigente di Yasenevo leggeva, rimase a fissare i tetti di Mosca oltre i giardini di Alessandro. "Avete fatto un buco nell'acqua" gli disse. "Sia i tuoi Lupi della notte in Inghilterra sia i pasdaran a Eilat."
Krilov rimase in silenzio, pensando che non erano le sole cose andate storte. Non aveva riferito al Vozhd che il suo rivale non era caduto nella sua trappola di far passare l'assistente del segretario di Gabinetto come un suo informatore a Londra, n gli aveva detto che la vera talpa, Robert Thompson, non era morta in un incidente stradale, ma semplicemente era scomparsa con la figlia. Pur non conoscendo i dettagli, da tempo aveva accettato il fatto che i quattro gangster albanesi incaricati di eliminarli non avrebbero mai pi rivisto Tirana.
No, non aveva condiviso niente di tutto questo con il suo capo al Cremlino. L'esperienza maturata negli anni gli aveva insegnato che ai superiori piacciono solo le buone notizie e che queste, a meno che non si ripetano, vengono presto dimenticate. Gli insuccessi, invece, ti restano scolpiti addosso.
Dopo aver appreso quegli ultimi aggiornamenti, non aveva pi dubbi: il suo avversario era Weston. Era lui a vanificare ogni suo tentativo di localizzare e uccidere l'hacker.
Ogni agenzia di intelligence ha le proprie leggende. Talvolta sono i suoi eroi, magari morti da tempo, ma a volte sono i suoi avversari, spesso defunti anche loro. Gli inglesi ricordano Kim Philby, gli americani Aldrich Ames. I russi ancora ringhiano al ricordo di Oleg Penkovskij e Oleg Gordievskij, grandi spie, ma traditori del loro paese. Al di l dello spartiacque, gli eroi sono quelli che li avevano reclutati e gestiti.
Quando era ancora un astro nascente del vecchio KGB, Yevgeni Krilov aveva sentito parlare di un agente inglese che entrava e usciva da Germania Est, Cecoslovacchia e Ungheria, e che aveva fatto passare dalla sua parte un addetto alla cifratura del ministero degli Esteri e un colonnello di una base missilistica russa in Ungheria.
Krilov sapeva anche, ma non poteva provarlo, che quell'uomo era stato presente al momento della trappola organizzata dall'??VO a Budapest per catturare il colonnello traditore. Dopo di allora era stato ritirato dal servizio attivo e destinato a un lavoro di scrivania a Londra, dove aveva fatto carriera fino a diventare il numero due dell'MI6. Poi era andato in pensione. O, per lo meno, cos  si credeva.
Certo, l'hacker era il ragazzo, ma era quell'agente a proteggerlo, a scegliere dove colpire, a infliggere alla Russia un colpo dopo l'altro.
Il Vozhd era ossessionato dal giovane. Ma era stata un'altra mente a sventare la truffa in Liechtenstein, a scoprire Robert Thompson e a scegliere deliberatamente gli obiettivi per arrecare il maggior danno possibile. Nella testa di Krilov risuonava un solo nome: Adrian Weston.
Il presidente stava ancora guardando con aria minacciosa le nubi che scaricavano scrosci di pioggia su Mosca.
"Cosa vuole?" chiese Krilov alla figura incorniciata dalla finestra.
L'uomo si volt, attravers la stanza a grandi passi e pos le mani sulle spalle della spia seduta che, alzando lo sguardo, incroci quei due occhi gelidi e furenti.
"Voglio che finisca, Yevgeni Sergeivich, voglio che finisca. Non mi interessa come fai, di chi ti servi.  la tua ultima occasione. L'ultima."
Krilov aveva ricevuto i suoi ordini. E anche un ultimatum.
Nel mondo delle spie ci si conosce tutti, almeno per sentito dire. Da una parte all'altra dello spartiacque gli agenti si studiano come i grandi giocatori di scacchi studiano le tattiche e il carattere degli avversari che prima o poi affronteranno al tavolo su cui le armi sono rappresentate da regine e pedoni.
Gli alleati si incontrano a cena, si consultano e talvolta si confidano. Ai ricevimenti delle ambasciate, protetti dalle regole stabilite dal trattato di Vienna e dall'immunit diplomatica, gli avversari si sorridono e brindano, sapendo chi  l'altro, cosa fa realmente e che, se possibile, tenter di tutto per rovinargli la carriera. Certe volte collaborano persino, ma solo quando i politici, nella loro stupidit, esagerano. Per esempio durante la crisi dei missili di Cuba del 1962.
Quel terribile ottobre, mentre Kennedy ordinava la rimozione dei missili sovietici da Cuba e Chruscev si rifiutava di farlo, era stato il responsabile del KGB sulla costa est degli Stati Uniti a cercare un contatto con la CIA. Il russo disse all'americano che se il suo paese avesse rinunciato alla base missilistica di Incirlik in Turchia, che costituiva una minaccia per l'URSS, Chruscev avrebbe potuto salvare la faccia davanti al Politburo e abbandonare Cuba. Uno scambio, non un'umiliazione. Funzion. Ma se non avesse funzionato, qualcuno avrebbe lanciato un missile nucleare.
Yevgeni Krilov, che ora stava tornando nel suo ufficio sul sedile posteriore della limousine, a quel tempo non era ancora nato, ma aveva analizzato a fondo quella crisi. In seguito, nel corso della sua fulminante carriera nel KGB, aveva studiato i volti dei capi di dipartimento inglesi, americani e francesi che gli si opponevano sull'altro fronte della Cortina di ferro. E Weston era uno di loro.
Poi era venuto Gorbaciov, la dissoluzione dell'Unione Sovietica, l'abbandono del comunismo e la fine della Guerra fredda. E quindi anni di disfatte per la Russia, in gran parte autoinflitte, per le quali si stava ancora cercando vendetta. E quando tutto questo era finito, l'uomo a cui ora stava pensando era andato in pensione. Cinque anni dopo, Krilov, allora cinquantenne, era stato promosso a capo dell'SVR, il servizio di intelligence straniera. Aveva pensato che le loro strade non si sarebbero mai pi incrociate. Ma Weston era tornato e, da quel momento, le cose erano andate di male in peggio.
Molto lontano da Mosca, a occidente, l'individuo che occupava i pensieri di Krilov stava bevendo con amici al bar dello Special Forces Club. Il pub era rumoroso, l'atmosfera rallegrata da battute e vecchie reminiscenze. Sir Adrian sedeva nel suo angolo con un bicchiere di chiaretto, sorridendo e rispondendo con un cenno della testa quando qualcuno lo coinvolgeva nel discorso, ma altrimenti perso nelle sue riflessioni. Stava ricordando un russo che non aveva mai incontrato di persona ma che aveva sconfitto pi di venticinque anni prima, per merito di quello sciocco di Vernon Trubshaw.
La Guerra fredda stava per finire, ma nessuno poteva immaginarlo. A quell'epoca era difficile raggiungere alcune zone oltre la Cortina di ferro, e ancor pi difficile operarvi, per cui era prassi comune chiedere a un innocente uomo d'affari che avesse un legittimo motivo per recarsi in quelle aree di tenere occhi e orecchi ben aperti casomai si imbattesse in qualche informazione potenzialmente utile per l'intelligence. Al suo ritorno sarebbe seguito un pranzo amichevole con un colloquio informativo. Solitamente erano resoconti inconcludenti ma non si poteva mai sapere.
Vernon Trubshaw era il direttore delle vendite di una ditta che partecipava a una fiera commerciale a Sofia. Gli avevano chiesto di stare all'erta, e il compito di interrogarlo al suo rientro ricadde su Adrian Weston. Davanti alla bottiglia di vino pagata dal governo, Trubshaw rifer un aneddoto, probabilmente privo di alcun valore.
Era stato invitato a un ricevimento all'ambasciata russa. Nel corso della serata era dovuto andare in bagno, che si trovava nel seminterrato. Uscendo, aveva visto quattro uomini in corridoio. Uno, chiaramente il pi importante del gruppo, stava strapazzando alla grande il pi giovane. Il tutto in russo, lingua di cui lui ovviamente non capiva una parola.
Il sottoposto sembrava sul punto di scoppiare a piangere per l'umiliazione mentre l'altro continuava a infierire su di lui. Una settimana dopo il direttore fu di nuovo invitato a pranzo. Un'altra bottiglia di vino, sempre a spese del governo... E delle foto. Weston aveva chiesto alla squadra del SIS a Sofia di fornirgli una piccola galleria di ritratti del personale dell'ambasciata russa. Trubshaw non ebbe un attimo di esitazione. L'indice giallo di nicotina si pos su due volti.
"Questo era quello che urlava, e questo quello che stava sulla graticola" disse.
Una settimana dopo Adrian era a Sofia, sotto copertura diplomatica. Il personale del SIS sul posto lo aiut nelle identificazioni. Il russo che si era beccato la strigliata era Ilya Lyubimov, un portaborse. Weston and a bussare alla porta del suo appartamento.
Sapeva che era un azzardo probabilmente destinato a fallire, ma non aveva tempo per seguirlo, beccarlo fuori dall'ambasciata da solo e corteggiarlo per settimane finch non fosse nata un'amicizia. Fortunatamente Adrian parlava il russo.
Nei reclutamenti, l'approccio diretto funziona raramente, ma non si pu mai dire. Weston si intrufol in casa di Lyubimov e gli fece la sua proposta. Funzion. L'umiliazione subita nel seminterrato davanti ai due colleghi gli bruciava ancora. Il giovane era profondamente demoralizzato e deluso. E arrabbiato. Molto arrabbiato. Nel giro di un'ora accett di tradire il suo paese e diventare una spia dell'Occidente.
Non fu di alcuna utilit, chiaramente, ma sei mesi dopo venne rispedito a Mosca, sempre al ministero degli Esteri. Dopo due anni di attesa, la pazienza diede i suoi frutti. A un addetto alla cifratura venne un soffio al cuore e fu esonerato per malattia. Lyubimov lo sostitu, entrando di fatto in una miniera d'oro e impossessandosi di tutti i codici delle comunicazioni diplomatiche in giro per il mondo. Londra ci mise le mani sopra e li pass anche agli Stati Uniti. La pacchia dur finch la spia, otto anni dopo, mentre si trovava a San Pietroburgo per far visita alla madre vedova, venne investita e uccisa da un automobilista ubriaco sulla Nevsky Prospekt. Il diplomatico che lo aveva coperto di insulti dieci anni prima all'ambasciata russa a Sofia era Yevgeni Krilov.
A Londra sir Adrian fece cenno al cameriere perch gli versasse un altro bicchiere. A Yasenevo, intanto, Krilov decise come portare a termine l'incarico ricevuto dal Vozhd. Se non ci fosse riuscito sarebbe stata la sua fine.
C'era un uomo. Aveva sentito parlare di lui, conosceva la sua reputazione, ma non lo aveva mai incontrato. Era uno che viveva nell'ombra, tra gli Spetsnaz. E anche in quell'ambiente era una specie di mistero. Era lui a volerlo. Noto solo col nome di battesimo, Misha, era il miglior cecchino che avessero mai avuto.
Si diceva che avesse fatto fuori pi di cinquanta terroristi di al-Qaeda o dell'ISIS in Siria, e un centinaio di combattenti ucraini dopo l'invasione russa della parte orientale del loro paese fatta passare per una sollevazione popolare. Alcuni lo paragonavano al mitico Zajcev di Stalingrado.
I cecchini sono una razza a s. In combattimento, i soldati si uccidono l'uno con l'altro, in cielo, in mare o sul terreno di battaglia, con proiettili, granate e colpi di mortaio, ma non si soffermano a pensare che chi hanno di fronte  un essere umano come loro. E quando usano un fucile, il nemico  solo una figura che crolla a terra, priva di vita. Il cecchino studia ogni minimo dettaglio della sua vittima prima di premere il grilletto e porre fine alla sua vita.
Non  sufficiente essere un buon tiratore. Un campione, steso a terra e concentrato sul bersaglio di un poligono, pu vincere una medaglia d'oro alle Olimpiadi, ma ha davanti una sagoma di cartone ferma e ben esposta. Il cecchino  un vero cacciatore di uomini.
Entrambi devono essere capaci della massima concentrazione, ma il secondo deve essere anche in grado di restare immobile per ore, se necessario. Lo sportivo non deve nascondersi, mentre l'altro deve restare invisibile e reprimere l'impulso di sciogliere i muscoli doloranti, grattarsi o svuotare la vescica, se non nei pantaloni.
L'abilit nel mimetizzarsi rappresenta la sua salvezza, e lui si adatta alla situazione in cui si trova. In citt saranno mattoni, pietra, porte di legno, finestre, vetri rotti, calcinacci. In campagna lo sfondo  costituito da alberi, cespugli, erba, fogliame o tronchi caduti. L, coperto dalla vegetazione, deve scomparire come una creatura della foresta. E poi aspettare, ora dopo ora, finch l'obiettivo esce dalla sua tana ed entra nel suo campo visivo.
Tutta quell'attesa, tutto quel pensare. Ci vuole un tipo riservato, di certo non un chiacchierone. Zajcev era figlio di un cacciatore della Siberia, e strisciando tra le macerie di Stalingrado aveva fatto fuori un tedesco dopo l'altro. Misha era simile a lui. Veniva dalla Kamchatka, terra di alberi e neve, ma sapeva scomparire anche tra i cumuli di macerie di Aleppo o nelle boscaglie di Lugansk e di Doneck, oltre il confine ucraino.
Yevgeni Krilov sollev il ricevitore del telefono dell'ufficio. Doveva ordinare un trasferimento dagli Spetsnaz all'SVR.
Dicono che il sesto senso non esiste, eppure... Adrian Weston era vivo proprio grazie a quell'istinto, e sapeva di altri simili a lui, per esempio alcuni degli allegri avventori seduti al bancone del bar. C' un momento per stare fermi e un momento per muoversi. Scegli quello giusto e arriverai alla vecchiaia.
Ripens a quella volta a Budapest, ai tempi della Guerra fredda, quando stava per recarsi a un incontro con un contatto in un caff lungo il Danubio. Era l illegalmente, senza alcuna immunit diplomatica, e il suo uomo era un colonnello russo che aveva perso la fede nel comunismo e aveva cambiato casacca. Avvicinandosi al luogo dell'appuntamento cominci a sudare.
C'era sempre un istante di trepidazione, era perfettamente normale, bastava solo tenerla a freno, ma quella sensazione era diversa. C'era qualcosa che non andava: la strada, di solito animata, era troppo tranquilla, i pedoni intenti a osservare il cielo. Svolt in un vicolo, usc su un'altra via, si mescol alla folla e si allontan. Un'operazione fallita, forse senza ragione. In seguito venne a sapere che il ribelle era stato arrestato e sottoposto a un violento interrogatorio, e che la temuta AVO lo stava aspettando in forze. Ecco perch la gente fissava il cielo: aveva visto gli uomini in impermeabile controllare la zona.
Ora Weston provava lo stesso presentimento a proposito di Chandler's Court. Mosca sapeva dove si trovava e sapeva dei suoi ospiti. C'era gi stato un attacco e il capitano Williams e i suoi uomini avevano fatto del loro meglio. Krilov doveva aver capito da settimane che la sua squadra non sarebbe mai tornata a casa. Ma il capo al Cremlino da tempo agiva contro le regole.
Le informazioni relative ai disastri del monte Paektu e di Krasnodar dovevano essere arrivate a Mosca, e l dovevano aver fatto le giuste deduzioni.
Sir Adrian non ne aveva le prove, ma sospettava che le notizie dalla Corea e dalla costa del mar Nero avessero portato il presidente russo a dedurre che Luke fosse ancora vivo. Era quindi plausibile che organizzasse un altro attentato alla sua vita. Il compito poteva essere stato affidato a Yevgeni Krilov, ma gli ordini venivano sicuramente dall'alto. Nella sua lunga esistenza fatta di rischi Adrian si era sempre fidato del suo istinto e fino a quel momento non lo aveva tradito.
Per quanto potesse essere destabilizzante per il ragazzo, non poteva essere evitato. Meglio scosso che morto. Era giunto il momento di spostare il centro operativo in un luogo diverso, pi sicuro. Fece un'altra chiacchierata con il primo ministro.
"Ne  certo, Weston?"
"Certo quanto lo si pu essere in un mondo cos instabile. Credo che correr meno rischi lontano da l."
"Molto bene. Permesso accordato. Ha bisogno di qualcosa?"
"Credo ci occorrer ancora la protezione ravvicinata da parte del Reggimento. Posso risolvere la cosa direttamente con il generale di brigata e con il comandante a Hereford. Ma mi servir del denaro, primo ministro."
"Be', questo ufficio ha accesso a un fondo di riserva senza dover dare spiegazioni. Pu avere quello che desidera. Ha in mente qualche nuovo obiettivo?"
"Sempre il solito. Ancora una volta la Corea del Nord. Una questione incompiuta. Ma star molto attento, primo ministro."
Ottenuta l'autorizzazione della signora Graham, sir Adrian torn al suo nuovo dilemma: dove andare?
Cerc in lungo e in largo, poi si ricord di un ufficiale scozzese che era stato in servizio con lui nei par tanto tempo prima. Di famiglia nobile, alla morte del padre era diventato conte di Craigleven. La residenza della famiglia era un'enorme tenuta a ovest di Inverness, nelle Highlands, con al centro un castello.
Gli aveva fatto una breve visita l quando erano entrambi giovani. Il castello si ergeva freddo e desolato su un promontorio, un blocco di granito medievale circondato da distese di prati e oltre un migliaio di ettari di foreste e pascoli dove si poteva praticare la caccia al cervo e al fagiano.
Quando nel 1745 Carlo Edoardo Stuart, detto Bonny Prince Charlie, aveva guidato l'insurrezione contro re Giorgio II, molti dei capi clan si erano schierati con i rivoltosi. Dopo la sconfitta dell'esercito delle Highlands a Culloden, diversi di questi avevano perso le loro terre e le loro onorificenze. Craigleven, che invece era rimasto fedele alla corona, fu ricompensato con il titolo di conte e la concessione di nuove propriet.
Sir Adrian rintracci il suo vecchio compagno d'armi e pranzarono insieme a St James. L'anziano pari passava la maggior parte dell'anno nella sua casa di Londra, e l'ala sud del castello era libera e disponibile per un affitto modesto. Quella sezione da sola aveva ventuno stanze, pi cucine e depositi. C'era del personale che viveva l e che si sarebbe occupato degli ospiti fuori stagione.
"Potrebbe aver bisogno di un po' di cure" disse il proprietario terriero. "In pratica  disabitato da parecchi anni, da quando Millie e io ci siamo trasferiti in citt. Ma se riesci a dargli una mano di pittura,  tuo."
Il giorno successivo entr in azione una rinomata impresa di ristrutturazioni di Inverness. Serviva un po' di pi che una semplice mano di pittura, ma Weston e Hendricks volarono sul luogo per sovrintendere ai lavori. Il dottore avrebbe ricreato il centro operativo in maniera tale che la sala computer di Chandler's Court potesse essere trasferita l con il minor sconvolgimento possibile, cos  da non turbare Luke.
I due sapevano che c'era un'altra cosa da fare con grande attenzione: ricreare un'esatta replica dell'alloggio del ragazzo, il quale notando anche la pi piccola modifica all'ambiente non sarebbe riuscito a concentrarsi.
Il trasferimento avrebbe richiesto una settimana. Nel frattempo, sir Adrian chiese a Luke di lavorare a un nuovo compito. Riguardava un sistema di controllo ultrasegreto e superprotetto situato nelle viscere della Corea del Nord.
Anche in Russia erano in corso dei preparativi. Un uomo di nome Misha fu spostato dagli Spetsnaz all'SVR, e informato con dovizia di particolari su quella che sarebbe stata la sua terza missione all'estero.
Parlava un inglese approssimativo, appreso durante il corso obbligatorio di lingue che rientra nel programma di addestramento delle Forze Speciali. Gli mostrarono una serie di fotografie di una elegante residenza immersa nella campagna, un posto chiamato Warwickshire, nel cuore dell'Inghilterra. Puntarono il dito su delle finestre da cui prima o poi sarebbe comparsa una faccia, e poi gli diedero un ritratto della stessa arrivato da Teheran. Non era esattamente uguale all'originale, ovviamente, ma gli somigliava.
A Londra, Stepan Kukushkin, il rezident dell'SVR, fu estesamente ragguagliato sulla missione imminente. Due dei suoi agenti dormienti, che vivevano mimetizzati tra i britannici, avrebbero dovuto accompagnare Misha dentro e fuori dal paese, e sul luogo dell'operazione. Sarebbe stato necessario organizzare il suo trasporto tra diversi aeroporti e preparare una casa sicura temporanea dove potesse vivere senza essere visto prima di infiltrarsi nella tenuta di Chandler's Court.
Le armi tipiche dei cecchini russi sono da tempo i fucili di precisione Dragunov o Nagant. Misha, per, aveva scelto l'Orsis T-5000 con il mirino telescopico DH5-20x56, pi moderno e con migliori prestazioni.
Ogni tiratore russo ha sentito parlare dei grandi che lo hanno preceduto, e specialmente di Vasilij Zajcev. Lui era stato addestrato dal padre fin da bambino a uccidere i lupi predatori ed era diventato bravissimo a nascondersi tra la neve. Nella Stalingrado coperta di neve nell'inverno del 1942, aveva eliminato pi di trecento soldati tedeschi, e tra questi un famoso cecchino nemico, il maggiore Erwin K??nig.
Ma Vasilij usava un normale fucile sovietico in dotazione alla fanteria. Da allora erano stati fatti notevoli progressi sulle armi di precisione e l'ultima di queste, l'Orsis T-5000, era in grado di abbattere un bersaglio invisibile a occhio nudo. Quello scelto da Misha fu accuratamente imballato sotto la sua supervisione, con mirino telescopico e munizioni. Era pronto per essere trasferito all'ambasciata russa a Londra dentro una valigia diplomatica, che i doganieri britannici non avrebbero potuto aprire e che sarebbe stata foderata di piombo per celare il suo contenuto ai raggi X delle telecamere usate dall'MI5.


21.


I due dormienti russi non si incontrarono. Non ce n'era bisogno. Il primo era incaricato di ricevere Misha e ospitarlo nella casa sicura, un appartamento in affitto nella citt di Staines. Il secondo aveva il compito di fargli da guida.
Misha arriv in aereo dalla Polonia con un passaporto di quel paese, perfetto in ogni dettaglio. Poich proveniva da una nazione dell'Unione Europea, a Heathrow non sub controlli.
Se anche gli avessero aperto la valigia, gli agenti della dogana non si sarebbero comunque insospettiti. Era normale che un turista cultore di bird-watching portasse con s reti e abbigliamento mimetici, scarponi da montagna e una borraccia. Parecchi libri sugli uccelli e un binocolo completavano il travestimento da innocuo appassionato.
Fuori dalla sala degli arrivi, nell'atrio, lo attendeva l'uomo addetto alla sua accoglienza, con la giacca e la cravatta concordate, pronto a scambiare la corretta sequenza di frasi senza senso. Aveva lasciato l'auto nel parcheggio per la sosta breve. Era a tutti gli effetti un cittadino britannico e parlava un inglese impeccabile. Solo quando furono a bordo della macchina in marcia con i finestrini chiusi i due cominciarono a conversare in russo. Un paio d'ore dopo essere atterrato, Misha si era gi sistemato nell'appartamento a Staines.
Dopo altri sessanta minuti, l'agente aveva telefonato al quartier generale di Russian TV " la stazione che diffondeva propaganda filorussa in lingua inglese ", aveva chiesto di un determinato tecnico e pronunciato la frase stabilita. All'ambasciata, Stepan Kukushkin fu informato che il cecchino era arrivato e aspettava il suo fucile. Usando i soliti codici diplomatici, lui lo rifer a Yevgeni Krilov. A Misha fu ordinato di non uscire dall'appartamento, cosa che non aveva comunque intenzione di fare visto che stava guardando il calcio in televisione.
L'uomo che doveva fare da guida non aveva un compito altrettanto facile. Si rec in auto fino a Chandler's Court per studiare quale poteva essere il modo migliore per infiltrare il cecchino nella foresta. Passando davanti all'ingresso, vide la sbarra sollevarsi per far entrare un camion per traslochi di una nota ditta di trasporti. La cosa lo incurios. Chi si stava trasferendo? Uno dei chimici dei laboratori del governo o qualcuno che abitava nella grande casa?
Se ne torn a dormire a casa sua, che era parecchio distante, ma la mattina seguente, all'alba, era di nuovo l, a piedi, dopo aver lasciato la macchina in un punto non visibile dalla casa. Un altro grande camion dei traslochi, stessa ditta ma diverso numero di targa, stava uscendo dalla tenuta per immettersi sulla strada che portava al villaggio. L'uomo corse fino alla sua macchina e riusc a raggiungere il mezzo mentre svoltava per entrare in autostrada, la M40 in direzione nord. Lo segu fino a Oxford, poi lasci perdere e torn indietro per fare rapporto al suo referente. 
Il giorno dopo i russi ebbero pi fortuna. Un terzo camion usc dalla tenuta e loro lo seguirono. Poi, alla prima sosta presso una stazione di servizio, gli attaccarono di nascosto un localizzatore radio sotto uno dei parafanghi posteriori.
Il dispositivo li condusse, attraverso una estenuante tirata di settecento chilometri, in Scozia, nelle zone selvagge delle Highlands, alla gigantesca tenuta di Craigleven. Tramite i soliti canali, le spie fecero rapporto a Stepan Kukushkin e questi si rese conto che, grazie a un dio in cui lui non credeva, l'operazione del Cremlino si era salvata per un pelo. Gli uccellini erano volati via, ma se non altro loro sapevano dove erano andati.
Con un certo sollievo inform il suo superiore, Krilov, di aver inviato un uomo a fare una ricognizione a Chandler's Court appena in tempo per scoprire la partenza dell'obiettivo e si prese pure il merito di aver appurato dove si trovavano adesso il ragazzo e il suo entourage. Lungi dall'essere annullata, l'azione di Misha sarebbe stata solo rimandata di poco.
L'infiltrato dell'ambasciata era il referente per l'intero Regno Unito ma i suoi unici collaboratori permanenti in Scozia erano concentrati intorno alla base di sottomarini nucleari della Royal Navy a Faslane, sul fiume Clyde, parecchio lontano da Inverness. Per era plausibile che dei turisti provenienti dal Sud andassero a fare un giro nelle Highlands, e l'agente dormiente che usava come guida li avrebbe raggiunti. L'uomo venne immediatamente autorizzato ad acquistare un camper abbastanza grande da ospitare due persone. Se non altro questo avrebbe evitato loro di presentarsi all'ultimo momento in alberghi in cui degli stranieri sarebbero stati subito notati.
Due giorni dopo, il rezident dell'SVR fece consegnare a Misha il pacco contenente il fucile di precisione. La sua scorta si era gi presentata all'appartamento di Staines e i due partirono alla volta di Inverness.
Per sicurezza fu deciso che il cecchino non avrebbe guidato. Non aveva una patente britannica. L'altro, che si chiamava Brian Simmons e vestiva i panni di un autista indipendente di Londra, aveva documenti ineccepibili che lo dimostravano e rest al volante per tutto il tragitto. Fece ottocento chilometri in trenta ore, compresa la notte passata in una piazzola di sosta.
Fu in una splendente mattinata di met ottobre che il camper dall'apparenza insospettabile entr nella tenuta di Craigleven e loro videro finalmente i tetti del castello. Misha allora prese il comando dell'operazione. A lui interessavano soltanto le distanze e gli angoli di tiro. La tenuta era attraversata da due strade pubbliche e loro le percorsero entrambe, osservando il castello da ogni angolazione. Era evidente che la parte abitata era l'ala sud.
Al piano terra c'erano delle grandi sale, e sul lato meridionale delle vetrate che davano su un ampio prato. La distesa erbosa si interrompeva bruscamente, quasi con uno strapiombo, nel punto in cui il terreno lasciava il posto a una valle stretta e profonda in cui scorreva un ruscello. Al di l dell'acqua l'appezzamento saliva di nuovo, ripidissimo, verso rilievi coperti di foreste. Nel punto di fronte al prato la valletta era larga circa trecento metri.
Misha sapeva gi dove avrebbe stabilito il suo nido invisibile: sulla parete della montagna davanti alle finestre delle camere da letto che si trovavano tre piani pi in su. Prima o poi in una di quelle stanze sarebbe comparso un ragazzo biondo e dinoccolato... e sarebbe morto. Oppure avrebbe potuto uscire sul prato insieme agli altri a sorseggiare un caff sotto il sole... e lui l'avrebbe ucciso.
L'Orsis T-5000  un'arma di tutto rispetto, capace di far saltare la testa di un uomo a milleottocento metri di distanza con cartucce Lapua Magnum calibro .338. In condizioni atmosferiche di calma, in assenza o quasi di vento, gi solo novecento metri garantivano la certezza di colpire il bersaglio.
Il cecchino ordin alla sua guida di proseguire oltre le curve e portarsi fuori dalla vista del castello. In una piazzola scese dal camper con la sua attrezzatura e letteralmente spar fra la vegetazione.
Da quel momento in poi nessuno sarebbe stato in grado di individuarlo. Avrebbe trascorso nella foresta tutto il tempo necessario, ma c'era abituato. Nel camper aveva indossato la tuta mimetica striata. Nello zaino che portava basso sulla schiena c'erano delle razioni alimentari da campo, una borraccia piena d'acqua e un utensile multifunzione. Assicurato a una coscia portava un coltello da combattimento in un fodero di tessuto che si confodeva con l'ambiente circostante. Anche il fucile era infilato in una custodia di quel tipo.
Nelle tasche aveva munizioni di riserva, ma era sicuro che gli sarebbe bastato un unico colpo, e quello era gi in canna. Non si lavava da due giorni: sapone e dentifricio possono farti uccidere. Puzzano.
La superficie della sua uniforme era coperta da piccoli cappi in tessuto in cui avrebbe infilato rametti presi dagli alberi intorno al luogo scelto come postazione di tiro. Cominci a muoversi silenzioso all'interno della boscaglia diretto al versante che sovrastava la gola davanti all'ala sud del castello.
L'agente che aveva condotto il camper fin l lo vide scomparire. A quel punto non poteva fare altro. Con la linea che andava e veniva, inform Kukushkin a Londra, il quale a sua volta avrebbe riferito al capo dell'SVR a Yasenevo. Da quel momento in poi, anche i due pezzi grossi dell'intelligence diventarono semplici spettatori.
Nessuno per era in grado di capire dove si trovasse esattamente il cecchino, cosa avesse visto o cosa stesse combinando. Sapevano solo che era molto abile e abituato a sopravvivere nelle foreste, scaltro come un animale selvaggio nel proprio ambiente, il miglior uomo degli Spetsnaz.
Conclusa la missione, Misha avrebbe abbandonato il suo fucile e sarebbe tornato a essere un innocuo birdwatcher; uscito dalla boscaglia avrebbe fatto una telefonata in codice perch lo venissero a recuperare. Ma fino ad allora loro potevano solo attendere.
Il capitano Harry Williams dello Special Air Force Regiment non era un tiratore scelto ma aveva combattuto ed era stato addestrato all'uso del fucile di precisione per le lunghe distanze preferito dal Reggimento, l'Accuracy International AX50, con mirino telescopico Schmidt and Bender. Quella mattina si stava sistemando insieme ai suoi uomini sopra la sala computer nell'ala sud del castello.
La squadra di protezione ravvicinata era stata ridotta a quattro elementi: lui, un sergente e due soldati semplici. Sir Adrian aveva valutato che dopo il trasferimento a nord i rischi per il ragazzo sarebbero stati minimi. Nessuno di loro poteva immaginare che il trasloco dal Warwickshire era stato notato. Nell'isolato castello fra le Highlands pareva che la pace regnasse sovrana. E cos, la seconda sera Williams prese a prestito la jeep dell'unit e scese all'unico paesino delle vicinanze. Era il piccolo villaggio di Ainslie, tre chilometri a sud.
Solo una cinquantina di case, ma se non altro c'erano anche una chiesa, un negozietto di alimentari e un pub. La vita sociale si svolgeva tutta in quest'ultimo. Harry indossava un paio di jeans e una camicia a quadri. Nessun bisogno di ostentare l'uniforme. I locali sapevano che i signori avevano ospiti, anche se non erano presenti a castello. Quando entr i clienti si zittirono. I forestieri erano rari, da quelle parti. Il capitano accenn a un saluto con la testa.
"Buonasera a tutti." Sembrava uno di quei poliziotti in TV. I presenti risposero con un'alzata di capo. Se era uno degli invitati della residenza nobiliare, era ben accetto.
Sedevano tutti intorno ai tavoli dell'unica sala, ma al bancone c'era un uomo, solo, perso nei suoi pensieri. Accanto aveva uno sgabello libero. Williams si sedette. I due si scambiarono un'occhiata.
"Bella giornata."
"S."
" un single malt quello che sta bevendo?"
"S."
Harry cattur lo sguardo del barista e indic il bicchiere dell'altro. Afferrato un buon single malt di Islay dal suo assortimento, il proprietario ne vers una dose nel bicchiere dell'uomo, poi guard il forestiero con aria interrogativa.
"Lo stesso" disse Williams.
Il suo nuovo compagno era molto pi vecchio di lui, e doveva avere almeno una sessantina d'anni. Il suo volto era abbronzato e segnato dal sole e dal vento, con quelle tipiche rughette agli angoli degli occhi di chi ride spesso. Non era, per, il viso di uno sciocco. Probabilmente Harry avrebbe dovuto trascorrere parecchie settimane a Craigleven e voleva fare amicizia con la gente del posto. Non sapeva che la sua sarebbe risultata un'idea fruttuosa.
I due fecero un brindisi e bevvero. A quel punto a Mackie " era quello il nome del tizio " venne il sospetto che gli ospiti dei signori non fossero semplici turisti. Quello seduto accanto a lui aveva tutta l'aria di essere un militare.
"Sei uno degli invitati al castello?" gli domand.
"S, ci fermeremo per un po'."
"Conoscevi gi le Highlands?"
"Non troppo, per sono stato a pescare salmoni sullo Spey."
Prima di diventare guardiacaccia, Mackie era un soldato. Perci sapeva il fatto suo. L'uomo con cui stava bevendo non era un ufficiale di fanteria in licenza. Era asciutto e tonico, mentre gli altri al castello sembravano civili. Dunque, questo tizio doveva avere il compito di proteggerli.
"C' un altro forestiero che  appena arrivato" butt l, come se volesse attaccare una semplice conversazione.
Il capitano si irrigid. "Camperista? Escursionista? Birdwatcher?"
Il residente scosse lentamente la testa.
Un attimo dopo Williams era gi uscito dal pub e stava parlando al cellulare con il suo sergente.
"Voglio tutti lontano dalle finestre" ordin. "E tutte le tende tirate. Su ogni lato. Torno tra poco. Siamo in allerta."
In qualit di primo guardiacaccia della tenuta del conte, come suo padre prima di lui, Stuart Mackie si occupava del controllo delle specie nocive. Inverness  l'habitat naturale dello scoiattolo rosso, ma gli scoiattoli grigi stavano cercando di prendere possesso del territorio e lui voleva fermarne l'avanzata. cos  sistemava delle trappole e quando ne catturava uno, se era rosso lo liberava, altrimenti lo abbatteva.
Quella mattina stava facendo un giro di controllo e not qualcosa che non avrebbe dovuto essere l. Il suo occhio aveva colto una macchia bianca in mezza a una distesa di verde. Era un rametto reciso di fresco con un taglio obliquo; il legno fresco degli strati interni scintillava nella luce del mattino. Lo esamin. Non rotto, non spezzato, non sfilacciato, ma reciso con un coltello molto affilato. Perci da un uomo. Un estraneo. Nella sua foresta.
Nel bosco si stacca un ramo se intralcia il passaggio. Uno piccolo per pu essere spinto di lato. Quindi il ramoscello mancante era servito per un preciso scopo, che poteva essere soltanto quello di mimetizzarsi.
E chi ha bisogno di nascondersi in mezzo a una foresta? Un appassionato di bird-watching, forse. Ma loro, con tanto di binocoli e macchine fotografiche, vanno in cerca di specie rare, esotiche e in quella zona, che lui conosceva benissimo, non c'erano uccelli particolari. Allora chi altro poteva avere una necessit simile? Da giovane, il guardiacaccia aveva prestato servizio nel reggimento Black Watch: sapeva come agiscono i cecchini.
Harry torn al bancone e ordin altri due single malt, anche se non aveva ancora toccato il suo.
"Le persone che io e i miei uomini stiamo proteggendo sono molto preziose" disse a voce bassa. "Potrei avere bisogno del suo aiuto."
Stuart Mackie bevve dal bicchiere appena riempito e fece il suo discorso.
"S" disse.
Era di nuovo l'alba e il guardiacaccia si trovava nella sua foresta, immobile e silenzioso come un albero, in ascolto. Stava osservando le creature della foresta. Le conosceva tutte. Ogni tanto si spostava senza fare rumore, pochi metri per volta, lungo il versante ripido che scendeva verso il ruscello, sul fondo della valletta. Trecento metri oltre c'era la facciata sud del castello, con le sue finestre e il prato davanti.
Fu il cerbiatto ad avvertirlo. La giovane femmina si muoveva nella boscaglia alla ricerca di un ciuffo di erba fresca. Fu lui a vedere lei, mentre lei non lo not. Per alz la testa di scatto, si volt, annus l'aria e corse via. Aveva odorato qualcosa che non ci doveva essere. Mackie diresse lo sguardo dove il cerbiatto aveva puntato il muso.
Misha aveva trovato il nido perfetto. Un groviglio di tronchi e rami caduti punteggiati di foglie, sul dislivello di fronte al lato sud della residenza. Il misuratore in dotazione gli aveva confermato una distanza di trecentotrenta metri, met della portata letale del suo Orsis.
Con la sua tuta mimetica ricoperta di rametti e foglie, era diventato quasi invisibile. Il calcio del fucile era ben accostato contro la spalla, la parte metallica avvolta in una guaina di iuta. Era immobile " cos  come lo era stato tutta la notte " e non avrebbe spostato un muscolo per ore, se necessario. Faceva parte dell'addestramento e dell'autodisciplina che gli aveva permesso di restare vivo nelle boscaglie di Doneck e di Lugansk, mentre abbatteva un ucraino dopo l'altro.
Aveva visto il cerbiatto. L'animale era a tre metri da lui quando lo aveva individuato. Ora c'era uno scoiattolo, che correva verso la sua rete. Non aveva idea che un altro paio d'occhi lo stavano cercando, a una cinquantina di metri di distanza; non nutriva il minimo sospetto che nella foresta ci fosse un'altra figura immobile, scaltra quanto lui.
Stuart Mackie stava tentando di cogliere quello che il cerbiatto gli aveva indicato. Pi gi lungo la pietraia c'era un groviglio di tronchi caduti. Non si muoveva nulla... finch non era arrivato uno scoiattolo. Stava saltellando in direzione del mucchio di legname, quando si era fermato di colpo, anche lui, ed era rimasto fermo a guardare. Poi era scappato via, lanciando una serie di squittii allarmati. Aveva visto un occhio umano a meno di un metro di distanza. Il guardiacaccia continu a osservare. I tronchi erano inerti.
Era proprio bravo. Ma era l. Pian piano cominci a distinguere una sagoma tra la vegetazione. Rametti di pino e latifoglie infilati nei laccetti della tuta mimetica. E sotto a quelli una figura: spalle, braccia, una testa coperta da un cappuccio. Acquattato dietro un albero, il metallo del fucile sotto un rivestimento di iuta perch non scintillasse nel sole del mattino.
Mackie scivol via senza fare rumore, memorizzando il punto esatto. Al riparo di una grossa quercia tir fuori il cellulare dalla tasca e digit il numero che aveva salvato in memoria. Sull'altro lato della valle, nel castello, qualcuno rispose con un sussurro.
"Stuart?"
"Ce l'ho" mormor il guardiacaccia.
"Dove?"
Harry Williams era in una stanza dell'ultimo piano dell'ala sud. Le finestre erano aperte ma lui restava sul fondo, non visibile dall'esterno. Teneva il binocolo Zeiss accostato agli occhi, il telefono all'orecchio.
"Vede la roccia bianca?" chiese Stuart.
Il capitano esplor la parete della montagna oltre la valle. Solo una pietra di colore bianco. "Trovata" disse.
"Tre metri in alto e poi si sposti di quindici verso la sua sinistra. C' un cumulo di rami e tronchi caduti. Della iuta, e tante foglie."
"Ce l'ho" rispose.
Chiuse la comunicazione e pos il binocolo. Strisciando sulle ginocchia arriv alla poltrona rovesciata su cui aveva posato il fucile, si appoggi il calcio alla spalla e guard dentro il mirino telescopico. L'ammasso di alberi caduti era ben visibile come attraverso lo Zeiss. Una piccola regolazione e fu ancora pi chiaro. Come se si trovasse a dieci metri da l.
Il sacco di iuta " fuori posto in una foresta " e sotto a quello il lampo del vetro. Un altro mirino a lunga gittata, puntato contro di lui. E pochi centimetri sopra, nascosta sotto il cappuccio, doveva esserci la testa del tiratore scelto.
Ud delle voci dal basso. I tecnici informatici stavano aprendo le finestre. Li aveva avvertiti di stare lontano dal prato e di tenere le tende chiuse, ma qualcuno stava uscendo a prendere una boccata d'aria. Poteva essere Luke. Non era il momento di avere piet. L'indice posato sul grilletto dell'AX50. Una leggera pressione. Un piccolo rinculo contro la spalla.
Il proiettile calibro 50 attravers la valle in tre secondi. Il russo non vide nulla, non sent niente. La pallottola sfior la superficie superiore del mirino e gli si conficc nel cervello. Misha mor all'istante.
Dentro il castello, il giovane Jennings non stava andando verso il prato. Era nella sala computer e fissava lo schermo mentre il dottor Hendricks era chino accanto a lui. Erano rimasti svegli tutta la notte. Per la Volpe non esistevano momenti di riposo, ma soltanto i numeri tremolanti sul monitor e le sue dita sulla tastiera.
A nove fusi orari in direzione est, in una caverna sotto una montagna a nord di Pyongyang, i tecnici a guardia del programma missilistico segreto di Kim Jong-un non sospettavano nulla. Non si erano accorti che i loro firewall erano stati violati e i codici di accesso scoperti, n che il controllo era passato nelle mani di un giovane e brillante inglese, molto lontano da l.
In un'altra specie di tana immersa nella semioscurit di un castello scozzese, il dottor Hendricks, vedendo spalancarsi le barriere informatiche sullo schermo davanti a lui, sussurr incredulo: "Oh cazzo!".
Un'ora dopo il tiro al bersaglio a Craigleven, sir Adrian aveva gi ricevuto dal capitano Williams un rapporto completo che lo poneva di fronte a un bel dilemma. L'azione del russo era un palese atto di aggressione, e se i media avessero subodorato qualcosa, non ci sarebbe stato modo di evitare un grosso scandalo.
Ovviamente, Mosca avrebbe negato di esserne al corrente. Nel caso degli Skripal, padre e figlia, due rifugiati russi erano finiti in pericolo di vita e l'agente nervino Novichok era stato trovato sulla maniglia del portone della loro casa. Contro una montagna di prove, il Cremlino aveva continuato a negare e il clamore suscitato dalla vicenda era durato mesi.
Ora avevano un cadavere con interventi odontoiatrici eseguiti in Russia. Ma anche questo poteva essere negato. C'era pure un fucile di precisione Orsis T-5000, russo anch'esso, ma il Regno Unito poteva essere accusato di averlo acquistato da degli specialisti di altre nazioni. Senza contare che Marjory Graham aveva specificatamente ordinato a Weston di non scatenare una guerra.
Infine, l'intera faccenda poteva mettere in pericolo il ragazzo ospitato nel castello di Craigleven, e quella era una cosa che lui voleva evitare a ogni costo.
Sapeva benissimo da chi era partito l'ordine per l'attacco nelle Highlands. E se non fosse stato per l'intervento di un astuto guardiacaccia scozzese, il cecchino sarebbe potuto riuscire nel suo intento. Mentre cenava da solo al club gli venne un'idea che poteva risolvere tutti i problemi e aiutarlo a infliggere una sonora sconfitta a Yevgeni Krilov, un obiettivo che inseguiva da tempo.
Chiam il capitano Williams su una linea sicura e gli diede istruzioni.
In quanto al tizio chiuso nel suo ufficio di Yasenevo ad aspettare notizie, che attendesse pure.
Una settimana dopo, il segretario per gli Affari Esteri affront l'ambasciatore russo che aveva convocato a King Charles Street. Il ministro rimase in piedi per far capire che non aveva tempo per le cordialit. Quello era un richiamo ufficiale.
"Mi duole informarla" disse al diplomatico "che le forze speciali britanniche hanno catturato un membro degli Spetsnaz impegnato in una missione contro il nostro paese. Il governo di Sua Maest condanna con fermezza questa offesa.
"L'uomo in questione era in possesso di un fucile di precisione che intendeva usare per commettere un omicidio."
A quel punto si volt e indic un tavolo in fondo alla stanza su cui era poggiato un oggetto coperto da un panno verde. Un collaboratore tir via il telo. Posato sul suo bipiede, c'era un Orsis T-5000 con il mirino telescopico ancora montato. L'ambasciatore, che era rosso per la collera e pronto a negare ogni accusa, impallid.
"Mi  stato domandato di comunicarle, Eccellenza, che l'uomo in questione ha deciso di confessare ogni cosa, fin nei minimi dettagli, e ha chiesto asilo politico. In breve, ha disertato. Potendo scegliere ha preferito emigrare e rifarsi una vita negli Stati Uniti. La sua supplica  stata accolta. Questo  tutto, signore."
Il russo fu accompagnato fuori. Durante l'incontro non aveva mai perso il controllo ma dentro di s era furioso. Non con gli inglesi, per. Ce l'aveva con quegli stupidi, a casa sua, che l'avevano costretto a quell'umiliazione. Il rapporto fatto qualche ora dopo rispecchiava pienamente il suo umore. Non fu spedito a Yasenevo, il quartier generale dell'SVR, ma al ministero degli Esteri, in piazza Smoleskaya. E da l fin dritto nelle mani del presidente.
Quando andarono a prenderlo erano in quattro, con l'uniforme delle guardie del Cremlino. Il Vozhd voleva dare una dimostrazione. Arrivarono in silenzio al settimo piano, senza che nessuno muovesse un dito per fermarli. Yevgeni Krilov non protest. Sarebbe stato inutile. Tutti sapevano da chi veniva l'ordine. Le porte del corridoio rimasero chiuse mentre veniva scortato attraverso l'atrio fino all'uscita principale. La limousine ZiL non era disponibile. Nessuno lo vide pi camminare nella foresta di betulle.


22.


Per molte persone passeggiare sulle montagne e lungo le valli delle Highlands  un piacevole passatempo, ma  anche una sfida che richiede una discreta forma fisica.
In Scozia ci sono duecentottantatr monti che superano i mille metri, chiamati Munro, e uno di questi si trova nella tenuta di lord Craigleven.
Quel giorno di ottobre il tempo era ancora buono, splendeva il sole e il vento era tiepido. Per questo decisero di fare un'escursione.
Non tutti pensavano che Luke fosse abbastanza allenato per stare al passo con il gruppo, ma fu lui a insistere dicendo che se la sentiva. La madre era dubbiosa, ma il meteo era cos  bello e l'aria cos  frizzante che alla fine convenne con gli altri che una camminata di otto chilometri gli avrebbe fatto solo del bene. Da tempo era preoccupata per le tante ore che passava nella semioscurit chino sulla tastiera del computer. Perci fu stabilito che sarebbe andato.
Forse era per il fatto di trovarsi in campagna, o forse per la compagnia dei militari e dei tecnici informatici, ma il ragazzo stava acquistando fiducia in se stesso. Ogni tanto se ne usciva con un commento anzich starsene in silenzio ad aspettare timidamente che qualcuno gli rivolgesse la parola. La madre pregava che sviluppasse una consapevolezza del mondo reale oltre lo schermo del suo computer e la miriade di cifre che da sempre costituivano il suo unico universo.
Il gruppo era composto da sei persone. A guidarlo erano Stuart Mackie, che conosceva ogni centimetro di quei monti e di quelle valli, e il sergente del Reggimento Eamonn Davis, che era abituato alle camminate sulle Brecon Beacons del Galles, sua terra natia. Gli altri quattro erano due militari, un tecnico informatico e Luke Jennings.
Per il guardiacaccia e il sergente l'escursione era come una passeggiata nel parco, essendo entrambi in perfetta forma. Lo stesso valeva per i soldati del SAS. Avrebbero potuto far morire di fatica uno che non era abituato alle gite a piedi, per cui misero Luke e il tecnico al centro della fila indiana.
I militari erano soliti portare enormi carichi ma per quella marcia avevano bisogno soltanto di zainetti leggeri per barrette energetiche, borracce d'acqua e calze di ricambio. Avevano anche il necessario per i due civili. Sarebbe stata una bellissima scampagnata.
Dopo un'ora si fermarono per una sosta, quindi attaccarono la salita del Ben Duill. La pendenza si fece pi ripida, ma il sentiero era largo un metro e facilmente percorribile. Su un lato c'era il fianco della montagna imponente che si inerpicava ininterrotto fino alla vetta. Dall'altro c'era il pendio che digradava verso valle. Non c'era un motivo per cui Luke dovesse scivolare sulla ghiaia. Accadde tutto molto in fretta.
Se la persona dietro di lui fosse stato un soldato, lo avrebbe afferrato al volo. Ma era il tecnico informatico. Si lanci verso il ragazzo e manc la presa. Comunque la caduta non fu disastrosa, solo una scivolata di qualche metro in mezzo ai cespugli d'erica. Per una piccola roccia nascosta tra i cespugli fu fatale per il ragazzo, che sbatt la testa con un colpo sordo.
Il sergente Davis lo raggiunse in due secondi. Ovviamente era addestrato a prestare i primi soccorsi. Esamin la lesione alla tempia sinistra, si caric il corpo esanime sulla spalla e risal la scarpata fino a tornare sul sentiero. Gli altri allungarono le braccia per aiutarlo e tirarono su entrambi. Arrivato sul piano pot dare un'occhiata pi da vicino.
Al di sotto dell'escoriazione si stava sviluppando un ematoma. Pul la ferita con dell'acqua facendo molta attenzione, anche se il ragazzo era svenuto. Avrebbe potuto metterselo in spalla come fanno i pompieri e riportarlo al castello. Gli altri due soldati gli avrebbero dato il cambio, ma ci sarebbe voluto del tempo. Alz la testa e colse lo sguardo di Mackie.
"Elicottero" disse.
Il guardiacaccia annu ed estrasse il cellulare. La prima unit di soccorso era a Glenmore, a una sessantina di chilometri di distanza, e possedeva un elicottero. Dopo quaranta minuti il gruppo sulla parete della montagna ud il rombo del S-92 della Guardia costiera che scendeva nella valle.
Fu calata una barella e il giovane privo di sensi fu issato a bordo. Nel giro di un'ora, ancora svenuto sulla lettiga, fu condotto al pronto soccorso del Raigmore Hospital di Inverness, la citt pi vicina.
L fu sottoposto a una TAC al cranio e il verdetto fu che il paziente doveva essere trasferito all'Edinburgh Royal Infirmary, gi a sud. Quell'ospedale ha un'unit di terapia intensiva che comprende un reparto di neurochirurgia. Fu un aereo a portarlo laggi.
Luke fu fortunato. Due giorni prima era rientrato dalle ferie il professore Calum McAvoy, considerato il miglior neurochirurgo di tutta la Scozia. Esegu una seconda TAC e quello che vide non gli piacque per niente. L'aspetto esteriore della ferita era ingannevole e aveva spinto il sergente Davis a sottovalutare il danno. Invece la frattura alla tempia aveva provocato un'emorragia cerebrale. McAvoy decise di operare subito.
Mantenne il paziente in coma farmacologico prima di procedere alla craniectomia durante la quale asport una porzione dell'osso. Ci che si trov davanti era esattamente quello che temeva, ma se non altro era arrivato in tempo.
Si trattava di un ematoma extradurale, un'emorragia cerebrale che avrebbe potuto portare a danni permanenti se fosse trascorso altro tempo. Il chirurgo riusc a fermarla, ringraziando dentro di s quelli di Inverness che avevano mandato il ragazzo al suo reparto, anche se questo aveva comportato un ulteriore ritardo.
Dopo aver arrestato la fuoriuscita di sangue tenne Luke in coma indotto per altri tre giorni, poi lo risvegli. In tutto, il ragazzo pass due settimane nel reparto di terapia intensiva prima di essere rimandato al castello di Craigleven, con la testa ancora avvolta dalle bende.
Era accompagnato dalla madre e da Harry Williams. Sue Jennings aveva preso alloggio in un piccolo albergo di Edimburgo per potergli fare visita ogni giorno e tenergli compagnia. Il capitano li aveva raggiunti in aereo.
Fasciature a parte, Luke sembrava lo stesso. Faceva sempre affidamento sulla donna perch lo aiutasse nei rapporti con gli altri, ma era perfettamente lucido. Al suo ritorno parve sollevato nel rivedere l'ambiente familiare in cui tutte le sue cose erano ancora dove dovevano essere.
Per un'ora rest nella sua stanza sul lato sud. Da l si godeva una vista spettacolare del grande prato e della valle da cui, a sua insaputa, avrebbe potuto partire il proiettile destinato a lui. Nessuno gli aveva detto che c'era un cecchino russo sepolto nella foresta sul versante opposto.
Il dottor Hendricks lo colm di premure, impaziente di accompagnarlo nella sala computer, il posto che amava di pi. Durante la primavera e l'estate passate insieme il loro rapporto si era rafforzato al punto che il professore era diventato per Luke una figura paterna, facendo impallidire il ricordo del suo vero, defunto padre. Non che quell'uomo avesse mai dimostrato la minima attenzione per l'unico interesse di Luke, il misterioso mondo del cyberspazio.
Hendricks si accorse che mentre il giovane perlustrava la sua camera, controllando e ricontrollando la posizione dei suoi oggetti, non manifestava il minimo desiderio di mettersi di fronte a un PC.
"Dagli tempo," si disse "dagli tempo. Dopo il danno cerebrale subito, ha solo bisogno di tempo."
Il primo campanello d'allarme suon dopo che Luke trascorse un'ora alla tastiera del suo computer preferito. Era capace, come ogni giovane moderno. Le sue dita volavano e super qualche semplice test di abilit. Poi il dottor Hendricks gli sottopose una sfida pi complicata.
Molto pi a sud, nella parte nordoccidentale di Londra, c' il sobborgo di Northwood. Sotto le sue tranquille strade abitate da pendolari, lontano da occhi indiscreti, c' il comando operativo della Royal Navy.
L'Ammiragliato  in centro a Londra, le navi da guerra sono ormeggiate a Devonport, le grandi portaerei Queen Elizabeth e Prince of Wales stanno ancora effettuando i collaudi in mare al largo di Portsmouth, e i sottomarini lanciamissili sono nell'estuario del Clyde a Faslane. Ma il cuore della Marina impegnato nei cyberattacchi si trova a Northwood.  l che i computer lavorano instancabili sotto le vie cittadine, difesi da possenti firewall che proteggono i loro codici d'accesso.
Sir Adrian chiese e ottenne il permesso del primo lord del mare per verificare se il giovane hacker riusciva a prenetrare nel sistema.
Luke ci prov per una settimana ma fu respinto a ogni tentativo. Il suo sesto senso sembrava scomparso. Altri del GCHQ avevano ottenuto risultati migliori, anche se nessuno era riuscito a infiltrarsi.
Weston prese un aereo da Londra a Inverness e da l un'auto lo port al castello. Ebbe lunghe conversazioni garbate con il giovane e sua madre, e altre, pi tecniche, con il dottor Hendricks, il quale gli spieg che sembrava fosse cambiato qualcosa. Il genio partito per fare una passeggiata in montagna due settimane prima non era lo stesso che ora giochicchiava disorientato con la tastiera.
Sir Adrian consult nuovamente il professor Simon Baron-Cohen, che si trovava nel suo ufficio a Oxford. Il responso dello specialista non fu incoraggiante. Nessuno medico, per quanto esperto, avrebbe potuto predire gli effetti di un ematoma cerebrale.
Luke Jennings non aveva patito un semplice colpo al cranio che l'aveva spedito in un temporaneo stato d'incoscienza. Il suo non era stato quello che i profani chiamano svenimento o KO, una cosa che succede a molti, sul ring, al lavoro, in casa. La ripresa in quei casi  rapida e sicura.
Sembrava che quella roccia sul fianco della montagna avesse provocato un problema pi serio. Il professore conferm che poteva aver causato cambiamenti irreversibili al suo cervello. Non era detto che il tempo, da solo, sarebbe bastato a far funzionare la sua mente esattamente come prima dell'incidente.
Sir Adrian se ne torn nella capitale per informare il primo ministro che l'Operazione Troia era finita.
"Il ragazzo ha subito qualche altro danno?" chiese lei.
"No, anzi. Da quando  tornato dall'ospedale nelle Highlands pare diventato molto pi equilibrato. Ma dobbiamo rassegnarci al fatto che ha perso l'incredibile talento che gli ha permesso di infiltrarsi nei pi complicati firewall del mondo."
"Quindi la nostra arma segreta non esiste pi?"
"Proprio cos ."
"Chi ne era a conoscenza?"
"Pochissime persone, primo ministro. Tra i nostri alleati, la Casa Bianca e qualche alto funzionario del governo americano. E da noi, due o tre membri del Gabinetto e qualche alto dirigente dell'intelligence. Siamo tutti tenuti al silenzio. Ci siamo abituati. Non prevedo fughe di notizie se il centro verr chiuso e smantellato. Per quanto riguarda il Cremlino, ho idea che preferiranno non tirare in ballo di nuovo questa faccenda."
"E la famiglia Jennings? Di certo abbiamo creato parecchio scompiglio nella loro vita."
"Ho il sospetto che la signora sia intenzionata a risposarsi. Suggerirei di far firmare a tutti l'impegno di rispettare il segreto di stato e stanziare dei fondi per trovare un'occupazione per Luke e permettere a Marcus di concludere gli studi; oltre a una compensazione per i mesi di trasferimento forzato."
"Molto bene, Adrian. Confido su di lei per mettere tutto a tacere. In breve, tutto questo non  mai successo, o per lo meno non ha avuto niente a che fare con il governo di Sua Maest."
"Come desidera, primo ministro."
La chiusura del centro sarebbe avvenuta con discrezione. Con il permesso della signora Graham, Weston diede ordine al dottor Hendricks di cominciare a smantellare la sala computer nel castello e di far rientrare a Cheltenham il personale distaccato nelle Highlands.
Come lui aveva previsto, Sue Jennings e il capitano Williams decisero di sposarsi. Lei sarebbe diventata la moglie di un militare, e usando i proventi della vendita della villetta di Luton avrebbe acquistato una casa fuori Hereford, vicino alla base del reggimento del SAS.
Sottopose l'idea ai suoi due figli. Loro andavano d'accordo con Harry. Marcus prese con filosofia l'ennesimo cambio di scuola, visto che gli mancavano ancora due anni al diploma. Con grande sorpresa della madre, anche Luke accett la proposta. Il suo carattere andava migliorando. Voleva solo la sua stanza con il suo computer dove potersi dedicare ai suoi giochi elettronici, e ora sembrava che non avrebbe pi seminato il caos nei sistemi informatici dei nemici e nemmeno in quelli degli amici.
Mentre al castello si procedeva allo smontaggio del quartier generale, il dottor Hendricks si ritrov con un quesito irrisolto. Era ancora in possesso delle informazioni frutto dell'ultima impresa di Luke prima dell'infortunio: i codici di accesso alla parte pi segreta del programma missilistico nordcoreano. Pyongyang era tuttora all'oscuro del fatto che erano riusciti ad acquisirli.
Il dottore avvis sir Adrian.
Weston aveva vissuto sette mesi movimentati ma anche faticosi. Si era stancato di Londra, del rumore, della vita stressante, dell'inquinamento e della confusione. Desiderava tornare nel suo cottage nel Dorset incontaminato. Una vicina si era presa cura del suo spaniel. Ora voleva riprendere le sue passeggiate nei boschi, con il cane alle calcagna, e vivere tra i suoi libri e i suoi ricordi, davanti a un bel fuoco acceso nelle sere d'inverno. Ma aveva un ultimo compito da portare a termine prima di lasciare la metropoli.
Il Regno Unito era ancora in grado di prendere di nascosto il controllo del sistema di guida dei missili della Corea del Nord. Decise che sarebbe stato un errore sprecare un'occasione del genere.
Quell'autunno i nordcoreani testarono un altro missile. Non era il Hwasong-15 ma il pi piccolo e superato Taepodong-2. Il loro ragionamento era semplice. Malgrado le promesse del loro dittatore, lo sviluppo del programma di miniaturizzazione delle testate era proseguito nei laboratori di ricerca sotterranei, mentre in superficie erano andate avanti le demolizioni pubbliche per giustificare le agevolazioni concesse dagli Stati Uniti. Dopo l'esperienza disastrosa del Hwasong-20, si era deciso di apportare fondamentali migliorie al razzo pi vecchio ed equipaggiarlo, appena fosse stata pronta, con un'arma atomica rimpicciolita. La versione ufficiale, per, era che quel missile a quattro stadi era destinato unicamente alla ricerca spaziale, perci inoffensivo.
L'ultimo Taepodong si comport alla perfezione, almeno all'inizio, alzandosi in verticale nella stratosfera. Era progettato per raggiungere la esosfera prima di dirigersi a est verso il mare del Giappone. Dopo aver sorvolato l'isola di Hokkaido, era previsto che rimanesse senza combustibile e precipitasse nel Pacifico occidentale. Arrivato al culmine del suo percorso ascendente, tuttavia, qualcosa and storto. Oscill, si inclin e pieg verso ovest, in direzione della Cina.
A Tonghae, gli scienziati davanti ai loro computer digitarono febbrilmente i comandi per riportare il razzo in rotta, ma quello non rispose. Quando fu chiaro che era fuori controllo si affrettarono a inserire i codici di autodistruzione. Il missile prosegu, curv ancora e cominci a precipitare.
Cadde in aperta campagna provocando una grande esplosione e aprendo un cratere enorme. Nessuna vittima e pochi danni, a parte far tremare una decina di capanne di contadini subito a nord di Pechino.
I sistemi radar cinesi per erano entrati in allerta e avevano raggiunto il codice rosso. Nel suo ufficio dentro la Citt Proibita, il presidente Xi fu informato dell'allerta, e subito dopo che si trattava di un falso allarme.
Per pura coincidenza, quella mattina in tre citt di provincia della Corea del Nord scoppiarono dei tumulti. Cittadini affamati e disperati presero d'assalto i negozi di alimentari riservati ai burocrati e ai pochi privilegiati. Un corpo militare di fedelissimi intervenne con brutali rappresaglie, ma diversi generali ordinarono alle loro truppe di restare nelle caserme. La notizia arriv nella capitale cinese. Nei rapporti si affermava che per parecchie settimane la popolazione era stata bombardata da volantini portati da palloni gonfiati con l'elio e spinti dai venti autunnali provenienti da sud.
Il presidente Kim si ritir nel suo lussuoso rifugio fortificato sulla baia di Wonsan, sulla costa orientale. Un'intera divisione di guardie presidenziali fu messa a sorvegliare tutti gli accessi.
Una settimana dopo la caduta del missile, truppe anfibie cinesi sbarcarono sulla costa ovest della baia di Corea e non incontrarono resistenza. Il grosso dell'esercito era infatti rimasto nelle caserme, seguendo l'invito ricevuto tramite ripetuti messaggi trasmessi sulle sue frequenze radio.
Per il dittatore era giunto il tanto temuto "momento Ceausescu": l'ora in cui le schiere dei tuoi servi smettono di acclamarti e iniziano a fischiarti.
Una settimana dopo usc dalla sua fortezza in stato di arresto. Droni da ricognizione decollati da due navi da guerra americane al largo delle coste sudcoreane diffusero in tutto il mondo le immagini dell'evento.
Vicino a un castello scozzese nelle Highlands, nei pressi di un cottage nel Dorset e accanto alla base del SAS a Hereford i passanti udirono ripetuti colpi d'arma da fuoco. La stagione della caccia al fagiano era in pieno svolgimento.
...
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...
FINE.